Maria SS. della Mercede – 24 settembre

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di Domenico Meo [1]

Retro della chiesa di San Biase
Retro della chiesa di San Biase

La festa in onore di Maria SS. della Mercede, celebrata nella chiesa parrocchiale di San Biase e annunciata da un novenario di preparazione, chiude le ricorrenze  del mese di settembre dedicate alla Madonna.

La solennità lega le sue origini storico-religiose all’Ordine dei Mercedari fondato da Pietro Nolasco, Giacomo I d’Aragona e Raimondo di Pennafort nel 1218. All’inizio si trattava di un Ordine Militare comprendente laici e sacerdoti, tant’è che dal popolo la Madonna della Mercede viene chiamata anche la marescialla.

Nel braccio sinistro del transetto della chiesa di San Biase  vi è la cappella della Mercede con eleganti linee architettoniche, di un barocco di buona scuola. Qui, la bella statua della Madonna, opera settecentesca di Giacomo Colombo, si presenta con una veste adorna di gemme e di ori, donata nel 1907 da Francesco Paolo Marinelli, che, tornato dall’America, dopo una invocazione alla Madonna, per grazia ricevuta guarì dalla meningite. La Madonna mantiene, con la mano sinistra, le catene, simbolo della schiavitù e della prigionia patita dai cristiani ad opera dei Mori, e con la mano destra lo scapolare con i simboli dell’Ordine Mercedario.

Agnone Chiesa di San Biase
Agnone Chiesa di San Biase

«Nel 1777 in questa cappella lavorò il pittore agnonese Giuseppe D’Apollonio e rappresentò episodi dell’Ordine Mercedario. Nel primo quadro a destra sono raffigurati quattro mercedari col Papa dell’epoca, che fa un’offerta all’ordine. Il papa è seduto e volge lo sguardo in alto, verso lo Spirito Santo, mentre con la mano destra benedice e con quella sinistra offre l’obolo sul piatto del mercedario che lo fissa compiaciuto.

Altro quadro è quello dell’Apparizione della Madonna a Giacomo I d’Aragona. Questi è sdraiato sul letto coperto da un baldacchino, mentre a sinistra vi è l’apparizione della Vergine attorniata da nubi e puttini; in basso, in primo piano, risalta la figura di un cane che dorme.

Sul lato sinistro un’altra tela rappresenta, come quella che trovasi in Sant’Antonio Abate di Agnone, la Madonna della Mercede che raccoglie sotto il Suo manto i cristiani liberati.

L’opera dove il D’Apollonio raggiunge un grado di maturità è quella raffigurante la Madonna della Mercede che trovasi nella nicchia dell’altare di stile barocco, intagliato e tutto rivestito in oro zecchino. Ai piedi della Madonna si vedono le anime purganti e un angelo che aiuta una di esse a salire verso il cielo. In primo piano vi è uno schiavo ai cui piedi si vedono le catene sciolte; il suo volto è girato verso la Vergine in atto di ringraziare.

Al D’Apollonio si attribuisce anche la tela della chiesa di Sant’Antonio, che raffigura la Madonna della Mercede, tema da lui preferito. La Madonna accoglie, sotto il Suo manto che protegge, gli schiavi liberati i quali rivolgono verso di Lei lo sguardo implorante».[1]La tela è situata al primo altare a sinistra, affiancata dalla statua di San Donato di Arezzo (protettore di tutti coloro che per follia, epilessia o semplicemente per una forte emicrania, “perdono la testa”), e da quella di  San Leonardo di Limoges che regge una catena, essendo protettore dei fabbricanti di catene e dei prigionieri.

Alla chiesa di San Biase appartiene la Confraternita della Mercede, che fu istituita nel 1692[2] e venne giuridicamente riconosciuta con Decreto di Ferdinando IV Re delle due Sicilie il 10 giugno 1778.[3] Nella Settimana Santa, come da tradizione, svolgeva la processione nella tarda serata del Giovedì. Il paramento dei confratelli era composto da un camice bianco stretto in vita e dalla pazienza e la mozzetta di colore bianco. Le sue fiorenti opere spirituali si sono affievolite negli anni ottanta.

La festa dura due giorni. Solo negli ultimi anni si è interrotta la tradizione di far esibire rinomati concerti bandistici provenienti soprattutto dalla Puglia. Il merito di quelle grandi serate musicali va senz’altro attribuito all’ex parroco di San Biase don Giuseppe Delli Quadri, scomparso nello scorso mese di aprile.

La sera della vigilia della festa, verso mezzanotte, la gente si riversa in chiesa, dove si celebra la Messa in ricordo dell’apparizione della Madonna ai Fondatori dell’Ordine Mercedario avvenuta nella notte fra il 1° e il 2 agosto 1218; la Vergine li incoraggiò a fondare un Ordine che si dedicasse alle opere di misericordia, e specialmente alla redenzione degli schiavi.

Il giorno della festa si celebrano le Sante Messe. Nel tardo pomeriggio, si svolge la processione[4] che attraversa tutto il paese. I festeggiamenti si concludono in Piazza Plebiscito con spettacoli di musica leggera o folkloristica.

 

 


[*] Domenico MeoAbruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[1]C. Carano, Pittori Molisani del periodo barocco, in «Almanacco del Molise 1975», Ed. Nocera, Campobasso,  pp. 300-307.
[2]A. Marinelli, Memorie Patrie con alcune biografie di uomini illustri agnonesi, Agnone 1888, p. 58.
[3]La Fucina, Anno 19, nn. 8-9-10.
[4]Poichè i priori che si avvicendavano alla Congrega della Mercede appartenevano alla famiglia Marinelli, quando la processione giungeva alla Ripa, rione dove abitavano, offrivano in onore della Vergine un fuoco pirotecnico. Per lo stesso motivo, come testimoniano gli articoli di cronaca religiosa riportati su l’Eco del Sannio: ottobre 1907, settembre 1913, ottobre 1920, la festa civile si svolgeva in Largo Marsala alla Ripa.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

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