Home / Cultura / Cultura Popolare / Oro rosso – Capitolo 9

Oro rosso – Capitolo 9

Questo è il nono Capitolo della Novella Oro Rosso di Esther Delli Quadri con la quale l’autrice si prefigge di parlarci, com direbbe Ujemuort’,  di:

Uomini con mani callose e cuori generosi.
Di lavoro duro e sentimenti veri,
di vite aspre di gente schiva,
di parole parca.
Di un tempo passato,
di arti antiche.
Non perché voi  lo rimpiangiate
ma perché  cerchiate in esso,
nel legame con un dialetto,
in un sentimento di appartenenza,
in uno spirito antico,
il filo della continuità
che governa
il vostro progredire.

Qui Ue’ducc’, nel lungo viaggio sui tratturi per raggiungere le zone calde della costa molisana, incontra Ernestina

Per il Capitolo 8 – oro-rosso-capitolo-8

Capitolo 9

Al mattino riprendemmo il viaggio.

Lo sguardo del mio padrone si tuffò  verso il fondo della conca.

Sulla sinistra si intravedeva appena uno “stazzo”, il recinto di riposo notturno delle greggi, affiancato da un ricovero per i pastori. Subito dopo il tratturo si biforcava.

Prendemmo la biforcazione a sinistra e dopo un po’ superammo un laghetto, abbeveratoio per gli animali. Sulle pendici dei colli intorno si vedevano altri stazzi e masserie.

I frequenti sussulti del carro facevano tintinnare le suppellettili adagiate sul pianale o appese ai ferri che sostenevano il telone e ad un sussulto più forte feci capolino col mio muso dal telone.

Ue’ducc’ sorrise e  passandomi una mano sul  pelo ironizzò.

” ….ch’ess’ è, ru fra! ….. T’ chr’div’ ca chescta eva la arrrozza d’ ru re?!? [1]

Abbaiai di rimando strofinandogli il muso sui suoi ruvidi pantaloni.

Quell’uomo era il mio salvatore, il mio padrone!

Proseguimmo sul tratturello per un lungo tratto senza incontrare nessuno. Poi in senso opposto vedemmo arrivare dei carri pieni, stipati di persone. Erano zingari.

I bambini salutarono gridando e lanciando motti al nostro indirizzo. Il mio padrone fece un cenno di saluto di rimando e proseguì.

Mano a mano che procedevamo l’aria di faceva meno frizzante. Le montagne erano alle spalle e il terreno era adesso più pianeggiante, con dolci colline.

Nella tremula calura si intravedevano passeri in volo e moscerini che danzavano al sole.

Gli odori della campagna ci avvolgevano e, condotto da una lieve brezza che di tanto in tanto si alzava, ci giungeva il profumo dei canneti.

Il mare verde del grano tremava punteggiato da papaveri rossi e farfalle multicolore accanto a campi dalle  varie sfumature del giallo sui quali giacevano grossi covoni.

La vita animale languiva in sopore; giungeva solo il frinire delle cicale.

Verso mezzogiorno Ue’ducc’ decise di fare una sosta.

Non aveva fretta. La fiera al paese dove eravamo diretti ci sarebbe stata solo l’indomani.

Cercò quindi un posto dove riposarsi. Individuò  un gruppo di alberi accanto a un corso d’acqua e ci fermammo.

Il mio padrone si diede da fare per accendere il fuoco e cucinò una abbondante polenta che doveva bastare anche per la cena  e che mangiò condendola con un paio di salsicce soffritte nella sugna.

Non  lesinò il cibo a me, che appostato all’ombra,  aspettavo paziente.

Poi si distese sull’erba e guardò il cielo.

Una pace assoluta lo invase.

Volse lo sguardo verso di me che dormicchiavo poco distante e vide uno stelo tremare sotto una farfalla.

Chiuse gli occhi e si addormentò.

Un rumore sordo ci  svegliò.

Aprimmo gli occhi su un cielo di un azzurro intenso e Ue’ducc si mise a sedere.

Con le orecchie alzate ero già all’erta anch’io.

Ad ovest dietro le colline lampeggiava.

Ci disponemmo velocemente alla partenza per cercare un riparo mentre i lampi e i tuoni si facevano sempre più vicini.

Dal carro lo sguardo del mio padrone spaziò lungo il percorso che stavamo facendo. In lontananza intravide una masseria, ma man mano che ci avvicinavamo Ue’ducc’ comprese che era solo un rudere. Ci avviammo comunque da quella parte sperando di poter trovare un qualche riparo lì. Quando fummo arrivati il mio padrone sistemò il carro addossato al muro, chiuse bene e bloccò il telone che lo ricopriva, staccò Bartolomeo e lo portò al riparo di una decrepita tettoia poi si sistemò poco distante con me e attese.

Sul muro a secco una lucertola fece capolino poi corse veloce e scomparve.

Qua e la c’erano ancora lembi di azzurro ma andavano facendosi più radi mentre le nuvole grigie e nere spinte dal vento si pigiavano tra loro avvicinandosi velocemente.

I lampi e i tuoni si fecero più vicini e caddero le prime gocce d’acqua. I passeri volarono a rifugiarsi sotto i tetti e le rondini presero a volare basse, senza stridi.

Poi ci fu lo scrosciare della pioggia.

Ue’ducc’ osservava come ipnotizzato l’improvviso  stravolgersi della natura.

Respiravamo l’odore aspro della pioggia che lavava il mondo circostante, l’odore degli alberi fradici, dell’erba bagnata, della terra, fino a poco prima riarsa ed ora  inzuppata dall’acqua. Quell’odore pungente e fresco  sembrava che avesse ogni volta  un gusto diverso. Era l’odore di passato e di futuro, di un evento uguale da sempre e sempre unico.

Poi, così come repentinamente era arrivato, altrettanto repentinamente il temporale cessò. I neri nuvoloni migrarono verso altri luoghi ed il sole tornò a splendere asciugando in breve tempo ogni traccia di pioggia.

Riprendemmo il nostro viaggio.

Avevamo percorso un buon tratto quando all’improvviso ci fu un rumore seguito da un sussulto più forte e poi il carro cominciò a sbandare.

Ue’ducc’ fece arrestare  Bartolomeo e scese a controllare.

Una ruota rischiava di uscire dall’asse.

Non era un danno grave ma significava una sosta imprevista.

Si guardò intorno. Non si vedevano masserie nelle vicinanze anche se lui sapeva di essere alle porte del paese di M.

Iniziò a lavorare per riparare il danno.

Lavorava da un po’ quando mi sentì abbaiare furiosamente. Si voltò e mi vide lanciato all’inseguimento di un’oca che starnazzava disperata.

Dopo poco dalla sommità della collinetta da cui era spuntata la prima oca ne apparvero delle altre. Ue’ducc’ si fermò a guardare ridendo:  all’apparire di tutte quelle oche mi ero confuso non sapendo quale inseguire!

Poi una voce gridò al suo indirizzo.

” …..Archiama sa besctia invec’ d’ rid’ ca m’ sta facenn’ ‘mbaurì l’ papar’ !….” [2]

Si voltò nella direzione dalla quale proveniva  la voce e vide una ragazza molto giovane che correndo cercava di raggruppare le oche e scacciare me.

Mi richiamò.

Poi aspettò che la ragazza avesse raggruppato le sue bestie e le si avvicinò.

La massa di capelli ramati, ricci, era la prima cosa che si notava in lei: lunghi fin sotto le spalle.

La seconda cosa che non si poteva fare a meno di guardare con interesse erano i suoi occhi: con ciglia lunghissime, erano incorniciati da sopracciglia non sottilissime ma ben modellate. Il loro colore di un caldo nocciola era punteggiato di pagliuzze dorate.

Le labbra carnose risaltavano nel suo viso ovale spruzzato  di piccole, graziose efelidi.

L’aspetto del volto era volitivo e dolce insieme .

Un bel naso di media grandezza, proporzionato per il viso, conferiva all’insieme un aspetto interessante, di persona risoluta.

Non era molto alta ma sulla sua figura minuta risaltava un bel seno.

Portava una lunga gonna verde scuro con sopra la caratteristica camiciola delle contadine legata allo scollo da una fettuccia e sopra un corpetto nero.

Ai piedi calzava dei logori zoccoli.

” Oro rosso…..” mormorò il mio padrone guardandola ammirato. Il colore dei suoi occhi, dei suoi capelli,  la sonorità della sua voce: tutto in lei gli faceva pensare al rame.

” …. Ch’mmuò n’n’ l’ tjè attaccat’ su cuon asciuì malament…?” [3] lo ammonì lei con tono aggressivo.

“…. N’n’ l’ sapaiva ca c’ puteva scta caccuviell…. Cas’ n’n’ c’ n’ sctjen….” [4] ribattè lui di rimando come giustificazione.

” …. Come n’ n’ c’ n’ sctjen?!? … E ji’ da dò vjengh allora….? [5] replicò lei.  

…Ji’ n’n’ zò de’ ecch…. n’ n’l’ sapajva….anzi….. m’avess’ s’r’viut’ d’ saperl’…. M’s’è rotta na rota….e add’man’ matina m’aja truuà a G.... ”  [6] disse indicando il carro.

La ragazza volse lo sguardo nella direzione che lui indicava.

” … P’ la fieria…. c’ vje p’ la fieria ..? ” [7] chiese

…Scin… So ramar’ e gir’ l’ fierie….[8] 

….Sci ramar? …n’n’ taje me visct all’ fierie ….!” [9] constatò lei sospettosa.

Ji’ mang….. Ma verament chiù ch venn accatt….[10] disse lui sorridendo

“… ram’ vjecchie’….” [11] 

“Ah, mbè …. Perciò n’t’aje  visct….mang alla fierja a U. che s’è fatta ultmament’ ....” [12] replicò lei rabbonendosi.

“Naun’, alla fierja de U n’n’c’sctava…..Ma ch’dè…. vè g’renn l’ fierje?” [13] fece lui provocatoriamente.

” Non’, eva accattà na tjella…..” [14] 

” ….p’ la famiglia taja?!?….'”  [15] chiese Ue’ducc’ curioso.

“…. Non’….. p’ l’ munachell’….. Ji’ ch’ c’avessa fa ch’ na tjella…….” [16]

” ….ch’mmuò, n’ miegn’ tjue?!…..” [17] chiese Ue’ducc prendendola in giro.

Ernestina gli piantò in faccia due occhi folgoranti.

” ….. T’ pienz’ ca ji’ camb’ d’aria?!…..” [18] 

” …. E ji’ ch’ n’ sacc’ ?!…. Sci ditt’ ca la tjella n’ eva p’ tè…..” [19] fece lo gnorri lui curioso di sapere qualcosa di più sulla ragazza.

…..e ch’ c’avesssa fa ji’ ch’ nu tjallon’ tant…” [20] rispose lei cadendo nel tranello.  “ ….s’ sò ji’ schitta….” [21] 

….. Allora famiglia n’n’ tjé….” [22]

” ….Non’ !!! ….” Poi si interruppe  e i suoi occhi mandarono lampi “…. Ma a te ch’ t’ n’ ‘mborta!!!!….”  [23] esclamò.

” ….A me” rispose lui di rimando “….. e ch’ m’ n’ ‘mborta!….. cubbell!…..” [24]

” Ah…. ‘mbè….. ” aggiunse lei ” …..megl’ aschuí ch’ n’ t’avessa m’ní n’ c’ap’ cacche’ f’r’ll’scia…..” [25]

“….. f’r’ll’scia!!! …., a me!!!!…. p’ tè!……p’ l’amor’ d’ Ddoja…… Avess’ sciut’ pazz’….. Tu min’ n’c’nat’ …. simbr’ nu CUON’ arrajet’……”  [26] sbottò lui con l’evidente intenzione di provocarla.

” …… Sci,sci….nu CUON’ arrajet….. n’ fucsie’ ru prim’ ch’ mann’ zamb’ all’aria… ” [27] replicò lei saccente.

” …. Ma ch’ mè po’ scta s’chiura…..ji’ n’n’ tjeng’ d’ f’r’l’scie, m’ facc’ la masciata maja….. A me m’n’ ‘mborta schitta d’ l’ ram….. ”  la rassicurò lui, ridendo sotto i baffi. Poi aggiunse ” Chi t’ l’ha v’ nnuta  la tjella ch sci accattata?…..” [28]

… Nu ramar…. N’n’l’eva me visct…..” rispose lei. [29] 

“Ch’mmuò, canusc r’ ramier’ tjue?” chiese lui sorpreso. [30] 

” N’n’è ca r’ canosch’ ma alle fierie c’ vaglie spiss ca alle munachell sembr caccausa je’ serv’ …. p’rciò d’ faccia m’ r’arcord chir’ ch’ vinn’n’ l’ ram’ [31] 

” …. E quir’ ch’ t’ha v’ nnuta la tjella sci ditt’ ca n’n’ l’iv’ mè visct…..!?! “ [32] 

” …Non’…. Ne l ‘eva mè visct…..ma c’mmuò, ch’ t’ n’ ‘borta?” [33]

Ue’ducc non rispose alla domanda. Sembrò riflettere un attimo, poi le chiese:

” ….la putess v’dè sa tjella ch’ sci accattata?…” [34]

” ….Ma ch’ t’narrà po’ sa tjella…. è na tjella ….. grossa…. Ma sembr tjella….” riprese lei [35]

” …. Tu n’n’t’n’ ‘ntr’cchiè…..” la rimbrottò lui ” ….m’ la può purtà’ la tjella ca la vuogl’ v’daje’…?” [36] 

“Ma n’c’ penz’ pruopria…… Ch’mmuò t’ l’avesse purtà?……. Ch’ c’ j’a fà?….” [37]

Lui prese un’aria seria e rispose:

” N’ sctjeng pazzienn’ …. è p’ nu fatt’ serje’….portam’la, viamojna…..!” [38]

Lei sembrò esitare, poi alzò lo sguardo su di lui e disse con aria di sfida:

” Ji’ t’ la port ….ma tu m’ja dic’ ch’mmuò la vuò v’daje’…..s’ no…. n’ d’ la port…..” [39]

” …e va buò…” fece lui fintamente rassegnato” t’ dich’ schitta chesct: putarrja ess’ arrubbata…..” [40]

” …..Arrubbata! ….Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria ….arrubbata…. chi la vuless’ sentì la superiora….” esclamò lei  preoccupata. [41]

” ….E mica la colpa è la taja….tu ch’ n’ puntiv’ sapaj! Ma facisc na cosa bona a  aiutarm, ca pur’ l’ munachell’ ‘n c’ truviss’r cubbell ch’ dic’..penz ji’……” [42]

La ragazza riflettè un attimo, poi prese la sua decisione:

” Va buò…. T’ la port’….. ! Trovat ecch add’man ” a chesct’ora…. ” [43]

” …add’man no ca tjeng la fieria…. Doppd’man putrarja ess’…” [44]

La ragazza assentì.

Poi sbottò ” Ma s’ m’ sci ditt’ na buscia abbada a tè…. !” [45] 

Ue’ducc fece finta di tremare di paura mentre osservava la danza delle pagliuzze dorate dei suoi occhi.

Lei rise. Una risata tintinnante come la pioggia di marzo che cade sulle grondaie di rame , pensò lui.

Poi tornò serio e la rassicurò. Non le stava mentendo.

Si diedero appuntamento per il dopodomani nello stesso luogo, alla stessa ora.

Lei chiamò a raccolta le oche.

Ue’ducc’ la guardò risalire la collina seguita dalle oche starnazzanti.

Poi scomparve alla sua vista.

segue…..oro-rosso-capitolo-10 


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 


[1] Questo è, fratello, tu pensavi che questa fosse la carrozza del re.
[2] Richiama la tua bestia invece di ridere…sta spaventando le mie anatre
[3] Perché non lo tieni al guinzaglio questo tuo cattivo cane?
[4] Non sapevo che potesse esserci qualcuno…case non ce ne sono…
[5] Come non cene stanno.. e io da dove vengo?
[6] Non sono del posto…. non sapevo…. mi sarebbe stato d’aiuto sapere…. Mi si è rotta una ruota e domani mattina devo trovarmi a G.
[7] Vai per partecipare alla fiera?
[8] Sono ramaio e giro per le fiere
[9] Sei ramaio, non ti ho mai visto in giro per le fiere
[10] Io neanche, ma, in verità, più che vendere io compro
[11] Rame vecchio
[12] Ah, ecco, perciò non ti ho visto, neanche alla fiera di U. che si è tenuta ultimamente.
[13] No, alla fiera di U. non c’ero…ma che fai..vai girando per fiere?
[14] No, dovevo comprare una pentola
[15] Per la tua famiglia?
[16] No… per le monache.. io non ho nulla da farci con la pentola
[17] Perché, non mangi tu?
[18] Tu pensi che io capi d’aria
[19] E che vuoi che ne sappia, hai detto che la pentola non era per te
[20] E che devo farci con un pentolone enorme?
[21] visto che sono sola
[22] Allora non hai famiglia?
[23] No, ma a te che importa?
[24] E che vuoi che mi interessi…Niente.
[25] Meglio così…non dovessi metterti in testa qualche fantasia
[26] Na fantasia … a me..per te… per l’amor di Dio…Dovrei prima impazzire… Neanche sei nata… sembri un cane arrabbiato
[27] Si, si … un cane arrabbiato…. non saresti il primo che mando a zampe all’aria
[28] Con me puoi stare sicura…non ho fantasie, mi faccio i fatti miei… a me interessa solo il rame. Chi ti ha venduto la pentola?
[29] Un ramaio..non lo avevo mai visto
[30] Perché conosci i ramai, tu?
[31] Non è che  ne conosco..ma alle fiere dove vado spesso perché alle monache serve sempre qualcosa…perciò ricordo il viso di quelli che vendono il rame
[32] E quello che ti ha venduto la pentola…hai detto che non lo avevi mai visto
[33] No, non lo avevo mai visto, perché che ti interessa?
[34] Potrei vedere la pentola?
[35]Che avrà mai questa pentola…è una pentola grande..ma sempre pentola
[36] Tu non intrigarti, me la porti che voglio vederla?
[37] Non pensarci proprio … perché dovrei portartela.. che cosa devi farci?
[38] Non sto scherzando…è per una questione seria… dai, portamela
[39] Io te la porto ma tu devi dirmi perché vuoi vederla
[40] e va bene, ti dico solo questo.. potrebbe essere stata rubata
[41] Rubata… Gesù Giuseppe. sant’Anna e Maria… rubata. Chi la vuole,sentire, la superiora.
[42] E mica è colpa tua…tu non potevi sapere. Ma faresti cosa buona ad aiutarmi ..anche le monache non avrebbero nulla da ridire, io penso..
[43] Va bene, te la porto…fatti trovare qui domani a quest’ora
[44] Domani no, ho la fiera. Potrebbe essere dopodomani
[45] Va bene, ma se hai detto una bugia, povero te.

 

 

 

 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.