Pescocostanzo “Un gioiello dell’Appennino”

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di Daria Castald[1]

Pescocostanzo e la vallata della Majella, in inverno
Pescocostanzo e la vallata della Majella, in inverno.

In un week end di fine novembre, quando in città il cappotto sembra davvero fuori luogo, la voglia di partire e lasciarsi umidità e smog alle spalle è tanta, e non assecondarla sarebbe davvero un peccato… Così organizzarsi con due auto, qualche coppia di amici e provviste a sufficienza da sgranocchiare davanti ad un caminetto caldo, sembra essere la premessa migliore ad un paio di giorni di assoluto benessere.

Direzione Abruzzo, zona Roccaraso: ma dopo aver bazzicato a lungo, indecisi, nei dintorni, la nostra scelta cade su un posticino davvero carino, meno tormentato dal turismo di massa dei paesi vicini, Pescocostanzo. Pittoresco borgo medievale, Pescocostanzo si affaccia con discrezione nel cuore di una vallata immensa e silenziosa, circondata dai monti della Maiella che sembrano proteggerne con imponenza il centro abitato.

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Una strada lunga e poco asfaltata, ci porta fino ad una serie di curve pericolosamente suggestive a strapiombo sulla vallata, dove il sole al tramonto colora il cielo di rosa intenso, distogliendo l’attenzione dei nostri guidatori, mentre le auto salgono con il cambio in seconda e la temperatura inizia a scendere… a 1.400 metri di altezza c’è tutta un’altra prospettiva ed il freddo è veramente freddo!

Ad accoglierci – nonostante la temperatura – nuclei di famigliole con bimbi a carico, impazziti tra le giostrine dentro giardinetti ordinati e curatissimi, ragazzini appoggiati ai muretti e signore chic, impellicciate dalla testa ai piedi.

Fermiamo l’auto, mentre i pochi dettagli intravisti dai finestrini già parlano di un borgo elegante e distinto, dove l’aria è leggerissima e profumata di legno, e un vento freddo che taglia la faccia ci costringe a sciarpa e cappello, senza possibilità di replica. Un lungo viale di pietra bianca – su cui si affacciano piccole botteghe con insegne in ferro battuto che sembrano antichissime – ci porta fin dentro il centro, dove filari di graziose casette si alternano a scorci improvvisi sulla vallata, con lunghe scalinate che, seguendo il profilo del suolo, scendono armoniose e portano alla parte più bassa del paese.

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Passeggiare per le strade di Pescocostanzo diventa una scoperta continua dei mille volti straordinari di questo piccolo centro, ricchissimo di storia e cultura: una serie infinita di edifici nobiliari, fontane e chiese d’impostazione rinascimentale – dalla Basilica di Santa Maria del Colle alla Chiesa di Gesù e Maria con annesso Convento, da Palazzo Sabatini allo stesso Palazzo Comunale – che regalano al centro un aspetto composto e signorile, quasi regale.

Camminando con lo sguardo in aria per leggere le numerose iscrizioni sulle mura, si ha come la sensazione di essere trascinati in un passato che pulsa, ancora vivo, lungo i balconcini bombati e le finestre minuscole delle case antiche ma intatte, o dei tipici “vignali”, con gradinate e piccoli pianerottoli esterni, cui si accede passando attraverso porte incorniciate da pietra lavorata; il tutto come se cinquecento anni di storia e vita non avessero mai intaccato l’assetto urbanistico del centro.

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Una chiacchiera dopo l’altra, le mani si sfregano per cercare un po’ di calore, forse il rimedio migliore è una cioccolata caldissima in uno dei graziosi baretti su piazza Municipio. Ma da qui, dove un tempo era il nucleo più antico del borgo – il cosiddetto “Peschio” – inaspettatamente una lunga rampa di scale in pietra ci porta su al castello, e tutta la valle si apre in una distesa infinita di luci e silenzi; qui gli alberi mossi dal vento sono l’unica presenza viva nel buio della sera e le stelle luminosissime, lontane dagli eccessi della città, si possono contare una ad una.

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[1]  tratto da http://rete.comuni-italiani.it/blog

Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

3 Commenti

  1. Caro Enzo, da oggi sono il nuovo responsabile del Settore Finanziario del Comune di Pescocostanzo. Ho lasciato Roccaraso, dove vige la scelleratezza e la cattiveria. Come vedi sono un buongustaio.

  2. Piacevole RACCONTO: la scoperta felice di un paese molisano che l’autrice ha gustato e descritto con parole di stile, lusighiere di elogio per la bellezza del paesaggio e le sue attive genti.

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