Lettera ai Sindaci di Agnone, Belmonte del Sannio, Capracotta, Castiglione M.M., Vastogirardi

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di Enzo C. Delli Quadri

Miche Carosella Sindaco di Agnone

Gentilissimi Signori Apollonio, Borrelli, Carosella, Giove, Monaco

Una premessa doverosa: qualche buontempone vorrebbe farmi credere che il mio carissimo amico Sindaco di Agnone sarebbe risentito perché prima di scrvere a lui avrei scritto al vicesindaco di Agnone. E’ una barzelletta e il buntempone resta buontempone, per il semplice fatto che conosco molto bene Carosella, i suoi pensieri e il suo modo di operare. E, poi, va detto che a lui, come ad altri sindaci, avevo già inviato, prima di ogni altra mia comunicazione, ben 2 lettere. Oggi ne ripropongo una terza particolare per lui e i sindaci di territori contigui.

Agnone

Negli anni 1985-1990 emersero tre fattori fondamentali che avrebbero minato il sistema economico della regioni italiane, con gravi ripercussione sulla sua dorsale appenninica: era chiaro ai più che quel sistema economico si reggeva sul supporto che veniva dalla finanza pubblica; questa, a sua volta, presentava segni di grave crisi (nessuno oggi ricorda che già allora il debito pubblico aveva superato e di parecchio il 100% del PIL); la solidarietà che tanto aveva permeato le decisioni dei vari governi dell’epoca, scantonata in vero e proprio assistenzialismo, cominciava a scricchiolare con la nascita di movimenti territoriali anti-italiani; in più, a livello internazionale, l’Italia non era più paese di confine da difendere a tutti i costi: altri paesi dell’est europeo entravano nella scena prettamente europea dopo il distacco dall’URSS.  Era sotto gli occhi di tutti che, senza giusti interventi, ci sarebbero state ricadute pesanti per i più deboli: i pensionati, il sud d’Italia e le zone montane.

Pur in presenza di questa chiara situazione economica e finanziaria, i politici Italiani, con alti e bassi, continuarono a fare le cicale; in Molise di più, coinvolgendo in questa frana anche la dorsale appenninica di confine con l’Abruzzo che fino a quel momento aveva retto all’urto dei cambiamenti.

Belmonte del Sannio

A livello nazionale non c’è molto da aggiungere a quello che i giornali raccontano a tutti, tutti i giorni. I nodi sono venuti al pettine e, a pagarne le spese è proprio la finanza pubblica, sempre più in difficoltà fino a far temere il fallimento dello Stato.
A livello regionale, gli apparati, con annessi, connessi e derivati,  al netto della sanità, mangiano molto del contenuto della dispensa delle risorse finanziarie; alle attività produttive, al turismo, alla montagna, alle foreste, alla formazione, all’assistenza sociale, ai trasporti lasciano  solo un piatto di lenticchie. A livello regionale abruzzese-molisano, poi, mancando ogni possibile intesa tra le due regioni, l’area montana di confine si ritrova in quasi completo isolamento.

Le conseguenze, per le parti deboli della popolazione di quest’area montana, sono tragiche: la disoccupazione ha colpito duro e ha costretto migliaia e migliaia di persone ad abbandonare le proprie case, i propri cari, i propri futuri.  E sia chiaro: la desertificazione demografica non è paragonabile a quella di altre zone appenniniche italiane; contro una media del 45-50%, la dorsale appenninica di confine tra Abruzzo e Molise, identificabile con il territorio dell’ Alto Molise Alto Sangro e Alto Vastese, al netto di situazioni che hanno retto (Castel Sangro e Trivento), ha perso fino all’85% della sua popolazione. Il perché di questo, secondo molti, è da ricercare nella nascita della regione Molise, prima, e della Provincia di Isernia, poi. Questi due fattori hanno sicuramente creato condizioni economiche favorevoli per molti soggetti, ma hanno parimenti  creato le premesse per uno sconvolgimento sociale, dove attività produttive legate al mercato sono state sostituite da attività amministrative improduttive e, a volte, inutili, sorrette da quella finanza pubblica, oggi in crisi. La popolazione ha subito il fascino dell’abbraccio mortale dell’assistenzialismo e il conseguente condizionamento di progetti e di coscienze.

Capracotta

Oggi si presenta una occasione d’oro, per tentare di recuperare il recuperabile, una occasione che, se colta pienamente, può consentire a quest’area, così depressa, un risveglio e una ripresa economica, sociale e demografica.
L’occasione è data da diversi fattori.
In primis, la molto probabile eliminazione delle Provincie, già ridotte, con il recentissimo decreto Salva Italia di Monti, a semplici uffici amministrativi; in secondo luogo è in fase di definizione, per la crescita,  la costituzione, in via sperimentale, di zone franche da burocrazia e imposte;  e, ancora, c’è in discussione la riunificazione di regioni, prima fra tutte quella tra Abruzzo e Molise.

Castiglione Messer Marino

Ma, più in particolare, sono entrate in vigore, in questi giorni, Le leggi 122 del 2010 e 148 del 2011, che costringono i piccoli comuni fino a 5.000 abitanti ad associarsi tra di loro, alcuni quelli fino a 1.000 abitanti , perentoriamente, e gli altri, un po’ meno perentoriamente. (è vero che Castel di Sangro, con una popolazione superiore ai 5.000 abitanti, non è toccato da queste leggi, ma è altrettanto vero che il paese insiste su di un’area, quella dell’Alto Sangro, Vastese, Molise, dove 52 paesi su 54 hanno a che fare con queste leggi e restare fuori dalle associazioni può portarlo all0isolamento).

Voi Sindaci di paesi di frontiera potete scegliere due vie: quella dell’aggregazione tra piccoli Comuni che, nel rigoroso rispetto delle leggi, resti dentro lo schema provinciale e regionale (sarebbe la morte delle nostre terre), oppure quella dell’aggregazione tra detti Piccoli Comuni che forzi politicamente questa interpretazione e vada politicamente oltre lo schema provinciale e regionale, in modo da anticipare l’eliminazione delle Provincie e la ricongiunzione tra le due Regioni.
Nel primo caso, i Comuni ed i Politici Conservatori resterebbero avvinghiati alla sorte delle Provincie di Isernia e di Chieti, con il rischio di pagare un forte pegno al momento della loro eliminazione; nel secondo caso i Politici Lungimiranti e Progressisti aprirebbero un capitolo nuovo per loro ed i Comuni rappresentati, dove potrebbero svolgere un rinnovato ruolo di primo piano.

In questo contesto, proseguendo su un tracciato percorso già da decenni,  il Gruppo di discussione chiamato ALMOSAVA  – acronimo di AL-to MO-lise,  SA-ngro, VA-stese – territorio di origine della Gente Sannita e formazione della Diocesi di Trivento, CHIEDE una cosa molto semplice: Chiede la riaggregazione dell’Alto Molise Sangro Vastese sotto una unica e sola amministrazione, comunque si chiami, che abbia a cuore il territorio, il suo sistema sanitario ed edilizio, il suo sistema dei trasporti e della mobilità in generale, il suo sistema di assistenza sociale e di sviluppo delle aree artigianali e industriali, senza le orribili divisioni come quelle oggi esistenti tra le 4 provincie dominanti, L’AQ, CB, CH, IS.

I politici di peso e veramente responsabili (ce ne sono, si pensi a  Petraroia, molisano,Tagliente, e Palomba, abruzzesi)  e sindaci meno appassionati al concetto di autonomia comunale, oggi inutile e inefficace, stante la dimensione dei vari comuni interessati, devono assolutamente reagire al clima del solito pessimismo catastrofico basato su concetto che “qui tutto è difficile, tutto è complesso”. Pensino piuttosto che se dovesse andare in porto il Molisannio o la Moldaunia, l’area dell’ dell’Alto Molise Sangro Vastese, sarebbe definitivamente consegnata al diventare una RISERVA. (indiana, sannita, granata,  ….   chiamatela come vi pare).

Vastogirardi

In concreto: Vi auguro che riusciate  a rompere i confini regionali e provinciali attuando e supportando una politica di aggregazione (Municipalità nuova, Convenzioni, ecc …) di tutti i comuni di Montagna di Frontiera tra le Provincie di IS L’AQ CB CH, una politica che consenta la ricostituzione di un un organismo amministrativo territoriale unico per tutti e 54 i comuni dell’ Alto Molise Sangro Vastese, con l’obiettivo finale di proporlo come ZONA FRANCA, per ridare senso al luogo originario della stirpe sannitica e, cosa più importante, porre fine ad una desertificazione territoriale mortificante e ad un conseguente depauperamento di un immenso patrimonio immobiliare, con il che verrebbero buttati al vento (tipo patrimoniale secca, altro che IMU) sacrifici indescrivibili nostri e dei nostri avi. Non dimenticate che questo nostro territorio ha perso fino all’85% della sua popolazione. Evitiamo che diventi, definitivamente, terra per ospizi e cimiteri.
Cordialmente,
Enzo C. Delli Quadri

www.altosannio.it     “AltoMolise-AltoSangro-AltoVastese”
www.facebook.com/groups/almolsava/   “AltoMolise-AltoSangro-AltoVastese”

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