Perché Rocca Vivara si chiama Rocca Vivara?

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di Franco Valente [1] 22 settembre 2015

Roccavivara, dall’alto

Giambattista Masciotta (Il Molise dalle origini ai nostri giorni, 1915, ed.1952) era convinto che il nome di Roccavivara derivasse dal nome o dal prenome di un antico dominatore del luogo. Lo desumeva dalla circostanza che l’antico nome del paese fosse Rocca de vivario.

Personalmente sono di diverso avviso e spiego perché.

La notizia più antica di Roccavivara (Roccam Vannarii) dovrebbe essere quella relativa al possesso che ne aveva Elia di Molisio (che apparteneva alla potente famiglia normanna dei de Molisio), così come si ricava dall’elenco del Catalogus Baronum della metà del XII secolo: Elyas de Molisio tenet a predicto Hugone Roccam Bannarii que est feudum ij militum. Una inter feudum et aug­mentum obtulit milites iiij et servientes iiij.

Una notizia abbastanza importante perché rivela che a quei tempi Roccavivara aveva una discreta rendita, tant’è che era obbligata a mantenere quatto militi e quattro servienti nell’esercito normanno.

Ma forse la notizia più interessante viene dall’epoca angioina perché il 28 novembre 1269 Carlo I da Napoli invia ai Secreti (i funzionari addetti alla riscossione) una serie di disposizioni riguardanti le modalità di pagamento delle guarnigioni incaricate della difesa dei castelli e per la loro riparazione. Per il Molise viene citato solamente il castello di Roccavivara: item in comitatu Molisii: in castro Rocce Vivarii: castellanus scutifer e 6 servientes: unc. 43 tar: 24; de quibus contingunt pro quarta unc. 10 tar. 19 ½. (da Sthamer p. 132).

S. Michele di Roccavivara

Per dare un’idea dell’importanza del castello di Roccavivara, si tenga conto che 6 servienti era il numero minimo di una guarnigione. Per esempio il castello di Castel di Sangro aveva 15 servienti, il castello di Tagliacozzo ne aveva 20, il castello di Lucera ne aveva 100.

Carlo I d’Angiò nel 1268 aveva concesso Roccavivara prima a Gualtiero di Villers (M. Camera, Annali) e subito dopo, nel 1269, a Bertrando Cantelmo (S. Ammirato, Delle famiglie nobili).

Tutte notizie che, però, non sono utili per capire l’origine del nome.

Per arrivare a una qualche conclusione, invece, credo sia opportuno indagare sui toponimi che ancora sopravvivono nel territorio e per questo appunterei l’attenzione a una contrada che oggi si trova sul confine tra il territorio comunale di Trivento e quello di Roccavivara e che conserva il nome di Vivara.

In Italia esistono vari luoghi il cui toponimo è riconducibile al latino Vivarium che indica in maniera evidente l’esistenza di una sistema artificiale per l’allevamento dei pesci.

In epoca romana i vivai divennero sempre più importanti perché permettevano di avere facilmente a disposizione pesce fresco nelle vicinanze delle ville e molto spesso erano costituiti da sistemi idraulici anche complessi.

Ne abbiamo notizie da vari autori.

Plinio (Naturalis Historia, IX 171) raccontò di un certo C. Hirrus che per primo costruì privatamente un vivaio riservato alle murene e fornì seimila murene per i pranzi trionfali di Cesare. Addirittura quando mise in vendita questa villa vi ricavò ben quattro milioni di sesterzi: Murenarum vivarium privatim excogitavit ante alios C. Hirrus, qui cenis triumphalibus Caesaris dictatoris sex milia numero murenarum mutua appendit. nam permutare quidem pretio noluit aliave merce. Huius villam infra quam modicam | XL| piscinae vendiderunt.

L.A. Seneca (De Clementia) riferì di Vedio Pollione che era odiato dai suoi servi perché gli piaceva alimentare le murene con sangue umano e faceva gettare nel vivaio di serpenti chiunque lo avesse offeso: Quis non Vedium Pollionem peius oderat quam servi sui, quod muraenas sanguine humano saginabat et eos, qui se aliquid offenderant, in vivarium, quid aliud quam serpentium, abici iubebat?
.

Vivarium (da M. Pisani, Sull’origine bizantina della tonnara)

Sicuramente una villa con un grande vivaio era il luogo, nei pressi di Squillace in Calabria, dove Cassiodoro avrebbe creato il celebre monastero di Vivarium.

Ma un esempio più vicino a noi lo troviamo sul Biferno, nel territorio comunale di Oratino, dove una centrale elettrica è stata realizzata occupando un’area che ancora si chiama Bivaro, termine moderno evidente trasformazione di un originario Vivarium.

Anche a Boiano vi era un Vivarium.

L‘antica chiesa di Santa Maria dei Rivoli (con annesso convento) di Bojano un tempo aveva il nome di Santa Maria del Vivario.
Il termine “vivario” (vivarium in un documento del 1015) derivava dalla pratica, attuata dai frati, dell’allevamento ittico, soprattutto di trote. Molto probabilmente la vasca, alimentata dai numerosi rivoli di acqua sorgente presenti nella zona, era costituita dalla cavea del teatro romano, oggi non più visibile, che testimonianze di rinvenimenti andati perduti (sedili in pietra) e studi recenti collocano proprio nelle immediate vicinanze dell’edificio religioso (Alessandro Cimmino)

Ma perché un vivaio nei pressi del fiume Trigno in epoca medioevale?

I vivai erano una parte importante dei monasteri o dei cenobi benedettini perché nella dieta dei monaci erano consuete, ad esempio, anche le anguille.

E’ nota la conclusione di una vertenza tra l’abate Oderisio di Montecassino e il vescovo Guglielmo di Larino per il possesso della chiesa di S. Nicola a S. Martino in Pensilis che si concluse con l’accordo con il quale il vescovo larinate si obbligava a inviare ogni anno a Montecassino, in occasione della festa di S. Benedetto, cento seppie oppure cento anguille.

http://www.francovalente.it/2009/04/27/cento-anguille-e-cento-seppie-annuali-per-una-chiesa-di-s-martino-in-pensilis/

Nessuna cronaca medioevale riferisce dell’esistenza di un monastero nella contrada di Vivara che ancora porta questo nome nei pressi del Vallone di Vivara e del ponte omonimo che permette di superarlo.

Però credo che vi siano ragionevoli motivi per ritenere che quel monastero avesse una certa importanza e non escluderei che fosse dedicato a S. Maria, come ricorda il nome di una sorgente di un piccolo rio che si riversa in quel vallone.

Conseguentemente il nucleo abitato, nel momento in cui si definì arroccandosi in alto in una parte facilmente difendibile, divenne la Rocca di Vivara (Rocca de Vivario) e poi più semplicemente Rocca Vivara.


[1] Franco Valente, architetto, ama la storia, l’arte, l’architettura e le tradizioni. Disprezza coloro che vivono di rancori personali utilizzando la politica per vendicarsi di questioni individuali mascherate da interessi sociali.

Copyright  Arch. Franco Valente http://www.francovalente.it
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

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