Le città metropolitane e il futuro dei territori mediani

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Il recente accordo di partenariato, sottoscritto dai sindaci di Napoli e Milano- Luigi De Magistris e Giuliano Pisapia- sulla programmazione di attività congiunte nelle due città in occasione dell’Expo 2015, evidenzia chiaramente il ruolo e gli indirizzi strategici  che le città metropolitane rivendicano nel riassetto amministrativo del nostro Paese: maggiore autonomia decisionale e operativa rispetto alle Regioni e sinergia nel campo della progettazione e realizzazione di iniziative di ampio respiro. Napoli e Milano sono collegate benissimo attraverso voli aerei e strada ferrata: ogni giorno numerosi voli di linea e low cost spostano centinaia di viaggiatori, in un’oretta circa, tra i due capoluoghi. E, ogni giorno, ben 13 corse di treni ad alta velocità (leggesi Tav) fanno, tra andata e ritorno, la spola Nord- Sud in meno di cinque ore. Da questo punto di vista, la partnership può rappresentare reciprocamente una grande occasione di business: Milano, sede dell’Expo 2015, e Napoli, primo porto crocieristico nel Mediterraneo e terzo nel Mondo e meta turistica internazionale.

Luigi De Magistris e Giuliano Pisapia durante l'Expotour Napoli
Luigi De Magistris e Giuliano Pisapia durante l'Expotour Napoli

Insomma, le città metropolitane vogliono agire da sole, in piena autonomia, senza dover condividere nulla con i livelli amministrativi superiori e svincolandosi anche da qualsiasi tipo di contrattazione territoriale locale che imponga loro di lasciare qualche briciola al resto delle Province limitrofe. E vogliono sedersi a capotavola, nei tavoli che contano, per discutere, faccia a faccia con chi gestisce la cassa, in tema di finanziamenti e investimenti. Non a caso, da tempo, il Coordinamento dei sindaci delle Città Metropolitane pretende insistentemente dal governo nazionale un impegno maggiore sui temi del federalismo municipale e sul decentramento di poteri e funzioni. Del resto, hanno tutti i numeri per farlo. Le città metropolitane hanno oltre un terzo della popolazione nazionale e influiscono in maniera decisiva sull’elezione della maggioranza assoluta dei nostri parlamentari (381 deputati e 270 senatori). Inoltre, concentrano sul proprio territorio la maggior parte delle infrastrutture, delle attività imprenditoriali e delle potenzialità di consumo italiane.

Giorgio Orsoni, presidente del Coordinamento delle Città Metropolitane
Giorgio Orsoni, presidente del Coordinamento dei sindaci delle Città Metropolitane

È chiaro che i territori mediani, quelli cioè situati tra le varie città metropolitane, non possono competere in alcun modo con questi aggregati politico- economici. Un primo esempio di confronto (perso, ovviamente) lo si è avuto nella recente assegnazione della tappa italiana delle World’s Series della Coppa America di Vela. Lo scorso anno, le tappe furono tre: Trapani, Napoli e Venezia. Quest’anno, quando lo staff organizzativo ha assegnato all’Italia una sola tappa, la prima delle tre città a essere esclusa è stata Trapani, l’unica a non essere città metropolitana. Alla fine, la tappa è stata assegnata a Napoli per le maggiori garanzie di business offerte da un hinterland composto da oltre tre milioni e mezzo di visitatori/consumatori locali, cui vanno aggiunte ulteriori presenze nella città partenopea provenienti facilmente dal resto d’Italia e dall’estero.

World' Series 2012 a Napoli
World's Series 2012 a Napoli

Qual è, allora, il destino dei territori mediani, abruzzesi e molisani, in tempi di spending review? Secondo me, le ipotesi sono due:

1)       Vivere beatamente il proprio provincialismo geografico favorendo, inevitabilmente, la desertificazione demografica e culturale, peraltro già abbondantemente in atto;

2)       Trasformare la propria collocazione intermedia in punto di forza del proprio sviluppo canalizzando i flussi turistici, costantemente in arrivo nei grandi centri, verso le eccellenze, pur presenti ma non valorizzate, delle rispettive realtà. Ma, per far questo, occorre una coscienza locale molto forte: i Comuni contigui, caratterizzati da medesimi interessi e affinità economici e culturali, devono associarsi spontaneamente tra loro e iniziare a discutere di rilancio in termini comprensoriali. Una volta individuate le potenzialità del territorio e definite le relative strategie di sviluppo, dovranno stimolare l’Ente regionale (macroregionale, ancora meglio) ad attivare sbocchi a nord, a sud, a est e a ovest sulle grandi vie di collegamento- marittimo, stradale e ferroviario- con le città metropolitane circostanti (Napoli, Bari, Roma e Firenze) per consentire l’accessibilità alle proprie produzioni, aree di consumo ed eccellenze (culturali, turistiche, ambientali, ecc.).

Il territorio dei Comuni di Almosava
Il territorio dei Comuni di Almosava

Da questo punto di vista, la storia deve pur insegnarci qualcosa! Le città metropolitane mi ricordano tanto, da un punto di vista concettuale, quei Municipia che gli antichi Romani insediarono nell’antico Sannio, dopo la loro conquista, per accentrare in un unico aggregato urbano il governo del territorio, prima spalmato su una miriade di villaggi sparsi tra valli e montagne. A quel punto, le comunità periferiche ebbero due possibilità: sparire o trasformarsi in aree al servizio dei grossi centri. Molte sparirono. Qualcuna rimase in vita, come quella ritrovata qualche decennio fa nei pressi della Fonte del Romito tra Capracotta e Agnone. Si trasformò in area per l’alpeggio estivo del bestiame dei latifondi romani dell’Apulia e in centro di produzione di legname per la flotta imperiale di Miseno, vicino Napoli. Giusto per la cronaca: oggi è ancora sottoterra. Chi vuol vedere una “Casa sannitica” deve andare negli Scavi di Ercolano, alle falde del Vesuvio.

La Casa Sannitica negli Scavi di Ercolano (Na)
La Casa Sannitica negli Scavi di Ercolano

Senza uno sviluppo programmato dal basso, i territori mediani dell’Abruzzo e del Molise non avranno mai quell’appeal necessario a sedurre i vicini più ricchi e innovativi (come le Marche che, però, al momento preferisce guardare alla Toscana e all’Umbria) e resteranno sempre l’oggetto del desiderio di realtà amministrative frustrate nel proprio contesto (Benevento), indipendentemente dall’approvazione di ordini del giorno in Consiglio provinciale che lasciano il tempo che trovano.

Francesco Di Rienzo

1 COMMENTO

  1. Analisi lucida, chiara, inequivocabile.  Senza uno sviluppo programmato dal basso, i territori mediani dell’Abruzzo e del Molise non avranno mai ALCUN APPEAL

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