Negozio e Attività nei modi di dire (almosaviani) dell’Alto Sannio.

5
1250

a cura di Enzo C. Delli Quadri

SaggezzaContribuiscono a questo contenitore dei “Modi di dire” tanti amici almosaviani dell’ ALTOSANNIO  (Alto Molise Sangro Vastese), ciascuno con il suo modo di scrivere che presenta differenze, ma dimostra una assoluta identità di ceppo linguistico.

Maria Delli Quadri, Claudio Amicome e Marracino Benedetto, Aquilino Ingratta, Daria Ciampaglia, Domenico Meo, Nicola Mastronardi, Fabrizio Fusco, Anna Di Domenico, Irma Elisa Catolino, Maria Antonietta Gentile, Ida Busico, Raffaele Di Ciocco, Gustavo Tempesta Petresine,Rosanna Campana, Maria Santucci, Celesia Fiocca, Elisabetta Fabrizio, Vittoria Di Pardo, Maria Loreta Iacobozzi, Giada Credendino, Gorizia Orlando.

In altri tempi la saggezza popolare spesso si esprimeva attraverso indovinelli, proverbi e sentenze. Era un vero manuale di sapienza pratica che rivelava l’umanità dell’uomo e della donna, perché ritraeva ciò che quotidianamente cadeva sotto i loro occhi. In mezzo ad una civiltà che continuamente si evolve, ancora oggi essi sfidano il tempo resistendo alla corsa delle cose, quasi a temprarne le asprezze (Maria Delli Quadri)

Il contenitore dei Modi di Dire contiene riferimenti ad amore, amicizia, bellezza, bontà, cattiveria, clima, famiglia, lavoro, negozio, ricchezza, salute, società, virtù e vizi.

Qui si parla di  NEGOZIO E ATTIVITA’

1064_3h050_0001064

Chi nen tè hallina, né puorch, né uort, sc’ta tutta l’anne che ru muss sc’tuart 

Sono questi i tre elementi del benessere – gallina, maiale e orto

Chi semena mìeas’ alla via perd’ denare, perd’ fatìa
Chi semina in mezzo alla strada, perde denari e fatica. Si riferisce ai campi sprovvisti di ripari oppure ai discorsi fatti a chi non ha voglia di intendere.

Mèna sètte pe’ coglie otto
Getta sette per cogliere otto. Dice di volere una cosa, con l’intento di volerne un’altra.

Chi negozia campa, chi fatica mòre
Traduzione inutile

Sci appoise re campanielle nganna a re uatte
Hai appeso il campanello al collo del gatto. Detto adatto alla situazione in cui si è bruciata una sorpresa. Infatti il gatto, con il campanello al collo, non prenderà mai un topo.

La allina fa l’uov é r’uoll ze dole r’cur. 
La gallina fa l’uovo e il gallo si duole il culo. Vuol dire che chi non fa niente ha sempre modo di lamentarsi.

Chi avètte ru fuoch’ campette, chi avètte le pan’ murètt’. 
Chi ebbe il fuoco visse, chi ebbe il pane morì. Va riferito alla importanza del fuoco piuttosto che al pane da mangiare.  Si riferisce, più che altro, all’importanza di avere a disposizione gli strumenti per fare piuttosto che il prodotto finito. E’ più importante avere a disposizione un terreno e una vanga, piuttosto che del pane da consumare. I popoli che non comprendono l’importanza degli strumenti utili a “produrre” e si adagiano su ciò che altri offrono loro, sono destinati alla servitù morale e materiale.

R’ ciéglie che le cadì ze mbaratte a vulà.
L’uccello con il cadere imparò a volare. L’errore è comunque una risorsa.

A le capaballe ogne suont abballa, a le capammonte ogne suont ze mbonda.       
Andando in discesa ogni santo balla, ma in salita ogni santo si riposa. Per dire che l’andamento delle cose dipende anche dalla durezza dell’ambiente delle circostanze ove si svolgono.

Zomba chi pò decétte r’ruosp a r’vov.   
Salti chi può disse il rospo al bue. L’esaltazione di arrangiarsi con le proprie doti.

Quir core che ne me ne tè, malditt chi me le fa fa’.  
Quel cuore che non me ne tiene, maledetto chi me lo fa fare. Per indicare chi fa le cose di malavoglia.

Atta mùpa
Gatta silenziosa, come dire,  fa i fatti senza darlo a vedere.

Chi fa prima fa du vote.      
Chi fa per primo fa due volte. La velocità dell’esecuzione premia sempre.

Chi fila ze véve le vine chi zappa ze véve l’acqua.    
Chi fila beve il vino chi zappa beve acqua. Il lavoro duro e mal pagato resta quello del contadino. Premiato è sempre il lavoro comodo.

Mittete che chi è mèglie di té é farre le spése.   
Mettiti con chi è meglio te e fagli le spese. Vuol dire che meglio avere rapporti con le persone di valore che non le mezze cartucce, anche se ti dovesse costare.

Cricche Crocche é miéneca de ngin.       
Cricco Crocco e manico di bastone, un trio per non combinare nulla.

 Ne da rètta a suonn.  
Non dare retta al sonno ed ai sogni. Resta sveglio e presta attenzione alla realtà.

Nen se chiegne ru puorch se nen è muort
Non si piange il maiale,  se non è morto

Eh, mò si iute pe sale n’ prièst.      
Mò sei andato per sale in prestito. Per dire che hai dovuto fare la faccia del bisognoso.

Si méssa la fraula mbocca a r’lup.
Hai messo la fragola in bocca al lupo. Sta per: hai dato solo un contentino, ma che devi dare molto di più.

Acqua e fuoc n trovan luoc
alluvioni e incendi distruggono tutto quello che trovano

Mittete che chi è mèglie de te e faje le spèse.
Conviene trattare con chi è migliore di te e pagargli le spese

Mette le miane a fièrre vullènde;
Mette le mani sul ferro bollente. Si dice di chi vuole vedere e toccare tutto

Quand vid ca ‘n ciallusc mitt la catena all’usc e smov le frusce!
(quando è notte metti il catenaccio al portone e smuovi le foglie delle pannocchie dei granoni, ossia, vai a dormire. (le frusce si mettevano dentro ai materassi al posto della lana.  Ogni tanto si sentiva anche qualche “turz” o totare d’ randign’, dietro la schiena, ovvero tra le foglie rimaneva qualche torsolo del granone che poteva finire dietro la schiena, e non era simpatico)

R’ prim sulcr n’è maiesa.     
Il primo solco non è maggese. Invito alla prudenza: una buona partenza non significa che tutto vada bene.

Tanta vot va r’ vucal alla fonte fin a quond se rompe la front.
Tante volte va il boccale alla fonte fin quando si rompe la fronte. Attenzione la rudenza non è mai troppa.

Acchiétte a culm é vinne a rase.
Compri a colmo e vendi a raso. Per indicare chi, in modo fin troppo attento,  fa il proprio ed esclusivo interesse.

R’ pezzènte che va pe l’almosena: addummanna- “ tié grane da vénne?”.
Il pezzente che va per elemosina di colpo chiede: “hai grano da vendere”. La falsità dei comportamenti che mutano secondo la convenienza.

La pegnièta quarecchiéta ne véde mié fine.
La pignatta lesionata non vede mai la fine. Alle cose lesionate si presta più attenzione e quindi durano più a lungo.

Scapla r’ vuove é prèsta r’arate.
Libera i tuoi buoi e presta il tuo aratro. Vuol dire che non bisogna essere pretenziosi ed ottenere ad ogni costo dal proprio prossimo ciò si chiedi.

A r’ quavaglie stracche r’ patrétérn r’ mannatte pur le mosche.
Al cavallo stanco il padreterno mandò anche le mosche come tormento. La malasorte sembra quasi mai finire.

Acqua tròveda ngrassa caviéglie.  
Acqua sporca ingrassa cavalli. Bisogna sapersi accontentare perché comunque si ottengono risultati, indipendentemente dal modo, magari con etichetta e raffinatezza, che si fanno le cose. Badare al sodo.

Ogne acqua stuta fuoche.    
Ogni acqua spegne il fuoco. Badare al sodo, all’essenziale.

Schiérte frusce e piglie preméra.   
Scarti fruscio e pigli primiera. Scarti la cosa buona per quella meno buona.

La tupanara féce a cagne l’uocchie pe la coda.        
La talpa cambiò gli occhi per la coda. Scambiare la cosa buona per la peggiore

Cur rutte e péna pagata.      
Culo rotto e pena pagata. L’ulteriore sfortuna dopo aver assolto all’obbligo, dopo aver saldato il debito.

Se r’ ciéglie canuscisséne le grane, nesciune metéra chiù.  
Se gli uccelli conoscessero il grano nessuno più potrebbe mietere. E’ sempre merito di alcune circostanze favorevoli che si può ottenere il risultato.

Te vuò métte a véve che r’ vuov.   
Ti vuoi mettere a bere con i buoi. Misurati con chi puoi farcela, non pretendere l’impossibile.

All’uort de r’pariént ze cuogliene le foglia.     
Nell’orto dei parenti si coglie la verza. La roba buona sta nel campo del parente, anche perché è vicina e costa nulla.

N’ sole ca ne ge vié, vié truvanne pur la farina fina.
Non solo non ci vieni mai, ma vai cercando anche la farina fine. Non solo ti avvali poco o niente dei miei servizi, ma li pretendi addirittura al meglio.

Aie ditta la méssa pe r’ cuazz.       
Ho detto messa per il cazzo. L’auto ironia per dire che si è fatto qualcosa senza ricavarne niente.

Ognune z’avanta la mercanzia séja.      
 Ognuno vanta i suoi prodotti, anche in modo sproporzio- nato ed eccessivo.

Senza suolde ne z’ cantane mésse. 
Senza denaro non si può pagare la prestazione del prete nel dire messa. Ogni prestazione deve essere retribuita per cui anche quella fata di sole parole pretende il compenso.

Vuò truvà l’ache déntra alla paglia.      
Vuoi trovare l’ago nel pagliaio. Fatica improba e senza risultato, usato anche per deridere chi vuol fare il precisino.

E’ chiù la spésa che la mbrésa.      
E’ più la spesa che l’impresa. E’ come al solito lo stimolo per fare le cose di valore e non cimentarsi nelle facezie.

Se fié chiéne chiéne c’acchiéppe pure la mamma.    
Se fai pian piano  prendi anche la mamma al nido, non solo i piccoli. Le cose fatte con garbo e ponderazione danno sempre buoni frutti.

A une a une, ne tanta folla. 
Ad uno ad uno senza affollarsi. Tutti verranno esauditi ma rispettando l’ordine di arrivo e senza affollarsi spingendo e reclamando. Tutto arriva per chi sa aspettare.

Manghe po’ èsse chiù scure de la mésanotte.   
Manco può essere più scuro della mezzanotte. L’avere ottimismo per una azione, un obiettivo da raggiungere.

Spiérte palazze ca devèntane cantune.   
Dividi palazzi che diventano cantoni ( grossi blocchi). E’ inutile dividere in mille parti se le stesse poi diventano di poco conto ed inservibili.

R’ monaca vergugnuse porta la vesaccia vacanta.   
Il monaco vergognoso porta la bisaccia vuota. Avere coraggio ed intraprendenza altrimenti si rischia la fame.

Ne capì asse pe feùra. 
Non capire asso per figura. E’ un invito ad essere attento per evitare malintesi commettendo grossolani errori come nel gioco delle carte.

R’ cuone ch’abbaia ne mocceca.   
Cane che abbaia non morde. Non aver paura delle strilla e degli strilloni, che come i cani non arrecano danno. E’ l’invito a non aver paura ed all’audacia.

Chi tè uocchie é lénga va n’ Sardégna.
Chi ha lingua va in Sardegna. Chi è intraprendente che ha spirito di iniziativa e la sa trasmettere con le sue parole va dappertutto, avrà successo.

Picca malditte è subete.        
 Poco maledetto e subito. Le cose senza sacrificio e merito.

La sèrpa cenénna ze magna chéla grossa.       
 La serpe piccola mangia quella grossa. La meraviglia per sottolineare l’ardimento nel fare qualcosa da parte di qualcuno da cui non te lo aspetti.

Ngoppa a le cuotte l’acqua vullita.         
Sopra il cotto l’acqua bollita. Sta a significare il soprag- giungere di un altro evento dannoso a scapito dello stesso soggetto.

Acqua passata ne macena chiù.    
Acqua passata non macina più. Tutte le possibilità sono andate perdute, ormai e tutto inutile.

Ciéglie é spenaruole cuogliere quond r’truove.        
Uccelli e spinaroli prendili quando li trovi. Gli uccelli nel nido come gli spinaroli prendili quando li trovi. Certe occasioni non fartele scappare, quando capitano.

N’avute d’abbéie se lupe.     
Ne ha avuti di latrati questo lupo. Sta per colui che non ha paura e che imperterrito prosegue nelle sue attività infischiandosene di tutto e tutti.

Ce so arefuoste pella e pellatura
Ci ho rimesso pelle e manodopera. Quando le cose vanno male.

È chiu la spesa ch’ la ‘mbresa
È più la spesa che l’impresa. Non vale la pena affrontare una certa attività

I’ pe na mazza n’n venne r’andrite  
Per un bastone non vendo le nocchie.

N’n mette carne a coce’
Non mettere carne a cuocere. Quando manca la possibilità di un buon investimento.

N’n saccie chiù a chi sante meja vutà
Non so più quale Santo pregare.

N’n teng manche ru tiempe p’astemà    
Non ho neanche il tempo per bestemmiare.

Ce chiude na porta e ce spalanca nu purtone
Si chiude una porta e si apre un portone

Andò ce scareca la soma c’aremane ru pezzuche
Dove si scarica  la legna ne resta sempre un pezzo. Dove c’è grande attività, c’è sempre qual cosa che rimane per chiunque.

A pahà e a murì ce sta sempe tiembe
A pagare ed a morire  c’è sempre tempo

Chi sparte ha la meje parte
Chi divide ha la parte miglior. Importante essere nella parte di chi deve dividere una somma, un patrimonio, una ricchezza.

Chi paga prima paga duje vote
Chi paga prima paga due volte. Aspettare: a pagare c’è sempre tempo.

Chiacchiere e lepine n’ariegnene  panza
Chiacchiere e lupini non riempiono pance.

Ce manchene sempe diciannove solde p’accucchia ‘na lira
Mancano sempre diciannove soldi per fare una lira

Chi venne a rate n’n sigge a culme
Chi vende a rate non incassa appieno.

Da padrone de bastimente a barca  a affitte 
Da padrone di bastimento a barca in affitto. Le cose non sono andate bene.

La cera ce cunsuma e ru muorte n’n camina
La cera si consuma e il funerale non va avanti. Tipo:le chiacchiere non riempioni le pance.

Me so ‘mbegnate pure r’uocchie pe chiagne
Ho impegnato pure gli occhi per piangere. Investimenti andati a male.

Se ru ‘mbriest fuss buon c’ ‘mbrestasse pur la moje
Se il prestito fosse buono si impresterebbe pure la moglie. Molto cinico, ma efficace, per dire che fare prestiti è sempre rischioso.

Diebbete e peccate chi re fa re paha
Debiti e peccati chi li fa, li paga

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri