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Le chiese, le campane e i campanili di Agnone

di Flora Delli Quadri [1]

Campanili-di-Agnone-2

Quando eravamo piccoli ripetevamo a tiritera una certa filastrocca che faceva così:

E la monaca d’ San Francisc
m’ha rrubbat l’ casce frisc
E la monaca d’ Santa Chiara
m’ha rrubbata la cucchiara
E la monaca d’ Maiella
m’ha rrubbata la tijella
E la monaca d’ l’Annunziata
m’ha rrubbata la frittata
E la monaca d’ ru Cappuccin
m’ha rrubbat ru cucchiarin…. ecc…

Ogni versetto si chiudeva col seguente non sense: “E bri e bri e brò, picchi’e brò,  picchi’e brò”. Il ”bri” era accompagnato dallo scorrimento, in successione, delle quattro dita sulle labbra in modo da ottenere una vibrazione assonante, mentre il “picchi’e brò” si accompagnava al suono  ottenuto colpendo le guance gonfie d’aria con le cinque dita unite a martello. In tal modo le gote, svuotandosi dell’aria, producevano una specie di tonfo molto gradevole e divertente, somigliante ad uno scoppio. La gara consisteva in chi lo faceva più rumoroso e in chi trovava più rime.

Per chi è di Agnone è facile capire il senso di questa filastrocca, per chi non lo è basta dire che nel centro storico di Agnone, ma anche al di fuori di esso, esistono tante chiese (ma tante veramente) quanti i santi citati nei versetti. L’abitato di questa cittadina, che è uno dei più belli dell’Alto Molise, presenta all’interno del nucleo medievale, una tale concentrazione di chiese da far invidia alla Roma dei Papi. Si tratta di chiese imponenti e nient’affatto insignificanti, antichissime e ricche di opere d’arte, censite come patrimonio culturale e artistico di grande valore. In questa foto aerea si può avere un’idea dei diversi nuclei che nel tempo si sono formati creando l’attuale situazione urbanistico/architettonica (la ricostruzione è opera di Alessandro Cimmino; si può cliccare sulla foto per ingrandirla)

La stranezza, che qui vale la pena sottolineare,  sta nel fatto che la quasi totalità delle chiese ricade in una zona del centro storico che ruota attorno a Piazza Plebiscito, nucleo della zona medievale. In sostanza, in prossimità di questa piazza troviamo, su una superficie di circa 100 m², a pochi metri l’una dall’altra e talvolta addirittura addossate tra loro (basta girare l’angolo), ben sei chiese: San Francesco, Santa Croce, San Biase, San Nicola, La Trinità, l’Annunziata. Sempre restando nella stessa zona, a circa cento metri  dalla piazza centrale, situate su strade che si sviluppano a raggiera, ne troviamo altre tre: San Marco, San Pietro, Sant’Amico. Quando dalla zona medievale si passa a quella rinascimentale, a una distanza percorribile in pochi minuti se ne trovano altre tre: Sant’Antonio, Sant’Emidio, Maiella. Non è difficile farsi il conto: 12 chiese concentrate in un’area di circa 1/2 Km². Se alle chiese, tutte consacrate, si aggiungono altre due chiese sconsacrate (Santa Chiara e Sant’Antonillo) arriviamo ad un totale di 14 edifici di culto, a conferma del fatto che storicamente Agnone si è sviluppato intorno ad insediamenti religiosi. 

Ma non finisce qui.
Credo che tutti gli agnonesi in un momento della loro vita abbiano giocato a contarle e, dal momento che la matematica non è un’opinione, siano giunti (contando anche le chiese più periferiche nonché quelle del contado Sant’Onofrio, la Madonna dell’Assunta e Santo Rocchillo) ad un totale di 19 chiese più 4 conventi. Decisamente una “città d’arte”, ma anche il paese delle chiese e dei preti, fondamentalmente clericale e dominato dalla Chiesa in quasi tutti i momenti della sua storia.

Tornando all’Agnone di oggi, se si volesse giudicare la grandezza di un paese dal numero dei suoi campanili e facendo le dovute proporzioni, bisognerebbe concludere che Agnone è “la città dei mille campanili” e delle “diecimila campane”. Nei primi anni ’70 fu bandito dalla ProLoco un concorso per trovare uno slogan che descrivesse il paese. Vinse, con uno slogan molto poetico, un insegnante proveniente da Napoli, Nicola Terracciano. Lo slogan era “Agnone, paese di suoni antichi”

Nicola abitava nel centro storico. Ogni mattina, che fosse giorno feriale o festivo, veniva svegliato dai  rintocchi che provenivano dai campanili circostanti. Non c’era abituato, lui che veniva dalla città, a quel continuo scampanio. Chiamò i rintocchi “suoni antichi” perché accompagnavano ritmi arcaici, quando il tempo veniva scandito non dall’orologio  ma dal sole nell’arco del cielo e… dai rintocchi delle campane.
Fino agli anni ’60 o giù di li, tutte le chiese erano aperte e funzionanti e le loro campane suonavano già delle 6 del mattino. Per avvisare i compaesani che stava per iniziare la messa, ogni campanile suonava tre volte: mezz’ora prima, un quarto d’ora prima e al momento dell’inizio. E poiché la domenica in ogni chiesa si celebravano all’incirca tre messe,  poteva accadere che per trentasei volte in un giorno il suono delle campane si diffondesse nell’etere  Lo stesso rito si ripeteva la sera per le funzioni religiose.

Ogni persona era in grado di riconoscere la campana che emetteva il suono  e la sua provenienza, ma anche cosa volessero dire: se era a tocco voleva dire che in quel quartiere era morto qualcuno, se suonava a distesa in quella chiesa c’era festa solenne. Anche se moriva un bambino le campane suonavano a festa con uno scapanellio tipico e riconoscibilissimo che trasmetteva tristezza. Quando il cielo diventava cupo e le nuvole annunciavano un imminente temporale, suonavano (e forse ancora suonano) le campane di Sant’Antonio con ritmo cupo che somigliava al colore cupo del cielo.

Per secoli le campane hanno scandito le giornate degli agnonesi. Hanno continuato a suonare all’incirca fino ai primi anni ’70, quando i ritmi della società pre-consumistica venivano sostituiti progressivamente da quelli frenetici della società odierna. Il turismo di massa, ormai alle porte, non consentiva più il perpetuarsi di certe usanze: il forestiero che va in vacanza veglia di notte e dorme di giorno, per cui non vuole essere svegliato dalle campane né alle 6, né alle 8, né alle 10 del mattino.
Non ho in genere nostalgia per i riti, ma se ce n’è uno che ancora oggi mi regala forti emozioni, è proprio quello del suono delle campane di Agnone che, con i loro caratteristici rintocchi, fungevano da gazzettino.

Ancora una nota di colore sui versetti dell’inizio.
Era bravo chi di noi trovava più rime con i santi. Ne abbiamo trovate tante, ma l’unico santo che non siamo riusciti a rimare è… Sant’Amico, la sfida a chi legge!


Editing: Flora Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 


 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

8 commenti

  1. Il racconto è bellissimo, ricco di particolari e descrive esattamente il nostro stato d’animo quando ascoltiamo il concerto delle campane. Per s. Amico direi:
    S. Amico,
    ascolta sempre ciò che dico,
    veglia in più sul mondo aprico.

  2. ECCO SPIEGATO IL XCHé AGNONE è IL PAESE DELLE CAMPANE e dei “suoni antichi”!
    Furono costretti, ma anche furbi gli agnonesi ad imparare questo antico, nobile e difficile MESTIERE: c’erano troppe chiese, ci volevano TROPPE CAMPANE…
    O non sarà stato il contrario!? si fabbricavano molte campane e affinché non giacessero in fonderia, si costruivano ancora CHIESE? certo c’era chi suonava le trombe e forse se le costruiva e chi dovendo suonare le campane delle chiese faceva altrettanto…
    Bando allo scherzo ripeto che era un VANTO avere tante chiese, certo una volta, più di oggi, luogo d’incontro, di fede e di cultura( essendo il prete anticamente una delle poche persone colte di un paese), di arte, e sto pensando anche di SFOGGIO, cioè di ricchezza, ché allora andando alla MESSA si indossava l’abito migliore, nuovo, di sartoria, di stagione (che allora esistevano ancora, ben distinte 4 stagioni, da qualche tempo ridotte a due! la spending review è riuscita ad infilarsi anche tra le stagioni !?) le signore portavano guanti e CAPPELLO e/o veli raffinati in testa, calzature rifinite e calze di seta…insomma me lo ricordo specie all’uscita era quasi una passerella di moda; e non solo le donne, anche gli uomini…
    OGGI TUTTO MOLTO TANTO DIVERSO, anche x andare in chiesa…
    Mi accorgo di essere uscita e allora voglio ritornare all’articolo della prof Delli Quadri, sempre attento, puntuale e particolareggiato, non solo per aver vissuto in paese da ragazza, ma x averlo amato, e lo si sente dai verbi, dagli aggettivi e dalle stesse belle cose-vedi le filastrocche- ricordate x le numerose-19 chiese e 4 conventi-di Agnone.
    Sì proprio una piccola città papalina [che poi quanto dista da Roma ? ca 200 km?] e poi le filastrocche sono sempre belle e finalizzate ad apprendere in forma lieta e veloce e quindi erano adatte ad imparare il nome delle chiese, a ricordarlo e a completare le rime …
    E a proposito della sfida della prof, oggi con un po’ di licenza giovanile e moderna si potrebbe dire “ Sant’AMICO santo, dolce e buono come un fico” Troppo scontata questa rima?!
    Ma prof se non l’hai trovata tu che sei PROF figurati se posso riuscirci io che sono solo una vecchia maestra…

    Enzo scusa, ma la campana stamattina era in vena di suonare a …DISTESA.

    • Grazie per le belle parole. In Agnone ogni chiesa, oltre alle campane, aveva anche le congreghe, cioè associazioni di fedeli devoti a quella chiesa e non ad altre, una vera e propria città papalina, quindi.
      L’assenza di un castello fa capire proprio che essa è cresciuta attorno ai conventi. Questo giustifica anche l’importanza che la città aveva nel passato. Infatti il paese si fregia del titolo “Città di Agnone” che le è stato attribuito dalla Regina Margherita proprio in virtù della sua importanza.

  3. Leonardo Tilli

    Splendida descrizione di Flora Delli Quadri di antiche filastrocche ed usanze per ricordare le 19 chiese e i 4 conventi che fanno essere Agnone, non solo la città dei confetti, degli oggetti di rame, della fonderia delle campane, dell’antica arte orafa, delle fabbriche di orologi del settecento, dei resti preromani e romani, degli antichissimi “muri poligonali”, del mercato del sabato, dei caciocavalli e degli altri rinomati prodotti provenienti dal latte, della carne proveniente da allevamenti “a chilometro zero”, delle scuole superiori, del collegio frequentato da studenti forestieri, della sede di un unico ospedale, in cui affluivano “malati” anche “dall’Alto Vastese”. … Ma Agnone è anche, in particolare, una Illustre città d’arte, per le molte opere custodite nelle sue chiese, nei suoi conventi e per le opere civili che ricordano personaggi ed eventi storici, letterati, per cui viene chiamata “l’Atene del Sannio”, o per le antiche fontane, o per i palazzi di prestigio ed altro. …
    Flora Delli Quadri ha descritto, in modo preciso e sobrio, sentimenti, ricordi amati e alcune bellezze della sua città: Agnone!

  4. cara FLORA, ho riletto questo tuo racconto,ALLEGRO SPIGLIATO e mi piace tanto , ancor più di “ieri”.
    Col passar del tempo mi sono avvicinata a voi AGNONESI nel BLOG ALTOSANNIO , conoscendo ed apprezzando meglio le persone, i luoghi e le vostre campane, esportate anche nel mio paese…Ebbene il ricordo del loro suono festivo- ad es.ieri san’ANTONIO, festa del nostro patrono( che peccato,noi abbiamo SOLO DUE chiese)mi mette ancora in cuore una nostalgica gioia!
    E NON SONO MAI STATA AD AGNONE!

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