Montefalcone nel Sannio

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Montefalcone nel Sannio OK copia

Comune della Provincia di Campobasso  in  Molise.  Negli anni la sua popolazione è scesa, da  un massimo di  3.412 abitanti,  agli attuali 1.678.


Dati amministrativi

Regione             Molise
Provincia         Campobasso
Sindaco             Gigino D’Angelo (lista civica) dal 28/05/2007

Territorio
Altitudine         659 m s.l.m.
Superficie         32,22 km²
Abitanti             1.678  (31-12-2010)
Densità             52,08 ab./km²
Comuni confinanti     Castelmauro, Celenza sul Trigno (CH), Montemitro, Roccavivara, San Felice del Molise

Altre informazioni
Nome abitanti         montefalconesi
Patrono                     sant’Antonio di Padova
Giorno festivo         13 giugno

Territorio e Popolazione

Comune agricolo montano di origine medievale. I falconesi, caratterizzati da un indice di vecchiaia elevato, sono concentrati nell’unico centro abitato, che sorge in collina e degrada dolcemente nella pianura ricca di vegetazione. Il centro storico, che richiama la tipologia urbanistica medievale, è arroccato sulla collina; la zona di nuovo insediamento, si è sviluppata verso la pianura. Il territorio, vario e accidentato, comprende il monte La Rocchetta (951 metri) ed il Colle Croce (871 metri); è bagnato dal Trigno che lo separa dall’Abruzzo ed è caratterizzato dalla presenza del Lago Grande, che è situato a 590 metri sul livello del mare e misura oltre 250 m di diametro. Il paesaggio è ampio: lo sguardo spazia fino al Trigno ma a sud est il Monte Mauro, che si profila all’orizzonte, impedisce la visuale della valle del Biferno. Il clima è piuttosto rigido in inverno, ma in compenso regala estati fresche e piacevoli. Lo stemma rappresenta un falco posato sulla cima di un monte.

Storia
L’etimologia del toponimo non è ancora chiarita; si sa soltanto che nel 1869 il comune fu autorizzato con regio decreto ad aggiungere “del Sannio” al nome precedente per differenziarlo da altri toponimi simili. Il ritrovamento di monete italiote e resti di armi antiche sul monte la Rocchetta, in località “Marinera”, ha fatto supporre che vi sorgesse la “Maronea” dei sanniti, espugnata dal console Marcello nel 212 a.C. All’inizio del periodo angioino fu feudo della famiglia Cantelmo e poi degli Arcuccio. Nel 1381 il territorio fu concesso agli Zurlo che lo tennero fino al 1465, quando fu aggregato al feudo di Guglionesi. Nel 1488 il feudo venne assegnato ad Angelo di Gambatesa, conte di Campobasso e Termoli; il suo successore Cola fu spogliato dei feudi per fellonia nel 1495. Dal 1496 al 1670, in seguito ad alterne vicende, la proprietà fu trasferita a varie famiglie tra cui i Carafa, i Del Tufo, i Gallo, i Gargano, fino a giungere sotto la signoria dei Coppola che conservarono i diritti fino all’eversione feudale. Nel 1805 fu danneggiata gravemente da un terremoto. Il patrimonio storico è ricco ed interessante: comprende l’antichissima chiesa parrocchiale di S. Silvestro, la chiesa seicentesca di Santa Maria delle Grazie, il palazzo ducale di epoca rinascimentale ed i resti di mura ciclopiche sul monte La Rocchetta.

Luoghi di interesse
Chiesa di San Silvestro I, Papa
Fondata tra l’XI e il XII secolo e riedificata nel XIX secolo, conserva al suo interno numerose statue lignee di buona fattura, opere di artisti locali, databili tra il XV secolo e il XIX.
Pregevole capolavoro è il busto ligneo di Sant’Anna del XV secolo, mentre altre opere di un certo interesse sono le statue lignee della Madonna Immacolata, di Sant’Antonio Abate, probabile creazione dell’artista campobassano Paolo Saverio di Zinno, entrambe del XVIII secolo, e di San Giovanni Battista (XIX secolo).
L’interno è a tre navate con pianta a croce latina e falsa cupola nell’intersezione tra la navata centrale ed il transetto. Gli altari e i decori, opere di stuccatori locali, risalgono alla seconda metà del 1800.
Il soffitto è a botte e accoglie, lungo la navata centrale, alcune tele realizzate dal pittore molisano Giovanni Leo Paglione tra il 1979 e il 1985, mentre nelle vetrate policrome, realizzate tra il 1970 e il 1974 sono raffigurati i simboli dei Santi custoditi nella chiesa al tempo della loro collocazione.
Nell’ancona che custodisce la statua lignea del Patrono cittadino, Sant’Antonio di Padova, è conservata una insigne reliquia del corpo del Santo donata, dalla Basilica di Padova, il 25 settembre 1993. La reliquia, originale ed autentica, fu prelevata dalla tomba del Santo durante la ricognizione canonica del 1981 ed è costituita da una piccola porzione di massa corporis ex cute dei resti mortali di Sant’Antonio. Sulla cantoria si conserva un organo a canne del XVIII secolo in legno dorato mentre di grande interesse è il portale gotico dell’ingresso principale sistemato sulla sommità di una scalinata in pietra locale del 1886. Il portale, ad archi a sesto acuto decorati, è sicuramente databile al XIII secolo e, con ogni probabilità, giunge dall’antico monastero benedettino di San Pietro, che un tempo si ergeva al confine tra Montefalcone e Castelmauro. Sulla torre campanaria, ristrutturata nel XIX secolo, sono collocate cinque campane. Due a servizio dell’orologio civico, e tre a servizio della chiesa e delle liturgie religiose. Di queste ultime solo una, la più grande, di circa 18 quintali, fu salvata dalle razzie fasciste degli anni quaranta, ordinate dal Duce per soddisfare il crescente bisogno di armamenti bellici dell’Italia. Fusa nel 1708, dalla fonderia Desiati di Agnone, è dedicata, principalmente, alla Vergine Immacolata, quale dono dell’allora signore feudale di Montefalcone il Duca di Canzano. Oltre all’Immacolata la campana porta le effigi di Santa Barbara, San Giovanni Battista e Sant’Antonio di Padova.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Fondata nel 1622, tale chiesa è stata parte integrante dell’attiguo convento dei Padri Cappuccini.
Nel 1811, con la legge di riforma e soppressione delle strutture ecclesiastiche del Regno di Napoli, adottata da Re Gioacchino Murat, il convento, dedicato alla Vergine delle Grazie, fu abbandonato dai frati e avocato alla proprietà dello Stato, mentre la chiesa fu trasferita in proprietà della Parrocchia di San Silvestro I, Papa alla quale tutt’oggi appartiene.
L’interno è semplice, a navata unica, con due cappelle laterali che si aprono sulla sinistra. Nella prima, oggi dedicata a San Vincenzo Ferreri, è possibile ammirare un bel altare ligneo intagliato del 1700 con tre nicchie custodenti le statue di san Felice da Cantalice (sec. XVII), unico originale della composizione, San Vincenzo Ferreri (sec. XVIII), opera del campobassano Paolo Saverio di Zinno e di Sant’Antonio di Padova (sec. XVII). Nella seconda, detta della Visitazione, sono custodite, all’interno di un altare seicentesco a stucchi, le Reliquie del Beato Giso Abate, santo di origine montefalconese, vissuto tra il X e XI secolo, nell’antico monastero benedettino di san Pietro, al confine tra Montefalcone e Castelmauro. Accanto all’altare della Visitazione con le Spoglie del Beato Giso, sono i due busti lignei di san Gennaro (sec. XVIII) e Santa Teodora (sec. XVIII). Nella parete di sinistra della stessa Cappella è conservata la statua di San Felice Papa (sec. XVII). Notevole e bellissimo esempio di pittura tardo manierista della scuola napoletana del 1600 è la pala collocata sull’altare maggiore della navata centrale, opera del pittore Giovan Bernardino Azzolino, raffigurante la Vergine delle Grazie in Trono, circondata da Angeli e santi. Altrettanto notevole lo stesso altare maggiore in legno intarsiato con Tabernacolo a cupola, opera di fra Bernardino da Montone, databile al XVIII secolo.
Mura ciclopiche
Sul versante occidentale del Monte Rocchetta, in agro di Montefalcone nel Sannio, vi sono importanti resti di fortificazioni sannite, che delimitavano, probabilmente, un luogo di culto e/o un baluardo di difesa “estrema” in caso di pericolo. Alcuni studiosi hanno identificato il sito con l’antica Maronea sannita, luogo dove, secondo lo storico romano Tito Livio, il Proconsole Marcello, nel 212 a.C., ebbe la meglio su una nutrita posizione di cartaginesi. A supportare tale tesi, vi sono, oltre alla convinzione di molti studiosi, anche del secolo scorso, la tradizione orale e i ritrovamenti di reperti importanti, sia in tempi remoti che più vicini a noi. Ulteriore conferma sarebbe data da un cippo lapideo, una volta conservato all’interno dell’orto della segrestia della chiesa di San Silvestro I Papa e attualmente perduto, sul quale ormai pochi testimoni riferiscono fosse inciso il nome “Maronea” in tre lingue.
Altri condividono meno l’ipotesi dell’identificazione Maronea-Montefalcone e riconducono i resti siti tra il colle delle Prima Croce e il Colle della Seconda Croce del Monte Rocchetta, a parte di un più complesso sistema difensivo sannita. Altri ancora, invece, tendono ad identificare il sito di Maronea nel vicino e antico centro abitato di Civitacampomarano, forti della corrispondenza del toponimo “Marano” e di alcuni reperti di epoca romana e pre-romana ivi rinvenuti.

Feste e tradizioni popolari
Feste
27 febbraio: San Gabriele dell’Addolorata.
8 maggio: San Michele Arcangelo.
9 maggio: San Nicola di Bari.
12 giugno: festa della Reliquia di Sant’Antonio di Padova.
13 giugno: Sant’Antonio di Padova, patrono cittadino.
3º sabato di settembre: Beato Giso Abate.
3ª domenica di settembre: festa tradizionale di Sant’Antonio di Padova.
Feste soppresse
17 maggio: Beato Giso Abate.
12 giugno: San Vincenzo Ferreri.
24 giugno: San Giovanni Battista.
16 luglio B.V.Maria del Carmelo.
prima domenica di settembre: Sant’Emidio vescovo e martire.
Tradizioni popolari
Le Farchie: 24 dicembre: Antichissimo rito magico propiziatorio, di origine chiaramente pagana, con il quale si festeggiava il “sole nascente”, l’inizio del nuovo anno solare, la vittoria della luce sulle tenebre.  Era, ed è ancora, anche un rito di iniziazione, durante il quale gruppi di giovani si sfidano nel costruire le “farchia”. Costituita da un fascio conico di piccoli tronchi spaccati, incastrati e legati intorno ad un tripode di legno, accesa, viene portata, cantando canti tradizionali, accompagnati da strumenti popolari (organetti diatonici, fisarmoniche, zampogne, ciaramelle), per le vie cittadine, sostando davanti agli usci di amici e parenti che accolgono, all’interno della loro abitazione, i cantori ed offrendo loro dei donativi di carattere alimentari.
Lu Bufù : 31 dicembre: Gruppi di cantori, si recano davanti alle abitazioni di famiglie scelte per l’occasione ed eseguono, il tipico canto del “Capedanne”. All’interno proseguono i canti per qualche ora, fino a quando si decide di cambiare casa. Lo strumento principe di questa serata è il Bufù, realizzato con un tino, una pelle di capra, una canna.
Il 5 gennaio, vigilia della “Pasquetta”, con le stesse modalità e strumenti del 31 dicembre, si porta per le case il canto de: “La Pasquetta”; Particolarmente suggestiva è la tradizionale “Pasquetta” effettuata con zampogne e ciaramelle, da suonatori locali, autentica espressione di una antica, sana, originale cultura popolare. Strumenti che rievocano atmosfere di altri tempi e che rivivono, negli ultimi anni, antiche glorie. Diversi i suonatori, a volte anche costruttori dei propri strumenti, apprezzati e ricercati anche nei paesi vicini.
Il 16 gennaio vigilia della festa di “Sant’Antonio Abate“, si gira per le case, portando il canto tradizionale, che narra le gesta del santo; Questo canto, molto allegro e ritmato, finisce, anzi “degenera” nella richiesta di donativi di carattere alimentare Il 19 gennaio vigilia della festa di “San Sebastiano”, si gira per le case, portando il canto secolare, che parla della vita del Santo stesso.
Il 9 giugno, in tarda serata, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, benedizione e partenza dei pellegrini per il Santuario di Maria Santissima dei Miracoli in Casalbordino (CH). Il pellegrinaggio prevede circa 20 ore di cammino facendo sosta al Santuario della Madonna delle Grazie in Monteodorisio (CH).

Manifestazioni locali
Sfilata di carri e maschere: penultima domenica di Carnevale.
Festival internazionale del folklore: 10 agosto, organizzata da circa 30 anni, dagli instancabili amici del “Gruppo Folkloristico Toma…Toma”, con la collaborazione del comune, vede sfilare ed esibirsi, ogni anno, quattro gruppi folclorici, di cui tre internazionali, per un totale di oltre 150 persone in costume. Evento atteso ed amato dalla popolazione, anche dei paesi vicini, rappresenta un motivo di attrazione in più, per i tanti turisti di quel periodo.
Mese di luglio: Sagra della capra: si suona, si canta in allegria ed è possibile mangiare ottimi piatti: “Cavatelli e carne di capra”, formaggi e ricotta, derivati dal latte di una razza molto pregiata e presente quasi esclusivamente in questi posti, appunto denominata scientificamente,”la capra di Montefalcone Nel Sannio”

Personalità
Montefalcone nel Sannio ha dato i natali all’attore comico Antonio Cornacchione.

fonte: wikipedia e italiapedia

3 Commenti

  1. Sono molto belli e caratteristici questi paesi,quanta nostalgia per chi,come me,vi ha trascorso la prima giovinezza e adesso vive lontano.

  2. MONTEFALCONE NEL SANNIO.
    Il mio paese natio! Una STORIA che conosco quasi a memoria, ma che sempre mi fa piacere rileggere; articolo quasi esauriente di un paese col suo passato più popoloso, forte di lavoro e di fatiche, e di maggior lustro : una volta era SEDE di Pretura…Una cosa vorrei aggiungere, che merita un ricordo particolare : la figura di spicco e di grande cultura del parroco del luogo, MONS.DON VITTORIO CORDISCO che negli anni 50 ha creato in paese due opere importanti : la fondazione della scuola media parificata -che a quei tempi accoglieva anche ragazzi dei paesi vicini, che ne erano privi e che anch’io ho frequentato – e la fondazione di una CASA di CARITA’ con le suore francescane, che accolgono ed assistono persone anziane del nostro paese e non solo, e che oggi conta molte altre case dislocate anche all’estero.
    Il mio paese! Non più quello di una volta, ma diverso: più bello, con case nuove o ristrutturate, comode e confortevoli , con molte automobili e poche “vetture”- si diceva così degli asini e dei muli- con bambini che non giocano quasi più per strada a “cricatte” o “zompa cavalle”, ma con il whatsapp o il tablet in mano, e i giovani che si muovono non con la Vespa, come ai miei tempi, ma con grosse moto o in auto, e i più aggiornati e coraggiosi che si librano col PARAPENDIO colorato lungo le pendici, mentre il falcone forse li guarda nascosto meglio sul monte Rocchetta.
    Il mio paese! Ora odora meno di finocchi freschi e di carrube venduti alla festa di S.ANTONIO in piazza o alla fiera, mentre oggi si comprano prodotti confezionati col carrello in un market attrezzato ed anche la strada cle collega la piazza alla parte vicino all’edificio scolastico, tutta scaline,ora è stata modificata per far transitare i veicoli e le macchine.
    Il mio paese! Dove sono le mie radici, quelle tenere del mio primo ingenuo amore; dove ho insegnato appena dopo il diploma in una piccola sperduta scuola di campagna “Fonte del Fico”, scuola che raggiungevo dopo un’ora di strada a piedi e spesso a maggio e a giugno mi venivano incontro nove bambini accaldati e sorridenti di una pluriclasse, con fiori gialli di ginestra e mazzetti di rosse ciliegie; dove riposano i miei cari e tanti amici, già volati al Padre.
    Il mio bel paese! Cuique suum…a ciascuno il suo….paese è bello! Proprio così.

    • Ti ringraziamo per questo bellissimo ricordo che e’anche il nostro. Hai usato parole in cui ci ritroviamo. E’la fotografia in bianco e nero del nostro amato paese. Un caro saluto e grazie. Gli amici della contrada Fonte del Fico

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