PANTÀSEMA: stregheria negli Abruzzi (IX) – Streghe e dintorni

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STORIE CASTELDIERESI*

Le storie popolari, magiche e fantastiche, nutrivano i nostri sogni di bambini. In esse si mescolavano fate, streghe, regine, vecchi saggi, maghi. La vera magia era evocata dal calore del focolare, dal nonno che quando apriva bocca, sapeva trascinare tutti gli ascoltatori in un mondo incantato e non esistevano più confini tra realtà e immaginario, come si potrà leggere nel racconto rivisitato e snellito, di Rita Pasquali.

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«Tonino, mentre grattugi il formaggio, devi fischiare!»Il nonno la metteva così, al momento del pasto. Tonino rideva, lo fissava, e intanto infilava in bocca un pezzettino di pecorino stagionato. Poi cominciava a fischiettare.

L’Inverno pieno entrava a turbare con l’incantesimo bianco le quattro case sotto al monte. Fuori, un gatto impazzito per quel bianco inatteso e lungo il vicolo il passo pesante di un vecchio che parlava tra sé mentre i passeri si rifugiavano tra le bacche secche del cespuglio inaridito. E neve e ancora neve scendeva giù, come quel cacio grattugiato che Tonino non vedeva l’ora di mangiare, lui così affascinato dalle cose semplici.

Finì col formaggio e ancora fischiettando uscì, spaventò il gatto, poi lo rinchiuse nel fondaco. Fece delle palle di neve e le lanciò verso i ghiaccioli che pendevano dalle grondaie. Rientrò subito.
Con la paletta di ferro il nonno prese della brace, riempì il braciere di rame con i pochi carboni accesi e lo pose sotto al tavolo dopo averne cosparso la superficie con la cenere.

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Qualche giorno prima era morto un altro neonato e Tonino era ancora impressionato dal coro delle donne: Sono venute le stroglie! Sono venute a prendersi il bambino! Sono venute le streghe!”
Durante le notti di luna piena, dai buchi della Sedia del Diavolo verso la contrada S. Giorgio, o dalla Crocicchia, nella vicina Goriano Sicoli, spuntavano le streghe, divoratrici di bambini.

Tonino aveva sentito dire che i neonati in realtà, morivano per fame o per le angine che chiudevano la gola e li soffocava. Per lui l’angina era semplicemente il gancio per appendere il maiale e la morte, tuttalpiù, la associava alle bestie in pietra scolpite nella chiesa.

Tonino aspettava con ansia i pomeriggi invernali in cui ci si radunava nella stalla, dove, seduti su piccoli sgabelli tra gli animali, si ascoltavano storie di santi di streghe e disgrazie, e piano piano nell’aria si spandeva il fluire della favola con le parole di tatone.

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«C’era una volta una regina sterile. Tutti i giorni, nel suo giardino, piangeva e pregava la Madonna che le mandasse un figlio. Un giorno andò a piangere le sue lacrime in una grotta scura sempre pregando la Madonna e finalmente qualche tempo dopo lo concepì. La regina dunque fu molto contenta, ma il bimbo che nacque aveva la faccia umana e il corpo di serpente per cui fu conosciuto e chiamato con il nome di Re Serpente.. Il Re Serpente crebbe e chiese a sua madre di cercargli una fanciulla perché desiderava sposarsi. La madre cercò di dissuaderlo, mai nessuna l’avrebbe sposato! Era un serpente! Di questo egli si doveva persuadere. La regina madre, però, in segreto, nutriva il desiderio di accontentare il figlio. 
Un giorno capitò nei pressi del palazzo reale una giovane e bella mendicante. La regina le fece l’elemosina e cercò in tutti i modi di convincerla affinché diventasse moglie di suo figlio. Alla fine la fanciulla accettò la proposta.» 

Era allora che, nella meraviglia, Tonino si asciugava col dorso della mano il rivolo di saliva che gli colava sul mento, mentre ascoltava a bocca aperta.
Il nonno proseguiva:

«La prima notte di nozze, il RE-Serpente chiese alla sua sposa di affacciarsi alla finestra per riferirgli le condizioni del tempo in modo da poterne valutare la schiettezza dei sentimenti. Alla risposta che il tempo era bello il  Serpente si affacciò, scivolò dalla finestra cadendo sopra una pietra e battendo la testa morì. Morendo si trasformò in un bellissimo giovane! La moglie, accorsa, cominciò a piangere amare lacrime. 
Il suo pianto fu udito da un vecchietto che passava di lì. Portava con sé, nella bisaccia, una piccola olla. Porgendola alla giovane moglie le disse: Questa pozione farà rivivere tuo marito!
Il vecchietto veniva dai boschi, dove si buttavano i bambini deformi, dove si nascondevano ladri, fuggiaschi derelitti e donne perse, ma essi erano anche grandi maghi speziali che conoscevano i segreti di tutte le erbe. La fanciulla, goccia a goccia, cosparse col liquido il corpo esanime del bellissimo giovane, fino a quando piano piano questi incominciò a rianimarsi e quindi si alzò a nuova vita. Da allora nel reame iniziò una nuova vita serena e tranquilla che cominciò con grandi feste, banchetti e danze, che durarono per un intero mese.
Il re invitò tutti gli abitanti del regno. Le tavolate erano imbandite d’ogni ben di Dio e lì, sotto al tavolo, ci stavo pure io e ogni tanto qualcuno mi buttava un osso.
Finita la festa, feci la via di sopra, poi feci la via di sotto e me ne tornai a casa per venirvela a raccontare.

Si usciva dalla stalla per andare a dormire. Il vento di tramontana aveva spazzato le nubi e la luna d’Inverno rischiarava le quattro case sotto al monte.

 Rita Cerimele [1]

Note:
Fonte: Voci e Scrittura – Malincontri-Quaderno Peligno n.12 (a cura di Marco Del Prete e Concettina Falcone) dove è riportata la versione integrale del racconto di Rita Pasquali
*Castel di Ieri: è un comune  di 343 abitanti della provincia dell’Aquila.

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[1] Rita Cerimelemolisana di Agnone (IS), ama scrivere racconti memory, fantasy e favole. Compone poesie in tutte le sue forme, da quelle tradizionali – Endecasillabi e Sonetti, anche in lingua antica- a quelle più innovative: Haiku, Sedoka, Haiga e Keiryu.

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Musica: Beethoven – Silencio
Editing: Flora Delli Quadri
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1 COMMENTO

  1. La delicata misteriosità della musica si coniuga in modo fine alla delicatezza della favola, di un luogo caldo e simbolico come la stalla, di storie di neonati e vecchi nonni , della neve e dei principali personaggi che ,una volta ,erano diffusi, ma nascosti e mitici, le streghe. Tanti sono li Cunte, le superstizioni e i malocchi, gl’incantesimi ecc ecc ..
    Io ho dato sempre poco credito alla superstizione, alle malelingue, ma
    quanta NARRATIVA è nata nei secoli scorsi e con grande fortuna di autori ed editori.:…! mi era sfuggita Rita, questa bella storia; grazie per avermela segnalata!

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