Partono le 22 zone franche

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Tutte le zone già approvate sono urbane e, salvo una eccezione, di pianura.  Per le zone montane come L’AltoMolise-Sangro-Vastese si presenta una qualche opportunità legata all’impegno assunto recentemente dall’Italia verso l’Europa, ma occorrre darsi da fare, sul serio.
di Duilio Martino

Vince il Populismo, l’ennesimo schiaffo alla Montagna ed alla intelligenza. Nessuno appare illuminato e con voglia di riequilibrare realmente un territorio che soffre più d’ogni altra zona d’Italia l’iniqua distribuzione di ricchezza del lavoro e dei servizi!

Che in Abruzzo la costa divori ogni risorsa messa a disposizione dallo Stato lo diciamo da tempo, ma la questione riguarda forse l’intero territorio Nazionale.

Prima  ancora che Letizia Moratti ex Sindaco di Milano accennasse alla questione delle Zone Franche, avevamo pensato, quale ultima speranza per salvare dall’irreversibile spopolamento una parte del territorio del cuore dell’Abruzzo e Molise che non si è mai ripreso dalla avvenuta“spartizione” che diede vita, in modo ingiusto ed, a detta di molti illegale, a due distinte Regioni il cui rispettivo centralismo ha provocato la morte delle attività produttive e il conseguente spopolamento di cui ha beneficiato la Costa “bagnata” da continui e cospicui fiumi di denaro che hanno dato sostanza al processo di industrializzazione ed alla crescita economica e sociale.

Il Populismo democristiano, successivamente, prevalse sulla (prima) lungimiranza Gaspariana che aveva splendidamente intuito, da subito, il cambiamento in atto nella società Italiana e lavorò sodo, concretamente, per incentivare il rientro di tanti lavoratori emigranti che ebbero, in tal modo l’opportunità di ricostruire la loro vita nel Bel Paese nella loro terra d’origine.

Ma ben presto, sfortunatamente per noi, si comprese che le quel posto in fabbrica costituiva una efficace moneta di scambio per ottenere il consenso popolare mirato al mantenimento del Potere.

Di qui la devianza nefasta che fece perdere di vista quella visione di progresso lungimirante di cui l’ora defunto Padre della Politica Abruzzese si vantava di esserne precursore…l’alfiere.

Fabbriche e poi fabbriche ancora e per giunta concentrate tutte in prossimità della Costa (eccezione fatta per qualche zona – come il suo Paese natale Gissi che beneficiò del forse in modo spropositato della benevolenza de suo “figliuolo” che si incaponì nel volere assolutamente un Ospedale rivelatosi poi un fallimento come sancito, coi fatti, dalla riforma che il Commissario Chiodi ha fortemente voluto per risanare la “malata” Sanità Abruzzese!).

Fabbriche e solo fabbriche concentrate in zone privilegiate e figlie della devianza – anche sindacale (è potere anche quello dei Sindacati nato da un rapporto a dir poco “strano” tra Imprenditoria e le maggiori Sigle Sindacali spesso braccio operativo di Politici Calcolatori e di rispettivi Partiti di appartenenza) – che man mano hanno sottratto braccia e menti alle attività commerciali ed artigianali. Gli sforzi posti in essere per la costruzione ed adeguamento delle infrastrutture di supporto alle Mega-Zone Industriali ed ai crescenti Centri Urbani rifioriti attorno a tanto benessere hanno però segnato, inevitabilmente, il declino di una vasta zona dell’entroterra, Alto Vastese, Alto Sangro e Alto Molise nelle quali non sono arrivate che gocce dei fiumi di risorse. Tanti piccoli comuni Montani hanno quindi ceduto sotto i colpi dell’ interventismo Statale che ha, di fatto colpevolmente, squilibrato il territorio allargando quella forbice di divario relativo alla distribuzione della  ricchezza del benessere del Lavoro e dei servizi in detti territori.

Quel che è peggio è che la fiera gente della montagna Abruzzese è stata probabilmente resa schiava psicologicamente di un potere “dichiaratosi”, col suo fare, unico elemento in grado di garantire una vita meno dura attraverso la elargizione di posti di lavoro.

Una prosecuzione dell’assoggettamento ai padroni, al dominio dei feudatari e signorotti la cui fine pareva decretata dalla caduta del Regno delle Due Sicilie con la concretizzazione dell’Unità d’Italia ma che invece ha avuto un prosieguo col protagonismo dei nuovi padroni che hanno messo a punto metodi innovativi e sempre più subdoli per tenere “sotto” appeso allo Statalismo un Popolo che sembra aver dimenticato, all’odore del “concesso/elargito/regalato per benevolenza di mamma Politica” la fierezza e la caparbietà dei suoi antenati Sanniti che tanto ed a lungo resero la vita difficile a Roma antica solo per difendere l’indipendenza…l’onore. Insomma i Lupi Frentani spinti progressivamente a vestire il vello di remissivi agnelli per essere pian piano “cucinati” e le loro carni servite sul desco della Vorace Costa e degli spietati Capoluoghi di Provincia.

Ma dove diavolo è finito il senso del bene comune, la solidarietà ed il senso di appartenenza inteso nel più alto significato tanto cari del Popolo degli Abruzzi (FORTI E GENTILI si narrava un tempo). No, non ci siamo proprio ed a dirlo non sono io bensì i fatti; ogni decisione, ogni proposta, ogni deliberazione della Politica sottolinea in modo sfacciato ed evidente che i Ricchi sono destinati ad ingrassare sempre più ed i poveri destinati a morire di fame a meno che non scelgano “spontaneamente” di trasferirsi ad alimentare le squallide periferie cittadine creando altri alibi per poter succhiare altre risorse alla nostra terra!

Questo leggo dalla Deliberazione della Giunta regionale n. 644 del 26/09/2011 che designa l’Area Val Pescara, quale area di crisi industriale complessa ai sensi e per gli effetti del Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 24 marzo 2010. Già perchè da noi la crisi non c’è , non ci sarebbe potuta mai essere visto che l’industrializzazione non la conosciamo proprio.

Si perde l’ennesima occasione per tentare disperatamente di riequilibrare il territorio e di evitare un ulteriore disastro che a breve costringerà la Nazione ad accollarsi le spese del Mantenimento dei beni architettonici, paesaggistici e persino il presidio del territorio con rischi sempre più gravi di disastri che diventano poi STUPORE a seguito degli materializzazione.

Fraine (400 abitanti sulla carta ma in realtà sono meno i cittadini che vivono nel piccolo comune e quasi tutti di età molto avanzata) non ha più la forza di procedere ad “irrilevanti” riparazione della Chiesa Parrocchiale San Silvestro PP e fa male sapere che le generosissime famiglie che si sono accollate (col contributo tangibile degli emigranti) la ristrutturazione del Santuario della Materdomini, per un importo complessivo di oltre 320 mila euro, ed un ulteriore fardello parziale relativo agli oneri relativi ai lavori di consolidamento e manutenzione della struttura della chiesa parrocchiale sono abbandonate a se stesse SCRICATE dalla parte più solida della Regione che non prova alcuna pietà per chi boccheggia negli stenti.

E sembrano non produrre risultati apprezzabili i richiami di un eminente esponente della Chiesa quale Monsignor Bruno FORTE universalmente riconosciuto teologo di spicco, amico personale del Papa, uomo illuminato e guidato dal grande senso di giustizia che accenna alla moralità della Politica o che sprona gli amministratori denunciando inaccettabile stato della viabilità dell’Alto e Medio Vastese che di fatto non consente ad intere comunità di porre le basi per una crescita auspicabile (anzi , forse meglio dire di salvare la pellaccia) perché così come stanno le cose sarà morte certa entro i prossimi 5 – 10 anni!

Allora ecco le reazioni  di quelli che non amano essere tacciati per mediocri e per “assuefatti” al malcostume alla immoralità allo scarso senso del bene comune. Allora si rispolvera l’Alto significato di Politica si afferma che il cambiamento non può prescindere da essa e noi concordiamo, naturalmente….ma che alternativa abbiamo se non quella di tentare di abbatterla l’intera classe Politica nostrana per guadagnare uno spiraglio di luce sinora negato al nostro Popolo?

Perché non si coglie da nessuna parte proposte concrete che parlano esplicitamente di un piano di sviluppo del nostro martoriato territorio. Io sono convinto che è idea comune (datata e figlia di un vecchio modo di fare Politica) quella che parte delle risorse vadano spese per rafforzare il mercato dando i soliti “aiutini” alle imprese che ad oggi sono più serviti a dissanguare le esigue finanze della nostra Nazione della nostra Regione e Provincia che a creare ricchezza attraverso il miglioramento della competitività delle imprese che, una volta esaurito il latte materno, poi comunque chiudono. Noi non la vediamo in questo modo Noi puntiamo sulla forza dei Cittadini sulla forza delle piccole imprese locali sulla forza di coloro che imprecano quando si vedono “costretti” a lasciare la loro terra e che quindi sono in grado di sopportare anche disagi per tenerle vive le loro micro-aziende. Ma gli incentivi dove sono? Dove finiscono i fiumi di denaro captati dalla nostra Regione o della Nostra Provincia?

Beh io non sono ne un politico e nemmeno un giornalista ma ho provato a scovare qualche rivolo ed allora non posso non vedere che degli 80 milioni di euro captati del progetto Elena (un successo indubbio per chi ha lavorato al progetto) solo briciole finiranno ai nostri disastrati comuni poiché la maggior parte degli edifici si trovano dislocati nei capoluoghi di provincia e nelle già “calde” cittadine in prossimità della riviera; che le proposte presentate per la realizzazione delle zone franche riguardano grossi centri (Pescara Chieti e Lanciano) che non sono affatto afflitti dal problema della desertificazione ma al contrario da problemi derivanti dalla eccessiva concentrazione urbana e guarda caso viene scelta Pescara (forse un caso ma patria del Vice Presidente della Giunta Regionale). E già perchè da noi non c’è crisi industriale…non ci sono nemmeno le industri! Dobbiano notare che l’agognata (da oltre 50 anni) strada Fondo Valle Treste procede a rilento e con questi tempi sarà utile, quando ultimata, a raggiungere l’immenso Cimitero dell’Alto Vastese e già perché l’anziana popolazione ancora residente sarà defunta e chi ancora ha qualche affetto che lo spinge a restare lassù sarà finalmente “libero” di trasferirsi anche egli a valle, visti i disagi insopportabili richiesti. E devo anche aggiungere per il Fondo valle che nemmeno vengono rispettati gli accordi presi tra i vari sindaci alla luce dei risultati elettorali che cambiano le cose. Si doveva procedere a realizzare il tratto più difficile del Fondo Valle Treste a monte (Zona San Michele di Liscia) per eliminare i pericoli maggiori relativi alla viabilità, ma alla fine nemmeno il patto tra Sindaci viene rispettato e si procede alla ultimazione di un tratto a valle (sino al Bivio di San Buono) e si racconta che non centra niente il fatto che il primo cittadino di questa Località vesta la stessa casacca della Giunta Provinciale e Regionale…GUARDATE CHE ANCH’IO HO VOTATO PDL ma “accà nisciune è fess”.

E intanto quella maledetta strada a causa del tratto di San Michele d’inverno non è percorribile da normali autovetture, figuriamoci da Tir che dovrebbero consentire un trasporto merci. Si tiene in tal modo in “fuori gioco l’intero Alto Vastese. QUESTO E’ L’EQUILIBRIO CHE I “POLITICANTI” SONO STATI IN GRADO DI REGALARE AL NOSTRO ABRUZZO!

Senza Parlare poi della Sanità  Pagata duramente solo dai popoli della Montagna e su questo non ci spendo nemmeno un’altra parola poiché ciascuna parola spesa è una coltellata all’anima mia …me le voglio proprio risparmiare. E si continuano a progettare Ospedali …in riva al mare senza avere la benché minima accortezza di scegliere la collocazione in funzione del Bacino d’utenza ed in funzione della fruibilità del servizio sanitario da parte di tutti. Basterebbe rinunciare a qualche decina di Km (un nulla) per rendere far felice i Comuni dell’Entroterra (ci sono esempi come il Miulli di Acquaviva delle Fonti in Puglia  costruito fuori dalle mura urbane e che funzionano in modo eccellente).

E se proviamo ad evidenziare che la Costa avrà la fortuna di realizzare il Parco dei Trabocchi ci risponderanno che quella è una opportunità per la nostra provincia da non perdere ed che sono fondi sono messi a disposizione di chissà chi…

Questa cartina relativa alle 22 zone franche il sottoscritto vuole leggerla con un occhio diverso. Vedete le uniche località interne che sono state inserite nel progetto “zone franche” sono Sora, Matera e Campobasso di cui montane solo Campobasso.

Ed allora analizziamo i dati demografici di queste fortunate Località:

Città                        Altitudine mt.  Abitanti 1861  Abitanti attuali

MATERA.                      400               14.430            60.916

SORA.                           540               12.434            26.611

CAMPOBASSO.            701               12.802            50.916

Risulta chiaro che ancora una volta un fiume di denaro finisce (veicolato dai Politici) in aree che sono certamente in crisi ma dopo aver “divorato” risorse ed investimenti che hanno permesso loro di crescere spaventosamente a danno dei piccoli centri montani limitrofi. Il resto? Guardando la cartina tutti sulla Ricca Costa. E che cosa dovremmo dire noi montanari oltre che applaudire nei festeggiamenti dei 150 della Unità d’Italia.

Le nostre genti iniziarono da allora una irrefrenabile diaspora alla quale nessuno sembra voler mettere fine e si perde l’ennesima occasione per puntare sulla caparbia volontà degli EROI rimasti a presidiare territori a rischio negando loro la creazione di zone franche per accelerare il processo di urbanizzazione selvaggia che provocherà altri problemi.

Livigno porto franco nacque per volontà di uomini lungimiranti ed animati forse da un profondo senso di giustizia….che pare non abbia mai attecchito nell’animo dei nostri attuali Amministratori. Colpa dello Stato? No!!!!colpa di chi presenta i progetti di chi, prima ancora di mirare al nobile obiettivo di perseguire una equa distribuzione della ricchezza e del Lavoro, si preoccupa di incassare risultati quantizzabili in Euro da mostrare con fierezza al proprio elettorato al proprio campanile.

Sconfitta del federalismo che, con questi uomini ed in questi termini, porta solo ad arricchire i ancor più i ricchi ed ad umiliare ancor più i poveri.

E dove sono le voci dei sindacati? A difendere un vecchio sistema logoro e imputridito dall’eccesso di “sostanza” messa a disposizione dello Stato forse? Perché non preme per spingere a puntare su una parte sana e “tosta” del Paese piuttosto che a mantenere soltanto in piedi realtà industriali (non sono certo contrario a che questo avvenga) che, di solito esaurito le risorse pubbliche, poi abbandona il campo.

Dov’è la voce degli Industriali dei Commercianti (ma almeno questi possiamo scusarli visto che per logica non possono far altro che perseguire interessi corporativi…)

Dove è finita la voce della Cultura, della Scienza degli Intellettuali che troppo spesso vediamo a braccetto col potere e dimenticano di svolgere la funzione di il faro per il progresso per la crescita per la moralità, che dimenticano di essere costante spina nel fianco del potere quando questo deriva pericolosamente.

Al sottoscritto non appaiono nemmeno in grado di tenere alto conquistato di eccelsi personaggi che hanno scritto la storia d’Abruzzo come D’ANNUNZIO (più  temuto che amato dal potere fascista). Questo è la mia impressione desunta dai fatti. Non c’è una sola manifestazione culturale…di presentazione di libri di saggi e quanto altro che non sia  “presieduta” o sponsorizzata dal potere politico Locale.

Dove sono i giovani che dovrebbero vibrare di impulsi di ribellione ad un sistema deviato e deviante invece che accodarsi a movimenti che sembrano più palle a piede che rendono schiavi e prigionieri di ideologie (assoggettate ai partiti) che libere manifestazioni del pensiero.

Dove sono i giornalisti? Forse prigionieri del potere dell’editoria che non riesce a divincolarsi dagli artigli del potere politico?…Sembrano tutti in qualche modo Politici anche gli editori…e comunque attaccati alla grande mammella dello Stato!

Dove sono i nostri concittadini trasferitisi a Valle…dov’è finito l’orgoglio di essere nativi dell’Alto Vastese?

Non avrà nessuno il coraggio di pubblicare questi miei pensieri, lo so già, ed io continuerò a grattugiare l’anima mia su questo impervio e aspro suolo montano…Continuerò a scrivere Poesie come un fiume ingrossato dal fango di una Politica ingiusta e che ha smarrito il senso…i miei giorni resteranno una fogna incubata imprigionata che sputerà eccessi ad ogni acquazzone…Non saranno mai i miei giorni (per riprendere un concetto della Merini) uno spazio immenso e libero dove far spiccare il volo a pensieri miei e dei miei amici Montanari!

Che fare? Ve lo indichiamo NOI in modo chiaro e netto:

Seminate finalmente nel terreno fertile della nostra caparbietà della nostra voglia non soccombere e noi provvederemo a curare i virgulti di una nuova Italia capace di competere perché sfiorata ed accarezzata dall’amore per la nostra terra e, a maturazione avvenuta, poseremo i nostri frutti sul fiume che alimenterà, scendendo a valle, anche l’economia di una costa strozzata dalla sua stessa ingordigia. LA ZONA FRANCA, SIA CHIARO LA RIVENDICHIAMO NOI, CI SPETTA DI DIRITTO.

Crediamo che il metro di misura che debba determinare gli impegni di una Nazione, di Una Regione, di una Provincia seria sia da sostituire…..Usiamo , ad esempio la proporzionalità nelle concessioni in funzione del CALO DEMOGRAFICO DEL TERRITORIO (ZONE FRANCHE I PAESI CHE HANNO PERSO PIU’ DEL 50%  DEI RESIDENTI! O AGEVOLAZIONI FISCALI QUANTITATIVAMENTE PROPORZIONALI AL CALO!

ECCO COSA VOGLIAMO UN SISTAMA GIUSTO CHE RIEQUILIBRI IL TERRITORIO ED EVITI CHE A BREVE LO STATO DEBBA FARSI CARICO DI IMMENSI PATRIMONI ABBANDONATI DAI CITTADINI STREMATI. QUESTO NON LO DICIAMO SOLO NOI…LO IMPONE LA LUNGIMIRANZA…..L’INTELLIGENZA.

 

7 ottobre 2011-11-07

 

 

Duilio MARTINO

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