Oro rosso – Capitolo 12

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Questo è il dodicesimo Capitolo della Novella Oro Rosso di Esther Delli Quadri con la quale l’autrice si prefigge di parlarci, com direbbe Ujemuort’,  di:

Uomini con mani callose e cuori generosi.
Di lavoro duro e sentimenti veri,
di vite aspre di gente schiva,
di parole parca.
Di un tempo passato,
di arti antiche.
Non perché voi  lo rimpiangiate
ma perché  cerchiate in esso,
nel legame con un dialetto,
in un sentimento di appartenenza,
in uno spirito antico,
il filo della continuità
che governa
il vostro progredire.

Qui Ue’ducc’ ed Ernestina approfondiscono la loro conoscenza e capiscono che si piacciono

Per il capitolo 11 – oro-rosso-capitolo-11

Altosannio – foto di Antonio Carfagna

Oro rosso – Capitolo 12

Si rividero l’indomani.

Ue’ducc’ regalò a Ernestina dei fili di rame per difendere le colture dell’orto dall’assalto delle lumache spiegandole come usarli.

Quindi le chiese informazioni circa l’uomo che le aveva venduto il tegame.

Ernestina rifletté un attimo.

Poi lo descrisse come  abbastanza giovane, con occhi scuri e capelli sul biondo. Ricordò, quindi, alcuni dettagli che l’avevano colpita: l’uomo aveva una cicatrice sulla mano sinistra e un occhio strabico.

Ue’ducc’ si accalorò.

La descrizione corrispondeva a quella dell’uomo da cui si era sentito osservato alla fiera di G. e il dettaglio ricordato da Ernestina coincideva con quello ricordato dalla figlia del commerciante a cui aveva chiesto informazioni!

In un attimo ebbe la certezza che fosse quello il colpevole dei furti che  si era spacciato per ramaio in qualche fiera per rivendere il rame rubato. Se era così, era anche probabile che l’uomo non avrebbe osato vendere nessuno degli oggetti di rame in suo possesso nelle fiere alle quali lui, Ue’ducc’, avrebbe partecipato perché evidentemente sapeva chi lui fosse. Era forse quello il motivo per cui lo aveva osservato nel corso dell’ultima fiera?

Ernestina lo fissava in silenzio intuendo il lavorio della sua mente per arrivare a capo della faccenda utilizzando i dettagli che lei gli aveva fornito.

Era fiera e orgogliosa di essergli stata così utile.

” … Sci na brava citra…” disse lui dopo aver taciuto per un po’ ” ..n’t’ scappa cubbell d’chell’ ch’ vid’….” [1]

” Brava so brava “ ribatté lei piccata ” ma t’ l’hai ditt’ …. N’zo na citra….” [2]

Lui rise guardandola.

Si ” citra” forse non era, ma era comunque molto giovane.

” Quand’enn’ tjé?” le domandò nuovamente. [3]

” Ohjoi…. T’ l’ so ditt’ ” rispose lei ” …. vint….” [4]

” Ehmmmm…” replicò lui dubbioso “…, va buò,  citra n’ sci ….ma manch vint’enn tjè!!!….” [5]

Lei continuò ad insistere per convincerlo.

In realtà avrebbe compiuto di lì a poco 16 anni, ma non voleva sembrargli così ” piccola”.

Continuarono a beccarsi ancora un po’.

Poi, guardando il carro,  lei gli chiese quali fossero i posti dove lui andava a comprare il rame.

Lui cominciò a raccontare e così lei comprese che la sua era una vita da girovago.

Sorpresa, chiese a sua volta se avesse  famiglia, scoprendo così che anche lui, come lei, era solo. Tranne un fratello frate, aggiunse lui.

Un pensiero le attraversò fugacemente la mente.

Forse se lei fosse stata a conoscenza prima del tipo di vita che lui conduceva  avrebbe avuto molte esitazioni a intrattenersi con lui!

Chi non è stanziano ha da sempre sollevato pregiudizi in chi invece lo è poiché viene considerato eccentrico, diverso e facilmente  emarginato. Questo modo di pensare e di agire, pensò Ernestina, era anche il suo dato che lei aveva assorbito quello della comunità nella quale era abituata a vivere.

Invece, adesso che lo aveva conosciuto, sapere che era un ” girovago” non creava in lei pregiudizi di nessun genere. Anzi, per tanti aspetti lo invidiava. Lei non era mai uscita dai confini del suo paese se non per andare in qualche fiera nei paesini vicini!

A volte aveva perfino sperato di essere morsa da un cane nel qual caso, si era augurata, chiunque l’avesse soccorsa si sarebbe trovato magari costretto a portarla in un paese abbastanza grande dove potesse essere curata.

Glielo disse.

Ue’ducc’ sbottò in un’allegra risata e mi chiamò perché “l’accontentassi” come lui si espresse scherzando.

Ma io dopo essermi avvicinato, restai incerto a guardarli e quando Ernestina cavò dalla sua “mandera[6] un pezzetto di pane vecchio che lei teneva per le oche, mangiai dalla sua mano, segno che non la consideravo una nemica.

‘N’n’è ch’ fà!” esclamò Ue’ducc ” t’hj’a truuà n’ondr cuone ca quisct t’ r’ sci accattat’ ch’ s’ pan’….!”. [7]

Risero entrambi.

Giunse presto l’ora di andare per Ernestina.

Si salutarono un po’ in imbarazzo.

Nessuno dei due riusciva a trovare una scusa per potersi rivedere.

All’improvviso Ue’ducc’ ebbe un lampo.

” …N’è ca t’nassit’ ram’ viecchie’ arru cunviend’ ….. S’ l’ puort add’man’ ji’ l’accatt’……” [8]

” ….Caccusarella c’ scta….. ma avess addumannà alla superiora e…. N’n’ l’ sacc’ s’ m’ facess’ arm’nì …. Ecch a te….” rispose lei tristemente. [9]

Poi le sue pupille ebbero un guizzo e le pagliuzze dorate dei suoi occhi ripresero la loro danza briosa.

“… Però alla casa maja tjeng na tjella….. t’ la pozz venn….. Tant ij’ ch’ c’aja fa  s…” [10]

” ….s ‘ sci tu schitta…” concluse per lei Ue’ducc’. [11]

Risero entrambi e si diedero appuntamento per l’indomani.

Ernestina chiamò le oche che si avvicinarono e si avviò in cima alla collina. Prima di raggiungerla si volse e salutò con la mano.

Ue’ducc ricambiò il saluto.

Abbaiai piano.

” T’ piece’ pur a te Ernesctina …….” commentò lui sorridendo. [12]


segue …..oro-rosso-capitolo-13 


[1] Sei una brava ragazzina….non ti sfugge nulla di quel che vedi
[2] Brava, sono brava, ma non sono una ragazzina
[3] Quanti anni hai?
4] Oddio, te l’ho detto…venti
[5] Va bene, ragazzina non sei, ma neanche hai vent’anni
[6] Grembiule
[7] Che cosa fai…devi trovarti un altro cane che questo lo hai comprato con questo pezzo di pane
[8]No hai, per caso, del rame vecchio al convento…..se lo porti domani, io lo comprerò
[9] Qualcosa c’è..ma dovrei chiedere alla superiora…..non so se mi consentirebbe di tornare qui da te
[10] Però a cada mia ho una pentola…posso venderla….tanto, non so cosa farmene
[11] sei sola
[12] Piace pure a te Ernestina….


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

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