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PANTÀSEMA: stregheria negli abruzzi (XIII) – Il Tramonto delle Streghe

di Rita Cerimele

pantasema12Il magico, il fantastico, il meraviglioso hanno continuato ad alternarsi nella storia della nostra società, facendo da scudo protettivo contro situazioni altrimenti insostenibili. Non hanno mai riguardato solo il mondo infantile, ma si sono estesi anche a noi adulti, lasciandoci molto spesso degni punti di riflessione. Ci sentiamo decisamente meglio dopo aver lasciato spazio a qualche fantasia bizzarra, accenniamo persino un sorriso sotto i baffi, e la melanconia automaticamente decade.
Questo non sempre avviene o è avvenuto.
In passato i grandi vecchi narravano storie meravigliose e agghiaccianti, le quali erano motivo di insonnia per le menti più fragili. Quel mondo, pur essendo ben definito storicamente, attraversa ancora l’immaginario moderno, arrivando a scuotere non solo le coscienze più elementari, ma lasciando il varco accessibile e praticabile anche alle menti più chiuse.
Entriamo così nel mondo del non conosciuto per dare una spiegazione a ciò che razionalmente non è traducibile.
Heidegger sosteneva che “l’uomo è un progetto gettato in un mondo smisuratamente grande nel quale può perdersi e fallire. Egli, per rimanere vicino a se stesso, accanto alla religione e alla ragione, non deve far altro che cercare energia nel modo simpatetico e nel corpo socio-cosmico del quale il magico, il fantastico e il meraviglioso sono gli indiscutibili primi attori.”

Il Tramonto delle Streghe

«Dissi di averlo visto pure io per non essere da meno dei miei amici cansanesi* che lo descrivevano con dovizia di particolari: basso, o meglio alto come ero alta io allora, col naso lungo, con le orecchie a sventola, col berretto di seta a fiori e con la mazza in mano.
Gliu mazzemariéglie, folletto ridicolo e dispettoso, che da sempre abitava nella grotta della Portella, quella più grande, che si vede benissimo dalla strada provinciale che quasi la costeggia e si vede ancora meglio dalla Civitella che sta proprio dirimpetto. Zio Alfonso ci mise il carico entrando in maggiori dettagli. C’era un tesoro lì, un immenso tesoro, nascosto nella roccia, e gliu mazzemarieéglie lo sorvegliava sia di giorno che di notte munito di una grossa mazza (da qui mazzemariéglie) con la quale lo difendeva da chiunque tentasse di derubarlo. Avevano provato in tanti a violare la grotta ma non c’era ancora riuscito nessuno. Giovani vigorosi armati di spade e di lance avevano provato a combattere contro quel coso strano ma avevano dovuto desistere, nessuno poteva vincere contro la forza magica del suo bastone. Peraltro, come fanno tanti animali selvatici compresi i lupi, se non veniva disturbato non dava fastidio a nessuno. Solo quando dormiva si poteva tentare di entrare… ma piano… con il passo felpato… ad esplorare la grotta…, stando molto attenti a non svegliarlo e a non sfiorare la mazza. Questa rivelazione dava ogni volta la stura a mille domande, le più impertinenti e sfrenate, o le più ingenue e sognanti.

-Non è vero niente! Non metterle in testa strane idee!” – diceva mia madre a zio Alfonso. E queste parole valevano per me come la migliore delle conferme che era tutto vero e che forse c’era pure dell’altro….

Zio Alfonso continuava: –Ci sarebbe voluto il bastone di quel folletto, per punire quella brutta strega che ha segato con la lima e la raspa i denti della cognata. L’aveva accecata l’invidia perché quella era più bella di lei in virtù del sorriso e della bianca dentatura. La povera vittima non usciva più di casa, e chi passava davanti a casa sua, la sentiva piangere e lamentarsi.

-Davvero? Le ha segato i denti? Ma allora, le streghe non girano solo di notte! – chiedevo io cominciando ad ingoiare la saliva assoluta, – come si fa a riconoscerle?

“Le streghe – spiegava zio Alfonso – sono le femmine che nascono la notte di Natale e portano il costume cansanese* come le donne del paese, con una differenza: mentre le altre si pettinano i capelli, li intrecciano e si coprono la testa con i fazzoletti bianchi ricamati, le streghe portano i capelli lunghi, sciolti, e spettinati.

Allora sono di carne ed ossa come noi!

-Sono come noi, ma si possono trasformare in spirito, solo così possono entrare nelle stanze chiuse dal buco della serratura.

Alfo’, finiscila!– diceva mamma.

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Sono di carne ed ossa come noi!

Ma lui, continuava a bassa voce: -Schhhh! Una volta un giovane di Cansano* che si chiamava Rocco a notte fonda di ritorno da campo di Giove, era andato dalla fidanzata, incontrò un gruppo di streghe che stavano ballando sull’aia. Subito lo presero nei loro lacci, e lo fecero ballare insieme a loro, tutta la notte. Rocco non ce la faceva più, ma loro ridendo e sghignazzando, lo tormentavano con la forca e gli comandavano di continuare a ballare: balla, balla, balla! E quel poveraccio rispondeva: ballo quanto posso, e se esco vivo da queste pene…la sera non uscirò più! Un’altra volta rapirono un giovanotto mentre dormiva, lo spogliarono nudo e lo trascinarono in piazza dell’Undenare, e ballando intorno al fuoco, lo torturarono a sangue tutta la notte. All’alba lo portarono vicino all’abbeveratoio e lo gettarono dentro.

Perché lo torturarono a sangue? – Era mia quella voce che tremava?

Alle streghe piace il sangue, specialmente quello dei bambini piccoli. La notte entrano nelle case e vanno a succhiare il sangue dei neonati. A volte gli fanno venire la verminaria e i bambini si svegliano piangendo per i forti dolori di pancia. E ai grandi fanno le fatture e li fanno impazzire.

E come facciamo? Come si fa, contro di loro che possiamo fare? – chiesi, andando con gli occhi verso la serratura del portone di casa, che mi parve smisuratamente grande, e verso i pannolini di mio cugino piccolo stesi ad asciugare, così belli bianchi e profumati, immaginandoli già imbrattati del sangue che colava dalla bocca delle streghe.

Qualche rimedio c’è– cominciò ad impietosirsi zio Alfonso – contro la loro invidia e contro tutte le loro malvagità”. I bambini possono mettere intorno al collo le collane di aglio contro la fattura della verminaria perché le streghe non sopportano l’odore dell’aglio.

Neanch’io… pensavo. E già mi vedevo con quel brutto e puzzolente ornamento lontano anni luce dalla bellezza delle mie collanine d’oro, ma se serve per scacciare le streghe!

Si possono usare i corni e i gobbetti a forma di ciondolo, le chiavi che tintinnano, i ferri di cavallo, le tenaglie messe fuori la porta di casa, le mezzelune, i sacchettini appesi al collo o tenuti in tasca insieme a sette chicchi di sale grosso. Il sale è potente contro tutte le invidie. Insomma, ci sono tanti rimedi per farle scappare via. Ma il rimedio migliore è di lasciare dietro l’uscio una scopa di saggina, o una grossa sega, un mazzo di spighe di grano, le mazzocche rosse con tutto il barbiglio, ma la scopa, quella, secondo me, è la miglior cosa.

Perché?

Perché le streghe sono così curiose che si mettono a contare i chicchi delle spighe e i fili della scopa e non entrano nelle case finché non hanno contato tutti i fili e tutti i chicchi: così passano tutta la notte a contare, poi si fa giorno e devono andare via per forza, perché hanno paura della luce del sole, stanno bene solo al buio. Sono padrone della notte come  i lupi mannari.  Anche loro nati la notte di Natale.

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I lupi mannari nascono la notte di Natale

Anche loro? – ormai il mio corpo era tutto teso e quasi non lo sentivo più.

Il lupo mannaro è come una malattia. A mezzanotte da uomo diventa lupo e va in giro ululando e camminando a quattro zampe, cerca l’acqua dei pantani per rivoltarcisi dentro. Una volta di notte una donna del Casale si affacciò alla finestra mentre aspettava il ritorno del marito. Si affacciò perché sentì il lupo mannaro e per lo spavento le cadde il fazzoletto in mezzo alla strada. Il lupo mannaro addentò il fazzoletto e se ne andò via. Il giorno dopo la giovane era tutta affaccendata a preparare gli abiti e la colazione per il marito, e mentre lo accarezzava, si accorse che aveva in bocca un brandello del suo fazzoletto. Fu tale il suo terrore che si ammalò e morì per la paura. Contro un lupo mannaro non so che si può fare ma contro una strega un rimedio c’è: bisogna riuscire a pungerla con una punta di ferro in qualche parte del corpo e farle uscire un po’ di sangue, così la strega è ferrata, quindi si è liberata e non fa più male a nessuno. Ogni creatura nata la notte di Natale si deve ferrare, si deve ferire per farle uscire il sangue guasto, così non può incantare più.

Non dirle certe cose, altrimenti se le sogna la notte!–  Mia madre venne a stoppare definitivamente la drammatica conversazione. I miei sogni di bambina erano stati variamente popolati da poche fate e molte streghe. Ricordo bene la sudarella di certi forzati risvegli notturni, e la vergogna di dover confessare il perché di tanto batticuore, a mia madre, che non aveva paura di niente. L’idea di ferrare una persona come si ferravano o marchiavano a fuoco gli animali, che in un altro momento mi avrebbe sconvolta, mi diede un gran sollievo.

Quest’anno sono andata di rado a Cansano*. Una delle ultime volte, all’imbrunire, mi sono accorta che una statua bianca della Madonna di Lourdes, quasi fosforescente, è stata messa proprio dentro la grotta de “gliu mazzemarieglie”.»

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I miei sogni di bambina erano stati variamente popolati da poche fate e molte streghe.

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Fonti: Voci e Scrittura – Nicolina D’Orazio –  Quaderno Peligno n.12

*Cansano: paesino  situato a 12 km da Sulmona, su un colle in prossimità della valle Peligna. a 835 m sul livello del mare.
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[1] Rita Cerimele: molisana di Agnone (IS), ama scrivere racconti memory, fantasy e favole. Compone poesie in tutte le sue forme, da quelle tradizionali, Endecasillabi e Sonetti a quelle più innovative, come l’Haiku e altri componimenti di origine giapponese traslitterati nella propria realtà occidentale. Tra le sue pubblicazioni si annoverano due favole adatte a tutti: “La Bambina con la Valigia Rossa” e “Abbiamo Tanto da Dire” Casa Editrice – Etica Edizioni.

 Editing: Flora Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

 

About Rita Cerimele

Rita Cerimele è nativa di Agnone (IS). Scrive libri di favole e poesie. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: “Lascia che il Tempo Corra” Ed. Mondi Velati; “La Bambina con la Valigia Rossa”, “Abbiamo Tanto da Dire” e “Haiku” tutto di Etica Edizioni.

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