Mieville Catalano, indimenticato giovane poeta di Celenza sul Trigno

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Molto cortesemente Antonio Cieri [1], grande cultore dei personaggi di Celenza sul Trigno, mi ha segnalato la triste storia di questo promettentissimo poeta altosannita, morto diciassettenne.

Meiville Catalano
Mieville Catalano

Esistenza
(una significativa poesia di Mieville)

Una rana azzurra,
in uno stagno verde.
Un’eco di chitarra
s’ode lontano……
Il mio pensiero s’infrange
su un vetro
rosso di vecchiaia


Mieville Catalano, nel ricordo del già sindaco di Celenza sul Trigno Rodrigo Cieri [2]

Cinquant’anni fa, 15 febbraio 1967, letteralmente impietrita rimase la comunità celenzana: Mieville Catalano deceduto. Come è possibile? Giocava appena dopo pranzo con alcuni amici rincorrendosi intorno al tavolo: pochi secondi; si accasciò a terra; la ne. Un mistero. Diciassette anni appena!

Pochi mesi dopo furono pubblicate le sue brevi intense poesie che, ad una rilettura a cinquant’anni dopo, suscitano una emozione forte, più di allora.

Il fratello Augusto Di Bernardo e la moglie, gentile signora Oti, hanno assunto, per sug- gerimento di Antonio Cieri, appassionato ri- cercatore di personaggi celenzani che hanno dato lustro al paese o che si sono distinti per qualità particolari, la lodevole iniziativa di ri- proporre una nuova edizione.

Mieville frequentava il quarto anno dell’I- stituto Tecnico “Luigi Savoia” di Chieti; la sua professoressa Concetta Spezioli, nel pro llo introduttivo in quella edizione, ne evidenziava la sensibilità ed anche il pessimismo e rimar- cava la vena poetica che fu una vera piacevole sorpresa.

Era un giovane promettente che faceva le prime esperienze in vari campi, dal calcio, in particolare con la squadra locale, che all’e- poca si cimentava in incontri amichevoli con i paesi vicini, alla musica; si esercitava con la chitarra e spesso ascoltavo i duetti con il fratello Augusto al mandolino.

Quale purezza di cuore e nobili ri essioni si colgono nelle sue poesie!

Tra pensieri a volte tormentosi e speranze, al di là di apparenti contraddizioni, colgo come lo conduttore dominante l’amore, verso Dio, innanzitutto, perché è quello che gli dà certezze, che lo impegna in un percorso spirituale alla ricerca del vero, un percorso per superare le miserie terrene, le chimere deludenti. E poi quell’amore che si affaccia timido e prepo- tente nello stesso tempo, quell’amore che può assicurare la felicità che persegue, che sogna ogni adolescente al varcare la “soglia della giovinezza”, quella felicità che vede irrag- giungibile, ma non si arrende. Una vena lieve di ottimismo si coglie e ciò l’aiuta a sperare.

Una sorprendente novità in questa edizione: una poesia postuma che qui viene pubblicata nella forma del manoscritto; una gra a chia- ra, accattivante. L’ultima poesia forse che canta un amore probabilmente segreto che si esprime attraverso i mezzi più eloquenti possi- bili in quel momento: gli occhi. Un amore che nisce prima di nascere o che può diventare vero? Questa è la speranza. Non è dato sapere, rimane un mistero. E forse a quel punto è giun- ta anche la ne della vita.

Mieville sente sì compagni eterni la gioia e il dolore, ma è sempre aggrappato alla spe- ranza e crede sempre nella resurrezione. Vive intensamente, tra momenti di paura nel mon- do o di desolazione, la purezza dei sentimen- ti forti pur se ancora non de niti. E proprio mentre sta per affacciarsi alla fase della vita in cui può tradurre in realtà i suoi sogni, per usare l’immortale poetica immagine leopardiana, il Signore ha deciso di richiamarlo a sé per premiare la sua purezza e lasciare al mondo di quanti gli hanno voluto bene questo ricordo, questa immagine.


Mieville Catalano, nel ricordo della Prof.ssa Concetta Spezioli

Nessuno dei compagni, degli amici, di noi tutti che lo abbiamo conosciuto avrebbe sospettato che dietro il suo atteggiamento tranquillo e modesto Mieville Catalano nascondesse tanta sensibilità. è stata purtroppo la sua morte, così improvvisa e crudele, che ci ha rivelato attra- verso le sue poesie scoperte per caso, la bontà e la profondità del suo animo. Lo abbiamo perciò veramente conosciuto soltanto dopo la sua scomparsa, perché abbiamo potuto apprezzarlo e capirlo solo dopo la lettura di queste sue brevi composizioni che ci spiegano la sua aria spesso malinconica, la serietà con cui prendeva ogni cosa, la tranquilla serenità di ogni suo gesto. Queste sue poesie non hanno nulla a che vedere con i soliti tentativi propri di tanti ragazzi a una certa età; hanno qualcosa di genuino, di sentito, che risponde in pieno a quello che era il comportamento solito di Mieville.

Esse ce lo mostrano come un ragazzo dotato di una particolare sensibilità, insoddisfatto del mondo che lo circondava, ma desideroso di amore e sicuro della grande forza di questo sugli uomini. Tutte cose, queste, più grandi di lui che aveva appena diciassette anni, ma che egli veramente sentiva perché precocemente maturo e rattristato da qualcosa che presentiva e che, forse, non sapeva neanche lui spiegarsi. presentiva prossima la sua morte?

Alcuni dei suoi versi lo lasciano pensare, ma, si potrebbe obiettare, questo è spesso un atteggiamento, una posa abbastanza comune in chi scrive versi. Quello che invece c’è di strano, per la sua età, nelle sue brevi composizioni, non è tanto il pensiero della morte quanto quel suo desiderio di poter sperare in qualcosa, quel suo farsi forza per credere in un futuro in cui però non riusciva a sperare per sé.

Leggendo le sue poesie non possiamo fare a meno di chiederci il perché di tanto pessimismo: non gli mancavano né l’affetto dei genitori né la simpatia e l’amore degli amici, la sua carriera scolastica non gli dava preoccupazioni. Avrebbe perciò dovuto essere tranquillo, ignaro della crudeltà del destino che lo attendeva. Eppure scriveva:

Piangendo guardo
il mio passato…
con tristezza trascorro
il mio presente…
una speranza all’orizzonte
per un mio futuro…
vana?…


Altre poesie di Mieville

Mieville Catalano Poesie Mieville Catalano Poesie 5 Mieville Catalano Poesie 4 Mieville Catalano Poesie 3 Mieville Catalano Poesie 2 Mieville Catalano Poesie 1


[1] Antonio Cieri, abruzzese di Celenza sul Trigno (CH), dalle origini materne molisane di Montefalcone nel Sannio. fu insegnante e geometra profilo che gli consentì, poi, di ricoprire il ruolo di  “Responsabile dell’Area Tecnica e del Servizio Tecnico” del suo Comune nativo. Appassionato di ricerche storiche, ha curato articoli sui servizi sanitari abruzzesi e molisani, e, in particolare, ha curato e divulgato la vita interessante di molti personaggi storici di Celenza, dal 1800 ad oggi.
[2] Rodrigo Cieri, abruzzese di Celenza sul Trigno, di madre molisana, una vita dedicata alla Scuola, da docente e poi da Preside, dedito all’impegno sociale e la promozione culturale che porta avanti con testardaggine, in paese e neIl’ Alto Vastese. Coltiva un’antica passione, la pura poesia, in lingua, o più spesso in vernacolo, ottenendo consensi e premi.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

1 COMMENTO

  1. Questo ragazzo sentiva di avere vita breve perchè la maturità che esprime è incredibile; sembra di leggere la vita di un uomo che conosce i segreti della vita e della morte. Troppo presto ha lasciato il mondo

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