11. I giovani Sacrati giungono nel luogo loro destinato

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Estratto di un brano del Romanzo Viteliù di Nicola Mastronardi [1], con editing e breve nota introduttiva di Enzo C. Delli Quadri; Musica di Benedetto Marcello “Adagio” dal Concerto per oboe e archi

Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro. Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante). Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno. Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro. Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle
Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro.
Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante).
Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno.
Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro.
Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle

La Guerra Italica, combattuta da SannitiMarsi, Peligni, Marrucini, Vestini, Piceni  contro Roma dal 91 all’88 a. C. per l’ottenimento della cittadinanza romana, è oramai finita da 16 anni. Siamo, quindi, nel 72 a. C. e gli Italici da tempo hanno ottenuto gli stessi diritti dei Romani.

Il dittatore romano Lucio Cornelio Silla, non accettando l’immissione degli Italici nel mondo romano quali “Cives Optimo Iure”, tenta di sterminare la “Touto” [2] dei Sanniti Pentri. Più in particolare, Lucio Cornelio Silla ha in odio Gavio Papio Mutilo, Meddis [3] supremo dei Sanniti Pentri, l’Embratur dei Vitelios, in altre parole il Comandante in capo dell’Esercito Italico durante la Guerra Italica.

Lucio Cornelio Silla riesce a catturare Gavio Papio Mutilo, da tempo cieco, 9 anni dopo la fine della Guerra Italica. Non lo fa uccidere ma lo condanna, per umiliarlo, ad ascoltare i racconti delle vittorie dei Romani sul Popolo Sannita. Silla è convinto di poterlo domare e distruggerlo psicologicamente.

Ma Gavio Papio Mutilo resiste alle umiliazioni, assiste al disfacimento fisico di Silla che muore nel 79 a. C. e, 6 anni dopo la sua morte, decide di fuggire da Roma per tornare, orgogliosamente, nella sua terra sannita. Prima, però, “recupera un ragazzo”…. suo nipote sedicenne che, in fasce, era stato salvato durante un feroce assalto dei Romani…………

Nicola Mastronardi, nel suo meraviglioso romanzo storico, Viteliù – Il nome della Libertà, così racconta il momento in cui un grande arcobaleno convinse il condottiero Kumisi che quel luogo…… [4].

Arcobaleno su Altosannio

Da Viteliù – Il nome della Libertà

Finalmente Kumis, impressionato, vide la profezia avviarsi a compimento e decise che avrebbe esplorato quel territorio, non appena possibile. L’insieme fu una visione emozionante e dalle grandi promesse, per quei giovani.

Mentre erano ancora sul valico a commentare il panorama, subirono un attacco, ma ebbero ben presto la meglio su quei primitivi. Ci furono delle vittime, le prime di quella guerra sacra. Non solo. Prima di sera si alzò il vento e una pioggia improvvisa li sorprese. Violenta, con tuoni e saette, come se Diupatir l’Irrigatore volesse dimostrare tutta la sua energia dispensatrice. Dovettero ripararsi nel bosco e in alcune grotte circostanti. I meno avveduti temettero che quello fosse un segno della contrarietà degli dèi e sospettarono di aver violato il diritto di altri e che, insomma, non fosse quella la terra loro destinata.

Fu grande la meraviglia di tutti quando, al termine del temporale, un immenso arco di luce dai sette colori cinse sotto di sé la valle, le Morge e l’intero paesaggio. Un simbolo divino, incoraggiante, che convinse Kumis del contrario. Fece erigere nel luogo più elevato del valico, sulla roccia sporgente sulla valle del Sagro, un altare a Diupatir e comandò che animali fossero sacrificati al dio e alla Gran Madre Vacuna, per ringraziamento e perché egli, insieme a Mamerte, ispirasse le loro azioni nei giorni seguenti.

Un secondo arco di luce cinse, a occidente, la valle del Sagro circondando la piana alluvionale vista durante il cammino. Un altro segno. Fu acceso il fuoco rituale e tutti gli uomini poterono mangiare una parte della carne consacrata. Si accamparono dunque, appena dopo il valico, nei pressi di una delle due sorgenti, copiose, del torrente che solcava la piccola valle di occidente. Nei giorni seguenti quel luogo fu dedicato alla dea Mefite a causa della abbondanza di acqua sorgiva di quel posto. Dalle profondità della terra, disse Kumis, lì sgorgava la vita che avrebbe nutrito il germoglio della futura nazione. Tuttavia l’anziano condottiero attendeva ancora il segno decisivo e pregava affinché arrivasse presto.

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[1] Nicola Mastronardi, Molisano di Agnone (IS), direttore della biblioteca storica. Laureato in Scienze politiche è cultore di materie storiche, giornalista pubblicista e, soprattutto, scrittore. Il suo romanzo storico “Viteliú. Il nome della libertà” è, oramai, un evento letterario riconosciuto da tutti.
[2] Il termine osco touto indicava l’organismo composito, ossia l’unità politica corporativa a base territoriale variabile che costituiva lo “Stato” dei Sanniti.
[3] Il Meddis tuticus era il più alto magistrato sannitico. Eletto annualmente, era il capo militare del Touto (lo “Stato” sannita), ne curava l’amministrazione della legge, delle finanze, della religione e presiedeva le assemblee collegiali che aveva il potere di convocare.
[4] I giovani che furono costretti a partire dalla Sabinia (Ver Sacrum) alla ricerca del loro luogo di destinazione, ebbero per guida un toro (da qui la definizione di Vitelios) e un adulto saggio e guerriero di nome Kumis, scelto per loro dal Consiglio della Touto.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

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