Le spine di Ugo: I saltatori

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Dal libro: Roccaraso, due solchi sulla neve lunghi 100’anni, di Ugo Del Castello[1]

Salto)

 .

Tantissimi anni fa a Roccaraso diversi giovani si dedicavano al salto con gli sci e l’attività agonistica dello sci club prevedeva anche questa disciplina. Le istituzioni locali promuovevano gare di salto e numerosi erano i saltatori nazionali e internazionali che raggiungevano questa località sciistica dotata, fin dalla metà degli anni ’20, di due trampolini di salto. Io ero bambino, così piccolo, che mio padre mi portava sulle sue braccia a godere di quello spettacolo affascinante. Poi sono cresciuto e da solo raggiungevo il campo di gara arrampicandomi su punti particolari per osservare i saltatori da prospettive diverse e ascoltare il fruscio degli sci sulla neve e sull’aria che li sorreggeva.

Ecco, ho scritto queste parole per ricordare quei momenti.

Il turista che dal centro di Roccaraso sale verso l’Aremogna, arrivato davanti alla seggiovia del Colle Bellisario, nota alla sua sinistra, incastonato nella montagna e in mezzo a un bosco di conifere, il maestoso trampolino Roma, che con la sua linea ancora elegante e sinuosa precipita come una cascata che raccoglie i ricordi di un tempo e pian piano li porta a valle per svanire nell’oblio.

La pista di lancio, purtroppo, è invasa e quasi nascosta dalle piante di pino; anche la pista d’atterraggio è occupata in qualche punto dalle piante e diverse pietre dei muretti di contenimento sono scivolate lungo i fianchi della montagna, giacendo nell’erba, mentre il dente del trampolino, in pietra incerta, è elevato verso l’etere, altero, ancora lì a dividere ormai le due immaginarie posizioni del salto di un fantasma che tra sogno e ricordi sarebbe da raccontare così:

“Sulla pista di lancio si avvia concentrato sui larghi e lunghi sci per prendere velocità, raccogliere le forze e spingere il corpo nel vuoto; poi vola sul ginocchio (la parte iniziale della pista di atterraggio, ndr) davanti ai giudici che attenti lo seguono per giudicare lo stile. E’ disteso sugli attrezzi, con il naso quasi tra le punte ben allineate; fende l’aria, su di lei cerca il misterioso e indispensabile appoggio, vi scivola leggero per arrivare a poggiarsi dolcemente in fondo alla pista di atterraggio con un telemark preciso. Poi, rialzatosi sul corpo con uno spazzaneve elegante nella sua semplicità, compie una lieve virata a sinistra, in leggera salita, ferma la sua corsa e raccoglie gli scroscianti applausi del pubblico radunato numeroso intorno al palco delle autorità per assistere alla gara della Coppa Principe di Piemonte.

E’ un gran giorno per Roccaraso, Umberto di Savoia è presente e entusiasta applaude per il salto lungo e perfetto.

E’ il salto dell’austriaco Lantschner? O del roccolano D’Alesio? No.

E’ quello dell’italiano Rizzi? O del piccolo roccolano Liberatore? Neppure.

E’ il salto del norvegese Per Kjellberg, allenatore della squadra italiana, che ha voluto rendere personalmente onore al Principe dando manifestazione di tutta la sua potenza, rapidità, sensibilità, precisione, equilibrio e concentrazione, uniti allo stile unico, segno di una classe incomparabile.

Appoggiato ad un albero c’è un ragazzo: ha il giaccone col bavero alzato e il cappello sormontato da una palla di fili di lana blu e rossi, fitti e morbidi, frutto del lavoro delle sapienti e abili mani della mamma; è entusiasta ed emozionato. Sentire la frase secca dello speaker: “è partito”. Vedere spuntare all’improvviso dal dente del trampolino, tra il religioso silenzio del pubblico e il fruscio degli sci sulla neve, il saltatore che vola e ascoltare il fremito dei suoi pantaloni, sono una passione ed un’emozione che ha dentro, da quando il padre lo portò la prima volta tra le sue braccia ad assistere alle gare che ogni anno si svolgevano sul trampolino Roma.

Osserva nei minimi particolari i movimenti degli atleti, li segue con lo sguardo mentre vanno a piedi lungo il ripido sentiero che li porta in cima. Hanno le mani racchiuse in guanti di lana bianca che salgono stretti fino al gomito, mentre reggono sulla spalla i lunghi sci; quando arrivano sotto gli ultimi alberi stagliano la loro figura contro il cielo azzurro e quasi avvolti dal copioso vapore che si forma con il caldo e ansimante respiro, raccolgono le forze e aspettano concentrati il proprio turno. L’altoparlante comunica le lunghezze e i punteggi dei salti che si susseguono. Gli ultimi atleti, i più bravi, si concentrano mirando al record del trampolino: è quello l’obiettivo di ogni saltatore.

Ugo all’improvviso si accorge di avere i piedi gelidi, comincia a batterli ritmicamente sulla neve, muove le dita all’interno degli scarponi per vincere il freddo e non rallentare la corsa del sangue. Continua a seguire orgoglioso, fino in fondo, gli atleti che si fermano quasi in mezzo alla folla e si accorge che gli applausi caldi e festosi del pubblico gli trasmettono l’interesse, il piacere, la gioia che ha quella gente nel vivere un pomeriggio di spettacolo unico, diverso, appagante, cercato dopo un’intensa mattinata trascorsa sugli sci, chi da discesa, chi da fondo.

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[1] Ugo Del Castello, Abruzzese di Roccaraso (AQ), dirigente amministrativo-finanziario, da sempre ha avuto due passioni, la scrittura e la ricerca sulla storia del suo paese.

 

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