MODI DI DIRE ALMOSAVIANI, MOLTO ATTUALI

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di Enzo C. Delli Quadri

Nonostante una buona conoscenza della storia dell’umanità e tutta la pazienza e la giusta dose di saggezza che occorrono per giudicare le varie situazioni sociali che si sviluppano sotto i nostri occhi, riaffiorano alla mia memoria modi di dire almosaviani sempre più violenti.

Da un po’ di tempo, in special modo quando assisto a trasmissioni televisive che, dietro il paravento della dotta informazione, divulgano comportamenti e pensieri inaccettabili, mi viene di mormorare, a denti stretti, modi di dire che pensavo avessi dimenticato nel fondo della mia memoria. Tornano, invece, prepotentemente a galla, prima in termini semplici e quasi inoffensivi per, poi, diventare aggressivi e violenti.

Li senti che parlano, parlano, dicono e sembra che argomentino, ma sono chiaramente chiacchiere al vento e, allora, anche controvoglia, sussurro, tra i denti:

O TRESCA O SPICCIA L’ARA.

In lingua nazionale: o trebbia o lascia libera l’aia. O dici qualcosa di serio e costruttivo, altrimenti va fuori dalle scatole.

Li vedi che discutono, si accapigliano, si insultano. Si vede lontano un miglio che non hanno nulla da fare e, allora, altro sussurro un po’ gridato:

FESTA E MÀLTIÉMP’.

Modo di dire utilizzato per chi non ha voglia di lavorare. Quando è festa non si lavora e non si lavora neanche quando è il tempo è cattivo. Chiaramente il modo di dire è nato tra coloro il cui lavoro si svolge all’aperto.

Cambio canale….e per un pò mi immergo in un documentario del National Geografic oppure nella lettura di un buon libro…..poi riprende la voglia di rifare zapping…….mal te ne coglie…..discussioni, insulti…. finanziamenti illeciti, sprechi, truffe e, a questo punto, ti viene in mente un altro modo di dire: 

MA VU STATE CIMNDANNE RU CUON CH DORM.

State molestando oltremodo il cane che dorme; state provocando una persona potenzialmente aggressiva, che al momento è tranquilla e non dà fastidio.

Ma non c’è niente da fare. Le trasmissioni continuano imperterrite a denunciare comportamenti riprovevoli e condannabili penalmente e moralmente, perpetrate a danno di persone deboli e indifese, a danno di popoli interi, a danno di cittadini indifesi cui si chiede, sempre più, sacrificio e silenzio.

E, qui, non c’è niente da fare. Dal fondo del cervello arrivano sparati altri due modi di dire, aggressivi e violenti:

T’ POZZ’AFFERRÀ RU TOCCH’.

Possa tu avere un infarto. Oppure: 

PUOZZ MURÌ ACCIS!!! .

La traduzione, qui, è superflua. Va solo chiarito che mentre il primo modo di dire viene utilizzato, in modo bonario,  anche  verso persone reputate per bene, quest’ultimo modo di dire si rivolge a perone considerate poco di buono, augurandole una morte violenta per mano altrui.

12 Commenti

  1. Anch’io partecipo con un proverbio molisano che si addice perfettamnente a ciò che sta accadendo in questi giorni all’interno della LEGA NORD
    “Riunion d’ vulp struizion d’gallin”.
    “Riunione di volpi distruggono le galline”. Tradotto in parole povere. Le galline potrebbero essere coloro che facevano parte del famigerato”cerchio magico” Mentre le volpi di oggi potrebbero essere coloro che entro Giugno prenderanno il posto delle galline.Questa storia mi ricorda la famosa “banda dei 4” di maoista memoria.Con affetto e simpatia. ermanno

  2. Anch’io partecipo con un proverbio molisano che si addice perfettamnente a ciò che sta accadendo in questi giorni all’interno della LEGA NORD
    “Riunion d’ vulp struizion d’gallin”.
    “Riunione di volpi distruggono le galline”. Tradotto in parole povere. Le galline potrebbero essere coloro che facevano parte del famigerato”cerchio magico” Mentre le volpi di oggi potrebbero essere coloro che prenderanno il posto delle galline.Questa storia mi ricorda la famosa “banda dei 4” di maoista memoria.Con affetto e simpatia. ermanno

  3. Caro Enzo, da buon Socrate maestro della majeutica quale sei per tutti noi me ne cavi una che racconto in breve: Viveva in Castello più di cent’anni fa una vecchietta molto intelligente, la memoria della quale è rimasta ben salda nell’animo dei castellani : Maria la “cazzetta”. Passò alla memoria per la sagacia e l’ironia sottile delle sue battute. Una tra tante. Maria, sul “cantone” fuori di casa sferruzzava a maglia. Un uomo, forse ammirato della sua perizia, si fermò a fianco a lei , appoggiandosi al muro, per osservarla con insistenza. La Cazzetta, infastidita di tale incombente presenza, dopo aver a lungo sopportato, alla fine sbotta: ” Uhé banò, i n’n t’ dic ca t’nada i’…….ma che cazz stié a fà ecc’ !!! . Me l’hai sollecitata, perché la stessa espressione, ne sono sicuro, verrebbe indirizzata dalla impareggiabile Cazzetta ai nostri attuali governanti. Un abbraccio a tutti.

  4. A proposito di vecchietti che se ne stanno seduti tranquillamente davanti ai loro usci. Vi racconto questo simpatico aneddoto accaduto molti anni fa. Forse non tutti sanno quale fu lo spunto che diede il nome al film di Luigi Comencini :”Pane amore e ..fantasia” interpretato da Vittorio de Sica e da Gina Lollobrigida Il fatto accadde durante una pausa di lavoro della troupe, che stava girando alcune scene del film in un paesino chiamato Castel San Pietro Romano a due passi da Palestrina nel Lazio. Girando per il paese insieme ai tecnici e agli sceneggiatori , Vittorio De Sica scorse un anziano contadino che se ne stava seduto davanti l’uscio della propria casa. Tra le mani aveva una pagnotta di pane tagliata a metà come se fossero due enormi fette. De Sica incuriosito si avvicinò al “vecchietto” e gli chiese: “ Buon uomo cosa ci mettete dentro quella pagnotta di pane?”E il contadino rispose semplicemente : “LA FANTASIA”. Da lì nacque il titolo del film: “Pane amore e …fantasia”. Una lezione di vita….!!!!

  5. Questi detti sono bellissimi ve ne aggiungo qualcuno: ‘Atta mùpa (gatta silenziosa) come dire fa i fatti senza darlo a vedere.
    Mèna sètte pe’ coglie otto ( getta sette per cogliere otto) Dice di volere una cosa, con l’intendo di volerne un’altra.
    Ngarisce fièra mèja ca tiènghe n’aca da vènne (rincara fiera mia perchè ho un ago da vendere)
    Come dire non mi importa che i costi aumentano perche non ho nulla da vendere.
    Nen dè pile ngòpp ‘alla lènga! (non ha peli sulla lingua) Dice quel che sente di dire:esplicito, sincero. Enzo penso che siano carini, Ve ne manderò degli altri

  6. E cosa ne dite di questo che mi è venuto in mente adesso ” Chi scumbonn’ e fa n’ perd me tiemp” . Cioè chi inizia un lavoro, poi lo disfa, apporta correzioni , lo disfa di nuovo e così di seguito ….. non perde mai tempo, quindi è sempre impegnato…… ma inutilmente!

  7. Eccone alcuni sulla climatologio.
    ‘Jnnare scopa ru granare e l’arcone ( gennaio scopa il granaio e l’arcone) Gennaio è dispendioso per la casa: fa diminuire di molto le scorte di grano

    A Sant’Andùone ogni ‘allina fà l’uovo (a Sant’Antonio ogni gallina fà l’uovo) A Sant’Antonio le galline cominciano a fare le uova

    Febbrare curte^e amare; ma se re juòrne miè fussere tutte, facera jlà le vine dèntr’alle vòtte
    (Febbraio corto e amaro/ ma se i giorni miei fossero tutti/ farei gelare il vino dentro le botti)
    Febbraio si definisce corto e pernicioso, aggiungr che se i suoi giorni fossero quanti quelli degli altri mesi, farebbe gelare anche il vino nelle botti.
    Questi detti io li ho presi dal libro del signor Mario Colaianni, maestro elementare per quaranta anni e sindaco, di dal 1955 al 1956 e dal 1969 al 1972 in S. Pietro Avellana

  8. Una Poesia sempre presa dal libro di Mario Colaianni dedicata all’emigrato
    PAESE NUOSCTRE
    Che r’uòcchie,rù còre^ e la fandasia,
    vuòglie mannarte na fotografia
    de ‘ sctu paese^accuscìsembre^amate
    scummette nen de le si mià scurdàte.
    Na matìna ru cièle accuscì dièglie,
    na voglia de vùlà come nu cièglie.
    Prièscte so nghianàte (1) alla Cusctarèlla p’addecrijàrme (2) dalla cima bella:
    che cièle! Che verde! Che aria quèta
    vuldanne(3) r’uocchie fine^alla penèta!
    Vedeva ru tratture e la Frazzina
    può /4) fagge^e cièrreche n?aveva fine.
    Ma cchiù de tutte, diche e l’arediche:
    truove vuòsche mèglie de quire de Sand’Amiche?
    E ru paese dentre^a chèscta scìonna(5),
    ‘nu citre(6) nazzecàte(7) dalla nonna.
    Ma nen zème nu (8) propria fortunuàte
    che sctème mmìese^a scte vuosche^e le priàte?
    L’augurie che te facce paisà:
    a ‘sctu paese nuosctre d’arreturnà.

    1 ‘nghianate -salito
    2 addecrijàrne- estasiarmi
    3 vuldànne girando 4) può – dopo
    5) sciònna – culla 6) cìtre – bambino
    7) nazzecàte–cullate 8) nu – noi

  9. Se avesse dovuto dare un giudizio agli attuali politici, una anziana signora di Vastogirardi avrebbe detto:
    n’ ce ne stà
    n’ ce ne mette
    ca n’ ce ne và .
    La spiegazione è semplice: sono irrecuperabili.
    Vi cito uno Modenese, tradotto nel mio dialetto, che mi fa sempre ridere:
    Quond r’ puvrieglie ze magna la allina o n’ sta buon iss ho la allina.
    Quando un poveretto mangia la gallina significa che non sta bene lui oppure la gallina

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