MONTE GRECO in quel di Barrea il 25 marzo 2012

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Di Isabella Pannunzio

Passo dopo passo ci si incammina verso la meta. Come è lontana da qui! Monte Greco a quota 2285 m s.l.m. e noi a soli 990 m s.l.m.

Monte Greco

La vegetazione si sta risvegliando dal suo riposo invernale ed alberi, arbusti e cespugli si impreziosiscono delle loro gemme. Dopo pochi metri di cammino compare sul sentiero un corniolo in fiore. Il corniolo ha fretta di farsi vedere nella sua veste più bella, con i suoi piccoli fiori gialli tra i rami marroni. Solo più tardi si svilupperanno le foglie. E così dona un po’ di colore alla monotonia cromatica di questo periodo, come a volerci ricordare che la primavera è appena iniziata.

Corniolo in fiore

Saliamo dolcemente tra il ginepro profumato, il verde elleboro ed arbusti spinosi di rose e prugnoli.

Senza accorgercene arriviamo a quota 1350 m s.l.m. circa dove inizia il bosco di faggio e con esso il sentiero si fa più ripido. Anche qui alcuni cenni di risveglio primaverile, come le scille che si affacciano timidamente nel sottobosco. Ma non è solo la vegetazione a regalarci segni del suo risveglio. Il suono dei nostri passi sulle foglie secche è accompagnato da quello più melodioso di canti diversi, tra i quali si distinguono quelli della cinciallegra e del picchio muratore. Nel bosco ci sono altri segni, come quelli lasciati dall’inverno passato…rami e tronchi spezzati ci ricordano le copiose nevicate delle fredda stagione.

Uscendo dal bosco la salita si fa ancora più ripida ed il sentiero che percorriamo è quello attraversato ogni giorno dai camosci e dai caprioli. A giudicare dalla tracce lasciate devono esserne molti! Ma nessuno si svela oggi ai nostri occhi.

Arriviamo a circa 2050 m s.l.m. e da qui si apre un panorama spettacolare su tutta la catena delle Mainarde con i suoi monti…Marrone, Mare, a Mare, Tartaro, L’Innominato, Petroso, Petrosino…una molteplicità di nomi e di forme!! E in me il desiderio e la curiosità di percorrerli tutti!

Le Mainarde

Dopo aver saziato la nostra vista ci rincamminiamo per avvicinarci alla nostra meta. Ed ecco comparire la candida neve! Il tempo inizia a diventare incerto, qualche goccia di pioggia e qualche fiocco di neve, e il vento! Si decide di non proseguire. La montagna è così, è bello e piacevole percorrerla, ma in alcuni casi è meglio essere prudenti e così si decide di abbandonare il progetto iniziale di raggiungere la cima del Monte Greco e si ritorna indietro. E se la salita è stata a prova di fiato, la discesa è ora a prova di ginocchia!

Mentre scendiamo è un continuo alternarsi di pioggia sottile e sole…alla fine non restano che timide gocce di pioggia aggrappate ai rami. Restano lì in attesa, prima di lanciarsi nel loro apparente ultimo viaggio che le porterà a morire nella madre terra, ma poi rinascere di nuovo. Anche questo è il ciclo della vita!

Timide gocce di pioggia

Ci si avvicina al punto di partenza, al lago di Barrea, con sottofondo “Una storia sbagliata” di De André. Mi perdo tra la sua dolce voce, i riflessi del lago e la calma che mi trasmette. Mi volto e guardo la nostra meta iniziale…Monte Greco ora sorride al sole…sorrido anch’io. Ma penso che non abbia importanza non aver raggiunta la nostra meta oggi, perché è importante anche tutto quello che c’è nel mezzo di un viaggio. E poi sarà uno stimolo a ritornare una prossima volta! E non importano neanche la sottile pioggia e i piedi e le gambe stanchi…e mi dico che quella di oggi per me non è stata una storia sbagliata!

10 Commenti

  1. I paesaggi abruzzesi hanno sempre una maestosità che incute rispetto e timore reverenziale. Sono avvolti nel mistero. Di fronte ad essi l’ uomo coglie tutta la sua inadeguatezza.Il Molise è più dolce, più ondulato.e rispecchia meglio il nostro carattere. Sei stata molto brava. Complimenti.

    • Grazie!
      Molise ed Abruzzo…paesaggi diversi ma con un fattore comune…di fronte alla Natura (sia essa abruzzese o molisana) l’uomo può cogliere in maniera univoca la meraviglia e la bellezza nel suo senso più puro!

  2. Io credo che il Molise, piu’ che “diverso” e piu’ “dolce” dell’Abruzzo, sia semplicemente piu’ piccolo; che costituisca, cioe’ una dimensione ove sia piu’ agevole cogliere la varieta’ del territorio. La maestosita’ delle Mainarde, con le sue cime che, attorno ai 2200 m, svettano sull’alta valle del Volturno coperta di boschi senza soluzione di continuita’; le vette del Matese, solo di poco inferiori in altitudine alle prime ma, al pari di esse “altari proiettati verso il cielo” ed il meno aspro ed elevato, ma non meno suggestivo Alto Molise,replicano con la stessa dignita’ la zona montana della regione sorella. Cosi’, procedendo verso la costa, il “Molise Centrale” con le sue sconfinate vedute aeree che richiamano quelle analoghe del ” Medio Abruzzo” con gli ulivi e le viti che danno olio e vino di qualità” pari alle nostre ;… e poi, sin dentro il mare, lo stesso “Adriatico selvaggio”, nel quale affondano gli stessi “trabucchi” … Siamo solo piu’ “piccoli” ma … “piccolo e’ bello”!!!

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