L’Assunta del Cardellino nella chiesa di S. Francesco in Agnone

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Franco Valente9 dicembre 2014

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Sul primo altare a sinistra della chiesa di S. Francesco in Agnone vi è una pala dedicata all’Assunzione di Maria Vergine al Cielo.

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Nel XVIII secolo apparteneva al barone Agostino Beradicella che in vita dispose che alla sua morte sarebbe stata donata ai conventuali di S. Francesco. Cosa che sarebbe avvenuta dopo il 1735 quando passò a miglior vita.

Non entro nel merito delle considerazioni stilistiche, ma la presenza di un angelo musicante che suona un violino (o protoviolino che dir si voglia) fa datare l’opera a un’epoca che sicuramente non è anteriore alla metà del XVI secolo quando cominciano ad apparire tali strumenti.
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Secondo Maria Luisa Mortari forse é della bottega di Cola dell’Amatrice. Chi la realizzò comunque si ispirò all’Assunta che da lui era stata realizzata tra il 1515 e l’anno seguente. Nicola Filotesio (questo era il vero nome di Cola dell’Amatrice) era nato a Filetta, nel comune di Amatrice, in provincia di Rieti, intorno al 1480. Morì ad Ascoli Piceno nel 1547 o nel 1559.

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Cola dell’Amatrice 1515-1516

L’Assunta di Agnone è una delle opere del XVI secolo più interessanti che abbiamo nella nostra regione, ma nulla si sa della sua committenza che sicuramente fu privata.

La scena è canonica. Nella parte alta (anche se l’immagine è quasi completamente scomparsa) è Maria Assunta in una mandorla di fuoco. Intorno a lei è disposta una cornice di nuvole con dieci testine di cherubini. Esternamente altri sei cherubini oranti escono da altrettante nuvolette. Accompagnano l’assunzione quattro arcangeli musicanti che suonano un violino, un flauto doppio, una mandola  e un liuto.
La Madonna, vestita di una lunga tunica che copre i piedi, è avvolta in un mantello nero con ricchi decori d’oro, si appoggia su una nuvola dalla forma vagamente triangolare che si apre al centro con un sole raggiante dal volto umano.

In basso, su un fondale montano con una serie di piccole costruzioni che fanno pensare a un cimitero, si apre la scena principale che si svolge attorno a un grande sarcofago rettangolare vuoto e con l’interno dorato.
Sul bordo di marmo della parte anteriore è appoggiata una navetta e un cucchiaio per l’incenso.
Intorno sono disposti dodici personaggi dei quali sette sono allineati in piedi e gli altri cinque  sono inginocchiati.  Si tratta degli undici apostoli Pietro, Giovanni, Matteo, Andrea, Taddeo, Tommaso, Filippo, Simone, Giacomo il Minore, Bartolomeo, Giacomo il Maggiore. Manca ovviamente Giuda Iscariota ed è presente Paolo di Tarso.

Per capire il senso della pittura dobbiamo necessariamente attingere al testo apocrifo detto dello Pseudo-Giovanni che descrive nei particolari cosa si accaduto al momento della morte della Madonna e racconta dl’episodio di Tommaso che riceve il sacro cingolo direttamente dalle mani della Madonna.

Nella tradizione cristiana ufficiale l’assunzione è avvenuta a Efeso dove sarebbe dovuto essere presente solo l’apostolo Giovanni che in quella città avrebbe poi scritto l’Apocalisse dopo la prigionia a Patmos.
Nel testo apocrifo dello Pseudo-Giovanni si racconta, invece, cha la morte di Maria sarebbe accaduta a Gerusalemme. (sull’argomento si può vedere su questo blog: http://www.francovalente.it/2010/01/18/chi-e-il-misterioso-personaggio-nella-dormitio-virginis-di-riccia/ )

Una nube condusse tutti i discepoli del Signore davanti alla porta della camera della beata Maria, ad eccezione di Tomaso, detto Didimo… 
La beata Maria domandò allora ai suoi fratelli: “Che cosa c’è che siete venuti tutti a Gerusalemme?”… tutti dissero dove si trovavano in quel giorno e tutti erano stupiti di trovarsi là… 
La beata Maria disse loro: “Prima che sostenesse la passione, pregai mio figlio affinché alla mia morte foste presenti sia lui che voi; ed egli mi concesse questo favore. Sappiate dunque che domani avrà luogo il mio transito… 
All’ora terza della domenica… discese Cristo con una moltitudine di angeli e prese l’anima della sua diletta madre: vi fu un grande chiarore ed un profumo soavissimo mentre gli angeli cantavano il Cantico dei cantici, là ove il Signore dice: “Come un giglio tra le spine, così l’amica mia tra le figlie”.
Gli apostoli… s’alzarono salmodiando e iniziarono il trasporto del corpo santo dal monte Sion alla valle di Giosafat… deposero il corpo nella tomba con grande onore, piangendo e cantando pieni di amore e di dolcezza. Poi un’improvvisa luce celeste li circondò e caddero a terra, mentre il corpo santo fu assunto in cielo dagli angeli.

Allora il beatissimo Tomaso fu condotto improvvisamente al monte degli Ulivi, vide il beatissimo corpo che se ne andava in cielo e prese a gridare: “O madre santa, madre benedetta, madre immacolata, se ho trovato grazia, andando tu in cielo, rallegra il tuo servo per mezzo della tua misericordia”. Ed ecco che dal cielo fu gettato al beato Tomaso il cordone con il quale gli apostoli avevano legato il corpo santissimo. Egli lo prese, lo baciò, rese grazie a Dio e se ne ritornò nella valle di Giosafat.
Qui trovò tutti gli apostoli e un’altra grande folla che si batteva il petto a causa dello splendore visto… Poi il beato Tomaso disse: “Dove avete messo il suo corpo?”. Essi gli additarono la tomba. Ma lui rispose: “Là non c’è il corpo che è detto santissimo”… Allora, quasi stizziti, andarono alla tomba che era nuova e scavata nella roccia, e tolsero la pietra. Ma il corpo non lo trovarono, e non sapevano che dire, vinti com’erano dalle parole di Tomaso.

… La nube che li aveva trasportati, fu la stessa che riportò ognuno al suo posto.
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Interessa un particolare. Tra gli apostoli che osservano la Madonna che viene assunta in cielo ve ne è uno che regge con la mano destra alzata una cintura. Come se l’avesse appena ricevuta.

Sulla scorta del racconto apocrifo dello Pseudo-Giovanni sappiamo con certezza che il personaggio rappresentato con il cingolo in mano altri non è che l’apostolo Tommaso.

Tanto è sufficiente per affermare che la leggenda della consegna del cingolo da parte della Madonna in Agnone era già conosciuta sebbene riferita a un episodio diverso da quello della tradizione agostiniana richiamata nella chiesa di S. Nicola.
http://www.francovalente.it/2013/04/10/la-madonna-della-consolazione-la-tavola-dellassunzione-e-la-confraternita-della-cintura-in-agnone/

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Altri apostoli, non tutti, si riconoscono per i loro attributi specifici  o per deduzione. In primo piano l’apostolo anziano, stempiato e con i capelli bianchi, è inequivocabilmente Pietro. Sembra che abbia in mano una chiave, invece molto probabilmente è un aspersoio per la benedizione della salma. Lo fa capire la vicinanza con il secchiello tenuto dall’altro apostolo. Conseguentemente si può ritenere che simmetricamente sulla destra l’anziano personaggio che regge un incensiere è Paolo.

A lato di Paolo dovrebbe essere Giacomo il Maggiore che ha come segno il bastone che ne ricorda la sua protezione su pellegrini. Dall’altra parte del sarcofago, quindi, suo fratello Giovanni l’Evangelista che, secondo il solito, è rappresentato con la barba nelle scene che ricordano episodi di molto successivi alla morte di Cristo, quando era ancora giovanissimo e senza barba.

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L’apostolo successivo potrebbe essere Taddeo, che possiamo riconoscere per esclusione dopo aver individuato gli altri.

I sette apostoli in piedi dovrebbero essere in sequenza da sinistra Matteo che regge un libro che richiama il suo vangelo e, subito dopo, Andrea, fratello di Pietro, che regge un remo che ricorda il suo mestiere di pescatore.
Dopo Tommaso che regge il cingolo  vi è Filippo che viene spesso rappresentato con una croce perché una delle tradizioni cristiane lo vuole martirizzato in croce.  Segue Simone che regge una sega perché secondo la tradizione fu martirizzato e tagliato a pezzi con quell’attrezzo. Penultimo dovrebbe essere Giacomo il Minore che nella tradizione apocrifa fu considerato fratellastro di Cristo per essere uno dei figli di S. Giuseppe.

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Alla fine vi é Bartolomeo che si riconosce per il coltello che ha nella mano. Era nato a Calia in Galilea e morì scorticato e crocifisso in Siria.
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Ma due particolari apparentemente insignificanti sono meritevoli di attenzione. Sulla linea inferiore del quadro appaiono due uccelli di profilo. Sulla sinistra vi è un cardellino e a destra un cigno.
Ambedue hanno evidentemente un significato simbolico che è legato al contenuto della scena rappresentata pur non facendone parte.
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Il cardellino, insieme al fringuello e al pettirosso, fa parte di quel gruppo dei tre uccellini che, secondo la tradizione popolare, si posarono sul capo di Cristo al momento della crocifissione e, nel tentativo di estrarre le spine dalla corona, ne rimasero macchiati. Perciò appare frequentemente nell’arte a ricordare la morte di Cristo e il dolore di sua madre Maria.

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Il cigno, invece, è considerato il simbolo della resurrezione per il suo piumaggio candido e per la qualità della carne considerata imputrescibile  e conseguentemente immangiabile

Appendice
Transito della Beata Vergine Maria (L. Moraldi (a cura di) Apocrifi del Nuovo Testamento, ed. UTET Vol III, pp.205-209)

Poi la beata Maria gli domandò: «O figlio carissimo, perché mi hai lasciato per così tanto tempo e non hai osservato gli ordini del tuo Maestro custodendomi come ti aveva ordinato mentre pendeva dalla croce? ». Ma egli, inginocchiato, le chiedeva perdono. Allora la beata Maria lo benedisse e nuovamente lo baciò. 
E mentre voleva interrogarlo donde veniva e per qual motivo si trovava a Gerusalemme, ecco che una nube condusse tutti i discepoli del Signore davanti alla porta della camera della beata Maria, ad eccezione di Tomaso, detto Didimo. Entrarono, salutarono la regina e l’adorarono dicendo: «Salve Maria, piena di grazia! Il Signore è con te ». Ella subito si alzò, s’inchinò, li baciò e rese grazie a Dio. 
[8] Questi sono i nomi dei discepoli del Signore che furono trasportati sulla nube: Giovanni, evangelista, e Giacomo, suo fratello, Pietro e Paolo, Andrea, Filippo, Luca, Barnaba, Bartolomeo e Matteo, Mattia detto Giusto, Simone Cananeo, Giuda e suo fratello, Nicodemo, Massimiano e molti altri che non si possono elencare. 
[9] La beata Maria domandò allora ai suoi fratelli: «Che cosa c’è che siete venuti tutti a Gerusalemme? ». Pietro rispose: «Siamo noi che dobbiamo domandarlo a te, e tu lo domandi a noi? Certo è che nessuno di noi sa perché siamo giunti qui con così tanta velocità. Ero ad Antiochia, ed ora eccomi qua! ». 
E tutti dissero dove si trovavano in quel giorno e tutti erano stupiti di trovarsi là e di sentire tali cose.
[10] La beata Maria disse loro: «Prima che sostenesse la passione, pregai mio figlio affinché alla mia morte foste presenti sia lui che voi; ed egli mi concesse questo favore. Sappiate dunque che domani avrà luogo il mio transito. Vegliate e pregate con me, affinché, quando il Signore verrà a prendere la mia anima, vi trovi vigilanti ». Tutti promisero di vegliare: vegliarono e pregarono tutta la notte con salmi e canti, in mezzo a grandi luci.
[11] All’ora terza della domenica, come lo Spirito santo era disceso sugli apostoli in una nube così discese Cristo con una moltitudine di angeli e prese l’anima della sua diletta madre: vi fu un grande chiarore ed un profumo soavissimo mentre gli angeli cantavano il Cantico dei cantici, là ove il Signore dice: «Come un giglio tra le spine, così l’amica mia tra le figlie ». 
Tutti i presenti caddero bocconi, come erano caduti gli apostoli allorché Cristo si trasfigurò davanti a loro sul monte Tabor; e per tutto lo spazio di un’ ora e mezzo, nessuno poté alzarsi. 
[12] Poi disparve il chiarore e con il chiarore fu assunta in cielo l’anima della beata Maria vergine con salmi, inni e (espressioni) del Cantico dei cantici. Mentre la nube saliva, tremò tutta la terra e, in un istante, tutti i gerosolimitani videro chiaramente la morte della santa Maria. 
[13] Nello stesso tempo entrò in loro Satana e incominciarono a riflettere che cosa dovevano fare del suo corpo. Presero i mezzi per bruciare il suo corpo e uccidere gli apostoli poiché da lei, ma a causa dei loro peccati, avevano avuto inizio le dispersioni di Israele e la riunione con i gentili. Ma furono colpiti da cecità: andavano a sbattere la testa contro le pareti e cozzavano l’un contro l’altro. 
[14] Gli apostoli, colpiti da tanto splendore, s’alzarono salmodiando e iniziarono il trasporto del corpo santo dal monte Sion alla valle di Giosafat. 
Erano giunti a metà strada allorché un Ebreo, di nome Ruben, voleva gettare a terra il venerabile feretro con il corpo della beata Maria. Ma le sue mani rimasero secche all’ altezza di un cubito e, volente o nolente, discese fino nella valle di Giosafat piangendo e gridando: le sue mani restavano, infatti, dirette verso il feretro e non riusciva a ritrarle. 
[15] Prese dunque a supplicare gli apostoli affinché lo salvassero con le loro preghiere e fosse fatto cristiano. Allora gli apostoli piegarono le ginocchia e supplicarono il Signore di perdonarlo. E subito, guarito, rese grazie a Dio, baciò i piedi della regina di tutti i santi e degli apostoli, nello stesso luogo fu battezzato e iniziò a predicare il nome del Signore nostro Gesù Cristo. 
[16] Gli apostoli deposero il corpo nella tomba con grande onore, piangendo e cantando pieni di amore e di dolcezza. Poi un’improvvisa luce celeste li circondò e caddero a terra, mentre il corpo santo fu assunto in cielo dagli angeli. 
[17] Allora il beatissimo Tomaso fu condotto improvvisamente al monte degli Ulivi, vide il beatissimo corpo che se ne andava in cielo e prese a gridare: «O madre santa, madre benedetta, madre immacolata, se ho trovato grazia, andando tu in cielo, rallegra il tuo servo per mezzo della tua misericordia ». Ed ecco che dal cielo fu gettato al beato Tomaso il cordone con il quale gli apostoli avevano legato il corpo santissimo. Egli lo prese, lo baciò, rese grazie a Dio e se ne ritornò nella valle di Giosafat.

Copyright  Arch. Franco Valente http://www.francovalente.it
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

1 COMMENTO

  1. Cultura, precisione, informazione …insomma passione e bravura, esimio prof Franco Valente, danno a lettori- poco esperti come me di ARTE- il grande piacere di apprezzare non solo i monumenti delle grandi città, ma anche le opere dei nostri magnifici paesi, come in questo caso … Agnone …E dunque grazie!

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