Le condizioni igieniche e sanitarie di Capracotta (parte III)

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di Luciano Conti

Panorama di Capracotta da Monte Campo negli anni ’30 (foto: Enit)

Proposte di riforme ed opere igieniche

Perché non si possa dire che io noto il male senza additare rimedi opportuni mi sforzerò di esporre ora alla meglio i provvedimenti più economici e modesti immaginabili. Questa è veramente la parte difficile e spinosa del mio compito, non potendo proporre alcuna spesa eccessiva.


I. Nettezza dell’abitato

Avanti tutto s’impone la necessità superiore a tutte le altre di dover allontanare, per quanto più è possibile, rapidamente e completamente, i materiali organici di rifiuto degli uomini e delle bestie domestiche.

Fognatura? – Una condottura cloacale estesa a tutte le case e per tutto il sottosuolo stradale del paese sarebbe il maximum desiderabile, ma disgraziatamente ciò è inattuabile:

  1. Perché la ristrettezza delle abitazioni non consente la costruzione di cessi ben fatti nell’interno di esse e che poi abbiano comunicazione con la fognatura del sottosuolo stradale. Per la buona igiene è indispensabile che il cesso sia posto in un luogo appartato della casa; e qui intanto una sola stanzetta serve per lo più per cucina, dormitorio e dispensa.
  2. Dato e non concesso che l’ampiezza della casa permettesse la costruzione della latrina mancherebbero i mezzi pecuniari a quasi tutte le famiglie. Un cesso igienico deve avere una canna in ferro fuso, impermeabile, o in gris verniciato accuratamente, una vaschetta di seduta in porcellana con valvola; due tubi a sifone innestati uno al punto di immissione nel cesso, e l’altro al punto di emissione nella fogna sotto la strada, forniti bene di acqua; una canna di ventilazione portata sin sopra al tetto ecc. ecc. Ora, se il cesso non risponde regolarmente a simili esigenze igieniche (ottenibili solo un forte dispendio e perciò incompatibili per la grande maggioranza dei cittadini), non servirà che qualche sifone di richiamo nelle stanze di abitazioni di tutti i gaz deleterî della fogna e del pozzo nero.
  3. Una buona condottura cloacale richiede una proporzionata e sufficiente quantità di acqua: molta più acqua di quella ora condotta in paese.
  4. Le cloache del sottosuolo dovrebbero essere costruite dal Municipio, il quale è oberato di debiti e non ha risorse sufficienti per sostenere una spesa così ingente come questa della fognatura generale, fatta a regola di arte e di scienza.

Pozzi neri – Per la raccolta dei materiali di rifiuto potrebbero farsi dei pozzi neri, il cui uso generale non è però consigliato dagli igienisti, perché anche quando è in muratura impermeabile pure non raggiunge sempre lo scopo di evitare le esalazioni malsane. Tuttavia se qualche ricco possidente volesse sostenere la spesa di una buona latrina in casa, di una buona condottura esterna e di un pozzo nero, lontano discretamente dall’abitazione, non crederei giusto il contrariarlo. Se poi anche il Comune volesse costruire qualche latrina pubblica isolata con sottostante pozzo nero impermeabile, da votarsi frequentemente e senza condottura stradale e senza congiunzione con le case, al versante sudest del paese, farebbe a mio credere una cosa molto savia. Di tali latrine se ne potrebbe costruire almeno una all’anno, a cominciare dal rione S. Rocco.

Gettito ai Ritagli – Un vantaggio naturale per l’esito delle immondezze gode il versante occidentale del paese per la rupe a picco su cui è piantato. Infatti in molti punti dei Ritagli i rifiuti domestici gettati dalle finestre vanno a finire giù in fondo al precipizio lontano dalle case e direttamente nei campi. Dove una tale comodità non si raggiunge è facile accomodare un selciato col pendio sufficienti a che i rifiuti non si soffermino a piedi delle case.

Sbocchi – Il Municipio dovrebbe riaprire quegli sbocchi dei Ritagli (aperture sulle ripe) che una volta erano di dominio pubblico e poi improvvidamente furono serrati in tutto o in parte. Attualmente esistono solo la Cavuta della Cioppa, la Rua di Piscella, la Rua di Rascia, e furono chiuse quelle dei Carugno, Palazzo, Guado di Scionna, Campanile, Rifolta ecc. con criterio vandalico. Il Municipio dovrebbe costruire dei semicanali in pietra o legno incatramato, su cui i materiali gettati passino rapidamente e vadano a cadere Sotto la Terra, dove sono i campi coltivati. Va senza dire che questi sbocchi dovrebbero essere forniti di cancelli di ferro atti ad impedire disgrazie, e di porte metalliche sufficienti per impedire il riflusso dei venti dalle ripe alle vie interne.

Con le latrine pubbliche ad est, e con gli sbocchi ad ovest, il Municipio senza una spesa eccessiva otterrebbe in gran parte lo scopo della nettezza urbana. Mi permetto però di consigliare qualche altro espediente per la pulizia del paese, e primieramente quello delle botti mobili.

Botti mobili – Il Prof. A. Celli, l’insigne igienista di Roma, encomia il sistema delle botti in ferro o in legno incatramato esternamente ed internamente e con una buona valvola. I nostri paesani che si recano in Puglia, sanno che un tal sistema ivi è comunissimo e lodevole.

Spazzamento. – Gli spazzini municipali dovrebbero essere obbligati a girare, ognuno con una botte, dalla mattina alla sera per raccogliere le immondezze delle case e delle strade; indi dovrebbero portarle, quando fossero colme, direttamente nei campi designati dalle autorità, e disseminare il contenuto in tante piccole fosse superficiali e poscia ricoprirle di terra. Due raccomandazioni sono indispensabili:

  1. che le botti abbiano una chiusura a valvola per impedire i cattivi odori;
  2. che gli spazzini siano impiegati esclusivamente a tale servizio (oltre quello di necrofori) con retribuzione migliore dell’attuale e con obbligo di spazzare non solo le vie principali, ma anche le secondarie e le più vicine al paese.

Deposito delle botti. – Ognuno di essi dovrebbe poi avere, a spese del Comune, l’uso di una stalla per il ricovero delle bestie adottate al tiro delle botti e per il deposito delle botti stesse; le quali così servirebbero, specialmente di notte, per comodo di quelle persone, abitanti nelle vicinanze, che volessero portarvi a buttare direttamente le immondezze.


II. Obblighi dei privati

Tipica “poubelle” per rifiuti nella Parigi del 1907 (foto: P. Geniaux)

A raggiungere lo scopo eminentemente civile della nettezza urbana non deve solamente provvedere il Municipio con le spese su mentovate delle latrine pubbliche, degli sbocchi ai Ritagli, degli spazzini, delle botti mobili e delle strade pubbliche, ma devono contribuire del proprio e cooperare allo stesso lodevole intento anche i privati cittadini. In conseguenza io qui mi farò ad indicare alle famiglie quei provvedimenti più opportuni che essi dovrebbero adottare.

Vasi portatili – Ogni famiglia dovrebbe raccogliere le materie escrementizie in vasi di porcellana o smaltati, usando il metodo semplice, economico e igienico di mescolare delle terre secche (arena, argilla, cenere) con un po’ di calce viva alle immondezze. Il cattivo odore e la vista ributtante sono così impediti, e viene pure impedito qualsiasi danno igienico, se al più presto possibile, e mai più tardi di 24 ore, i vasi siano vuotati o nelle botti portate in giro dagli spazzini, o in quelle depositate nelle stalle o latrine pubbliche, o negli sbocchi ai Ritagli, o direttamente nei campi.

Poubelles – A raccogliere le spazzature di casa, i rimasugli di cucina, lo scarto delle erbe, frutte, patate ecc., ogni famiglia dovrebbe tenere al portone di entrata o nella stalla una cassetta, di un modello rassomigliante a quelle che si usano a Parigi dette poubelles. Il contenuto delle cassette dovrebbe essere vuotato giornalmente nel modo indicato per i vasi portatili.

Stalle – Le stalle dovrebbero essere sgombrate giorno per giorno del concime, ed i proprietari dovrebbero uniformarsi alle disposizioni del regolamento di igiene che proporrò al Consiglio Comunale.

Castri – È indispensabile che nelle stalle del centro del paese non debbano restare nella buona stagione né i maiali né le pecore. A tale uopo bisognerebbe procedere come è costume in Toscana. Il possidente tiene il maiale nel suo podere; il povero costruisce nelle viuzze poco lontane dal paese un castro di legno occupante due metri quadrati di suolo ed alto un metro e mezzo. Perché qui non si potrebbe fare altrettanto? Ogni proprietario di maiali dovrebbe costruire a sue spese una cassettina alla Guardata o altrove; ed a spese comuni di tutti i proprietari dovrebbero esservi dei guardiani notturni, come ora ve ne sono dei diurni. Così solo si potrà rimediare ad una schifosa bruttura! Ma si obietterà che gli abitanti non vedranno di buon occhio una novità tanto incomoda per essi, che sarebbero obbligati almeno due volte al giorno al recare il nutrimento alle bestie. Alla mia volta io faccio notare che è naturale il malcontento negli ignoranti, ma che non si può e non si deve più oltre tollerare un simile abuso nocivo alla salute. «L’igiene pubblica – diceva il Bertani – deve essere comandata». Non possiamo arrestarci nella via del progresso per seguir l’aura del favore popolare.

Letamai – È assolutamente da proibirsi l’accumulo del concime presso l’abitato e sulle vie del traffico; e deve essere combattuto l’errore volgare della innocuità del letame bovino e ovino. Se nello inverno, essendo le vie impraticabili per le nevi, si deve tollerare che i letami si facciano presso le stalle più esterne del paese (ma sempre in prati, orti o campi e non sulle vie) non si deve permettere che si facciano depositi nel centro quando le vie sono sgombre dalle nevi. Vi è poi una ragione economica efficace per obbligare i proprietari di bestiame al trasporto diretto del concime dalle stalle ai campi, ed è che in tal modo non si disperderà tanto di materiali fertilizzanti quanto se ne disperde ora. Il sole, i venti e l’acqua steriliscono presentemente quello che sarebbe un tesoro per l’agricoltura se se ne sapesse trarre profitto.


III. Acqua potabile

Occore, per impedire l’inquinamento e l’intorbidimento dell’acqua, che in tutta la zona acquifera, circa un km. di diametro, sia fatta una piantagione foltissima di arbusti, come biancospini, rovi, vimini, salici e robinie. Attorno alla zona bisognerà costruire un muro a secco, ovvero piantare una stretta staccionata per impedire il passaggio alle persone ed il pascolo alle bestie. Sono convinto che solo con questo mezzo da me indicato si potrà ottenere l’acqua limpida anche dopo gli acquazzoni. L’attuale filtro a ghiaia e carbone è addirittura meschino e insufficiente, onde bisogna ampliarlo e rimutare spesso il carbone.

L’acqua di rifiuto dei fontanini deve essere incanalata in grossi tubi di ghisa, altrimenti il ristagno dell’acqua in S. Rocco e all’Agio della Terra, dove sono tanti fossi di calce e concime, produrrà una vera palude pestifera.

Gli abbeveratoi per le bestie non dovrebbero essere vicini ai fontanini, ma un poco più lontani. L’acqua della Fontegiù non dovrebbe servire per gli abitanti, se prima non son rimessi i letamai soprastanti in S. Rocco, S. Giovanni, e S. Sebastiano.


IV. Cimitero

Bisogna scavare un fosso, nelle parti più alte del terreno fuori le mura di cinta a ovest e a nord, lontano due metri dalle mura e profondo due metri; e in tal modo si otterrà lo scolo delle acque fuori del cimitero. Scavando poi un canale, e lasciandolo aperto, dalla porta della galleria settentrionale direttamente in giù sino al muro di cinta ad oriente, che è il punto più basso del terreno, si otterrà il deflusso delle acque sorgenti dal terreno d’inumazione.


V. Macello

È vero che per ora il Municipio non ha obbligo di costruire il macello pubblico, ma stante il continuo aumento della popolazione è da sperarsi che venga presto il tempo dell’edificazione. Intanto sarebbe utile affittare un locale verso la Fontegiù e destinarlo a macello pubblico, imponendo una lieve tassa di macellazione, e ricavando così un qualche utile oltre la retribuzione del custode e l’affitto.


VI. Carceri e Scuole

Le carceri non dovrebbero stare nel centro del paese, ma in qualche località più remota o recondita, come ad esempio alla Fontegiù.

Le scuole dovrebbero essere riunite in un solo edifizio appositamente eretto; e così si avrebbero un’efficace sorveglianza didattica e una frequente ispezione igienica.


VII. Disinfettanti

A norma dell’art. 111 del Regolamento generale igienico il Municipio dovrà provvedere all’acquisto dei materiali ed apparecchi di disinfezione per locali infetti; come per esempio calce viva, sublimato corrosivo, acido fenico, solfato di ferro e di rame, acido solforico, qualche pompa spruzzatrice ecc.


VIII. Locali di isolamento

L’art. 112 dello stesso Regolamento prescrive che ogni Comune deve preparare e arredare un locale per isolamento di infermi affetti da malattie contagiose, che non possono essere convenientemente tenuti nelle proprie abitazioni. La casa annessa alla Cappella della Madonna di Loreto potrebbe essere ampliata e accomodata a questo scopo. Potrebbesi pure sopraelevare un piano sull’Asilo Infantile, e destinarlo ad uso di ricovero e di ospedale.


IX. Ufficio sanitario

Secondo la Legge sanitaria e i vari Regolamenti vigenti in materia bisogna che il Municipio fornisca all’Ufficiale sanitario un locale idoneo per ufficio. Il locale può essere nella sede del Municipio, ma starebbe meglio nella piazza principale, e ciò specialmente per facilitare l’esame dei commestibili che dai forestieri si portano qui a vendere. Il Municipio ha pure l’obbligo di fornire all’Ufficiale sanitario quei mezzi materiali che servono all’esercizio delle sue funzioni, vale a dire gli oggetti di cancelleria, i registri, gli stampati ecc. ecc. come pure la suppellettile tecnica.


X. Piano regolatore e Società edilizie

Le case del paese sono poche ed insufficienti, e perciò è necessario erigerne molte ed ampie. Mancando i suoli edificatorii bisogna che il Municipio, in base ad un piano regolatore, proceda all’espropriazione per pubblica utilità di zone di terreno circondanti l’attuale abitato, aprendo così nuove vie e vendendo suoli al pubblico.

Spero che, al pari di altre società qui create, voglia sorgere una società per l’erezione di case operaie economiche. Simili imprese sono riuscite bene anche in piccoli centri; oltre che nelle grandi città; onde in questo Comune, dove sono varî cospicui capitalisti e molte piccole fortune, è da sperarsi che con un poco di buona volontà si possa un giorno tradurre in atto il voto dello scrivente, e si possa dire, come esclama il Bovio per altra ragione: «L’utopia dell’oggi la realtà di domani».

Dottore Luciano Conti.


“Le condizioni igieniche e sanitarie di Capracotta” è una relazione pubblicata a proprie spese nel 1900 dall’ufficiale sanitario dott. Luciano Conti. Mi permetto di pubblicarlo a capitoli su Altosannio Magazine sperando di far cosa gradita innanzitutto a quei cultori di Capracotta che non possiedono il suddetto volume, e inoltre a tutti gli abitanti dell’Altosannio, poiché le condizioni igienico-sanitarie in cui versava Capracotta sul finire dell’800 e le misure di profilassi erano pressoché identiche a quelle degli altri comuni d’altura.


Editing: Francesco Mendozzi
Copyright: Famiglia Conti

1 COMMENTO

  1. La frase del Bovio «L’utopia dell’oggi la realtà di domani» riportata dal dottor Luciano Conti è la migliore chiusa del suo scritto così intenso dettagliato competente e direi anche un po’ sofferto (anche a lui allora mancava il materiale di cancelleria…) L’ auspicio oggi è prassi comune, anche nei nosrti paesi e nelle borgate!Ne è passata di acqua sotto i ponti!!!! PECCATO CHE ANCHE OGGI CI SONO GRAVI FRODI E DISATTENZIONE ALLA SALUTE PUBBLICA: penso all’inquinamento di acqua e aria con agenti chimici ecc.ecc.

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