L’ùogliə – L’Olio

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Poesia di Michele Di Ciero [1] dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]; Musica: Ludovico Einaudi Divenire; Editing: Enzo C. Delli Quadri

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L’ùogliə

Sandə Martóinə é ggià passatə
currə currə a pə lə vignə
s’é pəcchjìeta la ləvétta
ru ləvàunə sémbra cìervə
é matìura cərascéula
curr’e cùogliə mbrèššia fa.
Ca ssə vé nu sbəndatòriə
na jəlata o na nəvata
sbəndrəjajja chə na nòttə
fruššə e acəna də lóiva,
ca ssə l’ùogliə nə ngé ndratə
mó tə dóichə gna sə fa.
Arru sbògliə e pə lə cambrə
fé nu mucchjə arru curnicchjə
pó rə crùopə chə lə sacchéttə
chə ru pònnə o du cupèrtə,
la té ngallə na səmmana
ca dapùo la vé ttəndà.
Ficca, fìccacə lə mìenə
ca l’artirə call’e óndə.
Ššìgliəla, ìgnəla allə sacchéttə,
càrəcala e pórtala arru trappóitə:
chə lə callə də ru mbìernə
sə fəniššə də matərùojə.
E pó uàrda alla pəlòzza,
chə štərlambə ambələ d’éurə,
oh chə ùogliə! nu bbutóirə,
dólgə, chjìer’e sapróitə.

L’olio

San Martino è già passato
corri corri per le vigne
si è colorata l’olivetta nera
l’olivone sembra acerbo
è matura l’oliva cerasuola
corri e cogli e fai presto.
Perché se arriva un vento forte
una gelata o una nevicata
sparpaglia con una notte
foglie e acini di olive,
e se l’olio non c’è entrato
ora ti dico come si fa.
In una specie di fondaco e nelle camere
fai un mucchio all’angolo
poi lo copri con i sacchi,
con il panno o alcune coperte;
la tieni in caldo per una settimana
e poi la vai a toccare.
Infila, infilaci le mani
che le tiri fuori calde e unte.
Sceglila, riempila nei sacchi,
caricala e portala al frantoio:
qui con il caldo che dà l’idea dell’inferno
finisce di maturare.
E poi guarda alla pila
che lucentezza, ambra dorata
oh che olio! sembra una pera burrona,
dolce, chiaro e saporito.

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[1] Michele Di Ciero. Nasce ad Agnone il 20 luglio 1932 e vi frequenta le scuole primarie. Consegue il diploma di maturità al Magistrale di Campobasso e di li a poco insegna nelle scuole Elementari. Acquisisce il diploma in vigilanza scolastica all’Università di Salerno, vince il concorso di direttore didattico e viene nominato a Francavilla Fontana. Scrive su giornali e riviste e si dedica agli studi di pedagogia e psicologia. Forte è il vincolo che lo lega alla sua Agnone e alla fine degli anni Cinquanta partecipa attivamente alla fondazione della Pro Loco e al rilancio delle attività turistiche e culturali. Con passione si adopera per la nascita del Premio di poesia dialettale G. Cremonese. Crede molto «nella poesia, nel suo alto e universale messaggio, nella sua suprema e intima consolazione, nella poesia come pane e sale della terra» (Di Ciero 1972: 6). Nel 1970 la rivista di demo-etno-antropologia Lares pubblica Folklore di Agnone, un contributo di cultura popolare tradizionale in cui il Di Ciero riporta proverbi, usi e credenze, rimedi di medicina popolare, cantilene e filastrocche e canti religiosi. Due anni dopo, viene dato alle stampe, postumo, il libro di poesie Scterlambe che se pèrde curato da don Salvatore Moffa. In seguito le liriche sono inserite nelle antologie Cento e passa poeti dialettali (Giúttari 1973: 292-294), Antologia critica dei poeti dialettali italiani (Giúttari 1975: 415-418) e Letteratura dialettale Molisana, vol. II, (Gramegna 1995: 61-69). Di Ciero muore ad Agnone prematuramente il 2 agosto 1970.
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo +39 0865 78647 oppure +39 329 6245907)

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