Nasce l’idea di Majella Madre

4
1407

di Sergio Sammartino

Majella Madre - Logo

All’inizio degli anni ’90, Enzo Delli Quadri, che ha ricoperto incarichi di alto dirigente in importanti imprese pubbliche e private (tra cui Alfa Romeo ed ENEA) percepisce i disagi crescenti che la società italiana sta per subire a causa  degli errori di impostazione dei sistemi finanziari e dell’amministrazione territoriale, così come si sono affermati a partire dagli anni ’60.  Con infallibile intuizione ne profetizza la crisi. Di lì a poco, infatti, avverrà la conflagrazione di Tangentopoli e il crollo della I Repubblica, e – soprattutto – l’inizio di una parabola discendente della ricchezza pubblica, traumaticamente succeduta all’espansione fittizia degli anni ‘80.
Egli lancia l’allarme a più livelli e – innamorato della sua terra d’origine – prevede  per essa le conseguenze mortali di quella parabola discendente che – al tempo in cui scriviamo (giugno 2010) – non si è ancora arrestata, ed anzi manifesta proprio in questo presente la sua più acuta drammaticità (1).
Nel 1990, quindi, comincia a tessere una rete crescente di contatti che hanno esito – alla fine del ’91 –  nella fondazione  dell’ARAM (Associazione per il rilancio dell’Alto Molise) che vede come soci fondatori 40 personalità della cultura, dell’imprenditoria e della politica dell’Alto Molise.
Scopo sostanziale dell’ARAM, era ricostituire un tessuto di collaborazione politico-economica tra le zone di confine delle due regioni sorelle – Abruzzo e Molise – un tempo unite . La prima diagnosi dell’ARAM, infatti, era che quel confine innaturale aveva spaccato un territorio, prima fortemente unito, creando false lontananze e acuendo le difficoltà di scambio armonioso e di collaborazione fruttuosa, marginalizzando irrimediabilmente certe zone un tempo “centrali”, con la conseguenza di una progressiva riduzione delle possibilità di sviluppo autoctono, e della correlata “condanna” a dipendere in eterno dalle politiche assistenzialiste, le quali – d’altra parte – si andavano inesorabilmente avviando al tramonto.
Inevitabilmente correlata a questa consapevolezza, era l’ipotesi “irredentista” di secessione dell’Alto Molise (2), e di ritorno di esso all’Abruzzo.
In pochi mesi di vita il movimento ebbe uno sviluppo massiccio e rapido, pur se limitato ad una zona geografica ristretta tra il fiume Trigno e il fiume Sangro, attirando l’attenzione e la partecipazione di intere amministrazioni comunali e di parecchi cittadini abruzzesi e molisani (3).
La repentina esplosione di Tangentopoli, a partire dalla tarda primavera del 1992, il coinvolgimento di diverse personalità politiche dell’Abruzzo, come pure la drammatica debolezza dei governi nazionali nel biennio 1992-’94, fecero improvvisamente mancare all’ARAM la concreta possibilità di un potere responsabile con cui interloquire. Fu un periodo di fluidità e quasi di assenza di una vera rappresentanza dell’autorità (4). Un periodo che, non a caso, oggi viene riconosciuto come pervaso da concretissimi pericoli di eversione larvata o conclamata.
La drammatica necessità di ricostruire un apparato credibile del Potere Pubblico centrale, l’attenzione delle masse rabbiosamente puntata contro una classe politica che appariva improvvisamente indegna, tutto questo distolse inevitabilmente l’ attenzione dai problemi “locali” e tolse all’ARAM ogni possibilità di tenere alta la tensione dei suoi iscritti e simpatizzanti.
Alla fine del 1993 l’associazione poteva considerarsi sciolta di fatto, se non ufficialmente.
Tra gli iscritti meno importanti dell’ARAM, c’era Sergio Sammartino, allora domiciliato a Roma, dove insegnava Lingua e Letteratura Italiana e collaborava a giornali e riviste nazionali.
Sammartino non è uno dei soci fondatori. Non è nemmeno molto assiduo alle riunioni. Nei suoi interventi all’interno dell’ARAM, anzi, spesso appare critico verso la stessa dirigenza, che considera eccessivamente prudente e diplomatica verso il potere costituito, e propone – a quel tempo – una linea più “estremista” e movimentista.
Anch’egli agnonese, Sergio Sammartino è figlio dell’ ex parlamentare Remo, uno degli autori della secessione del 1963. A 14 anni ha chiesto ed ottenuto di tornare al suo paese natale, dove frequenta il liceo scientifico, lasciando genitori e fratelli che vivono a Roma.
Tornato poi a Roma per l’Università, alla fine degli anni ’70, è stato introdotto dal Filosofo Sergio Cotta in importanti circoli politico-culturali, all’interno dei quali si accorge che la sua regione politica – il Molise – non è neppure esattamente conosciuto persino da personalità di alto sapere. Da studente, ha cominciato a collaborare alle pagine culturali di importanti e storici quotidiani e riviste, ed ha frequentato le associazioni regionali sia molisane che abruzzesi presenti nella capitale. Si accorge che molti suoi conterranei domiciliati a Roma, alla domanda “di dove sei” rispondono spesso “abruzzese”, quasi si vergognassero della loro appartenenza ad una regione così misconosciuta, e forse anche per risparmiarsi la ripetuta fatica di spiegare cosa sia il Molise e dove si trovi. Comincia a farsi strada in lui l’idea che la secessione ha isolato una regione troppo piccola e troppo povera per assurgere ad una soddisfacente dignità economco-culturale.
Questa convinzione si rafforza nel 1987, quando – oramai laureato e dopo aver soddisfatto gli obblighi militari – dimora per un anno a Bruxelles, come tirocinante e contrattista al Dipartimento Audiovisivi della Direzione Informazioni Comunicazioni e Cultura della CEE. Là, nel suo processo formativo, segue le conferenze di Alfred Romus, alto dirigente del Dipartimento Regioni d’Europa, il quale già asserisce che il progresso tecnologico in atto renderà presto possibile – e perciò necessario(5) – l’amministrare i territori d’Europa su scale vaste, con unità composte da milioni di abitanti. Più d’una volta Romus cita proprio il microscopico Molise, tra gli esempi di avventurismo amminstrativo, destinati a rapida scomparsa.
Delli Quadri e Sammartino si ritrovano, quasi per caso – nell’inverno del 2010 – su uno dei forum informatici che i progressi di questo settore rendono ormai disponibili. Riparlano dell’ARAM, scambiandosi alcune nostalgiche battute. Sammartino docente di Filosofia e Storia al Liceo “Mario Pagano” di Campobasso, è in quel momento al quarto anno di lavoro a comando presso la Regione Molise.          Quelli che erano i suoi antichi sospetti sono diventati delle crude certezze: egli ha la netta convinzione che quella Regione non riesce ad apportare nulla ai cittadini, che tutti i fondi che riceve dal Governo e dall’Unione Europea, bastano esclusivamente a mantenere il suo pletorico apparato politico, che costa quanto quello della Lombardia (che ha quasi 9 milioni di abitanti e produce da sola il 30% del PIL nazionale). Proprio nel corso di questo lavoro, il Sammartino ha avuto modo di incontrare decine e decine di persone che mostrano un larvato disprezzo per l’autonomia del Molise,considerato non autosufficiente, e a nostalgia dell’unione con l’Abruzzo. Egli capisce che questa opinione così diffusa tra persone isolate aspetta solo di coagularsi in uno scritto o un movimento che se ne faccia vessillifero.
Sulla base di questa esperienza, egli vagheggia l’idea di pubblicare un pamphlet sulla necessità che il Molise si ricongiunga all’Abruzzo per il bene dei Molisani.
A questo accenna in un dialogo scritto col Delli Quadri, uscito sul forum Facebook, il 1 febbraio 2010. Il dialogo si chiude con questa frase: “Ne parleremo, Enzo! Ah se ne riparleremo!”.
Con sorpresa quasi spiazzante dei due “veterani” alcuni giovani dell’Alto Molise cominciano a far circolare su Facebook la protesta contro la Regione Molise, in rinnovata chiave irredentista: chiedono che l’Alto Molise torni all’Abruzzo.
I principali artefici di questo corso sono: Cristian Leonardo Di Pietro, Matteo De Simone, Mattia Paglione e, con iniziale prudenza Danilo Di Nucci. Quest’ultimo, Ingegnere e Consigliere Comunale di Agnone è stato anni prima tra i fondatori dell’Associazione “Kerres”, un sodalizio di giovani amanti della propria terra che – in tempi di progressive ristrettezze di finanza pubblica – ha saputo organizzare per l’Alto Molise decine di intelligenti iniziative culturali e turistiche.
Cristian Leonardo Di Pietro, studente di Lettere e scrittore dalla coraggiosa vena sperimentale, ha aggregato due suoi compagni di scuola (De Simone e Paglione) con l’intento di lanciare una protesta via internet, animata dalla constatazione della crisi sempre più grave che soffre il territorio, esasperata dalla minacciata chiusura dell’Ospedale S. Francesco Caracciolo di Agnone.
Ciò che prende piede su Facebook, quindi, è i rilancio degli intenti dell’ARAM. Il che attira immediatamente l’attenzione di Enzo Delli Quadri.
Il gruppo ha già circa 200 aderenti, quando Sergio Sammartino, immette nel dialogo collettivo alcune riflessioni, suggerendo agli altri che oramai i tempi sono maturi per proporre il ritorno agli Abruzzi dell’intero  Molise, non limitandosi a pressioni scissioniste che avrebbero persino maggiore difficoltà ad affermarsi.
Accettata dai più questa idea, il gruppo di Facebook “aggiusta più volta la sua denominzìazione”, mentre si fa sempre più strada il desiderio di una riunione costitutiva vera e propria.
Quando Delli Quadri e Sammartino optano per fissare tale riunione ai primi di Giugno, il gruppo supera i 300 aderenti. La “riunione”, quindi, si trasforma in un convegno vero e proprio, che si svolge in Agnone, con la partecipazione di importanti personalità (sindaci, deputati, studiosi…) provenienti da zone assai diverse dell’Abruzzo e del Molise.
Malgrado gli esiti dell’incontro – costellato anche di episodi acuti di politicizzazione – lascino perplessi gli organizzatori, essi si avvedono ben presto di aver gettato nello stagno un sasso di portata persino più grande di quanto prevedevano. Cominciano a registrarsi anche simpatie “impegnative” quali quelle dei Consiglieri regionali di Abruzzo e del Molise Tagliente e Petraroia.
L’eco dell’iniziativa, la richiesta di adesioni, e il plauso che si diffonde, quasi costringono i fondatori a precipitare le tappe, a creare un blog su wordpress, a stilare un regolare statuto, a preparare un tesseramento associativo. Nasce MAJELLA MADRE.
Tra quel 12 giugno e la metà di luglio, sono pressoché quotidiani gli interventi giornalistici, le interviste (anche di importanti rotocalchi nazionali, quali “Oggi”), i riferimenti di terzi all’Associazione e ai suoi programmi. Il  blog ottiene in meno di 30 giorni circa 2000 visite (con punte quotidiane di 350). Un giornale online molisano (Primo Numero) lancia un sondaggio che presenta addirittura l’80% dei lettori favorevoli alla proposta “unionista”.
Alla data in cui scriviamo (20 luglio 2010) la prospettiva immediata è quella di un congresso da organizzare per l’autunno (probabilmente in una località della costa), nel corso del quale si decideranno le linee di azione da seguire.

Note:
1. In questi mesi lo spopolamento dell’Alto Molise, sembra aver raggiunto ritmi insostenibili. Su quel territorio, per giunta, grava la minaccia di soppressione dell’Ospedale di Agnone, sostegno sanitario e occupazionale “di invaso” fondamentale per il relativo benessere dei residenti.
2. Il termine “Alto Molise” viene spesso usato in modo indefinito, improprio e confuso dalla classe politica e dal giornalismo molisano. A volte si definisce d’Alto Molise la zona del capoluogo di provincia – Isernia – e persino Venafro, situata molto a Sud, ai confini con la Campania. Ciò avrebbe una qualche giustificazione qualora si accettasse l’idea di considerare “alto” e “basso” il territorio sulla stessa base interpretativa con cui questi aggettivi sono usati per i corsi fluviali. Si definisce, ad esempio, alto Sangro, la zona montana presso cui il fiume sorge, e “basso Sangro” quella che si avvicina al mare.
3. Dev’essere invece chiaro che vero e proprio Alto Molise, deve intendersi quella terra che – situata geograficamente a nord-ovest della regione – si stende al di sopra della linea media del fiume Trigno, apparendo – in effetti – come una sorta di “morso” d’Abruzzo aggregato al Molise (il quale infatti – secondo la famosa e storica definizione di Errico Presutti – si estende “Fra il Trigno e il Fortore”). Questa zona comprende i Comuni e gli agri di Agnone, Belmonte, Capracotta, Castel del Giudice, Castelverrino, Pescopennataro, Poggio Sannita, San Pietro Avellana, Sant’Angelo del Pesco, Vastogirardi (escludiamo Chiauci che, sebbene situato immediatamente a nord del Trigno, si situa in una ansa di quest’ultimo che scende molto in basso; quella zona la consideriamo già appartenente al vero e proprio Isernino).
4. E’ da rilevare che – a fronte di adesioni entusiastiche di molti Comuni della provincia di Chieti, proprio Agnone non fu verso l’ARAM particolarmente benigna. All’ARAM guardò con indulgenza – se non proprio con simpatia – il sindaco di Agnone Remo Sammartino, che pure – già deputato e senatore – era stato uno degli autori della secessione del 1963. Quando la giunta di questi cadde nell’inverno del ’92, ed egli fu sostituito dall’Onorevole Bruno Vecchiarelli, la nuova direzione politica del Comune assunse verso l’Associazione un atteggiamento decisamente ostile.
5. L’esplosione di “Tangentopoli” esautorò il Parlamento – per buona parte inquisito – e con esso i deboli e transitori governi che si insediarono tra l’estate del 1992 e la primavera del 1994, quando l’exploit inatteso del movimento di Forza Italia, fondato da Silvio Berlusconi, coagulò le forze superstiti e non compromesse del vecchio Pentapartito, riuscendo ad attirare la fiducia di molti italiani, con la sensazione di una novità relativamente estranea alla vita politica della Prima Repubblica.
6. Quando un’innovazione tecnologica diventa possibile, e si diffonde, in breve tempo essa diventa anche necessaria. Per fare un esempio, molti di noi negli ultimi decenni si sono proposti di resistere e rifiutare certe novità, considerandole superflue e persino sgradite. Pensiamo, ad esempio al cellulare o ad internet. Ben presto chi si ostinava a fare a meno di queste innovazioni, considerate importune, si è dovuto accorgere che quest’autoesclusione lo isolava e lo emarginava; lo confinava in un mondo di inferiorità comunicativa, a volte persino da certe concrete possibilità di lavoro e di contato sociale. Allo stesso modo, la diffusione odierna della telematica, la possibilità – per esemplificare concretamente – di conversare tramite una web-cam con un assessore regionale senza spostarsi di un chilometro, rende superflue e inutilmente costose le entità amministrative geograficamente ridotte.

4 Commenti

  1. Questo articolo appartiene ad un altra epoca rispetto all’attuale. E’ stato scritto da non iscritto ad ALMOSAVA

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.