Lettera aperta a Tagliente, Petraroia, Di Pangrazio, Palomba

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Lettera aperta a Di Pangrazio, Palomba, Petraroia, Tagliente.
Enzo C. Delli Quadri 30 novembre 2011 0

Il Consigliere Abruzzese Giuseppe Di Pangrazio ha dimostrato una forte sensibilità circa il problema di una necessaria aggregazione di Regioni, tanto da auspicare ed operare perche si aggreghino, oltre all’ Abruzzo e al Molise, anche le Marche.

A lui abbiamo voluto estendere la lettera che in precedenza avevamo già inviato a Petraroia, Palomba, Tagliente.

Lettera aperta a:

•    Giuseppe Di Pangrazio, Consigliere Regionale Abruzzo
•    Paolo Palomba, Consigliere Regionale Abruzzo
•    Michele Petraroia, Consigliere Regionale Molise
•    Giuseppe Tagliente, Consigliere Regionale Abruzzo

Illustrissimi,

Mi rivolgo a voi con la speranza che vogliate dare seguito alle tante Vostre testimonianze di adesione alla cultura dell’efficienze e dell’efficacia dell’azione politica.

Mi rivolgo a Lei, on.le Petraroia, perché, come consigliere del PD,  unico e solo tra tanti suoi colleghi Molisani, ebbe il coraggio di coniare la ormai famosa frase che per noi è diventata un mantra: Se si deve scegliere tra il conservare un simulacro di autonomia istituzionale ed i diritti dei cittadini, non c’è discussione; prima la sanità, la scuola, i trasporti locali, l’assistenza sociale e poi la burocrazia.
Mi rivolgo a Lei, on.le Palomba, perché, nel panorama di ipocrisia che regna nel mondo politico nazionale, Lei, con tutto il Suo gruppo dell’IDV, è stato l’artefice della raccolta per una legge di iniziativa popolare che disponesse l’eliminazione delle Provincie Italiane.
Mi rivolgo a Lei, on.le Tagliente, perché da oltre due decenni Lei è stato vicino alle nostre posizione che auspicano la ricongiunzione tra Abruzzo e Molise.
Mi rivolgo a Lei on.le Di Pagrazio, perchè da tempo Lei si sta occupando della necessità di addivenire addirittura ad una Macroregione come quella che veda insieme Marche Abruzzo e Molise.

Ecco, a Voi io chiedo di attivare una tavolo di discussione, con la partecipazione di sindaci e assessori a Voi vicini per discutere del seguente particolare aspetto che rientra ed è parte integrante del problema più generale da Voi segnalato da tempo.
In concreto, premesso che:
o    si discute di eliminazione delle Provincie;
o    si discute di aggregazione di piccoli comuni per questioni finanziarie e gestionali;
o    si discute di zone franche da burocrazia e imposte specifiche (nel 2009 se ne crearono 22, di cui solo una montana);
o    si discute di eliminazione di strutture intermedie amministrative;
Io ritengo che sia giunto il momento di focalizzare l’attenzione sulle terre di montagna che sono al confine tra l’Abruzzo e il Molise, con particolare riferimento all’ Alto Molise, Alto Sangro e Alto Vastese.

Ricordo, brevemente, che queste terre hanno subito uno spopolamento pari al 80%, rispetto ai loro anni migliori, percentuale di gran lunga superiore (almeno un 50% in più) a quella subita dalle zone di montagna della dorsale appenninica, per effetto dell’urbanizzazione verso la Costa e i Centri Provinciali. La colpa, secondo e me, è da attribuire alla creazione della Regione Molise e della Provincia di Isernia che ha risucchiato migliaia di persone verso i Centri Provinciali i Regionali per lo svolgimento, peraltro, di attività non chiaramente produttive.

Oggi, per deviare il corso del fiume carsico della desertificazione di quelle terre, occorre attivare un processo di riunificazione del territorio, oggi sottoposto a ben 4 provincie e 2 regioni, sotto un unico organismo amministrativo, di qualunque tipo e qualunque nome abbia (potrebbe essere una Unione Municipale), con l’obiettivo difficile ma non impossibile di chiedere per esso, non solo per il 2013, come previsto per tutta l’Italia, la sperimentazione di zona franca a  burocrazia zero, cui aggiungere, per decisione regionale, anche la franchigia da imposte.

Queste terre ricondotte ad unica amministrazione recupererebbero quella unità di comunanze che per secoli hanno vissuto e che, negli ultimi decenni, sono state fortemente frustrate e sono state la causa, a nostro avviso, di una evoluzione demografica negativa, oltre ogni livello sopportabile. Nel nostro sito www.altosannio.it  sono riportati i dati demografici di tutto il territorio interessato, a dimostrazione di quanto asserito.
Grato per l’attenzione posta a questa lettera, distintamente saluto

Dr. Enzo C. Delli Quadri
Amministratore di ALMOSAVA –  “AltoMolise-AltoSangro-AltoVastese” –  Gruppo di Discussione

Riferimenti: www.altosannio.it; https://www.facebook.com/groups/almolsava/; almosava@gmai.com

1 COMMENTO

  1. Premesso che concordo pienamente con l’iniziativa, aggiungerei che buona parte di ciò che serve a ristabilire un minimo di equità per le nostre genti potrebbe essere già a nostra disposizione, e lo dobbiamo al “genio” leghista che si è battuto per il federalismo. Il federalismo, imposto dalla Lega, non varrà solo per reclamare il trattenimento della tassazione da parte delle regioni col maggiore versamento di imposte all’erario ? Noooo…!!!E’giusto pensare che valga anche come de-tassazione per le regioni escluse dalla fruizione dei servizi pubblici come Abruzzo e Molise. Mi riferisco, ad esempio, alla idiota e miope gestione (Spa coi soldi di Pantalone) delle FFSS ora Trenitalia dove le linee a bassa utilizzazione vengono semplicemente soppresse, le stazioni ferroviarie chiuse, come se fossero veramente private. Sarà che il viaggio in treno è un servizio a tariffa e quindi da gestire con criteri “imprenditoriali” ma la rete ferroviaria è stata pagata da 150 anni coi soldi di tutti gli italiani…..però alcuni le ferrovie non se le ricordano nemmeno più; anzi, nel 2011 un capoluogo (Matera) non ha la stazione ferroviaria. Allora Signori, si tengano le tasse che pagano…….ma si paghino da soli i servizi, tanto li hanno solo loro. A Castel di Sangro, nell’ordine, è stata soppressa la Pretura, la Caserma della Polizia, L’Arssa, l’Ospedale Civile, la AUSL, gli Uffici della AUSL come il servizio igiene e prevenzione sul lavoro, (checché ne dica l’Amministrazione), i collegamenti automobilistici con Roma. Perché dovremmo continuare a pagare le tasse come qualsiasi altra parte d’Italia dove hanno di tutto e di più ? Mica i teatri delle città se li pagano? La “cultura” è finanziata dallo Stato. Ma dalle nostre parti la “cultura” siamo noi, mi pare, e chi ci paga ? Al di là delle battute, queste risorse per servizi non fruiti ( hanno ingessato il nostro territorio con Parchi, nazionali, regionali, SIC, aree protette, ecc. ) e il mancato frutto degli usi civici chi lo ricompensa alle nostre genti ? Peggio dei pellirossa? Cominciamo a quantificare tutto ciò, e cominciamo a farcelo riconoscere. Tali risorse potrebbero essere un buon inizio. Chiediamo troppo ?…beh, allora nsi azzerino tutte le partite giocate sin’ora e si ricominci daccapo partendo da ALMOSAVA!

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