Passa ‘nu muorte

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di Bruno Marinelli [1]

 passa nu muorte copia

Passa ‘nu muorte

Passa ‘nu muorte, sona ‘na campana,
‘na mamma chiagne ru uaglione sije,
se fermane de vev alla cantine,
“Figlie si muorte, figlie,figlie mije!”

Passa ‘nu muorte, sona ‘na campana
caccune s’addumanna chi s’è muorte
‘na vecchia uarde arrete alla fenestre
e le puteche chiudene le porte.

Passa ‘nu muorte, sona na campana,
de passe, lamiente e litanije
sempre chiù cupe cresce ‘nu remore
mentre ru carre ‘nghiana pe ‘sta vije.

E mane a mane tutte s’alluntane,
arrcumenzane a vev alla cantine,
se sientene avzarse le serrande
e ru furnare r’apre la vetrine.

La gente ch’arretorna chiane chiane
uarde e se ferme p’accattà le pane.
E chella mamma chiagne e s’addespera
mentre ‘nu poche chiove e se fa sera.

 

Passa un morto

Passa un morto e suona la campana,
la mamma piange il suo ragazzo morto,
fermansi a bere nelle cantine,
“Figlio sei morto, figlio mio”

Passa un morto e suona la campana
qualcuno chiede chi sia morto,
una donna guarda dietro una finestra,
e i negozi chiudono le serrande.

Passa un morto e suona la campana,
di passi, lamenti e litanie,
sempre più cupo cresce il rumore,
mentre il carro sale sulla via.

E, piano, piano, tutto s’allontana,
ricominciano a bere nelle cantine,
le serrande tornano ad alzarsi,
e il fornaio riapre le vetrine.

La gente ritorna piano piano
guarda si ferma a comprare il pane.
E quella mamma piange e si dispera,
pentre pioviggina e si fa sera.

 

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[1] Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

 

3 Commenti

  1. Il sottile e malinconico dolore è reso con mirabile finezza in tutta la poesia, ma soprattutto nella calma ripetizione del verso “Passa ‘nu morte e sona ‘na campana” …Si sentono proprio i passi cadenzati della gente che riprende la sua vita, dopo aver compassionevolmente partecipato al dolore di una mamma, che sola conserverà nel cuore il suo dolore per sempre.
    Un attimo di commozione, spesso non evitabile alla lettura delle poesie di Bruno Marinelli.

  2. Da ragazzo avevo letto un commento, mi sembra di Papini, ad una delle “Pietà” di Michelangelo. Quel commento voleva dire che nella realtà, secondo natura dovrebbe essere che il figlio vivo pianga la madre morta! Il dolore è molto grande! Michelangelo aveva raffigurato un dolore ancora più grande, poiché “la MADRE VIVA piangeva il FIGLIO MORTO”! Le regole della vita sembravano stravolte!
    Così, in questa toccante poesia, che descrive un funerale di in figlio morto, pianto da una madre viva. il dolore della mamma è straziante. Tuttavia, si compie un altro rito, quello di rispetto verso il defunto, verso la morte! Al passaggio del funerale, quando nella strada si comincia a sentire il rumore dei passi, misto alle preghiere delle persone che “accompagnano il funerale” si compiono i gesti usuali: si chiudono i negozi, si chiudono le vetrine, si abbassano le saracinesche, quelli che “stavano a bere” nelle cantine, sospendono la “bevuta”, una persona anziana guarda da dietro i vetri della finestra chiusa. … Il funerale è passato! … La vita riprende! Le vetrine, le porte dei negozi vengono riaperti, le saracinesche si alzano di nuovo! Qualche persona compra il “pane”, … la vita continua … tutto sembra finito, … tranne il dolore della madre che non riuscirà mai a darsi pace, non potrà!
    Il poeta Bruno Marinelli esprime in modo mirabile tutte questa cose, con “sapienza di vita”, come un osservatore acuto di ciò che sembra normale … ma che normale non è e non potrebbe esserlo.

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