NONNA RACCONTAMI: Zia Marietta

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Racconto vincitore ex aequo per la categoria “adulti” di Luigia Primavera Ciarniello

Illustrazione di Mazza

IO VENGO DALLE CASE DI PIETRA, scarne, essenziali come la vita di chi le abita. Confinanti con la campagna dura che nulla regala, un mandorlo, un ciliegio, un pesco negli orti ben curati, un lillà o una rosa sono gli unici lussi consentiti. Le case di pietra che raccontano di vite vissute, al ritmo del sole che nasce e che tramonta tra belati e nuvole rosse e le rondini nel cielo di primavera quando ci sfioravano per poi volteggiare nell’aria viola che annunciava la sera.

Allora le case di pietra accoglievano uomini e donne stanchi con le mani callose sporche di terra, le mani contorte come rami secchi, le mani rugose, le mani tuffate nell’acqua fredda del bacile, le mani impastate di farina, le mani che accendono i fuochi e le case di pietra diventavano i cuori pulsanti di quel mondo.

Nessuno di noi pensò mai di andarsene da quei cieli, di respirare altra aria se non quella che ci aveva nutrito di sole e di neve. Avevamo pensieri leggeri che diventavano sogni lungo le ciglia scure della notte, avevamo giochi intrecciati alla terra, al fiume, ai boschi, eravamo farfalle danzanti, o lepri fuggiasche o astute volpi e anche lupi famelici, eravamo il soffio del vento che accarezzava la terra, la pioggia che bagnava le foglie, avevamo l’odore della neve e della legna bruciata nei camini delle case di pietra.

Io vengo dalle case di pietra, come te. Ho respirato, come te, le rose di primavera e il grano maturo dell’estate e le nebbie di novembre e la neve. Come te mi sono nutrita di quel pane così sudato e ho bevuto a quelle fonti al chiarore dell’alba. Il respiro del vento ci accarezzava le gambe nude, le gambe graffiate dai rovi, le gambe agili che saltavano fossi, che correvano veloci dietro greggi sfuggite al controllo. Come te ho respirato l’estate, sdraiata tra i covoni di grano e il sonno dei mietitori stanchi, le stelle erano così brillanti che non ci stancavamo a contarle.

Nessuno di noi, allora, pensava di lasciare quel mondo di vento e di nuvole, dove le voci divenivano sussurri nei nostri sogni di bambini. La vita è trascorsa, srotolata negli anni, eternata nei figli, alimentata da speranze, appesantita da delusioni, ma le case di pietra sono là, cuori invecchiati ma ancora pulsanti che ci attendono sempre, con i camini accesi, con le luci fioche che rischiarano la sera e le mani callose sono diventate più scarne, scosse da leggeri tremori.

Hanno assistito al tramonto di tante vite, hanno vissuto tante veglie tra chiacchiere e caffè dolce, in attesa dell’alba che tutto rischiara e allora anche il buio della morte diventa sopportabile. L’anima graffiata dalla vita, dai sogni sfioriti con la giovinezza, trova rifugio e sollievo nelle vecchie e silenziose case di pietra e nelle albe come questa quando la morte entra nella vita, respira piano e piange silenziosamente mentre il cielo di marzo gioca con il vento che ti sussurra ormai parole a noi sconosciute.

Bagnoli del Trigno

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Questo racconto è stato presentato al concorso “Nonna Raccontami” organizzato nel 2012 dalla Rivista La Perla del Molise diretta da Michela Mastrodonato. Il Racconto è riportato nel  
n. 29-30-31 – (Sett 2011-Ago 2012) della Rivista stessa ed è stato pubblicato anche sul sito: www.associazioneabam.it

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