Majella Madre

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di Enzo Carmine Delli Quadri

Con la costituzione dell’ARAM Associazione per il Risveglio di Agnone e dell’Alto Molise, si sosteneva allora e viene confermato oggi che:

1.    Il tasso di crescita del Molise, dal ’45 ad oggi è stato positivo, ma ben al di sotto di quello Abruzzese e di quello nazionale e, aspetto molto importante, esso è dipeso, per lo più, da una politica di finanziamento pubblico che va sotto il nome di assistenzialismo (pensioni invalidità, commesse pubbliche, impiego pubblico, ecc….). Tutti possono cogliere il limite di questa situazione.
2.    Vincoli economici e finanziari posti dall’Europa costringono l’Italia a porre sotto stretto controllo la spesa pubblica.
3.    La solidarietà, che dopo il ’45 ha caratterizzato il mondo occidentale, è venuta pian piano riducendosi sotto la pressione di egoismi, intolleranze, e quant’altro. Il tutto, in Italia, si sta traducendo in una fortissima richiesta di autonomia finanziaria delle regioni più ricche e fortunate, rispetto ad altre meno fortunate. Il federalismo fiscale sarà la logica conseguenza di questo trend e i rubinetti della finanza pubblica verso l’Alto Molise, già ridotti, andranno sempre più riducendosi.
4.    L’Alto Molise, con la creazione della Provincia di Isernia, pende verso il versante tirrenico, il versante dove il fiume delle conoscenze è molto ridotto rispetto a quello adriatico. Si usa dire, tra gli economisti, che il Nord dell’Italia è rappresentato da Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Puglie, il Sud è rappresentato da Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Basilicata….Insomma, sono gli Appennini che disegnano il Nord e il Sud dell’Italia. Non a caso, le regioni che sono al di là degli Appennini sono le regioni che stanno meglio, le altre stanno peggio, molto peggio.
5.    La creazione della Provincia di Isernia ha, di fatto, staccato i contatti con la dorsale adriatica, cioè con quella dorsale dove il fiume delle conoscenze scorre meglio e più velocemente.
6.    La Regione Molise ha dimensioni ridotte e, quindi, non idonee per promuovere la progettualità richiesta dalle esigenze di una regione.
Conclusione: anni di assistenzialismo da finanza pubblica, il mancato aggancio con la dorsale adriatica e la impossibile dinamicità progettuale danno l’immagine di un roditore che corrode le fondamenta di un edificio (Alto Molise) fino a renderlo pericolante, poco sicuro e prossimo a crollare.
Sulla base di queste considerazioni, alla portata di tutti, l’ARAM prospettò alla popolazione dell’Alto Molise la possibilità di una secessione dal Molise per una riunificazione con l’Abruzzo.

L’associazione non ebbe successo perché:

1.    Scoppiò tangentopoli o mani pulite che colpì anche alcuni amministratori locali dell’Abruzzo
2.    Le risorse economiche per diffondere la bontà del progetto erano scarse
3.    Le forze politiche contrastarono l’iniziativa facendo ricorso a tutto il loro potere per svuotare di contenuto il progetto (molti temevano di perdere onori e prebende)
4.    Ma il motivo fondamentale per l’insuccesso dell’iniziativa va ricercata nell’esistenza della Provincia di Isernia, alla cui creazione gli Agnonesi parteciparono con passione. Mal  gliene colse perché la creazione della provincia significò l’inizio di un assistenzialismo  spropositato che, se da un lato risolveva alcuni bisogni occupazionali immediati, dall’altro introduceva elementi di distorsione delle attività produttive (il posto piuttosto che il lavoro) e dei riferimenti valoriali.

Oggi, tutti stanno prendendo atto, amaramente che quel che si paventava è avvenuto. Lo spopolamento  del territorio , le vicende dell’ospedale di Agnone, Venafro e Larino e la procrastinata, ma quasi certa,  eliminazione della provincia di Isernia, gli interventi di ridimensionamento di molti servizi pubblici e altro ancora stanno lì a dimostrarlo.

Insomma, oggi è evidente che l’esigenza della riduzione della spesa pubblica, con il conseguente ridotto trasferimento di risorse pubbliche verso il Molise, pone questa regione di fronte a problematiche di notevole complessità che potranno portare, da una parte ad una forte riduzione di servizi e, dall’altra, ad un aumento della pressione fiscale di tipo locale. Su questa strada non c’è speranza di sviluppo alcuno; per l’Alto Molise, poi, si accentuerà il fenomeno di desertificazione.
Ma c’è un altro grande pericolo: insistendo sulla autonomia regionale e provinciale, con interventi caritatevoli, si rischia di restare del tutto isolati e indifesi di fronte all’ipotesi, per me nefasta, di aggregare la regione al SUD Italia, insieme con Campania e Calabria.

Di fronte alle umiliazioni di false promesse e di inefficaci assistenzialismi, occorre prendere coscienza che i problemi di queste aree sono TERRITORIALI e non PARTITICI e bene farebbero tutti i politici  ad unirsi tra di loro, contro un pericolo comune: una regione sempre più povera e isolata.
L’ARAM, nata per il rilancio dell’Alto Molise, non era più congrua con la realtà attuale: il problema che 20 anni fa poteva riguardare solo l’Alto Molise, oggi investe tutto il Molise. L’Associazione  MAJELLA MADRE per l’Unità di Abruzzo e Molise è nata con lo scopo di contribuire alla presa di coscienza di questa situazione, proponendo, come via d’uscita e di rilancio, l’ Unità di Abruzzo e Molise.

Questa Associazione non è più un fatto locale,  relegabile tra le problematiche delle montagne dell’Altissimo Molise. Essa è chiaramente a carattere regionale, con responsabili e soci delle diverse aree del Molise (si veda in proposito il BLOG www.majellamadre.wordpres.com) e, in particolare, vede la presenza di
Primo fondatore e Presidente Onorario: Dott. Enzo Carmine Delli Quadri (manager di società di primaria importanza, revisore dei conti, consulente di management, libero professionista).
Presidente: Prof. Sergio Sammartino (docente di Filosofia e Storia, giornalista, saggista, già assistente di Segreteria dell’Assessore Regionale del Molise, Avv. Franco Giorgio Marinelli).
Segretario: Sig. Cristian Leonardo Di Pietro ( scrittore).
Responsabile dei rapporti con le forze sociali e politiche: Ing. Danilo Di Nucci (amministratore d’impresa, consigliere comunale di Agnone).
Responsabile dei Servizi Informatici: Sig. Matteo De Simone (studente universitario)
Coordinatore per la Provincia di Isernia: Architetto Franco Valente (studioso di archeologia e di storia del costume e delle mentalità, saggista).
Coordinatore per la Provincia di Campobasso: Prof. Domenico Di Lisa (docente di Matematica e Fisica, sindaco di Roccavivara, già consigliere regionale del Molise).
Coordinatore per la Provincia de L’Aquila: Dott. Angelo Caruso (Vice-sindaco di Castel di Sangro).
Coordinatore per la Provincia di Chieti: Avv.  Jacobucci

Obiettivo Minimo di Majella Madre: sospingere le due regioni sorelle a moltiplicare le occasioni di collaborazione; instaurare una nuova abitudine a camminare affiancate aiutandosi a vicenda; elaborare progetti bi-regionali di formazione dei giovani, di diffusione della cultura, di organizzazione del turismo; spingere le istituzioni universitarie dell’Abruzzo e del Molise a costituirsi come un’unità organizzativa; disporre le risorse della  sanità sull’intero territorio secondo criteri di mutuale sussidiarietà; creare una catena di consorzi produttivi e turistici che comprendano i Comuni di confine, indipendentemente dall’appartenenza amministrativa; tutto questo dovrà fare intendere al Governo Nazionale ed all’Unione Europea che – se mai il Molise dovesse essere accorpato ad altre Regioni, o peggio smembrato – i Molisani preferiscono tornare là dov’erano prima della secessione del 1963, e i fratelli Abruzzesi sono pronti ad accoglierli come parte integrante della propria identità storica e territoriale.

Obiettivo Massimo di Majella Madre: unificare le due regioni politicamente e amministrativamente in modo che la cultura, i territori, le risorse e le popolazioni di entrambe costituiscano un’unità naturalmente sentita dai cittadini, sull’esempio dell’Emilia-Romagna ed ancora di più, e così – marciando uniti – creare maggiori possibilità di movimento, di informazione, di circolazione delle idee e delle economie, per la migliore qualità di vita delle genti abruzzo-molisane; presentarsi quindi dinanzi all’Unione Europea con maggior forza, pronti a rivestire un ruolo più moderno e più importante nell’area mediterranea.
Mirando all’unità delle due regioni, Majella Madre non prevede ufficialmente secessioni e distacchi di parti di esse; si riserva però di appoggiarli, qualora si possa riscontrare in tali operazioni delle fasi necessarie ad indebolire il tessuto politico-territoriale delle due regioni oggi esistenti, spingendole – e se necessario costringendole – alla definitiva fusione.

Le terre attualmente dette di Abruzzo e Molise erano già state concepite come unite dall’Imperatore Augusto, che ivi costituì la Regio IV, basandosi su criteri di uniformità linguistica, etnica e culturale (la base comune era la lingua osca).
Messe insieme la due regioni conterebbero ben 1.700.000 abitanti. E arriverebbero a quasi 1.800.000 con le già citate acquisizioni possibili dalle regioni limitrofe (Campania e Puglia).
Se l’Abruzzo e il Molise si riunissero sarebbero la più potente regione di transito tra l’ Europa  dell’Est ed il Mar Tirreno.
Il porto di Termoli sarebbe lo scalo più a Sud di questa potente regione di transito, con beneficio di entrambe le regioni, oggi separate (la disunione fa la debolezza, come l’unione fa la forza)?
Se l’Abruzzo e il Molise si riunissero, attirerebbero una buona parte di Comuni confinanti della Campania.
Se l’Abruzzo e il Molise si riunissero, otterrebbero ben presto anche le Isole Tremiti (che vogliono staccarsi dalla Puglia ma non hanno certo voglia di aggregarsi al solo Molise.
Un  terreno in Molise vale la metà di quanto varrebbe se il Molise e l’ Abruzzo fossero ancora uniti.
Il Molise non riesce a spendere una lira per pubblicizzare il proprio turismo a livello nazionale.
Le sole pubblicità turistiche del Molise, all’estero, sono quelle che lo collegano ancora all’Abruzzo.
I nostri operatori turistici alle fiere internazionali non riescono a far capire agli interessati dove sia il Molise, e ottengono comprensione solo quando nominano l’Abruzzo.
Una regione come la Romagna (poco più grande ma ben è più ricca del Molise) non ha mai pensato di separarsi dall’Emilia.
L’intento di fare del Molise una Regione a sé stante suscitò l’avversione di parecchi eminenti costituzionalisti che non volevano creare regioni “incapaci di sopravvivere per difetto di autosufficienza politica ed economica.
Per staccare il Molise dall’Abruzzo si ricorse ad una legge ”ad usum delphini” che correggeva addirittura la Costituzione, prevedendo una deroga alla norma che fissava ad un milione d’abitanti il numero minimo per costituire una Regione? (vedi Legge Marracino del 1957)
La Regione Molise avrebbe fondi che bastano solo per mantenere l’apparato politico che la governa, e riesce a fare poco per i normali cittadini.
Un assessorato della Regione Molise costa 2 milioni e mezzo di euro all’anno, e un ospedale minore ne costa 5.
La Regione Molise (320.000 abitanti) costerebbe quanto la Regione Lombardia, che ha quasi 9 milioni di abitanti e produce da sola il 30% del PIL nazionale.

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