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PANTÀSEMA: Stregheria negli Abruzzi (IV) – La Marcatura

 di Rita Cerimele

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In Abruzzo interpellando i vecchi di paese, ci si rende conto che ognuno di essi ha una storia tutta sua da raccontare riguardo alle streghe. Essi spiegano, che  queste donne, erano in unione con gli spiriti maligni e in possesso di poteri soprannaturali, e volendo, potevano anche trasformarsi in animali domestici, per cui, nel caso si dovevano annullare questi poteri, bisognava praticare la marcatura.
Di seguito vengono riportate alcune testimonianze.

Antonio Anello – n.1923 – Atri (TE)
«Una ragazza strega, una notte, andò a trovare il suo fidanzato che, sentito il vento vicino al letto, prese il coltello e quando colpì nell’aria, apparve la ragazza tutta nuda. Il ragazzo chiamò il padre e la madre, la vestirono con dei panni di casa e la riportarono a casa sua. Da quel giorno ella, non tornò più strega perché, con la goccia di sangue della marcatura, se ne era andata la virtù».

Leonello Di Nardo – n.1928 – Bucchianico (CH)
«Mia cugina era nata la notte di Natale e per questo, dall’età di due anni certe notti spariva: se la venivano a prendere le streghe. Questo è successo, finché non l’hanno marcata con un ago arroventato; è stata la levatrice a farlo sotto il piede sinistro facendole uscire un po’ di sangue, così la bambina perse quella virtù e la notte, non uscì più con quella compagnia. Allo stesso orario in cui spariva la bambina, spariva anche il cavallo di un vicino di casa; forse, serviva per portare lei».

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Raffaele D’Onofrio – n.1928 – Vacri (CH)
«Una bambina di sei, sette anni, veniva portata in giro la notte dagli stregoni perché era nata vestita e la mamma, la camicia, l’aveva conservata.
Allora la gente disse alla mamma, che quando sentiva la bambina strillare perché “se la venivano a pigliar”, lei, con un ferro arroventato, la doveva marcare per farle uscire un po’ di sangue, così non ci poteva andare più perché perdeva quella virtù. La mamma così fece, però gli stregoni per dispetto fecero ammalare la bambina. Per guarirla, la dovettero portare da diverse magare».

Pasquale Di Girolamo – n.1931 – Carpineto Nora (PE)
«Un pastore, in montagna era sempre seguito da una gatta che gli andava dietro dietro; improvvisamente appariva e spariva, gli miagolava, non si capiva che voleva; finché un giorno, il pastore prese il coltello e le fece uscire un po’ di sangue; allora, gli apparve la fidanzata che lo ringraziò per avergli levato il destino di strega».

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La marcatura si praticava incidendo sulla pelle il simbolo della croce, e attraverso questo, veniva spezzato il legame misterico o esoterico della persona. La stessa chiesa cattolica  non lo imponeva come atto di fede ma legato alla simbologia. Eseguendola, veniva interrotto  il campo energetico creando un’apertura nella maglia, per cui, tutta la magia della quale la persona era dotata, fuoriusciva attraverso la goccia di sangue.
Questo non era fatto casualmente. Il simbolo con il quale si operava la marcatura era caricato di grandissimo potere.

Si usava l’ago arroventato per marchiare la donna  in un punto in cui da adulta, non si sarebbe visto che aveva avuto un potere magico e  riconoscerla di conseguenza come strega.
Erano tantissime le donne assoggettate a tale pratica anche dalle proprie madri, dalle zie oltre che dalle donne del villaggio. Si auto curavano così, lasciando il segno in punti nascosti: vicino all’inguine per benedire la nascita del bambino, sull’utero, quando non dava figli.
La marca veniva fatta anche sul pane per benedirlo, sul burro, sui secchi del latte, sulle porte delle stalle, in modo che la strega non potesse entrare per slegare le mucche e irrancidire il latte.

Sangue e marca sono sempre stati abbinati e le mammane curavano le “malie” per tradizione orale.
In quell’epoca non si comprendevano fenomeni quali il sonnambulismo e cosa significasse nascere con la camicia. Tutto ciò che destava motivo di preoccupazione, veniva attribuito ai malefici operati dalle streghe.

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Marchiatura operata in un punto in cui, da adulta, non si sarebbe potuto vedere

 

Fonti:
Le superstizioni degli Abruzzesi” di Emiliano Giancristofaro-Opuscolo informativo
“Streghe: dramma, emozione, turbamento in un mondo che ci appartiene” di Franco Di Silverio

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*Pantàsema: antica figura femminile legata ai riti agricoli della cultura pagana del centro Italia, particolarmente presente nei territori laziale e abruzzese

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[1]Rita Cerimele: molisana di Agnone (IS), ama scrivere racconti memory, fantasy e favole. Compone poesie in tutte le sue forme, da quelle tradizionali – Endecasillabi e Sonetti, anche in lingua antica- a quelle più innovative: Haiku, Sedoka, Haiga e Keiryu.

Musica : The Dark Side of the Witch
Editing: Flora Delli Quadri

 

About Rita Cerimele

Rita Cerimele è nativa di Agnone (IS). Scrive libri di favole e poesie. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: “Lascia che il Tempo Corra” Ed. Mondi Velati; “La Bambina con la Valigia Rossa”, “Abbiamo Tanto da Dire” e “Haiku” tutto di Etica Edizioni.

Un commento

  1. Che bell’articolo!!

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