Pasquale Scarpitti, l’altosannita di Castel di Sangro

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di Enzo C. Delli Quadri

Premessa: Alcuni giovani castellani, nel rutilante ma anche caotico spazio delle pagine facebook, hanno palesato legittimamente il loro pensiero, esprimendo
perplessità circa il territorio di ALMOSAVA (AltoMoliseSangroVastese) che, ricordiamo, è la terra di origine della GENTE SANNITA e di formazione della DIOCESI di Trivento. Una storia lunga migliaia di anni. Nella loro giovane età, vedono lontanissimi i luoghi e i posti che per secoli sono stati uniti e rispettati. In questo, essi sono traditi da una memoria abbandonata e calpestata dalla crescente modernità, cosa che Pasquale Scarpitti, nel suo voluminoso Discanto, aveva temuto  e messo in conto, e contro le cui conseguenze lottò fino alla fine della sua giovane vita.

Pasquale Scarpitti nacque a Castel di Sangro nel 1923. Svolse l’attività di caporedattore Rai della sede di Pescara, ma la sua passione non certamente nascosta erano la poesia e la prosa. Non disdegnò il ruolo di  critico d’arte. Può essere annoverato tra gli scrittori che hanno dato lustro al 900 letterario abruzzese. Per questa sua passione ha ricevuto tanti riconoscimenti e premi.

Ci ha lasciato numerose opere:
•    Terra Promessa, la prima, del 1951
•    Canzone del Sud
•    Lunga storia di Natale
•    Pay Toll
•    Discanto, l’ultima, la più voluminosa  e possente, del 1972

In Terra Promessa, Castel di Sangro è il luogo della sua memoria, il luogo delle sue passioni giovanili, dei ricordi amari e del rifugio perduto o da ritrovare.
(..)
 dove è rimasto qualcosa
che in queste sere
di calda primavera
 (…) lucciole fatte morire nelle siepi,
laddove il Sangro scava le sue frane.
(…)
Io ti vedo tra limpidi cieli
terra di verdi pascoli,
di silenti contrade,
di trasparenze,
sospesa sui mari caduti in calma
veleggiare negli spazi celesti.
Terra di tenere alberature,
di cauti colori,
dove si giunge liberi,
in rifrazione col sole
sulle azzurre alture
disteso in quieti tramonti,
dove il sogno ha diffusioni infinite.
(…)

Nella Canzone del Sud esalta la famiglia, gli umili, la propria casa e i propri affetti
(…)
ed io son qui a tramandarti il nome
 tra foreste di pietra dove l’uomo
ombra non ha né cuore, quel tuo cuore
che mari e cieli aveva
e delle selve l’ansito portava
e sconfinati prati
alla mia breve infanzia dischiudeva.
(…)

Nella Lunga Storia di Natale, ricama sulla realtà quotidiana della sua vita.
(…)
E’ specchio la tua vita

disinganni ricevi
ironia ridai.
Se ti colpisce amore
di rondini riempi la tua casa. (Un sacchetto di spine)

In Pay Toll, Scarpitti si produce in un accorato appello contro la modernità che rischia di annullarie memorie e valori secolari, sostituendoli con il nulla.
Verranno le autostrade
anche sui tuoi spaziplurimiluce
sfonderanno montagne e colline
dilanieranno nidi d’api
berranno antiche resine
di abeti e susine
(…)

Discanto è il libro ponderoso dedicato alla sua Regione, l’Abruzzo, pieno di tutto lo splendore dei suoi paesaggi e di tutto il vigore della sua popolazione, che con i suoi valori e le sue tradizioni, è alle prese con la sconvolgente modernità in avanzamento, accompagnata da stridenti contraddizioni.
Il libro contiene 131 testimonianze degli intellettuali europei, chiamati da Scarpitti ad “illustrare il suo Abruzzo. Tra questi: Sciascia, i fratelli Cascella, Silone, Guttuso, Brindisi, Pomilio,Vedova, Reichelt, Roca Rey, Flaiano … …Ognuno di loro lascia una traccia che fa di Discanto una tela coloratissima, come coloratissimo è l’Abruzzo..
Questa la traccia lasciata da Ignazio Silone (Ai piedi di un mandorlo) :«(…) io l’ho portata per tanti anni in me, parte integrante, anzi centrale di me stesso, ed io mi sentivo in essa, non certo al suo centro, tuttavia, a mia volta, sua parte integrante. Invece, ora che l’ho davanti, essa mi si rivela per quello che è, un mondo estraneo, che continua a vivere per conto suo, anche senza di me».
Altre tracce esaltano l’ospitalità, i comportamenti, i modi di dire e di vivere della popolazione oppure esultano di fronte a paesaggi incontaminati. Non mancano riferimenti all’aggressione della modernità che con i suoi nuovi valori, le nuove comunicazioni, la nuova edilizia, le nuove strade può cancellare persone, ricordi, memorie, cultura.

Contro le conseguenze di una modernità accettata supinamente e che stupidamente avrebbe potuto cancellare la memoria di secoli di vita, valori e cultura, Pasquale Scarpitti ha costantemente operato, onorando la sua terra e il suo popolo.

Pasquale Scarpitti morì a Pescara nel 1973, aveva solo 50 anni.

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