PANTÀSEMA: stregheria negli abruzzi (X) – Le Herbare

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di Rita Cerimele[1]

“Non v’è cultura medica valida che io fabbisogni
se non quella da me appresa dalle Streghe Herbarie.» (Paracelso) erbare1

Le guaritrici molisane: le Herbare dell’Appennino

I confini tra stregoneria e cristianesimo si fanno sempre più labili man mano che ci si avvicina verso l’estremità del tacco d’Italia, lasciando spazio alla religione popolare detta anche pagus italico¹.
Le fattucchiere mescolavano tranquillamente simboli cristiani e pagani, usavano i santi come loro ispiratori per compiere magie o miracoli, nel senso che tutto poteva tornare utile alla riuscita di buoni propositi.
La strega non era considerata elemento di disturbo per la società ma ne era parte integrante per il suo ruolo di guaritrice da rispettare e temere. Era la figura che sostituiva il medico consigliando rimedi e medicamenti per disturbi di vario tipo, a lei ci si rivolgeva chiamandola Bella Donna o Vecchia.

Si narra che a Campobasso le streghe si ungessero con unguenti speciali in modo da rendersi invisibili per rapire i bambini al calar delle tenebre, ma allo stesso tempo, alla mascara², ci si rivolgeva quando ne veniva partorito uno, per fare in modo che ella lo potesse proteggere con le sue potenti orazioni.

I culti femminili rappresentavano l’incarnazione della capacità di  dare la vita. All’epoca si pensava che la medicina fosse un misto tra antichi testi, destino ineluttabile e condotta morale; si identificava nella cura con erbe e prodotti naturali, in cui le donne eccellevano, grazie a tradizioni specifiche. Non esisteva alcuna autorizzazione per esercitare l’attività medica, né una linea guida a pratiche ad essa correlate, per cui spesso ci si imbatteva nel physicus, cerusico, frate infermiere, taumaturgo, ciarlatano, saltimbanco, norcino, cavadenti, conciaossa, anche se le loro prestazioni erano viste con sospetto. Le categorie più efficienti, appartenevano alle donne identificate nelle figure di donna delle erbe e donna dei parti.

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Il potere ecclesiastico vedeva di pessimo occhio l’attività delle erboriste, quasi queste avessero la capacità di sottrarne consenso senza osservare i dettami da esso propugnati. Gli ecclesiastici consideravano le epidemie punizioni divine, cui andava posto rimedio combattendo il maligno. Quale migliore terapia se non pentirsi dei propri peccati?

Le herbarie non erano solo semplici conoscitrici  di qualità e funzioni delle erbe medicinali, ad esse abbinavano sapienza antica e capacità psicologica, per questo motivo veniva riconosciuto loro prestigio e censo sociale; ciò era importante per la stabilizzazione della società stessa. All’epoca il favore popolare era importantissimo per evitare il panico di massa: la paura delle malattie, il pericolo di morte e le gravi epidemie contro cui non esistevano altri rimedi.

In contrapposizione a queste donne i monaci crearono all’interno del monastero piccoli orti. Catalogavano le erbe officinali descrivendone le caratteristiche riportate in libricini chiamati Hòrtuli, attraverso i quali trasmettevano tali conoscenze solo agli altri monasteri, tutto doveva rimanere circoscritto al loro interno. Le herbarie, le sapienzali, non avevano bisogno di scrivere, in quanto lavoravano su tutto il territorio e si tramandavano oralmente ciò che riuscivano a imparare esercitando la propria sapienza.

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 La storiografia ufficiale ha eliminato ogni traccia del ruolo che esse ormai di fatto, detenevano di diritto all’interno della società pre e post-medievale. Fortunatamente giungono in soccorso proprio i verbali di “quei processi” che hanno fatto da allucinante supporto giuridico al genocidio, da cui si evince chiaramente che queste donne conoscevano l’uso delle erbe medicinali, si occupavano dei parti e di tutta la medicina di derivazione druidica e romana.

L’utilizzo delle piante risale a oltre diecimila anni fa, persino i Sumeri facevano precisi riferimenti al timo così come nella Bibbia si parla di anice.

Alcune domande sorgono spontanee: le famigerate streghe, erano dunque guaritrici? Donne in possesso di un potere talmente elevato da dare fastidio a coloro che invece ne erano investiti in via ufficiale? E’ stato per questo motivo che tale immagine di donna andava ridimensionata se non addirittura distrutta? Rispondono i tristi fatti verificatisi in seguito nel corso della storia.

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Fonti: Fabio Garuti – Le Streghe di Benevento Andrea Romanazzi – Guida alle streghe in Italia 

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Note:
¹ pagus italico: concessione da parte di Roma di una forma di autonomia amministrativa e religiosa alle comunità locali;
² mascara: termine usato per indicare le streghe, si ritrova in libri antichi del 1565.

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[1] Rita Cerimelemolisana di Agnone (IS), ama scrivere racconti memory, fantasy e favole. Compone poesie in tutte le sue forme, da quelle tradizionali – Endecasillabi e Sonetti, anche in lingua antica- a quelle più innovative: Haiku, Sedoka, Haiga e Keiryu.

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Musica: Hevia – Busindre Reel
Editing: Flora Delli Quadri
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