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L’orso ….. Bruno

di Antonia Anna Pinna[1] di Villalago (AQ)

bombaIl nostro paesino arroccato sulle montagne del centro Italia non è scampato alle bombe della seconda guerra mondiale. La strada che s’inerpica sulla nostra valle è stata bersagliata in più occasioni e la terra ha nascosto più di un residuato bellico. Ricordo a scuola i grandi manifesti che illustravano i vari tipi di bombe e di come ci redarguivano << di non toccare nulla >> se fossimo incappati in qualche strumento ferroso poco riconoscibile e di chiamare subito le forze dell’ordine per farli rimuovere dagli artificieri.

Nessuno però si preoccupava veramente; forse i contadini che con le zappe avrebbero potuto toccare qualcosa di nascosto, ma noi proprio non ci pensavamo. Invece la cosa successe e toccò proprio ad un bambino che, giocando con un bomba che lui credeva fosse un tesoro, perse la mano sinistra.

La notizia fece il giro del paese in un lampo, tra i pianti e la disperazione delle madri e dei parenti; anche noi eravamo imparentati e mia nonna aveva battezzato il piccolo Bruno, un ragazzino bellissimo e di una bontà disarmante.

Andammo a trovare i genitori ed io bambina, ancora all’oscuro dei fatti del mondo vidi sul tavolo un catino pieno di un liquido rosa! Pensai <<è il sangue di Bruno.>> Naturalmente si trattava di alcool ma non lo associai minimamente al disinfettante che ben conoscevo, perché mia madre ogni volta che cadevo mi faceva urlare di paura solo alla vista della famigerata bottiglia, e vi assicuro che succedeva molto spesso. Questa associazione di idee mi è rimasta dentro per tanto tempo finché la naturale maturazione non mi ha svelato l’arcano in tutta la sua semplicità, ma ormai per me Bruno era un angelo dal sangue rosa.

Sono passati cinquant’anni e più da quel triste episodio e Bruno si è tenuto sempre in disparte, anche se le sue capacità di atleta e alpinista non sono state minimamente scalfite, infatti è un ottimo tennista e uno scalatore che ha fatto anche una spedizione di pace sull’Everest, ma non si è mai sposato; ne’ ha avuto per quanto se ne sappia una compagna e questo mi da una profonda tristezza perché è un grande uomo e la sua storia la porto gelosamente nel mio cuore come se fosse capitato a mio fratello. Nelle comunità montane che erano come delle piccole tribù, tutto era condiviso, soprattutto il dolore.

Questa estate ho trovato il coraggio di raccontare a Bruno questo episodio e siamo riusciti anche a sorridere, ma il bene che gli voglio è vero, è rimasto immutato, anzi è cresciuto insieme a un grande rispetto; devo però anche dirti: caro Bruno, sei diventato un po’ Orso, forse perché non è difficile stare in loro compagnia nella nostra bellissima Valle.

 


[1] Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Antonia Anna Pinna

Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

2 commenti

  1. Bel racconto sintetico e dolce, pur nella sua drammaticità.
    Già perché non macchiato di rosso sangue, che impaura l’occhio e l’anima. Qui il “sangue rosa” stempera ogni cosa e il riferimento autobiografico lo rende ancor più vero e simpatico.
    Vicino casa mia abitava un giovane, di nome BRUNO che aveva perso la mano dx allo stesso modo, che però si è sposato… ma questa è un’altra storia….

  2. Antonia Anna Pinna

    Grazie Enzo.

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