Montepulciano d’Abruzzo. Un bicchiere di salute.

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a cura di Enzo C. Delli Quadri

Nei secoli passati ma ancora oggi, tra gli abruzzesi e i viticoltori di Montepulciano ci sono sempre stati litigi e confusioni dovute ad alcune caratteristiche ampelografiche e alla produzione di vini simili. Il Montepulciano d’Abruzzo e il Nobile di Montepulciano non hanno niente in comune o che li lega tra loro, se non il nome. Il primo prende il nome dal vitigno che ne caratterizza l’uvaggio, mentre il secondo trae il nome dalla città toscana in cui è prodotto, Montepulciano.
Nella Baronia di Carapelle, tenuta de’Medici in Abruzzo, s’importarono le prime tecniche viticole ed enologiche evolute dalla Toscana in Abruzzo.

La Valle che diede frutto e vita al vitigno Montepulciano è la Peligna e la sua uva a bacca nera risulta essere comune alle altre tipologie mediterranee, tutte provenienti dalla Grecia.

Questo vitigno coltivato in Abruzzo presenta e dà origine a diverse versioni sulla sua introduzione. C’è quella che agli inizi del XIX secolo, grazie ad un viaggiatore proveniente dalla Toscana, vede il vitigno Montepulciano introdotto nella regione; e poi quella in cui lo storico Michele Troia risalente al XVIII secolo conferma una notizia scrivendola e cioè il vitigno Montepulciano nasce in Valle Peligna.

Verso la metà del 1700 si possono trovare le prime testimonianze scritte sulla presenza del vitigno Montepulciano in Abruzzo e fin dal 1821 nella vallata del Pescara (presumibilmente nella zona di Tocco da Casauria – Bolognano dove risiedeva la famiglia Guelfi) si trovano notizie di produzione e commercializzazione di “vino Montepulciano”. Tale affermazione è documentata da un rarissimo documento manoscritto di proprietà dell’arch. Tommaso Camplone di Pescara. Da diversi archivi risulta anche che alcuni cloni scampati alla devastazione della fine dell’800, vennero reperiti nella Marsica, su suoli nei quali la fillossera non riesce a diffondersi, situati probabilmente a Gioia dei Marsi, Aielli o San Pelino-Paterno. Attualmente il Montepulciano può essere coltivato ovunque grazie alle nuove tecniche viticole ed enologiche,anche se la Valle Peligna sembra essere la zona più ideale e adatta, anche per il clima stesso.

Una famosa leggenda, raccontata anche dallo storico greco-romano Polibio enuncia che il condottiero  cartaginese Annibale faceva bere e guarire le ferite al suo esercito con questo vino prodotto in Abrazzo e lavava suoi cavalli con esso facendoli guarire dalla scabbia. Un altro che scrive e fa riferimento a questo vino è Ovidio con “Le Metamorfosi”, celebrando la bellezza dei vigneti della Valle Peligna (da cui proviene storicamente il vitigno del Montepulciano).

Esso ha ottenuto la Docg con la vendemmia del 2003 alla sottozona “Colline Teramane”. Nel 2005 il disciplinare di produzione ha subìto alcune modifiche; è stata riconosciuta anche la menzione “Riserva”ad altre aree, e alcune IGT sono passate a sottozone DOC. Anche questo vitigno subì l’attacco della fillossera negli anni ’20 e in qualche anno l’estensione e la qualità degli impianti furono ridotti drasticamente.

Daniel Thomases, noto giornalista degustatore, definì questo vino e le sue origine come“il classico pugno di ferro in guanto di velluto”.

Nel mese di Luglio nel comune di Vasto, si festeggia ogni anno la famosa”Sagra del vino”. E’ stato dimostrato, grazie ad un’indagine svolta nel 2008 (Iri Infoscan per Vinitaly 2008), che tra i vini a denominazione d’origine più venduti in assoluto dalla grande distribuzione, il Montepulciano d’Abruzzo è al secondo posto (dopo il Chianti).

Vino degustato: Zeus Montepulciano d’Abruzzo Riserva 2007 Azienda Gentile Vini.
Tipologia: Vino rosso secco DOC.
Uve: Montepulciano d’Abruzzo100%.
Gradazione: 14,5%.
Affinamento in botte: in botte di rovere francese di piccola capacità e in bottiglia per almeno 12 mesi.
Affinamento in bottiglia: 6 mesi.
Esame Visivo: La veste è di color rosso rubino con riflessi granati, consistente.
Esame olfattivo: Regala un prezioso patrimonio olfattivo, che si rileva con aristocratica parsimonia: frutti neri in succo, prugna secca, petali di viola appassita, mora, cacao, cuoio, vaniglia, liquirizia e legno nobile.
Esame gustativo: All’assaggio si coglie un’elegante armonia d’insieme, esalata dal tannino raffinato e dall’avvolgente morbidezza, rifinita da un finale spiccatamente “fruttato”.
Abbinamento: Ideale per piatti importanti a base di carne rossa.
Temperatura di servizio: 18°C- 20°C.

Conclusione: Un grande rosso di territorio, austero, appagante e convincente.


By enotecalecantinedeidogi, on aprile 4th, 2011
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

1 COMMENTO

  1. Le grandi culture e colture del vino e dell’olio hanno caratterizzato da sempre i nostri territori! Spesso in Abruzzo, nel passato, sui stessi terreni, forse per economia di lavoro (stessi trattamenti all’uva e all’olivo), o per altro, nello stesso terreno si vedevano sia le viti e sia gli olivi. Da ragazzo, dopo un viaggio fatto con il trenino della “SANGRITANA”, rimasi molto colpito da questo fatto e, all’epoca commentai, con il seguente concetto, ciò che avevo osservato specialmente nella zona di Crecchio, dopo Ortona: “UN MARE DI VIGNE DA CUI EMERGE UNA FORESTA DI OLIVI!”. Erano elementi “caratterizzanti” del PAESAGGIO! L’impressione fu forte e “visivamente” è una immagine “scolpita” nei miei ricordi, tenuta viva dall’emozione che provai osservando il paesaggio dall’alto del trenino della “Ferrovia Elettrica Adriatico – Sangritana”.

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