Pace e Sonno

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di Modesto Della Porta[1]

ladro in casa

Pace e Sonne

L’àvetra notte ‘Ntonie di Fanelle
s’arisbijà sentenne nu remùre.

Smuvì la cocce, e tra lu chiare e scure,
vidì nu latre ‘nche nu scarapelle,
che jave sbuscichènne le vedelle
dentr’a li stipe e pe’ le tiratùre.

“Nu latre? Chi sarà ‘stu puverelle!.”,
pinzà. Po’ ‘nche lu tone cchiù sicure:

“Gioie di zi’ – je fece – giuvinotte,
ti pozza benedire la Madonne!
‘N ci trove manche sale i’ di jurne:
che pu’ truvà’ mo signurì di notte?”

S’ariccuccià la cupertòle atturne
e ‘n santa pace aripijà lu sonne.

Pace e Sonno

L’altra notte Antonio di Fanella
si svegliò sentendo un rumore.

Alzò la testa e, nella penombra,
vide un ladro con uno scalpello,
che andava rovistando le stoviglie
dentro gli stipi e nei cassetti.
“Un ladro? Chi sarà questo poveretto!.”,
pensò. Poi con il tono più sicuro:
“Gioia di zio, – gli disse – giovanotto,
ti possa benedire la Madonna!
Non ci trovo niente di niente io di giorno:
che ci può trovar vossignoria di notte?”

Si riavvolse la coperta addosso
e in santa pace riprese a dormire.


[1] Modesto Della Porta, abruzzese di Guardiagrele, 1885/1938 è stato un poeta italiano. Esercitò il mestiere di sarto. La sua cultura quindi, più che nascere dai libri scolastici, derivò dalla conoscenza dei proverbi e delle tradizioni abruzzesi. Gli si dà il merito di far conoscere la vita delle genti abruzzesi di un tempo: una vita povera, umile e fatta di immani sacrifici.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

3 Commenti

  1. Dolce ed eterna poesia , espressione di preoccupante e insieme rasserenante situazione…
    E’ una delle tante poesie che ho mandate a memoria! Già perché io “amo” anche MODESTO DELLA PORTA!

  2. Il grande Modesto Della Porta, con le sue poesie ha raccontato una parte del suo mondo, ha fissato con le parole immagini che rimarranno chiare ed indelebili in ogni memoria, ha immortalato una società con le sue povertà, con le sue miserie, con le sue speranze, facendo trasparire, spesso, anchele sue fioche aspettative di vita migliore.
    Anche in questa poesia egli ci mostra il povero, la povertà ed anche chi è più povero del povero …
    La sua battuta finale, come al solito ci fa sorridere, ma ci lascia anche “l’amaro in bocca” a pensare che, per molte persone, i tempi non sono mutati. …
    Anche oggi vi sono alcuni, poveri senza colpa, più poveri di quelli descritti dal poeta e, forse, anche più fragili ma che, nella loro umiltà, non hanno mai abbandonato e non hanno mai perduto la loro dignità di persone umane …

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