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Oro rosso – Capitolo 14

Questo è il quattordicesimo Capitolo della Novella Oro Rosso di Esther Delli Quadri con la quale l’autrice si prefigge di parlarci, com direbbe Ujemuort’,  di:

Uomini con mani callose e cuori generosi.
Di lavoro duro e sentimenti veri,
di vite aspre di gente schiva,
di parole parca.
Di un tempo passato,
di arti antiche.
Non perché voi  lo rimpiangiate
ma perché  cerchiate in esso,
nel legame con un dialetto,
in un sentimento di appartenenza,
in uno spirito antico,
il filo della continuità
che governa
il vostro progredire.

Qui Ue’ducc si allontana dai luoghi in cui incontrava Ernestina. Un saluto triste, malinconico, mesto ma …..

Per il Capitolo 13 – oro-rosso-capitolo-13 

Oro rosso – Capitolo 14

Arrivò il tempo della partenza.

Ue’ducc si era fermato a lungo nel luogo dei loro incontri, partecipando di giorno alle fiere raggiungibili da lì e tornando per l’ora dell’appuntamento.

Ma sapeva di dover andare.

Prima di tutto a T, per controllare la merce nel magazzino. Poi aveva altri luoghi  da raggiungere per altre fiere. Ed inoltre voleva andare da suo fratello che non vedeva da lungo tempo.

Aveva temporeggiato parecchio prima di decidersi. Non riusciva a staccarsi da questo nuovo “oro rosso” che il destino aveva messo sul suo cammino.

Ma così come lui sapeva di dover andare, lei sapeva che sarebbe arrivato il momento in cui lui le avrebbe detto : “vado”.

E lo temeva.

Una sera, quel momento arrivò.

Prima che lei andasse via, lui le disse che sarebbe partito l’indomani mattina, molto presto.

Lei assentì a capo basso e tacque.

Ue’ducc’ avrebbe voluto dire tante cose ma gli mancavano le parole.

Non era uno dei suoi racconti.

Era il cuore che, senza voce,  chiedeva di parlare.

Gli sembrava che davanti a quella ragazzina, lui che aveva sempre la risposta pronta per tutti, non avesse più parole. Non gli era mai successo di provare per una ragazza una cosa del genere. Con loro si era sempre inteso bene, cameratescamente.

Non immaginava che l’animo potesse andare così in subbuglio.

Le fece aprire le mani e le poggiò prima su un palmo, poi sull’altro due orecchini che  aveva fatto incrociando dei fili di rame.

Ernestina li guardò in silenzio.

Mai aveva ricevuto un regalo in vita sua!

Li infilò delicatamente nei buchi delle orecchie e scosse la testa per farli dondolare.

Alzò lo sguardo e lo vide guardarla con aria seria.

” ….Ji’ ” le disse fissando davanti a sé un punto che solo lui vedeva   ” …so sembre sctate suole…….. Magn’ quand tjeng  fame e dorm’ quand tjeng suonn’…….Vaglie’ e vjengh ……. N’ l’ sacc’ gna putess’ ess’ ….. ch n’ondr’ chr’sctien…..”. [1]

Un attimo dopo averle dette già sapeva che erano le parole sbagliate.

Ma Ernestina non badava alle parole.

Col suo intuito sapeva che i silenzi, le pause contavano  molto di più delle parole.

Ascoltò quindi le pause del suo parlare.

” ….ch’ Ujemuort c’ sctjie’ ….. però….. ” disse poi. [2] 

Lo sguardo di Ue’ducc  si appoggiò sulla terra.

” Ujemuort’ è nu cumbà…….” disse piano.” ….è pruopria nu  …… .Ujemuort’…….” [3] 

“….. Pur’ji’ …. so n’anzè Ujemuort…” sussurrò lei abbassando lo sguardo col viso in fiamme. [4]

Lui allungò una mano e sollevò il suo viso.

Il luccichio delle pagliuzze dorate nei suoi occhi sotto la pioggia estiva gli disse più di quanto Ernestina avrebbe potuto dirgli con le parole.

” … Uoji’ a quind’c’ jurn arpass’ p’ ecch’….. p’ i’ alla fieria della Madonna d’ ru Carm’n…… pass cett’, appena fa juorn….” [5]

Lei gli sorrise e assentì.

Poi radunò le oche e si avviò.

Lui cercò qualcosa da dire per trattenerla ancora un minuto.

” … N’n’ t’aviscia fa munachella n’chisct’ quind’c’juorn’…..” le disse accennando ad un sorriso. [6] 

Lei si voltò.

” … N’n’c’ penz’ pruopria…” rispose tentando di riacquistare il suo modo scanzonato di parlare. [7] 

Poi si fece seria e disse esitante.

” …. Sid’c’enn…. vaglie p’ sid’c’enn….” [8] 

“… l’ sapajva….. va buon l’sctess’……” le disse sorridendo lui e restò a guardare le pagliuzze dorate dei suoi occhi riprendere la loro danza, sollevate. [9] 

Poi la vide salire sulla collinetta e, prima di raggiungerla, voltarsi a salutarlo con la mano.

Ricambiò il saluto.

Tutto quello che doveva essere detto, lo era stato.

 


segue ….


[1] Io sono sempre stato solo.  mangio quando ho fame e dormo quando ho sonno …vado e vengo…non so come sarebbe vivere con un altra accanto
[2] Con Ujemuort ci vive, però
[3] Ujemuort è un compagno….è proprio un “guaio morto”
[4] Anche io sono un pò Ujemuort
[5] Tra 15 giorni passerò di nuovo da queste parti. ….per la fiera della Madonna del Carmine…passerò presto, all’alba..
[6] non farti monachella in questi 15 giorni
[7] Non pensarci per niente
[8]Sedici anni…tra poco compirò sedici anni
[9] lo sapevo… va bene lo stesso

 

 

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

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