L’inaudito e crudelissimo racconto della prigionia capracottese e della miracolosa liberazione – Cap. 2: Narratio brevis

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di Francesco Mendozzi

Alle pagine virtuali di questo autorevole magazine affido il secondo capitolo del mio libro, “L’inaudito e crudelissimo racconto della prigionia capracottese e della miracolosa liberazione”, pubblicato il 28 febbraio 2018 e disponibile su tutti i maggiori canali di vendita online al prezzo di € 11,50 (l’ebook a soli € 2,99). Il libro prende le mosse dal ritrovamento di alcuni memoriali del XVII secolo, scritti manu propria da alcuni teologi evangelici d’Ungheria dopo la tremenda avventura che li vide transitare in catene nel 1675 sull’intero territorio dell’Altosannio. Il frammento che Vi presento è una traduzione dell’82° paragrafo della “Narratio brevis de oppressa libertate ecclesiarum Hungaricarum” del teologo ungherese Bálint Kocsi Csergő (1647-1698).


  • Gergely Illés muore e viene lasciato insepolto

Usciti i prigionieri da Pescopennataro, alcuni di essi viaggiavano sugli asini. Un soldato ha intimato a due condannati di sorreggere ai fianchi il vecchio Gergely Illés, ormai moribondo, distrutto dalle sferzate e sfinito dalla dissenteria, e, a sua maggior mortificazione, i due compagni han dovuto impedirgli di scivolare. Tuttavia, in luoghi tanto ripidi, nessuno dei due aiutanti è stato in grado di reggere il peso del malato, sia da un lato per i ferri alle mani, sia dall’altro, cosicché questo è collassato a terra ed è morto. Steso al suolo, per volere dei carnefici, gli hanno strappato le vesti ed è stato abbandonato insepolto e seminudo sulla strada. Parimenti, il piissimo István Séllyei, anch’egli trasportato su asinelli che andavano a passo ancor più lento, non godeva di buona salute ed anzi è stato trattato con ferocia da un soldato chiamato Maximilian. Séllyei aveva il viso deformato dalle piaghe e il naso rotto, da cui fuoriusciva un fiume di sangue che prima era soltanto un rivolo: la sua anima era ormai morta.

Questa, più o meno, è la somma delle crudeltà inferte dagli ufficiali militari a questi miseri prigionieri, a cui va aggiunto che non riescono a camminare, costretti come sono a subir vergate da ogni direzione. Quando persino le giumente stesse non riescono più a portare quei pesi morti, sono i condannati, a loro volta flagellati, che devono frustare con vigore le bestie: ciò che gli asini han dovuto sopportare finora, viene ora sopportato dai prigionieri sul proprio corpo. A usar violenza non sono soltanto i soldati semplici ma anche e soprattutto i predetti ufficiali della milizia.

Il paese di Pescopennataro nel manoscritto del rev. Tóbiás Masnitius (1675)

  • Tre ministri augustani fuggono

Il 29 aprile i prigionieri sono giunti a Capracotta, in un luogo ignobile ove han sostato per due giorni. Lì comincia l’orazione delle preghiere comuni, e prima e dopo di esse i salmi di Davide: per la precisione gli inni 10, 79, 83, 86, 88 e 94, cantati tra lacrime e singhiozzi. Proprio a Capracotta, con molte preci è stato supplicato il capitano – più duro della roccia – affinché sciogliesse le catene alternatamente dai piedi. Una volta rimosse, i condannati sono arrivati a Napoli con le catene che li cingevano dalle spalle ai lombi.

Esattamente al terzo giorno i prigionieri hanno infatti lasciato Capracotta e, durante quel viaggio, a causa delle insopportabili vessazioni, tre ministri della confessione d’Augusta si sono dati alla fuga approfittando della distrazione dei soldati e scampando alla loro efferatezza.

A Capua, successivamente, i prigionieri sono stati costretti a subire ingiurie, oltraggi e maledizioni.

Essi hanno chiesto la carità ai cittadini di Capua, ma gli è stato risposto che quello non è luogo d’elemosina. «La nostra carità – han detto i capuani – la diamo ai cristiani, non agli eretici!».


Bibliografia di riferimento:

  • J.G. Bauhofer, History of the Protestant Church in Hungary from the Beginning of the Reformation to 1850, trad. ingl. di J. Craig, Nisbet, London 1854;
  • A. Fabó (a cura di), Monumenta evangelicorum Aug. Conf. in Hungaria historica, voll. I-III, Osterlamm, Pest 1861-1865;
  • B. Kocsi Csergő, Kősziklán épült ház ostroma, trad. ung. di P. Bod, Budapest 1738;
  • G. Lányi, Narratio historica, crudelissimæ & ab hominum memoria nunquam auditæ captivitatis papisticæ, necnon ex eadem liberationis miraculosæ, Lipsiæ 1676;
  • L. Makkai, A magyarországi gályarab prédikátorok emlékezete, Helikon, Budapest 1976;
  • T. Masnitius e J. Simonides, Gottes Krafft und Gnade, Wilchen, Wittenberg 1681;
  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, voll. I e II, Youcanprint, Tricase 2016-2017;
  • F. Mendozzi, L’inaudito e crudelissimo racconto della prigionia capracottese e della miracolosa liberazione, Youcanprint, Tricase 2018;
  • J. Minárik, Väznenie, vyslobodenie a putovanie Jána Simonidesa a jeho druha Tobiáša Masníka, Tatran, Bratislava 1981;
  • J.D. Ribini, Memorabilia Augustanæ Confessionis in Regno Hungariæ, Caroli Gottlob Lippert, Posonii 1789;
  • H. Schoen, Le martyre de Tobie Masnicius. Episode de l’histoire des persécutions en Hongrie, in «La Nouvelle Revue», XXIII:17, Paris 1902;
  • D. Sella, L’Italia del Seicento, Laterza, Roma-Bari 2000.

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