Non è consigliabile passare per la Piana delle Cinque Miglia quando nevica

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di Franco Valente

Non è consigliabile passare per la Piana delle Cinque Miglia, a Roccaraso, quando nevica.
Nel tratto di pochi metri vi può essere una escursione termica di decine di gradi per un effetto molto particolare di inversione termica.
Trecento soldati veneziani vi morirono assiderati nel 1528 e l’anno dopo addirittura seicento fanti al servizio del principe Filippo d’Orange rimasero sotto la neve. Fu proprio Carlo V, impressionato da quell’episodio, a ordinare la costruzione di 5 torrioni che dovevano servire da rifugio, attrezzati di «…legna focaie, focile, esca, zolfanelli, onde fuoco appicciare, et sostentar la vita…».

Qualche anno dopo Paolo Giovio, (Historiarum sui temporis) nel 1553 così riferiva: «Inter duas Apennini arctas fauces imminentium utrinque altissimorum montium, adversis iugis, non multum latam, verum plana vallis extenditur, spatio quadraginta fere stadiorum. Hunc locum incolae Peligni Quinque Milium Planum appellant. Haec autem est eius angusti itineris natura, ut exorti venti quum ingruant, contrario in sese, et rapidissimo impetu convolvantur; sublatus nives e iugis deijciant, et in gyros per aera vertant; quibus media in valle iter habentes, intercluso spiritu repentesuffocent et perimant. Propterea explorare oportet in constantis…».

Di questo luogo così particolare parlò anche Leandro Alberti (Descrittione di tutta Italia, 1551): «…Poi si cammina per una via non molto lunga, ma molto stretta, et aspra, fra l’altissime rupi de gli stretti, et scabrosi monti, per giunger’alla pianura di Cinque Miglia, talmente nominata dalla lunghezza, che tiene di cinque miglia. Questo luogo è molto rimembrato ne i Superecquani de i Peligni. Questa pianura ne’ tempi dell’estate, è molto amena, et dilettevole, imperò che da ogni lato si veggono bei prati vestiti di verdi herbette, et di varji fiori, ma per il contrario, nel tempo del verno, ella è molto strana, et pericolosa da passarvi per essere posta tra questi altissimi monti (benche sta però assai larga, et lunga) conciosia cosa che quando casca la neve dell’aria, et spirano i venti, et quelli non ritrovando la uscita larga, rivoltandosi a dietro, parendo che vogliono combatter insieme, alzano la neve caduta, et parimente quella che allor scende dall’aria, et la portano l’una contra l’altro con tanta forza, che scontrandosi insieme gittarebbero a terra ogni gran cosa, et la invilupparebbono suffocati fra la gran neve. Et per tanto se in quei tempi si ritrovassero gli huomini nel mezo di detta battaglia de’ venti con la neve combattuta, senza dubbio alcuno sarebbono suffocati dalla neve. Vero è, che ne’ detti tempi del verno, osservano i viandanti il tempo che sia quieto, et così allora senza pericolo fanno il loro viaggio…».

Editing: Francesco Di Rienzo

Copyright: Franco Valente

1 COMMENTO

  1. Molto interessante quanto ci racconta Francesco Di Rienzo sulla “Piana delle Cinque Miglia quando nevica”. Sotto il profilo militare par di ricordare quanto accade alle truppe napoleoniche e hitleriane in Russia. Avremmo potuto avere anche noi il “nostro generale inverno”!

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