Nicodemo De Simone, fine ed originale intagliatore di Agnone

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di Augusto Di Marzo

A.D. 21 Aprile 1755 Agnone Chiesa Evangelista
“Io infratto Arciprete della Matrice Chiesa di San Marco di questa città
ho battezzato un infante, nato di legittimo matrimonio alle 23 del giorno antecedente;
figlio di Domenico De Simone e di Dorotea Pannunzio, coniugi della parrocchia di San Emidio,
al quale è stato dato nome Nicodemotenuto al sacro fonte da………….”.

Nicodemo De Simone nacque, dunque, il 20 aprile 1755 da Domenico De Simone e Dorotea Pannunzio, entrambi sposi in seconde nozze.

Il padre Domenico “scarparo lavorante”, (Onciario 1753) ebbe dalla prima moglie Anna Cavone tre figli. Alla morte della consorte nel 1753, poiché i figli erano in tenera età (Giuseppe Nicola di due anni, Angiola Maria di cinque anni e Nicola di otto) sentì il bisogno di dare ai bambini una seconda madre che li accudisse. Così, chiese la mano alla giovane Dorotea Pannunzio, rimasta vedova anche essa nel 1751 di Felice di Primio, dal quale ebbe un figlio, Nicodemo, morto anch’egli l’anno successivo. Dorotea così, in seconde nozze, avvenute nel 1754 rinnovò il nome del suo primo bambino quando venne alla luce il nostro artigiano.

Questi è il primo di altri quattro figli. La secondogenita, Benedetta Carmina Gennara, nacque cinque anni più tardi nel 1759 (in questo anno nasce anche Emerenziana di Menna che sarà la futura sposa di Nicodemo).

Seguiranno poi Saverio Simone nel 1761, Giuseppe Nicola nel 1766 e Giovanni Rocco Andrea nel 1769. Con cinque figli in seconde nozze ed i tre figli avuti con la prima moglie, Domenico ebbe una famiglia numerosa come ce ne erano tante a quel tempo. E’ per questo motivo che, già in età adolescenziale, i figli maschi erano costretti ad abbandonare i giochi per iniziare ad imparare un mestiere. Nicodemo e Saverio, probabilmente, divennero presto ragazzi di bottega, presso uno dei tanti “maestri falegnami”. Tante erano le botteghe rinomate ad Agnone in quel tempo, esecutrici di pregevoli altari intagliati e dorati che si possono ammirare ancor oggi nelle chiese agnonesi. E’ molto probabile che Nicodemo e Saverio iniziassero ad “imparare il mestiere” proprio presso una di queste. Le opere di Nicodemo rivelano mano d’artista, mano formatasi con anni ed anni di duro lavoro dal quale egli fu pienamente assorbito. Per la prima volta il suo nome compare nel registro dei conti del venerabile Monastero di Santa Chiara, nel dicembre del 1779 e vi comparirà fino all’anno della sua morte assieme alla cifra dei ducati ricevuti per le opere realizzate.

Purtroppo la dicitura di rito è la seguente:

A mastro Nicodemo De Simone, per tante fatighe fatte al Monastero come da nota ….. ….. …… ducati….”.

Le “fatighe” fatte non sono, quindi, specificate per cui non sappiamo quando egli avesse eseguito la bellissima grata detta “gelosia” che consentiva alle suore clarisse di poter assistere alle funzioni di culto senza essere viste dai fedeli presenti in chiesa. La cifra più alta che compare è di 12 ducati e 40 nel settembre del 1790. Tale cifra potrebbe essere l’onorario della grata? O questa gli fu pagata a piccole rate per volta a seconda di come Nicodemo richiedeva?

E’ importante sottolineare che fin dalla prima volta che compare nel registro di Santa Chiara, il nome di Nicodemo è accompagnato dall’appellativo di “mastro”.

Da ciò si deduce che già a ventiquattro anni Nicodemo lavorava in proprio. Ormai non dipende più da nessuno, segue la sua strada e il proprio talento.

E’ un uomo fatto, il lavoro non gli manca, è artigiano stimato. Può pensare, finalmente, a mettere su famiglia. Scopre l’amore in una ragazza di 4 anni più giovane di lui: Emerenziana Di Menna. La sposerà il 5 febbraio 1780. Alla felicità del matrimonio segue subito il dolore per la perdita del padre. Domenico muore infatti il 3 maggio. Ma la vita continua e la vita dei due sposi s’arricchirà con la nascita alla fine dello stesso anno della prima figlia: Maria Rosa.

Frattanto, la fama di Nicodemo è ormai grande, tanto che intorno al 1784 viene invitato a Lucera per la realizzazione della sua opera più importante: il coro della Cattedrale che terminerà dopo dieci anni eseguendo contemporaneamente altri lavori in Agnone ed altre località. A Lucera ha eseguito altre opere: due confessionili, un leggio e l’armadio della sagrestia.

E’ difficile però, seguire cronologicamente la vita artigiana di Nicodemo poiché molti documenti sono introvabili.

Abbiamo conoscenza di pochissime date apposte insieme alla firma alle opere eseguite. Oltre alla data del coro di Lucera (1794), altra data certa è quella della statua di San Domenico di Cucullo in sant’Emidio ad Agnone (1791). Di quando abbia eseguito il prezioso reliquario e il coro a sant’Emidio ed altre opere ad Agnone non è stato trovato alcun dato. Ma indipendentemente dalla collocazione cronologica, ogni opera di Nicodemo testimonia la sua padronanza tecnica e capacità creativa, ereditata dai figli Domenico (nato il 22 marzo 1783) e Giuseppe (nato il 17 dicembre 1785). Questi seguirono il padre nella bottega e qui impararono direttamente da lui l’arte dell’intaglio, come dimostra il coro della cattedrale di Bomba (Chieti) eseguito nel 1807 da entrambi.

Nicodemo ebbe altri cinque figli, l’ultimogenita, Maria Felicia, nacque il 27 ottobre 1805, un mese dopo la morte del padre. Infatti Nicodemo si spegne a soli 50 anni, ancora giovane, colpito non si sa da quale malattia, come si può dedurre dal documento di morte.

A.D. 7 Settembre 1805 Agnone
Nicodemo De Simone, fu marito di Emerenziana Di Menna,
figlio del fu Domenico e Dorotea Pannunzio
coniugi di questa parrocchia, è morto in età di 48 circa
in casa propria premunito dei Santissimi Sacramenti
ed Assoluzione Pontificia, nonché assistito sino all’ultimo respiro
dal reverendo Don Francesco Gamberale,
fatti i funerali è stato sepolto in questa chiesa.
Rettore Vecchiarelli Francesco


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

1 COMMENTO

  1. “Con le mani si figura quel che si trova nella fantasia”. Leonardo da Vinci. Tanti auguri per il Nostro Caro Augusto che di Marzo si è fatto onore, e con le sue mani duttili e pratiche sa fare meraviglie e le fa ancora. Complimenti. huanito.

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