Nessun emigrante decideva a cuor leggero di partire …

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di Domenico Di Nucci
Introduzione al libro A la Mereca [1]

Nessun emigrante decideva a cuor leggero di partire o di restare e già le storie legate alla partenza offrono un ampio ventaglio di situazioni che meritano di essere tramandate. Non tutte le richieste di visto per l’espatrio erano accettate e anche dopo il rilascio bastava un contrattempo o un’imprevista circostanza per modificare radicalmente la decisione di partire. Ad esempio mio padre Carmine Di Nucci (soprannominato Carmɘnónɘ), quando ricevette nel 1952 il visto per recarsi negli Stati Uniti sei mesi dopo il trasferimento in Agnone, non stette molto a pensare: «E mó m’avéssa fà nuarrɘ traslòchɘ!» (e adesso dovrei affrontare un altro trasloco!). Decise così di buttare nel fuoco tutto il malloppo ricevuto dal consolato americano. Enrico De Renzis (Mast’Errichɘ), dopo aver fatto firmare un vincolante atto notarile, all’ultimo momento decise di non partire più per gli Usa: lo fece anni dopo, nel 1926, ma per l’Argentina. Altre volte, la paura dell’ignoto aveva il sopravvento anche al momento dell’imbarco come successe a quel compaesano che, nel porto di Napoli, di fronte all’immensità del mare, ebbe a dire: «E chɘ é, ca mɘ iéttɘ déndrɘ a sɘ cutinɘ?» (e io dovrei buttarmi in questo grande lago?). Molti hanno attraversato il mare in cerca di fortuna. Alcuni si sono subito pentiti e hanno fatto di tutto per tornare, dopo qualche mese o qualche anno, non appena i risparmi coprivano il costo del viaggio di ritorno «ca mɘ vuógliɘ murì alla casa méia!» (perché preferisco morire a casa mia!). Altri non hanno avuto mai la possibilità di tornare. Altri hanno fatto più volte il tragitto.

Ma non tutti quelli che partivano, poi riuscivano a sbarcare sulle coste del Nuovo Mondo. La storia ci ha tramandato il ricordo di alcune navi che fecero naufragio: il piroscafo “Ortigia” speronò, il 24 novembre 1880 davanti alle coste argentine, il mercantile “Long Joseph” portando in fondo al mare 249 migranti; il vapore “Sudamerica” affondò nelle acque argentine nel gennaio 1888 e morirono in 80; il “Sirio”, un vapore partito da Genova verso il Sudamerica, il 4 agosto del 1906, centrò in pieno uno scoglio e colò a picco 16 giorni dopo con 292 morti; il “Principessa Mafalda”, affondò il 25 ottobre 1927 nelle acque brasiliane portando con sé i corpi dei 385 emigranti. Purtroppo, non è stato possibile accertare se vi fossero capracottesi tra quei morti per mancanza di documentazione. I dati personali dei viaggiatori, infatti, venivano registrati a bordo direttamente dal comandante della nave e consegnati da quest’ultimo alle autorità portuali per i controlli del caso soltanto prima dello sbarco. Conosciamo soltanto la drammatica esperienza del nostro compaesano Americo Sozio, sopravvissuto miracolosamente all’affondamento del transatlantico “Andrea Doria” nel 1956 grazie alla sua preziosa testimonianza diretta.
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Emigranti, ciascuno con i suoi sogni, i suoi problemi, la voglia di superare difficoltà a volte inimmaginabili, la nostalgia e la speranza del ritorno a casa. Chi non è tornato ha portato nel Nuovo Mondo un poco di “capracottesità”; chi è tornato, ha riportato a Capracotta un bagaglio non solo economico ma di idee, esperienze vissute, organizzazione del lavoro e arricchimento culturale che hanno permeato la nostra comunità.  La valigia di cartone rinforzata con un robusto spago è diventata il simbolo dell’emigrazione e, oltre alle poche cose indispensabili, era colma di sogni e di speranze…….

 


[1]Il libro, edito dall’Associazione “Amici di Capracotta”,racconta storie di emigrati capracottesi nel Nuovo Mondo.Raccoglie e tramanda le testimonianze dei parenti – o di persone direttamente interessate – sulle condizioni di vita e sulla storia delle famiglie dei nostri concittadini emigrati per lo più nel Novecento.
Sono storie varie, diverse. Alcune raccontano di lavoro duro, sudore, lacrime. Altre somigliano più da vicino a “favole” a lieto fine. Tutte, però, rivelano il grande carattere dei Capracottesi, per eccellenza un popolo di emigranti, presenti praticamente in ogni continente.


Editing: Enzo C. Delli Quadri

 

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