Moscia gatte

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Gatta moscia
di Benedetto di Sciullo e Giovanni Mariano di Fallo, con la variante agnonese di Flora delli Quadri


Anche questa è una filastrocca dedicata esclusivamente ai bambini. Si eseguiva

accarezzando il piccolo sul dorso della mano e poi, all’ultima strofa (fruste, fruste, cà nnè lu vere), si faceva il solletico al bimbo per farlo ridere. La filastrocca voleva simulare il dialogo tra un gatto ed il suo padrone. Quest’ ultimo, sospettando l’animale di aver mangiato la sua cena, lo interroga, ma il gatto risponde che ha cenato soltanto con pane e pere. il padrone, che sa che il felino sta mentendo, lo scaccia con il tipico verso ancora oggi usato per mettere in fuga i gatti (fruste!).

 

moscia gatte                                 gatta moscia
pane e latte                                   pane e latte
ti magniste ajere ssere               ti mangiasti ieri sera
mi magnive pane e pere            mi mangiai pane e pere
fruste, fruste cà nnè lu vere!     fruste, fruste chè non è vero

 

La variante agnonese prevedeva un tovagliolo annodato in un modo caratteristico per cui veniva fuori un topo, talmente somigliante al vero da lasciare meravigliati. La mamma metteva il topo sul palmo della mano, le dita incurvate a mo’ di mestolo e accarezzandolo con l’altra mano diceva (l’assenza di vocali è una caratteristica del dialetto agnonese quindi è molto difficile renderlo per quello che è):

muscia latte
pane e latte
ch t magnasc-t ajer sera
m magnai pane e pera
acci acci cà nnè-l ver

Dopo di che con un abile scatto del dito medio la mamma faceva fuggire il topo che, avendo subdorato l’arrivo del gatto, preferiva squagliarsela. Il topo se ne andava sul suono finale usato per scacciare il gatto:
frusc-t!
frusc-t!

6 Commenti

  1. La variante agnonese prevedeva un tovagliolo annodato in un modo caratteristico per cui veniva fuori un topo, talmente somigliante al vero da lasciare meravigliati. La mamma metteva il topo sul palmo della mano, le dita incurvate a mo’ di mestolo e accarezzandolo con l’altra mano diceva (l’assenza di vocali è una caratteristica del dialetto agnonese quindi è molto difficile renderlo per quello che è):

    muscia latte
    pane e latte
    ch t magnasc-t ajer sera
    m magnai pane e pera
    acci acci cà nnè-l ver

    Dopo di che con un abile scatto del dito medio la mamma faceva fuggire il topo che, avendo subdorato l’arrivo del gatto, preferiva squagliarsela. Il topo se ne andava sul suono finale usato per scacciare il gatto:
    frusc-t!
    frusc-t!

  2. per un attimo sono ritornato bambino,quando mia madre mi faceva questo gioco con il finale… frusc..frusc ed io scoppiavo a ridere.

  3. La filastrocca e’ identica anche a Vastogirardi, che bei ricordi !….
    Sembra facile scrivere in dialetto ma non lo è affatto.
    Le vocali sono indispensabili altrimenti quello che si scrive diventa incomprensibile anche a chi lo ha scritto.

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