Le condizioni igieniche e sanitarie di Capracotta (parte II)

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di Luciano Conti

I Ritagli di Capracotta negli anni ’30 (foto: Enit)

I. Morbilità e mortalità

La cifra della morbilità, è molto alta, come è alta quella della mortalità del trenta per mille, paragonabile solo alla percentuale delle grandi città e dei luoghi insalubri. In forza della nativa robustezza una gran parte degli infermi guarisce, specialmente tra gli adulti; ma i bambini soccombono alle malattie infettive e contagiose che qui dominano sovrane sopratutto in estate e in autunno. Ora è precisamente su questo punto della frequenza e insità anormale delle malattie infettive che ho il dovere di richiamare l’attenzione dell’autorità comunale. Noi siamo al livello delle località più insalubri, mentre potremmo essere naturalmente e con un poco di buona volontà a livello dei paesi più sani. È doloroso osservare come non vi sia morbo infettivo che qui non si verifichi anno per anno, e non prenda subito carattere epidemico. Da quando io esercito la professione medica ho avuto l’agio di osservare qualsiasi caso di morbo infettivo di origine nostrale.

Morbi infettivi più diffusi – Avanti tutto è da notarsi che la febbre tifoidea solamente da due anni, e cioè da quando l’acqua potabile è stata incanalata in tubi di ghisa, è diminuita; ma prima era frequentissima e più grave, e circa 200 persone erano attaccate annualmente e molti ne soccombevano. Il morbillo fa spessissimo la sua comparsa. La tosse convulsiva nel 1887 menò strage fra i bambini. La scarlattina, da tre anni sino ad ora, miete numerose vittime. Presentemente vi è un’epidemia di vajuolo, che per fortuna è di forma benigna. I casi di difteria o crup spesseggiano. Nell’inverno dell’anno scorso 1890 infierì l’influenza, che attaccò quasi tutti gli abitanti, ma non fu mortale che per qualche vecchio sofferente negli organi respiratori. La diarrea estiva dei bambini è una malattia diffusa e pericolosa, che, specialmente nelle famiglie povere, ora con decorso acuto, ed ora cronico, miete il maggior numero di vittime in questo paese. Una malattia non rara è la pustola maligna, che si verifica specialmente nei pastori, nei bastieri e nei vetturali, vale a dire con le persone che hanno maggior contatto con le bestie domestiche o che maneggiano cuoi non conciati.

Degno di nota è il fatto che la verminazione (non veramente malattia d’infezione ma d’invasione) è comunissima non solamente nei bambini ma anche negli adulti. Sarebbe un cattivo medico curante in questo paese, chi, sconoscendo la costituzione medica locale, non somministrasse in qualsiasi caso di malattia qualche antielmintico. Lo Ascaris lumbricoides e lo Oxyuris vermicularis sono gli ospiti immancabili degli organi digerenti, che o costituiscono una malattia a sé, ovvero complicano e spesso in forma stranissima altre malattie. In paesi più civili, dove la nettezza pubblica e personale è lodevole, è difficile riscontrare tanti casi di verminazione, ed io ho avuto occasione di osservare un tal fatto in Toscana. Invece dove la pulizia è trascurata, come in Capracotta, gli esseri inferiori della scala zoologica trovano maggior facilità di nascita, sviluppo e propagazione, e negli organi digerenti degli uomini trovano il terreno favorevole di coltura.

Morbi infettivi meno diffusi – La febbre solo da pochi anni è diventata rara; la pneumonite non è molto frequente, e le malattie tubercolari sono poco estese: di tisi non muoiono annualmente che due o tre persone; la sifilide però si va diffondendo ogni anno di più per opera specialmente dei domestici residenti nelle grandi città. La malaria non esiste su questi nostri monti; però i 1.500 e più cittadini, che nelle stagioni fredde emigrano in Puglia, presentano al loro ritorno in patria varie forme di infezioni malarigene, dalle semplici primaverili alle gravi autunnali. Alcuni anni fa il tracoma era molto diffuso, ma ora la grave malattia va lentamente a sparire. Lo stesso debbo dire della tigna favosa. Il reumatismo articolare acuto è raro. Le malattie cutanee da infezione o invasione si osservano spessissimo.

Morbi comuni – I catarri acuti e cronici delle vie respiratorie sono frequentissimi con tutte le loro conseguenze. I vizi cardiaci non sono rari. I catarri acuti e cronici delle vie digerenti sono comuni. La debolezza congenita, e la cloranemia nella pubertà si avverano ben più spesso che non nei tempi anteriori, il che deve pur dirsi delle psicopatie e delle malattie nervose in generale. I morbi di spettanza chirurgica sono abbastanzi rari, ad eccezione delle ernie, più acquisite che congenite, delle varici emorroidarie e delle lesioni traumatiche, sopratutto delle scottature nei bambini.

Conseguenza – Da quanto ho esposto chiaramente risulta che la morbilità e la mortalità, così alte in questo paese, sono dovute più che altro ad infezioni. Ora poiché le acque potabili sono buone, la posizione e l’esposizione sono eccellenti, la ventilazione non è impedita, l’aria è asciutta e vivificante, la natura del suolo è lodevole, il vitto è sano e nutritivo ecc. ecc., e tutti codesti sono fattori favorevoli alla buona salute, dobbiamo trovare altrove le cause delle malattie e delle morti eccessive. Ora quando io avrò detto delle condizioni delle case, della densità della popolazione, dell’accumulo del bestiame nell’abitato, del difettoso e mancante allontanamento dei rifiuti organici, della strettezza e lordura delle vie interne o prossime al centro, della macellazione degli animali, del cimitero, delle carceri, delle scuole, delle sorgenti dell’acqua potabile, della trascuranza di pulizia personale, ognuno potrà spiegarsi il fenomeno anormale delle malattie e delle morti.


II. Abitazioni

Ascaris lumbricoides

Reca immensa meraviglia il vedere come in uno spazio tanto ristretto vivano oltre 4.000 persone abitanti in meschine casupole, il cui esterno è di fabbrica e l’interno per l’ordinario è di legno. Le case hanno un pian terreno e un piano sovrapposto, e spesso dalla parte di occidente, il cui livello è più alto, restano interrati ambidue i piani con conseguente mancanza di luce e infiltrazione di umidità. La densità della popolazione è pareggiabile a quella delle grandi città, dove l’agglomerazione spesso è eccessiva. In una sola stanza alle volte non dorme una sola coppia di sposi, ma anche tutta la famiglia, e qualche volta, divisi con leggeri tramezzi di legno, abitano altri individui estranei a quella famiglia. Oltre poi alla popolazione umana, vi è nelle case un’altra popolazione più numerosa: vi è l’arca di Noè delle bestie domestiche: maiali, cavalli, pecore, capre, vacche, galline ecc. ecc. La stalla sul pian terreno non sempre è un vano isolato, ma serve pure per l’entrata e per il passaggio degli inquilini. Qualche rara volta serve pure da dormitorio e da cucina. Tra la stalla e le camere di abitazioni vi è sempre diretta e libera comunicazione, la quale diventa tanto più intima in quanto che l’interno delle case è costruito per lo più da pavimenti e tramezzi di solo legno; e perciò le esalazioni delle stalle si diffondono pienamente e profumatamente per tutta la casa. Intanto il letame si lascia nella stalla per molti giorni di seguito, specialmente nell’inverno; né vi sono fognuoli e pozzi impermeabili per lo scolo e per la raccolta delle orine. Tutto è abbandonato lì con le feci, finché l’accumulo stesso non costringa i proprietari al trasporto… in un luogo più possibilmente vicino. Nelle case esiste pure il deposito della paglia e del fieno, onde lo spazio disponibile per le persone viene ad essere sempre più ristretto. Le camere sono piccole, basse, con finestre meschine, ingombre di mobili e di viveri. Le pareti e il cielo delle stanzette erano prima lodevolmente imbiancate a calce; ora con mal vezzo si tappezzano di carte colorate. I camini mal costruiti danno fummo in quasi tutte le case del paese.

Deve notarsi che non vi sono latrine. La stalla per lo più serve all’agio degli adulti, e la via pubblica è il cesso dei bambini. Quando gli escrementi sono deposti in casa allora vige il comodo sistema di gettarli sotto le finestre sulle vie pubbliche, dove risiedono spesso per molto tempo. Qualche famiglia usa raccogliere gli escrementi in vasi di terraglia, e li tiene in casa per vari giorni con evidente maggior danno igienico per essa; e quindi li manda a buttare nelle vicinanze immediate del paese, dove certamente non sono meno pericolose alla salute pubblica. Per i soli abitanti ai Ritagli vi è il vantaggio che i rifiuti domestici possono essere sbalzati direttamente nei campi giù in fondo al precipizio, dove dall’aria e dalla luce sono rapidamente ossigenati, assorbiti dalle piante in crescenza, e resi così innocui alla popolazione.

Pochissime case, appartenenti alle famiglie più facoltose sono ampie e rispondenti mediocremente alle necessità igieniche. Però le latrine non esistono che in alcune di esse, e poiché difettano di molte cose indispensabili sono più dannose che utili. Una lodevole eccezione è da farsi per le latrine dell’Asilo Infantile.


III. Strade

Le vie principali del paese sono abbastanza larghe e diritte, e vanno da settentrione a mezzogiorno, all’infuori del rettilineo che va da occidente ad oriente. Sono per lo più pavimentate alla Romana, vale a dire con piccole selci giustaposte, di forma piramidale, con la base in fuori di otto centimetri quadrati e con l’apice in sotto. Sarebbe questo un buon pavimento stradale impermeabile, qualora non venisse così sovente guasto e deteriorato dai grossi carri e fosse riparato annualmente.

Le vie secondarie sono mal tenute, anguste e tortuose. Lasciano specialmente a desiderare la Terra Vecchia, le Sorcherie, la Via Nuova, perché tutte a rialzi e a fossi che permettono il ristagno di acque immonde. Le località private, come cortili e passaggi riservati, esistenti alla parte opposta alla strada pubblica delle case, sono nelle più cattive condizioni immaginabili. Le più schifose sono quelle situate alle ripe tra la Rifolta e le ultime case Sammarone a S. Giovanni, e la viuzza sotto la Pretura, che pure potrebbero essere facilmente riparate. Le così dette tombe (passaggi coperti) come quella di Rascia, di S. Giovanni, di Piscella, detta Piazza, di Grifa meritano bene il nome loro dato; esse sono il ricettacolo di ogni putridume, e servono come canali per cui l’aria passa con maggior impeto pregna di nauseabondi odori.

Allo spazzamento e alla nettezza delle principali vie interne del paese sono destinati alcuni spazzini del Municipio. Ma quattro o cinque spazzini poco valgono contro le antiche e sudicie usanze degli abitanti, i quali si permettono appena dopo il passaggio e l’opera degli spazzini, di lordare di nuovo con altre immondezze le vie pubbliche; onde queste costituiscono così la cloaca massima ed unica, dove sono abbandonate tutte le specie dei rifiuti organici.

Innumerevoli letamai esistono tanto nell’interno del paese quanto nelle immediate vicinanze dell’abitato, liberamente ed alteramente scoperti all’aria in colossali piramidi. Nei rioni di S. Giovanni, di S. Rocco e di S. Antonio, i tre Santi Protettori del luridume paesano, si vedono e pur troppo si sentono, gli enormi mucchi di concime, che spesse volte sono situati sui corsi dell’acqua di rifiuto e sulle vie di passeggio.

La quantità enorme di tutti i materiali di rifiuto abbandonati dentro e presso l’abitato vizia ed ammorba tutto l’ambiente del paese, onde ne consegue la maggior parte delle malattie e delle morti. Affermo con sicurezza, che se si provvedesse ad eliminare questo gravissimo avanzo di barbarie tanto lo stato di salute quanto lo stato economico dei cittadini ne guadagnerebbero immensamente.


IV. Acqua potabile

L’acqua condotta in paese è buona e sarebbe sempre buona se qualche volta non s’intorbidasse al sopravvenire dei grossi acquazzoni. L’intorbidamento dell’acqua avviene precisamente nel bacino acquifero prima ancora di entrare nei pozzetti di raccolta e poscia nei tubi di ghisa. È un inconveniente serio a cui bisogna riparare, e si può riparare facilmente.

È deplorevole la mancanza di tubi chiusi per l’allontanamento delle acque di rifiuto dei fontanini esistenti in paese, ma non è deplorevole la distruzione del lavatoio della Fonte S. Giovanni, avvenuta nel 1887 e la mancanza attuale di altri lavatoi pubblici nell’interno del paese. I lavatoi devono esser fatti in modo inappuntabile rispetto all’igiene, altrimenti riescono di danno. Il lavare, come ora si costuma, nelle acque correnti è più commendevole che il lavare in cattivi lavatoi dentro l’abitato, in prossimità degli abbeveratoi per le bestie e delle fontanine pubbliche.

L’acqua della così detta Fonteione è inquinata per i depositi di concime soprastanti.


V. Cimitero

L’attuale cimitero ha un gravissimo inconveniente: nel terreno, verso i lati occidentale e settentrionale, vi sono delle sorgenti di acque che si spandono nel suolo addetto alle inumazioni. Perciò i cadaveri, specialmente quando sono interrati un poco più profondamente, restano circondati a permanenza dalle acque, ed il consumo di essi non avviene già per rapida ossidazione ma per lenta putrefazione. Una scelta più infelice di suolo per inumazione non potea avvenire!


VI. Carceri e Scuole

I locali presentemente adibiti all’uso di carceri mandamentali sono angusti e insufficienti, perché privi di sale di lavoro, di celle separate, di cortili o logge adatte per dare aria in qualche ora del giorno ai detenuti, di abitazione per i custodi; sono malsani poi, per mancanza di latrine; e in ultimo sono indecenti e immorali, perché posti nel centro del paese.

Le scuole sono sparpagliate in varie case, piccole, anguste, mal ventilate, male esposte, mal riscaldate, mancanti di cessi, di palestre, di giardini, di buoni banchi e di tante altre cose necessarie.


VII. Abusi riprovevoli dei cittadini

Macellazione – Non essendovi macello pubblico, le bestie sono ammazzate sulla via pubblica di pieno giorno. Gli stessi venditori di carne, non tutti e non sempre ammazzano gli animali in luoghi lontani alquanto dall’abitato, ma spesso e volentieri nei loro spacci. Questi ultimi non sono lodevoli per pulizia, specialmente quando servono per depositi di pelli e residui di vendita o quando servono per cucina!

Commestibili – È deplorevole il fatto che le femminucce del popolo preferiscano la compra e l’uso di olii rancidi e puzzolenti, del vino mosto, del vino cotto o dolciastro ed abusano straordinariamente di frutte e verdure o immature o fradicie. Non hanno poi l’accortezza di far osservare le vettovaglie cattive alle guardie municipali o all’ufficiale sanitario.

Vestiario – Il vestito è per lo più in lana lavorata nel paese. Ora si va deplorevolmente sostituendo con cotone. La biancheria non è sempre ben netta, specialmente nell’inverno. Le donne del popolo usano una pessima calzatura (pedali) ed una mantelletta (panno) impropria per il riparo del freddo e dell’acqua.

Pulizia personale – La nettezza e la proprietà sono maggiori negli uomini che nelle donne. L’uso di lavarsi almeno le mani ed il viso, non è giornaliero; l’uso dei bagni è ignoto o avversato; l’uso della pezzuola o moccichino è rarissimo. Gli attrezzi da cucina sono sporchi e luridi al pari dei barili o tini per la raccolta dell’acqua potabile da usarsi in casa. Si adopera un solo boccale o maniere o fiasco per bere in comune!


“Le condizioni igieniche e sanitarie di Capracotta” è una relazione pubblicata a proprie spese nel 1900 dall’ufficiale sanitario dott. Luciano Conti. Mi permetto di pubblicarlo a capitoli su Altosannio Magazine sperando di far cosa gradita innanzitutto a quei cultori di Capracotta che non possiedono il suddetto volume, e inoltre a tutti gli abitanti dell’Altosannio, poiché le condizioni igienico-sanitarie in cui versava Capracotta sul finire dell’800 e le misure di profilassi erano pressoché identiche a quelle degli altri comuni d’altura.


Editing: Francesco Mendozzi
Copyright: Famiglia Conti

3 Commenti

  1. Eh il dottore del tempo antico ! Lui sì conosceva i suoi pazienti…li VISITAVA e non si limitava solo a fare ricette!!!!
    Articolo così documentato ed analitico ed esauriente, che “costringe” a rientrare in un paragrafo o in un altro -ogni lettore, vicino agli ottanta come me, vissuto intorno agli anni del dopoguerra in condizioni assolutamente poco igieniche, come Capracotta… in un altro paese del Molise, dove anche veramente ogni casa era un’arca di Noè… Per fortuna(!!!???) ,la mia era un’arca con poche bestie: solo 6/7/8 galline e per uno/due mesi un grufolante maiale stimolato all’ingrasso!!!!

    • Effettivamente la relazione del Conti non solo dà prova di grande spirito professionale, ma regala anche una realistica e impietosa cartolina degli usi e costumi montanari.

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