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Le ragazze di Zazzà

Lungo il vecchio tracciato della S.S. Istonia, a pochi chilometri da Agnone, c’è una vecchia casa cantoniera oggi abbandonata, situata in prossimità di una curva a gomito che tutti chiamano “la curva Zazzà”. La storia che pubblichiamo ci riporta indietro nel tempo, quando le case cantoniere (e i cantonieri, tale era il papà dell’autrice) erano un punto di riferimento per l’intera comunità (n.d.r.). 


 

LE RAGAZZE DI ZAZZA’

racconto di Mercede Catolino [1]

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Da sinistra: Fulvia, Adalgisa, Mercede, Maria, Ugo e il fedelissimo cane Grëif

Dopo la via Paal e la via Gluck viene naturale la curva Zazzà.

Abitavano nella casa cantoniera situata ai piedi di un colle, in piena “curva zazzà”, così detta dal soprannome zazzaniéllə di uno che vi stava in passato. La famiglia vi si dovette trasferire nei primi anni sessanta. Fu così che le marmocchie di san Pietro lasciarono la piazzetta, i giochi in compagnia, il paese e divennero le ragazze di zazzà“, con tutt’altra prospettiva di vita.

Le doti, che ciascuna di loro possedeva, divennero le loro nuove amiche e rappresentarono il punto di forza necessario per organizzare le attività di studi, quelle ricreative e quelle lavorative inerenti alla crescita della famiglia.

Fisicamente slanciate e toniche, grazie anche all’addestramento quotidiano che facevano per andare a scuola, macinando a piedi chilometri e chilometri di strada in qualsiasi condizione climatica.

Molto spesso, quando passava qualche camion, chiedevano un passaggio e una alla volta arrampicandosi alla portiera, occupavano in un baleno la cabina di guida, lanciando libri e cartelle di qua e di là, tra le proteste dell’autista che aveva il timore di beccarsi una contravvenzione dalla Stradale.

Via via che la ragazze crescevano, la curva cominciava ad essere popolare. Qualche giovanotto munito di bicicletta si offriva di fare compagnia lungo il percorso Agnone-Zazzà, i timidi con motorino passavano e ripassavano per tutto il giorno consumando le gomme; qualcun altro con la macchina, fingeva in curva guasti improvvisi in modo da assicurarsi i dovuti soccorsi.

E fu così che una dopo l’altra, conquistate dall’amore, lasciarono Zazzà e il resto della famiglia tornò in paese

Oggi nessuna parla più della curva; è disabitata, ha perso tutta la notorietà, nessuno vi gioca più o canta a squarciagola le mitiche canzoni degli anni sessanta, nessuno più d’estate vi fa bagni di sole in pantaloncini corti o d’inverno enormi pupazzi e zuffe a palle di neve; vi si passa con indifferenza ed è solo un punto qualsiasi di una carta topografica.

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La “curva Zazzà” e la casa cantoniera oggi abbandonata

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[1] Mercede Catolino: è nata in Agnone (IS), dove risiede. Già insegnante, oggi bibliotecaria, ama scrivere ed esprime la propria vena letteraria sia in versi che in prosa. E’ un’appassionata cultrice delle tradizioni locali che ha raccolto nel volume “Mezzogiorno e Ventunora”  pubblicato nel 2005. 

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

6 commenti

  1. Racconto dolce e malinconico nello stesso tempo. Chi di noi agnonese verace non ricorda la curva Zazzà?

  2. Antonia Anna Pinna

    Che belle storie raccontate voi ragazze Delli Quadri. Grazie

    • Flora Delli Quadri

      Bisogna ringraziare l’autrice che, con la sua penna felice, ha tratteggiato la sua giovinezza e quella delle sue sorelle.

  3. Flora Delli Quadri

    Oggi la casa cantoniera è sede della Kerres, un’associazione culturale di giovani agnonesi che fanno del loro meglio per renderla accogliente e limitare i danni dell’abbandono.

  4. IMMAGINARIO COMUNE ! MI VIENE DA DIRE COSI’, PERCHE’ ANCHE NELLA MIA FANCIULLEZZA C’E’ UNA CASA CANTONIERA “DISMESSA ” E ADIBITA A COLONIA ESTIVA, FREQUENTATA DA ME E DA ALTRI RAGAZZINI… MA QUESTA CASA CANTONIERA DI AGNONE MI SEMBRA PIENA DI ALLEGRIA E DI GIOVANILE ARDORE, TRATTEGGIATA CON MAESTRIA E DIREI CON TENEREZZA DALL’AUTRICE, CHE NE FA RIVIVERE IL RICORDO !

  5. Brava Mercede, con pochi tratti lasci un segno nell’animo che, per noi di una certa età, resta profondo. Grazie

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