Le condizioni igieniche e sanitarie di Capracotta (proemio)

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di Luciano Conti

Il borgo antico di Capracotta, ovvero il rione Terra Vecchia, agli albori del ‘900 (foto: G. Paglione)

Capracotta, febbraio 1900.

Illustrissimo Sig. Sindaco, ho l’onore di presentare alla Signoria Vostra la presente relazione sullo stato sanitario ed igienico di questo Comune con le opportune proposte di riforme ed opere nuove, le quali sono molto pratiche e poco costose; e perciò mi voglio augurare che incontrino la completa approvazione del Consiglio Comunale. Sono convinto che, attuandosi le mie proposte, si rimedierà in buona parte agli sconci presenti: dico solamente in buona parte e non completamente, perché a mio credere non si potrà risanare del tutto questo paese, se prima non saranno rimosse (cosa per se stessa difficilissima) le tre cause principali dei danni igienici e sanitari; vale a dire:

  1. che non si distruggano molte abitazioni insalubri sui luoghi più stretti ed affollati;
  2. che non si mutino con la disciplina e con l’educazione civile le tendenze ed abitudini, tutt’altro che nette e pulite, della popolazione;
  3. che non si edifichino molte e buone abitazioni, rispondenti a sani principî igienici.

In ciò non si voglia trovare una gratuita esagerazione; quando avrò esposto il vero col mio abituale libero linguaggio si dovrà convenire dalle persone competenti che ho pienissima ragione.


Meminisse juvabit

In febbraio 1891, quale ufficiale sanitario di Capracotta, presentai alla autorità municipale una mia relazione su lo stato sanitario ed igienico del Comune, esponendone le condizioni buone e cattive, e proponendo per queste ultime gli opportuni rimedi. Mi lusingavo che le proposte sarebbero state, un poco per volta, messe in opera; ma disgraziatamente, col pretesto delle cattive condizioni del bilancio ed in realtà per contrario volere degli amministratori, sono passati nove anni in inutile attesa, mentre quelle riforme ed opere si vanno rendendo sempre più indispensabili. Non si vuole considerare che la salute pubblica è un obbligo strettissimo: salus publica suprema lex; e non si vuole rimediare al fatto che le malattie e le morti in questo comune sono dovute in modo principalissimo ad infezioni. Ora per chi non la sappia è bene ripetere la dimostrazione della scienza che i morbi infettivi sono impedibili se combattuti con opportuni rimedi profilattici.

Mi sembra perciò necessario, a mia discolpa od a scorno di gratuiti denigratori, pubblicare per le stampe quella mia umile relazione del 1891, con le piccolissime aggiunte successive sino ad oggi da me debitamente contrassegnate. Voglio sperare che la pubblicazione induca finalmente i signori amministratori del comune a adottare le mie proposte.

A vincere la riluttanza dei consiglieri timorosi di una spesa troppo grossa devo far notare che con l’attuazione delle mie proposte non si dovrebbero spendere annualmente più di mille lire, e certamente una tale somma è compatibile con le risorse attuali del bilancio; o che le opere si volessero fare gradatamente, un poco all’anno ed in economia dal Municipio, o che si volessero fare tutte in una volta, ricorrendo ad un prestito governativo di favore secondo l’ultima legge votata dal Parlamento; e in questo ultimo caso le mille lire annue dovrebbero servire per rata di ammortamenti o interessi. Il comune inoltre può contare sempre in qualche sussidio governativo, come quelli già ottenuti per scopi igienici, ma invertiti dal municipio in opere non indicate dall’ufficiale sanitario e dal governo.

A coloro i quali si aspettavano e si aspettano la risoluzione del problema igienico dalla sola opera dell’ufficiale sanitario io debbo ricordare alcune verità di fatto e di dritto che li possono trarre dall’errore.

Il “sergent de ville” del XIX secolo

L’ufficiale sanitario, secondo la legge e i regolamenti è un funzionario, che disimpegnando un vero servizio di stato, dovrebbe dipendere esclusivamente dal governo, ma intanto è alla totale soggezione delle capricciose, incompetenti e ostili amministrazioni comunali, di cui non è che un semplice consigliere tecnico né voluto né cercato. Se i suoi consigli sono accettabili bene è; ma se sono messi in non cale, come in Capracotta, non vi è ragione di prendersela contro di lui, che non ha alcun potere esecutivo. Ma qualcuno obietta che, essendo qui la nettezza urbana molto trascurata, l’ufficiale sanitario può presentare al Sindaco e al Pretore quanti verbali di contravvenzioni egli vuole contro i trasgressori. Rispondo francamente che chi vuole dall’ufficiale sanitario, allo stato attuale delle cose, solo il rilievo delle contravvenzioni alla nettezza urbana, non desidera certamente il vantaggio positivo della cittadinanza, ma desidera solo l’abbassamento della dignità professionale e la compromissione del suo esercizio. Dimostro questi tre punti:

  1. La cosa più necessaria, anzi indispensabile, in Capracotta, è la nettezza dentro e presso l’abitato che ora è in stato deplorevole. Ebbene con tutta coscienza io credo, che per ottenerla più facilmente ed economicamente, bisogna mettere in opera le proposte contenute nella relazione del 1891, che intendono allo scopo di dare ai cittadini la maggiore comodità possibile di allontanare dall’abitato il materiale di rifiuto. Attualmente non esiste alcuna comodità, e perciò avviene che le immondezze vengono da tutte le case, nessuna esclusa, gettate sulle vie interne ed esterne più vicine e frequentate. Se le famiglie fossero obbligate ora dalle vessazioni poliziesche dell’ufficiale sanitario a non gettare le immondezze presso le loro abitazioni, dovrebbero tenerle in casa con evidente maggior danno igienico; e finirebbero, sempre, dopo uno o più giorni, per buttarle di nascosto nelle vicinanze dell’abitato e sulle vie di transito; e tutto ciò per assoluta necessità non esistendo luoghi adatti per lo scarico delle immondezze. Si noti che le immondezze abbandonate sulle vie prossime dell’abitato non sono meno pericolose alla salute pubblica che se fossero gettate sulle vie interne del paese, donde almeno gli spazzini municipali anche ore le rimuovono ed esportano. Si provveda dunque dal Municipio prima alla comodità degli scarichi di rifiuto, e in seguito si potranno pretendere i famosi verbali di contravvenzione anche dall’ufficiale sanitario, oltre che (intendiamoci bene) dalle guardie municipali, forestali, rurali, dai carabinieri, cantonieri, spazzini ecc. ecc. Attualmente ciò non è giusto e logico.
  2. Se il solo ufficiale sanitario dovesse occuparsi delle contravvenzioni alla nettezza urbana dovrebbe stare alla vedetta giorno e notte, avere gli occhi di Argo e le ali ai piedi di Mercurio. Ma egli infine è un professionista, e non un sergent de ville o una guardia del piscio come è chiamata in Toscana, il quale ha diritto a vivere decorosamente, e perciò deve impiegare il suo tempo con gli ammalati e con lo studio. Sarebbe strano pretendere che un dottore laureato in una Regia Università si dovesse avvilire col sostituirlo alle guardie municipali, destinate precisamente ad un servizio così facile ed umile!
  3. Qualche farabutto pretenderebbe addirittura dall’ufficiale sanitario, da un onesto galantuomo, che egli rivelasse solamente le contravvenzioni della gente bassa (quantité négligeable)! Ora qui tutti sono contravventori, ma specialmente i ricchi e quelli in preferenza che posseggono bestiame, e questi si permettono le più gravi irregolarità e scostumatezze, quali sono quelle di lordare le vie coi rifiuti della casa, di tenere le stalle e i cortili in modo schifoso, di deporre il letame in enormi mucchi scoperti all’aria presso l’abitato, di servirsi di pozzi neri aperti e filtranti nel suolo pubblico, di pretendere la vendita di carni malsane, di occultare le malattie infettive del bestiame, di chiudere cortili ed accessi già di dominio pubblico ecc. ecc.! Si stuzzichi uno di codesti prepotentucoli, e se ne vedranno allora le conseguenze… sul povero ufficiale sanitario.

Prego le persone di buon senso a voler leggere la non amena relazione da me fatta nel 1891. Sono fiducioso che, se non son mossi da odî personali o di partito, si darà ragione a me e torto a chi spetta.

Capracotta, maggio 1900.


“Le condizioni igieniche e sanitarie di Capracotta” è una relazione pubblicata a proprie spese nel 1900 dall’ufficiale sanitario dott. Luciano Conti. Mi permetto di pubblicarlo a capitoli su Altosannio Magazine sperando di far cosa gradita innanzitutto a quei cultori di Capracotta che non possiedono il suddetto volume, e inoltre a tutti gli abitanti dell’Altosannio, poiché le condizioni igienico-sanitarie in cui versava Capracotta sul finire dell’800 e le misure di profilassi erano pressoché identiche a quelle degli altri comuni d’altura.


Editing: Francesco Mendozzi
Copyright: Famiglia Conti

2 Commenti

  1. Quando valevano mille lire c’erano i PREPOTENTUCOLI… OGGI COI MILIARDI CI SONO I PREPOTENTI, ma si tratta pur sempre di voler fare “cose” che anche il buon senso comune a volte sconsiglia o nega di fare, nei CONSIGLI COMUNALI , come in più ALTO LOCO!

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