PANTÀSEMA: Stregheria negli Abruzzi (II) – Melinda

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di Rita Cerimele [1]

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L’ultimo identikit della strega abruzzese l’ha forse tracciato lo scrittore Dino Buzzati che, in cerca dell’Italia misteriosa per i suoi reportage sul Corriere della Sera, si è fermato a Teramo nel 1965 ed ha avuto dal suo amico Franco Manocchia le informazioni sulla strega Melinda, morta a 93 anni, tre anni prima, nella sua casupola in uno sperduto paese di povera gente sul piedistallo del Gran Sasso.

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MELINDA

La sua storia è emblematica tra tutti i racconti di streghe e folklore abruzzese.
Sedotta e abbandonata a quindici anni da un giovanotto di Penne partito militare, Melinda prepara la sua prima fattura, appresa da una “commara”, con una ciocca dei suoi capelli, un bottone del suo corpetto e un pezzo di stoffa imbevuto del suo sangue mestruale, lasciandola sul letto per il ritorno dal fronte del seduttore; la fattura colpisce a segno, ma il giovane riparte e muore in guerra.
Inizia così la sua vita miserabile con due piccoli da sfamare; decide di darsi alle arti magiche e va ad apprendere da un “magarone” di Forcella** il mestiere di fare le fatture buone e da un altro di Montepradone, in provincia di Ascoli Piceno, quelle cattive.

Così Melinda, strega per nascita ma anche per miseria, per oltre settant’anni, odiata e temuta dalla gente, vive facendo i suoi sortilegi, senza tariffe per le fatture buone, accontentandosi di quanto il cliente dava a volontà: qualche carta da cento lire, un mazzetto d’agli, chiedendo anche mezzo maiale di compenso per le fatture rivolte al male.

Una vita miserevole e triste che spinge i due figli, appena giovani, ad emigrare e a non dare più notizie alla madre, che conduce la sua vita applicando l’antico codice della stregoneria locale tramandato a voce di strega in strega: una che sa benissimo quando fa il bene e quando fa il male, che non si illude e sa di non poter evitare l’inferno.
C’è per lei una sola salvezza: se al momento della morte, quando il diavolo aspetta alla porta, qualcuno apre un buco nel tetto per dove l’anima possa fuggire.
E…. sembra proprio che qualcuno abbia fatto il buco nel tetto alla sua morte!

Melinda ha fatto migliaia di fatture, per far impazzire d’amore trafiggendo con spilli e chiodi le fotografie o preparando polverine con erbe speciali da versare nel caffè delle vittime, o trasferendo una malattia da una persona all’altra, ma anche opere buone, vivendo sempre sola ed evitando ogni anno di farsi vedere per la messa di Natale perché sarebbe finita sicuramente ammazzata….

 

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Il Cattolicesimo, diffuso in tutto l’Impero a norma di legge, dovette fare i conti con le divinità, i riti e le usanze locali, in particolare nelle aree rurali, dove credenze popolari e tradizioni magiche esistevano da secoli.
Nessuna legge, per quanto severa e restrittiva, può abolire di colpo tradizioni consolidate, per cui i contadini non trovavano affatto strano recarsi alla messa domenicale e, sul sagrato, girarsi e fare un inchino al dio Mithra; e, contemporaneamente, pregare Cristo ed erigere piccoli altari di legno con idoli di pietra nelle campagne, per favorire buoni raccolti, ed ai crocicchi per proteggere dai pericoli i viandanti.

La Chiesa, costretta a venire a patti con questa sgradita, ma innegabile realtà, corse ai ripari canonizzando molte divinità pagane, allungando a dismisura la lista dei santi.

La gente del popolo considerava il Cristianesimo un miscuglio di religione e magia, cosa che si rivelava nelle festività, dove Dio, antichi dei e santi ricevevano democraticamente ciascuno il proprio culto.
L’arcivescovo di Chartres, Giovanni di Salisbury, disse che “il miglior rimedio contro la stregoneria è il rifugiarsi nella fede, senza dare ascolto a queste menzogne e senza far caso a così lamentevoli follie”.

La caccia alle streghe iniziò nel 1330, e terminò nel 1700. Ebbe rilevanti specificità regionali.
La stregoneria è però, ancora un fatto attuale, come ricordano le vecchie di paese. Ancora oggi ci sono donne in Abruzzo che usano le erbe per togliere malefici o per creare legamenti d’amore.

Fonti:
Guida alle streghe in Italia – di Andrea Romanazzi
Le superstizioni degli Abruzzesi – di Emiliano Giancristofaro
Streghe: dramma, emozione, turbamento in un mondo che ci appartiene- di Franco Di Silverio.

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*Pantàsema: antica figura femminile legata ai riti agricoli della cultura pagana del centro Italia, particolarmente presente nei territori laziale e abruzzese
**Forcella: quartiere di Napoli

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[1]Rita Cerimele: molisana di Agnone (IS), ama scrivere racconti memory, fantasy e favole. Compone poesie in tutte le sue forme, da quelle tradizionali – Endecasillabi e Sonetti, anche in lingua antica- a quelle più innovative: Haiku, Sedoka, Haiga e Keiryu.

Musica: The Life of the Witch
Editing: Flora Delli Quadri

 

3 Commenti

    • Buongiorno Sig. Gabriele, nelle fonti ho elencato i libri che potrebbero interessare per un ulteriore approfondimento.
      Guida alle streghe in Italia – di Andrea Romanazzi
      Le superstizioni degli Abruzzesi – di Emiliano Giancristofaro
      Streghe: dramma, emozione, turbamento in un mondo che ci appartiene- di Franco Di Silverio.

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