PANTÀSEMA: stregheria negli abruzzi (XVI) – Il lupo mannaro

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di Rita Cerimele[1]
lupo mannaro1

Il lupo viene invocato nei riti sciamanici come guida sul terreno di caccia. E’ simbolo ambivalente: viene amato per i pregi che hanno fatto dei suoi discendenti l’animale domestico per eccellenza; ammirato per forza e astuzia è stato addomesticato per renderlo alleato e successivamente scacciato, per impedirgli di predare le greggi.
Non sempre Lupo mannaro e Licantropo sono sinonimi.  Il lupo mannaro muta forma, si trasforma contro la propria volontà, mentre il licantropo si trasforma quando vuole, senza perdere la ragione. Nelle leggende popolari il lupo mannaro è talvolta semplicemente un grosso lupo che si ciba di carne umana, a cui può essere associata o no, una natura mostruosa.
Le leggende riguardo agli uomini-lupo si moltiplicano in tutta Europa dall’Alto Medioevo in poi. Il corpus mitologico che ne scaturisce, troverà  la punta di massima crescita tra il XIV e il XVII secolo, in coincidenza delle più grandi cacce alle streghe dell’Inquisizione.

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lupo mannaro2Streghe, licantropi e lupi mannari hanno popolato l’immaginario popolare nel passato e tuttora sono presenti  nel pensiero moderno. A dimostrazione di ciò pubblichiamo un recente articolo¹ tratto da www.iltempo.it/ del 26/08/2013, autore Marco Patricelli .
“Ghostbusters a caccia di lupi mannari”
«Pescara: Cacciatori di fantasmi e lupi mannari a Sant’Omero per far svaporare ogni sospetto su infestazioni e frequentazioni mostruose o paranormali.
Il ritrovo è stato fissato per sabato, 7 settembre dopo che il sindaco della cittadina nel Teramano, Alberto Pompizi, ha contattato l’Epas (Società Europea delle Attività Paranormali).
Intesa raggiunta con Massimiliano Maresca, presidente e capo del team di ghostbusters, acchiappafantasmi, che scenderanno a Sant’Omero assieme alle prime ombre della sera. Verificata l’indole buona o malefica degli spiriti, si bonificheranno le aree. E così, sui cartelli stradali di Sant’Omero, potranno eventualmente comparire scritte del genere «Comune defantasmizzato» oppure «Comune senza lupi mannari»Indagini concentrate sull’antico lavatoio, Fonte Vecchia, dove in passato è stata segnalata la presenza di lupi mannari, e sulle grotte della zona di Santa Maria a Vico, dove si trova una chiesa, costruita sui resti di un tempio pagano dedicato ad Ercole, considerata l’unico monumento d’Abruzzo anteriore all’anno Mille, quasi perfettamente conservato.»

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Dal SATYRICON di Petronio Arbitro² – I sec. d.C. riportiamo il seguente brano lupo mannaro3b
«Quando ero ancora schiavo, abitavamo in Vico Stretto, dove oggi c’è la casa di Gavilla. Lì, dài che ti dài, attacco a intendermela con la moglie di Terenzio, l’oste. Magari l’avete anche conosciuta, Melissa, la Tarentina, quel gran pezzo di donna. Io però non ci avevo messo gli occhi sopra perché era una maggiorata, ma piuttosto perché aveva un cuore grande così. Qualunque cosa le chiedevo, lei me lo dava: se racimolava un soldo, la metà finiva a me. Quanto al sottoscritto, quello che avevo lo passavo nelle sue tasche e non ci ho mai preso delle fregature. Un giorno, mentre se ne stava in campagna, il suo ganzo tira le cuoia. Allora io, facendo il boia e l’impiccato, cerco con ogni mezzo di raggiungerla, perché – sai come si dice – gli amici li si vede nel bisogno.
Il caso volle che il mio padrone se ne fosse andato a Capua a vendere il fior fiore del suo ciarpame. E così, cogliendo la palla al balzo, convinco un nostro ospite ad accompagnarmi fino al quinto miglio. Mica per altro: era un soldato e per giunta forte come un demonio. Alziamo le chiappe al primo canto del gallo e con una luna così chiara che sembrava essere giorno. Finimmo dentro un cimitero: il mio socio si avvicina a una lapide e si mette a pisciare, mentre io attacco a contare le lapidi fischiettando. A un certo punto, mi giro verso il tipo e vedo che si sta togliendo i vestiti di dosso e butta la sua roba sul ciglio della strada. A me va il cuore in gola, e resto lì a fissarlo che per poco ci resto stecchito. Ed ecco che quello di colpo si trasforma in lupo.
lupomannaro4Non pensate che stia scherzando: non mentirei nemmeno per tutto l’oro del mondo. Ma, come stavo dicendo, appena trasformato in lupo, attacca a ululare e poi si va a imboscare nella macchia. Sulle prime, io non sapevo più nemmeno dov’ero: poi mi avvicino ai suoi vestiti per raccoglierli, ma quelli erano diventati di pietra. Chi più di me avrebbe dovuto morire dalla paura? Ciò nonostante, sguaino la spada e menando colpi alle ombre, tra uno scongiuro e l’altro, arrivo fino alla casa della mia amica.
Entro che sembro un cadavere, senza più fiato, con il sudore che mi scorre tra le gambe e gli occhi spenti. Tanto che per riprendermi ci metto un bel po’. La mia Melissa, stupita di vedermi in giro a quell’ora della notte, mi fa: “Se solo fossi arrivato un po’ prima, almeno ci avresti dato una mano, un lupo è entrato nel recinto e ci ha massacrato tutte le pecore come un macellaio. Comunque, anche se è riuscito a scappare, non ha da stare allegro, perché un nostro servo gli ha trapassato il collo con la lancia.”
Dopo aver sentito questa storia, non riesco a chiudere occhio per tutta la notte. Alle prime luci dell’alba me la filo a casa del nostro Gaio, nemmeno fossi un oste appena ripulito. E quando passo davanti al punto in cui i vestiti del mio compare erano diventati di pietra, ci trovo soltanto una pozza di sangue. Quando arrivo a casa, il soldato è lì sbracato sul letto come un bue, con al capezzale un medico impegnato a curargli il collo. Allora mi rendo conto che è un lupo mannaro e da quel giorno non ho più mangiato con lui manco un tozzo di pane, nemmeno a costo della vita. Liberi voi di pensare quello che volete, ma se vi racconto una frottola, mi stramaledicano i vostri numi tutelari».

 

Fonti: Malincontri, Voci e Scrittura, Petronio cap. IV – Spigolature.
Informazioni sul lupo mannaro reperite su Wikipedia.

[divider] Note:
¹L’articolo del Patricelli è su www.iltempo.it/abruzzo/2013/08/26/ghostbusters-a-caccia-di-lupi-mannari-1.1166448 
²Tito Petronio Nigro: è stato un cortigiano, scrittore e politico romano, conosciuto anche come arbitro d’eleganza alla corte di Nerone. Il Satyricon, scritto nella metà del primo secolo durante l’impero di Nerone, nacque  per denunciare e satireggiare i comportamenti lussuriosi e completamente sfrenati degli arricchiti di Roma, ormai senza più grazie, pudore e senso civico.[divider]

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[1] Rita Cerimelemolisana di Agnone (IS), ama scrivere racconti memory, fantasy e favole. Compone poesie in tutte le sue forme, da quelle tradizionali – Endecasillabi e Sonetti, anche in lingua antica- a quelle più innovative: Haiku, Sedoka, Haiga e Keiryu.

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Editing: Flora Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine
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