Lu terramòòt – Il Terremoto

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di Tiziana Ragni    May 30th, 2012, aggiornato con le vicende di Amatrice

terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016
terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016

Oggi ho pranzato con mia madre. Classe 1933. Molisana.
Due insalate, una bottiglietta d’acqua.
Poi le chiedo:
-Un dolcino con il caffè?
E lei:
-No, mi sembrerebbe brutto
-Eh? Brutto in che senso?
-Nei confronti di quei poverini, quelli del terremoto (Amatrice 2016)
Poi si è fermata un attimo, ha fissato la ciotola vuota dell’insalata e ha ripetuto con aria grave:
lu terramòòt
Che ci sono certe parole che in dialetto ti fanno sentire anche il boato, oltre al dramma.

Io poi il dolcino, piccolo, gliel’ho preso e abbiamo diviso a metà. Lei ne ha lasciato un quarto. E ha detto:
-Giusto per assaggiarlo
Ma si vedeva che si sentiva in colpa.

Ed è allora che mi ha raccontato che, poco dopo la sua nascita, in quel di San Pietro Avellana, cucuzzolo del paesello di montagna molisana, un boato squarciò la notte. Prima del boato si sentì scricchiolare e sussultare la casa. Sua madre balzò dal letto, l’afferrò con tutte le coperte dalla culla e, appena arrivata sotto lo stipite della porta per uscire, le pareti si aprirono e un mattone cadde sul cuscino di sta culletta. Credo fosse il terremoto, anzi lu terramòòòt, della Majella (settembre 1933 ottavo-nono grado Mercalli).

Lei ovviamente l’ha saputo qualche anno dopo, quando sua mamma l’accompagnò a vedere quello spettro di casa mezza squarciata (che poi pensarono i tedeschi a radere al suolo direttamente, senza passare dalla ricostruzione) nella quale era stata “miracolata”.

Terremoto-San-Pietra-Avellana-1933
Terremoto-San-Pietra-Avellana-1933

Sempre la madre le raccontò che arrivò l’esercito con le tende (a mille metri di altezza a settembre già si va sottozero) ma che, nel disastro generale, l’unica cosa che aggiunse fu:
-Tua nonna aveva un negozio nel quale avremmo anche potuto prendere la pasta, se solo avessimo avuto modo di cuocerla. Abbiamo fatto la fame ma ci ha salvati – e tu ti sei salvata, visto che ti allattavo io- grazie alla “grandissima novità” che tua nonna, previdentemente, decise di sperimentare.
A quel punto io le ho chiesto:
-E qual era sta grandissima novità di tua nonna?
-La carne in scatola. Una rappresentante un giorno arrivò da lei, aspettò che l’emporio si svuotasse dai clienti poi, guardandosi circospetto intorno, mise la mano in una borsa ed estrasse delle scatolette di latta. Le poggiò sul bancone e, come le stesse presentando il Sacro Graal, disse:
-Commà (commare, si usava così): questi so’ riusciti a infilare la carne nelle buatte (buatte, dal francese “boite“, contenitore di latta, pensate un po’ il molisano da dove arriva, chéris…).

Ecco, per dire, mia madre è salva grazie alla prontezza di riflessi di sua madre. E alla Manzotin.


Tratto da http://www.supercalifragili.com/
editing
Enzo C. Delli Quadri

1 COMMENTO

  1. Il racconto è bello, è ricco di immagini struggenti che fanno capire “l’umanità” e il dolore di chi ha sofferto!
    Dolore che si rinnova nel “sempre vivo ricordo” e ridiventa “realtà presente” di fronte al recente dolore e alle sventure altrui. …

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