L’arte del bronzo in Altosannio

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a cura di Enzo C. Delli Quadri 

Fonderia Pontificia Marinelli negli anni 50

Ettore Marinelli, l’artista. Antonio Delli Quadri, il Maestro D’arte

L’arte è l’attività umana volta a creare opere di valore estetico che non necessariamente debba coincidere con il concetto di bellezza. Richiede abilità, ingegnosità, perizia e talento. Un’opera si dice artistica quando suscita una emozione, essendo essa legata a processi creativi e innovativi che nulla hanno di ripetitivo o cosiddetto “normale”. Questo significato di arte riguarda essenzialmente il singolo uomo, l’artista.

Ma un altro significato di arte viene attribuito ad attività umane che, avendo profonde radici nelle tradizioni secolari e da esse traendo linfa vitale per resistere nel tempo, vengono svolte in modo professionale da una o più persone che, nel rispetto di canoni per definiti e codificati nel tempo, prendono il nome di “Maestri d’Arte”.

Nel territorio almosaviano dell’Altosannio “Alto Molise Sangro Vastese” le attività che possono, senza alcun dubbio, essere assimilate al significato di arte sono:

  • L’arte del cuoio,
  • L’arte della  tessitura,
  • L’arte del rame e del ferro battuto,
  • l’ arte della ceramica,
  • L’arte del bronzo.

L’arte del bronzo.

L’arte di forgiare il bronzo è molto antica nella zona di Agnone, come testimoniato dalla Tavola Osca e dal materiale archeologico oggi riunito in collezioni civiche e private; nel corso dei secoli gli artigiani si specializzarono nella fabbricazione delle campane. Originariamente gli stabilimenti di produzione non esistevano, a causa della difficoltà di trasporto del prodotto e delle vie disagiate: erano perciò gli artigiani, con dei laboratori mobili, a spostarsi per costruire le campane sul posto.

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La Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone ha saputo, nei secoli, raccogliere, conservare e valorizzare l’enorme valore di amore, passione e capacità manuali insite nella costruzione delle campane. I Marinelli e i loro artigiani, veri maestri d’arte, hanno fuso migliaia di campane che squillano dall’alto dei campanili delle maestose cattedrali e delle modeste cappelle del Molise, della Puglia, del Lazio e della Campania, in Italia ed all’estero, nelle Americhe, in Russia, persino nel Vietnam.

Oggi, nella costruzione delle campane si usano le stesse tecniche dei maestri del Medioevo e del Rinascimento. L’arte delle campane, infatti, non è semplice: spessore, peso, circonferenza, altezza sono i fattori determinanti per la buona riuscita delle campane e per la loro “voce”. Si riportano alcune note sulle diverse fasi della fabbricazione di una campana:

Forma della campana

1) Innanzitutto si costruisce, con la guida di una sagoma di legno, una struttura in mattoni,“anima”,  che corrisponde esattamente all’interno della campana di forma tronco-conica. I mattoni sono sagomati e collegati tra loro con un impasto di argilla refrattaria. Questa forma è vuota all’interno anche per ospitare il carbone vegetale che rimarrà acceso per tutte le fasi della costruzione, fatta salva quella della decorazione.
2) Sull’anima, rivestita di cenere impastata quasi liquida con funzione di isolante, si sovrappongono strati di argilla fino a formare la “falsa campana” conlo spessore voluto. Sulla superficie levigata ottenuta con la sagoma, si applicano, in cera, tutti i fregi, le iscrizioni, gli stemmi e le figure che decoreranno la campana.

3) L’ultima fase di formatura consiste nel preparare il ” mantello”, che si ottiene sovrapponendo strati sottili e uniformi di argilla, applicati a pennello e lasciandoli essiccare tra un’applicazione e l’altra. Il fuoco che brucia costantemente all’interno della forma fa sì che la cera si sciolga, lasciando sulla parte interna del mantello  il negativo dei fregi, delle iscrizioni, degli stemmi e delle figure.
4) Dopo la preparazione della corona della campana, con la stessa tecnica già descritta, si procede a sollevare il mantello e a distruggere la falsa campana in modo da lasciare tra il mantello – che verrà riposizionato – e l’anima una intercapedine che, con la colata di bronzo, sarà riempita fino a formare la campana vera e propria.
5) Viene quindi preparata la fossa, dove vengono calate le forme come più sopra ottenute; viene completamente riempita di terra, in modo da evitare lo spostamento del mantello causato dalla spinta della colata metallica. Si procede così alla realizzazione della campana colando il bronzo a 1150° ( 78 parti di rame e 22 di stagno), nello spazio libero tra mantello e anima. Il ciclo di lavorazione di una campana varia da trenta a novanta giorni.

Colata

6) Dopo il raffreddamento, la campana grezza viene liberata del mantello e dell’anima e delle sbavature della colata, infine viene lucidata con spazzole e bulini.
7) Si collauda il suono rilevandone la tonalità con apparecchi adatti e l’intervento di maestri di musica.
La fase di formatura è la più delicata al fine della riuscita delle campane; la variazione del timbro e la possibilità di dotarle di una nota fissa, così da poter formare dei concerti, sono dovuti a speciali accorgimenti.

Campana fusa in onore di Giovanni Paolo II

Gli Artisti e i Maestri d’Arte

Tra i tanti della Famiglia Marinelli e i tanti artigiani che nei secoli hanno onorato l’arte campanaria, 2 personaggi emergono, sopra tutti, e vanno ricordati come personaggi almosaviani di valore:  Ettore Marinelli, l’Artista e Antonio Delli Quadri,  il Maestro d’Arte

Ettore e Antonio

 

Ettore Marinelli, l’Artista

Nato in Agnone nel 1927, Ettore ha rappresentato l’anima della fonderia, l’uomo che con le sue mani trasformava  masse informi di argilla in figure e scene piene di tensione e pregne di emozioni. Fu scultore e fonditore allo stesso tempo, fu uomo di idee, creazione e organizzazione.

Antonio Delli Quadri ,che ha trascorso decenni di lavoro comune con lui, così lo ricorda:

“Con ritmi impressionanti, Ettore Marinelli trasformava pani d’argilla in figure immagini, ornamenti e scene.  Nel suo talento traspariva uno squisito senso del bello e della grazia, della fantasia e della passione, tutte qualità che gli hanno consentito di realizzare le sue opere con una tecnica raffinata e nella cura dei dettagli e dei particolari. Pochissimi scultori hanno avuto la possibilità di essere artisti e, nello stesso tempo, fonditori e tale completezza gli ha consentito di curare ogni sua opera dalla forma in argilla alla fusione; un percorso lunghissimo, fatto di interminabili passaggi che si concludevano con operazioni di rifinitura e di patina, eseguite con perizia di vero maestro di bulino e di cesello, doti difficilmente riscontrabili nella quasi totalità degli artisti, che si limitano alla manipolazione delle argille.

Ettore Marinelli

Ho vissuto accanto ad Ettore Marinelli per trent’anni, anni caratterizzati da opere molto molto importanti: i grandi concerti di campane della Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, a Montevergine, a Collevalenza, a San Gabriele dell’Addolorata, ai quali si aggiungono i tanti lavori artistici, soprattutto portali in bronzo, altari e pannelli decorativi.

Dei suoi ultimissimi lavori voglio ricordare il portale di Lipari, realizzato nel 1979, qualche anno prima della sua scomparsa: quattro enormi pannelli in bronzo incastonati nella possente struttura esistente, raffiguranti la vita di San Bartolomeo e l’incendio di Lipari durante l’invasione dei Turchi. Il valore artistico di questo lavoro è notevole. Nell’isola più importante di quel meraviglioso paradiso delle Eolie, a migliaia di Km di distanza dalla sua amata città, Ettore Marinelli ha lasciato un segno della testimonianza della sua arte, onorando la grande tradizione della famiglia. La sua esistenza, così ricca e densa di grandi soddisfazioni, è stata molto breve; la sua scomparsa, nella notte del 15 febbraio 1981, colse tutti di sorpresa e impreparati.

Oggi, io, settantenne, trascorro questo mio ultimo periodo lavorativo nel suo laboratorio, in quello che è stato il suo mondo, circondato da opere meravigliose: un grande patrimonio artistico ammirato dagli innumerevoli visitatori che ci onorano della loro presenza. La bellezza di questo ambiente mi apre il cuore e la mente.”

Antonio Delli Quadri, il Maestro d’Arte

E’ nato ad Agnone il 10 settembre 1937 e ha conseguito il titolo di studio di Scuola tecnica industriale.

Di Antonio, per me Tonino, posso parlare senza dover fare ricorso a fonti particolari. Siamo dello stesso sangue, avendo avuto il bisnonno in comune. Di soli tre anni più grande di me abbiamo “camminato” insieme, su strade professionalmente diverse, ma umanamente sempre intrecciate per rispetto reciproco, stima reciproca e l’ amore comune per i nostro territorio, il nostro paese, Agnone.

Abbiamo calpestato le stesse strade i gli stessi campi di gioco (era un formidabile mediano, difficile da superare, tant’è che, solo perché ero lontano dal suo marcamento, riuscivo a sganciarmi e a segnare qualche gol. Se a marcarmi era lui, non c’era niente da fare.

Aveva 17 anni quando, mentre io finivo il liceo, entrò nella fonderia delle Campane dei Fratelli Marinelli per iniziare una carriera di artigiano che lo avrebbe condotto a diventare un vero e proprio Maestro d’Arte. Maestro di formatura, fusione, cesello, assemblaggio di pannelli artistici, verifica musicale delle campane e altro ancora.

Immancabilmente, nei periodi per me di vacanza (il mio lavoro mi portava in giro per il mondo), abbiamo scambiato e continuiamo a scambiarci informazioni sulle nostre esistenze, delusioni, illusioni, progetti in un contesto fraterno fatto di pura amicizia e rispetto. Se io gli riferivo dei miei avanzamenti di carriera nelle grandi imprese italiane, egli mi aggiornava sui progressi del suo lavoro e dei riconoscimenti che non tardavano: nel 1985 la Camera di Commercio, Industria e Artigianato di Isernia gli conferì la medaglia d’oro per la fedeltà al lavoro e al progresso economico; nel 1995 il Presidente della Repubblica Italiana, Oscar Luigi Scalfaro, gli assegnò la Stella al merito del lavoro, il più alto riconoscimento destinato a tutti quelli che si distinguono per singolari meriti di perizia e laboriosità, con nomina di Maestro Del Lavoro; con decreto del Presidente della Repubblica Ciampi, il 27 luglio 2000 gli fu conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Repubblica Italiana.

Nel 2010, esattamente il 13 agosto, in uno dei soliti bellissimi incontri, perché pieni di affetto reciproco, Tonino mi metteva tra le mani il suo ultimo lavoro; penserete ad una fusione di qualche oggetto particolare. Macchè: si trattava e si tratta di un Libro, vero gioiello per gli amanti dell’archeologia medioevale: L’Arte Campanaria, . Manuale tecnico pratico, Arte tipografica S.A.S, S. Biagio dei Librai, Napoli 2010, pp. 143, immagini bianco e nero e a colori.

Antonio Delli Quadri

GIOVANNA PETRELLA, sulla rivista Archeologia Medioevale del 2011, così recensisce il Libro di Antonio Delli Quadri: Chi come me ha frequentato assidua- mente la bottega dei Marinelli o ne ha visitato l’annesso Museo ha già avuto modo di verificare e compiacersi delle conoscenze scientifiche e pratiche di Antonio Delli Quadri, di sperimentare il confronto tra i “Saperi” che ruotano intorno all’oggetto campana. Finalmente Tonino, per utilizzare il nome con il quale è conosciuto dai più, pubblica un libro, il suo “manuale tecnico-pratico”, nel quale raccoglie le conoscenze di una lunga carriera, tutt’oggi vissuta, all’interno della Fonderia Marinelli.

Il volume ha lo scopo di riunire le esperienze pratiche, ma profondamente ancorate alle conoscenze teoriche più disparate, quali quelle musicali, geometriche, matematiche, chimiche. La Letteratura nazionale, in questo senso, può vantare una serie di studi scientifici tra i quali quelli che descrivono le procedure scientifiche e pratiche per forgiare il bronzo e fondere una campana, quelli che raccolgono i dati di fosse da campana indagate archeologicamente, quelli sul ruolo liturgico e sulle teorie musicali che interessano una campana.

L’importanza di questo volume sta nel suo Autore che veste i panni di un moderno Teofilo o Biringuccio, con la sola differenza che Tonino è un “pratico”, un artigiano che conosce approfonditamente le fasi di lavorazione, la tenacità delle terre, il colore e l’intensità del fuoco, i tempi di asciugatura degli stampi e di cottura delle forme, la sonorità del bronzo finito da destinare ai campanili di tutto il mondo.

Se si leggono i trattati di Teofilo o Biringuccio, infatti, si avverte la dicotomia tra chi descrive e chi pratica l’Arte, tra chi racconta le fasi di lavorazione e chi lavora le terre e fonde il bronzo. Nel volume di Antonio Delli Quadri, invece, la figura del teorico e del pratico si fondono e danno vita a un’opera agevolmente consultabile nella quale poter cercare tutti i segreti di un’arte millenaria.

L’utilità archeologica del volume, dunque, è nel suo autore e nel suo contenuto.

 

Fonti:

Antonio Delli Quadri: Arte Campanaria
Molise – Guida Turistica – Arti e Mestieri
Rivista di Archeologia Medioevale del 2011

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

1 COMMENTO

  1. Agnone, la vs terra amata- può ben dirsi lieta di aver dato i natali ad Ettore Marinelli, l’artista creativo della fonderia, e tra tanti altri figli “notevoli”anche a voi-CUGINI DELLI QUADRI-
    Raccontati con empatia e saggezza mi hanno piacevolmente catturata le vostre ” esistenze, delusioni, illusioni, progetti in un contesto fraterno fatto di pura amicizia e rispetto. Se io gli riferivo dei miei avanzamenti di carriera nelle grandi imprese italiane, egli mi aggiornava sui progressi del suo lavoro e dei riconoscimenti che non tardavano” …… letti in questo articolo che non conoscevo.
    E lieto sarà certo il VS BISNONNO!

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