L’inversione termica, i colori della primavera, le capanne di pietra, il rito dello strofinamento e altro ancora

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di Luciano Pellegrini

È mia abitudine prima di andare in montagna controllare il servizio meteo per assicurarmi sul clima che troverò. La temperatura, il vento, previsioni pioggia, e se c’è la neve… la pericolosità.

La temperatura alle ore otto, a 2.000 metri, segnava 16 gradi. Nella mia città, Chieti, allo stesso orario il termometro segnava sei gradi. Possibile che in montagna faccia piu’ caldo che al mare? È un fenomeno atmosferico che ha il nome di inversione termica” che si verifica in periodi relativamente calmi e freddi come quelli che stiamo vivendo.

Considerata la giornata quasi estiva, ho scelto un percorso panoramico, storico, eremitico, con partenza da Passo Lanciano (1.310 m) ed arrivo all’ermo di Sant’Onofrio, a quota 680 metri., Serramonacesca CH. Parco Nazionale della Majella.

Eremo di Sant’Onofrio

Alla partenza, ore 10 legale, il termometro segnava 20 gradi. Prendo la carrareccia per il PIANO DI TARICA e immediatamente vengo attratto da un fiore “Hepaticanobilis Schreb” – Anemone fegatella L’origine del nome deriva dalle foglie trilobate (formate da tre lobi) che ricordano approssimativamente la forma del fegato. Il colore dei petali, blu intenso, l’ovaio verde dal quale escono i numerosi e lunghi filamenti filiformi bianchi, questa combinazione di colori esplosivi, mi hanno rapito. I prati sono pieni di “Margherite e Veronica comune”. I colori… bianco e azzurro.

  Cammino nel silenzio, calpestando l’erba profumata che sta nascendo che restituisce il colore verde ai prati, nascondendo le foglie gialle. L’emozione dei colori mi accompagna per tutto il percorso. Ecco il fiore timido che fiorisce subito dopo lo scioglimento della neve…annunciando la primavera. Il Crocus vernus, il nome comune (zafferano selvatico). In alcuni spazi il verde dei prati è stato conquistato dal colore dei suoi petali, tendenti alla tonalità del viola: porpora, blu, lilla e anche bianchi. All’interno della coppa ci sono i filamenti vermigli. Questo fiore ha anche un intenso profumo. La mia meraviglia è stata nel vedere, percorrendo la stessa carrareccia per il ritorno, che c’erano tanti più fiori che in poco tempo crescono e si aprono. E la Violetta Gialla di montagna?

Non puoi non fermarti a contemplare le capanne di pietra, l’ampio panorama sul Gran Sasso, il Morrone, i monti della Laga, le Cime della Majella, il mare. In questo territorio sono ancora visibili i resti delle costruzioni dei centri fortificati megalittici, che presidiavano le alture e gli accessi ai pascoli della civiltà italica (secoli IX – VI a.C.).

Eremo di Sant’Onofrio

Considerando che il rientro è in salita, al sentiero, che è lungo, accelero il passo per arrivare al Fosso San Onofrio ed all’ermo di Sant’Onofrio, a quota 680 metri.Il sentiero è indicato con la lettera “S”:(Sentiero dello Spirito).L’eremo si trova nelle vicinanze dell’Abbazia di San Liberatore a Maiella ed è stato edificato dai Benedettini che lo usavano come luogo di preghiera per i frati eremiti.I benedettini, per realizzare l’eremo, sfruttarono una cavità naturale che chiusero con un muro. Anticamente il tetto era più basso e si vedono ancora sulla roccia i buchi che lo reggevano. Alla fine della guerra, nel 1948, un certo numero di fedeli ha modificato l’eremo secondo il modello attuale, posizionando anche una campana.L’eremo è sempre aperto e molto frequentato. Sul lato destro dell’altare è ricavato un giaciglio detto La Culla di Sant’Onofrio, ricavato nella rupe e luogo di riposo del Santo.In seguito, questo giaciglio è stato usato dai fedeli per il rito dello strofinamento”: i fedeli si sdraiano su di esso per guarire dal mal di pancia e dalle febbri ostinate, secondo l’antico rito della litoterapia.

La culla di Sant’Onofrio

Litoterapia è un metodo che utilizza l’azione benefica delle pietre usate come medicina alternativa.La litoterapiaè in grado di liberare un dato metallo nell’uomodove, o per assenza o per diminuita attività di un processo enzimatico, ciò non si verifica naturalmente.La roccia dove ci si sdraia, probabilmente quarzo ialino”, per molti secoli è stato considerato un materiale dotato di formidabili poteri magici e di culto che allontana il male.

Il 12 giugno è la festività di San Onofrio e numerosi fedeli raggiungono l’eremo, ascoltano la Messa con molta devozione e si bagnano alla fontana la cui acqua è ritenuta salutare. I monaci hanno realizzato sul sentiero, a tratti roccioso, degli scalini per rendere più agevole il percorso.

Ora, devo abbandonare questo posto e pensare alla lunga e impegnativa salita per tornare a Passo Lanciano, fermandomi un attimo al “cimitero del bosco bruciato: scheletri di tronchi neri, sottofondo boschivo non percorribile per i rovi e i rami. Non ci sono problemi, il bosco rinascerà naturalmente.  


Tempo6 Ore Senza Sosta
Difficolta’E/Ee
DislivelloTotale +/- 780 M
Distanza15 Km

Luciano Pellegrini  agnpell@libero.it; Cellulare +393404904001


Le foto sul link:https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10214750563551059&set=a.10214750532510283.1073741920.1633912542&type=3&theater 

Editing: Enzo C. Delli Quadri 
Copyright: Altosannio Magazine

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