Perché Almosava

Le radici

Tutto parte dal 1991 quando un gruppo di Agnonesi (E.C. Delli Quadri, D. Galasso, F.P. Tanzi, F. Di Nucci e altri ancora) costituirono l’Associazione ARAM (Associazione per il rilancio dell’Alto Molise), per denunciare che:

  1. Il tasso di crescita del Molise, dal ’45 ad oggi è stato positivo, ma ben al di sotto di quello Abruzzese e di quello nazionale e, aspetto molto importante, esso è dipeso, per lo più, da una politica di finanziamento pubblico che va sotto il nome di assistenzialismo (pensioni invalidità, commesse pubbliche, impiego pubblico, ecc….). Tutti possono cogliere il limite di questa situazione.
  2. Vincoli economici e finanziari posti dall’Europa costringono l’Italia a porre sotto stretto controllo la spesa pubblica.
  3. La solidarietà, che dopo il ’45 ha caratterizzato il mondo occidentale, è venuta pian piano riducendosi sotto la pressione di egoismi, intolleranze, e quant’altro. Il tutto, in Italia, si sta traducendo in una fortissima richiesta di autonomia finanziaria delle regioni più ricche e fortunate, rispetto ad altre meno fortunate. Il federalismo fiscale sarà la logica conseguenza di questo trend e i rubinetti della finanza pubblica verso l’Alto Molise, già ridotti, andranno sempre più riducendosi.
  4. L’Alto Molise, con la creazione della Provincia di Isernia, pende verso il versante tirrenico, il versante dove il fiume delle conoscenze è molto ridotto rispetto a quello adriatico. Si usa dire, tra gli economisti, che il Nord dell’Italia è rappresentato da Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Puglie, il Sud è rappresentato da Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Basilicata….Insomma, sono gli Appennini che disegnano il Nord e il Sud dell’Italia. Non a caso, le regioni che sono al di là degli Appennini sono le regioni che stanno meglio, le altre stanno peggio, molto peggio.
  5. La creazione della Provincia di Isernia ha, di fatto, staccato i contatti con la dorsale adriatica, cioè con quella dorsale dove il fiume delle conoscenze scorre meglio e più velocemente.
  6. La Regione Molise ha dimensioni ridotte e, quindi, non idonee per promuovere la progettualità richiesta dalle esigenze di una regione.

 Conclusione: anni di assistenzialismo da finanza pubblica, il mancato aggancio con la dorsale adriatica e la impossibile dinamicità progettuale danno l’immagine di un roditore che corrode le fondamenta di un edificio (Alto Molise) fino a renderlo pericolante, poco sicuro e prossimo a crollare.

Sulla base di queste considerazioni, alla portata di tutti, l’ARAM prospettò alla popolazione dell’Alto Molise la possibilità di una secessione dal Molise per una riunificazione con l’Abruzzo. La proposta non ebbe seguito.

Negli ultimi anni, però, tutti hanno preso atto, amaramente, che quel che si paventava è avvenuto. Lo spopolamento  del territorio, le vicende dell’ospedale di Agnone, Venafro e Larino e la procrastinata, ma quasi certa,  eliminazione della provincia di Isernia, gli interventi di ridimensionamento di molti servizi pubblici e altro ancora stanno lì a dimostrarlo.

Insomma, negli ultimi anni è apparso evidente che l’esigenza della riduzione della spesa pubblica, con il conseguente ridotto trasferimento di risorse pubbliche verso il Molise, pone questa regione di fronte a problematiche di notevole complessità che potranno portare, da una parte ad una forte riduzione di servizi e, dall’altra, ad un aumento della pressione fiscale di tipo locale. Su questa strada non c’è speranza di sviluppo alcuno; per l’Alto Molise, poi, si accentuerà il fenomeno di desertificazione.

Ma c’è un altro grande pericolo: insistendo sulla autonomia regionale e provinciale, con interventi caritatevoli, si rischia di restare del tutto isolati e indifesi di fronte all’ipotesi, per me nefasta, di aggregare la regione al SUD Italia, insieme con Campania (Molisannio) e Calabria.

Di fronte alle umiliazioni di false promesse e di inefficaci assistenzialismi, moltissimi hanno preso coscienza che i problemi di queste aree sono TERRITORIALI e non PARTITICI e bene farebbero tutti i politici  ad unirsi tra di loro, contro un pericolo comune: una regione sempre più povera e isolata.

Su questa base, nel 2010, l’ARAM ha lasciato il posto a  MAJELLA MADRE Associazione per l’Unità di Abruzzo e Molise, costituita da S. Sammartino con E.C. Delli Quadri, C. L. Di Pietro, D. Di Nucci, M. De Simone, D. Di Lisa, A. Caruso e altri ancora. Majella Madre è stata costituita con l’obbiettivo strategico di unificare le due regioni politicamente e amministrativamente in modo da creare maggiori possibilità di movimento, di informazione, di circolazione delle idee e delle economie, per la migliore qualità di vita delle genti abruzzo-molisane e, conseguentemente, presentarsi dinanzi all’Unione Europea con maggior forza, pronti a rivestire un ruolo più moderno e più importante nell’area mediterranea.

 Majella Madre ricorda a tutti che:

  1. Le terre attualmente dette di Abruzzo e Molise erano già state concepite come unite dall’Imperatore Augusto, che ivi costituì la Regio IV, basandosi su criteri di uniformità linguistica, etnica e culturale (la base comune era la lingua osca).
  2. Messe insieme la due regioni conterebbero ben 1.700.000 abitanti. E arriverebbero a quasi 1.800.000 con le già citate acquisizioni possibili dalle regioni limitrofe (Campania e Puglia).
  3. Se l’Abruzzo e il Molise si riunissero sarebbero la più potente regione di transito tra l’ Europa  dell’Est ed il Mar Tirreno.
  4. Il porto di Termoli sarebbe lo scalo più a Sud di questa potente regione di transito, con beneficio di entrambe le regioni, oggi separate (la disunione fa la debolezza, come l’unione fa la forza)?
  5. Un  terreno in Molise vale la metà di quanto varrebbe se il Molise e l’ Abruzzo fossero ancora uniti.
  6. Il Molise non riesce a spendere una lira per pubblicizzare il proprio turismo a livello nazionale.
  7. I nostri operatori turistici alle fiere internazionali non riescono a far capire agli interessati dove sia il Molise, e ottengono comprensione solo quando nominano l’Abruzzo.
  8. Una regione come la Romagna (poco più grande ma ben è più ricca del Molise) non ha mai pensato di separarsi dall’Emilia.
  9. La Regione Molise divora sé stessa, nel senso che pochissime delle sue risorse finanziarie vengono stanziate per attività produttive, foreste, montagna, turismo, edolizia scolastica, formazione, sostegno al sociale..
  10. Un assessorato della Regione Molise costa 2 milioni e mezzo di euro all’anno, e un ospedale minore ne costa 5.

 Purtroppo  Majella Madre è andata, pian pano, arenandosi per diversi problemi.

Il primo, importante, che ha determinato la defezione di alcuni membri del Direttivo, è emerso quando si è voluto dare un risvolto partitico al movimento che, in origine, doveva essere culturale e trasversalmente politico. Invece si è scelto l’appiattimento su una posizione partitica.

Il secondo, non meno importante, è venuto emergendo nel tempo, ma già era presente a molti prima della costituzione di Majella Madre: trattasi delle difficoltà economiche, ambientali e sociali che stavano vivendo le popolazioni abruzzesi confinanti con il Molise, vale a dire l’Alto Sangro e l’alto Vastese.

Il terzo, ultimo ma anche esso non meno importante, è stato la presa d’atto che la gente di montagna di questo territorio costituito da “AltoMolise-AltoSangro-AltoVastese” non era svantaggiata al pari delle altre popolazioni abruzzesi e molisane, a causa del quadro economico e finanziario generale, ma di più, molto di più,  essa era sotto il maglio della negligenza e arroganza dei Centri Regionali e Provinciali, dell’egoismo della Costa Adriatica  e dei privilegi della Casta Politica.

Pian piano, è emersa l’esigenza di lasciare ad un livello superiore la lotta per la ricongiunzione sic et simpliciter delle due Regioni, Abruzzo e Molise, per concentrarsi soprattutto sulla possibilità di frenare il fiume carsico della desertificazione dell’ “AltoMolise-AltoSangro-AltoVastese”, che maggiormente risentono delle conseguenze disastrose della divisione delle due regioni, se è vero, com’è vero che quei territori vivono un declino economico e sociale a causa di quel maledetto confine che ha smembrato un territorio molto omogeneo (appartenente, praticamente alla Diocesi di Trivento), sottoponendolo al giogo di ben 4 provincie (CB, IS, L’AQ, CH).  Piano piano si è ridefinito un obiettivo più vicino alla gente di montagna che può essere considerato come propedeutico alla ricongiunzione regionale , vale a dire la riaggregazione di tutto il suddetto territorio sotto un univa amministrazione, approfittando del momento storico dato dalla prossima eliminazione delle provincie e dalle esigenza di creare nuove aggregazioni.

La riunificazione di Abruzzo e Molise si farà. Si farà perchè i numeri sono più forti della politica e tutti coloro che sono bene informati sanno altrettanto bene che il Molise non può farcela da solo, l’Alto Molise, come pure l’AltoVastese o l’AltoSangro non possono farcela da soli. Chi afferma il contrario mente, sapendo di mentire, oppure non ha la consapevolezza delle difficoltà finanziarie della regione. Insomma in un momento di crisi della finanza pubblica, con l’Europa che ci guarda e non consente diversivi di bilancio, occorre fare sinergia, cioè mettere insieme le forze e le disponibilità, evitando frazionamenti e permanenza di istituzioni che mangiano tutto il disponibile e lasciano la popolazione all’asciutto.

ALMOSAVA NASCE PER CONTRIBUIRE A CHE IL PEGGIO SIA EVITATO. LA GENTE DI MONTAGNA NON PERMETTERÀ IL DECLINO DEFINITIVO DEL PROPRIO TERRITORIO