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L’arte del cuoio – Il sellaio

di Enzo C. Delli Quadri
con la collaborazione di Leonardo Tilli

Questo “articolo”  è frutto di una educazione ricevuta da mio padre e, soprattutto, nasce dal’incontro che per anni, giornalmente, ho avuto  con Cenzino (Vincenzo Di Loreto). Seduto “a bocca di portone”, nei pressi della Chiesa di Sant’Emidio in Agnone lo vedevo quasi tutti i giorni, quelli comandati per andare a scuola, preso dal suo lavoro, ora con l’ago e lo spago, ora con un’ascia, ora con la tela, ora con la paglia, ma soprattutto con il cuoio, intento a costruire selle o barde o basti o collari per i cavalli o i muli o gli asini del territorio. Eccolo in una vecchia foto, primo a sinistra.
Ho anche avuto, per la parte riguardante gli oggetti, la collaborazione di Leonardo Tilli

Cenzino, provetto artigiano, praticava l’arte del cuoio.

L’arte è l’attività umana volta a creare opere di valore estetico che non necessariamente debba coincidere con il concetto di bellezza. Richiede abilità, ingegnosità, perizia e talento. Un’opera si dice artistica quando suscita una emozione, essendo essa legata a processi creativi e innovativi che nulla hanno di ripetitivo o cosiddetto “normale”. Questo significato di arte riguarda essenzialmente il singolo uomo, l’Artista.

Ma un altro significato di arte viene attribuito ad attività umane che, avendo profonde radici nelle tradizioni secolari e da esse traendo linfa vitale per resistere nel tempo, vengono svolte in modo professionale da una o più persone che, nel rispetto di canoni per definiti e codificati nel tempo, prendono il nome di Maestri d’Arte” o meglio “Artigiani”.  Nel territorio almosaviano “Alto Molise Sangro Vastese” tra le attività che possono essere assimilate al significato di arte così come definito c’è stata e, in forma rinnovata, esiste ancora l’arte del cuoio,

L’arte del cuoio era operata da sellai o vardai.  A Capracotta venivano chiamati Bastai. Erano  artigiani provetti che costruivano selle e finimenti per animali da cavalcatura, basti, barde e collari per quelli da soma, creando delle vere e proprie opere d’arte. La stragrande produzione di questi oggetti rendeva possibile anche il rifornimento alle regioni limitrofe e, addirittura, alla Sicilia e alla Calabria.

Gli strumenti utilizzati da questo artigiano erano: l’ago, un’ascia per adattare i pezzi di legno e catenelle a aste da misura (“furcelle”).

I materiali erano costituiti da cuoio, tessuto di sacco, spago, chiodi, paglia, il legno.

Oggetti:

  • Il Collare, era ovale, più largo sopra e più stretto sotto. Veniva infilato, tramite la testa, al collo dell’animale, in modo che potesse appoggiare bene sul petto. Aveva degli anelli, delle catenelle, a cui agganciare i finimenti per tirare, es: la barra che faceva girare le macine di un frantoio, (Trappeto), o di un mulino, o tirare un carretto, e simili.
  • La sella, adatta per il trasporto delle persone, si metteva sulla schiena dell’animale lasciando le spalle scoperte e la groppa scoperta.
  • Il Basto, adatto per il trasporto di merci, era rinforzato da due archi di legno sporgenti, come nelle foto, una davanti ed una dietro.  Aveva molte catenelle a cui legare le varie funi per assicurare il carico. Anche le funi di scorta o di rinforzo. Al basto si aggiungevano anche altri supporti, a seconda di quello che si doveva trasportare, esempio, i bigonci , per l’uva, o per sabbia, ecc. …, le “carrucole” o altro strumento per trasportare vegetali con spighe o semi, tra cui il grano da trebbiare, supporti per trasportare pietre grosse, regolari, ecc.
  • I finimenti: Una cinghia pettorale, una sotto la coda, ed una sotto-pancia. Le briglie erano indipendenti, come per tutti gli animali, coinvolgevano la testa; per i cavalli con sella avevano “il morso”; per gli asini e muli avevano, sotto il mento una “griglietta” in metallo: tirando la “cavezza” avrebbe procurato dolore all’animale che, talvolta, riportava anche piccole escoriazioni e piccole ferite.

Processo lavorativo di sella e/o basto: veniva fatto una specie di vestito cucendo il cuoio con il sacco e riempiendolo di paglia. Veniva poi data la forma e venivano attaccati dei legni della misura della schiena del cavallo. La parte con la tela costituiva l’interno della sella, a contatto con la schiena per assorbire il sudore dell’animale. Il cuoio invece era all’esterno sia per motivi estetici, ma soprattutto perché era un elemento duraturo a contatto con le intemperie. Nel basto, tra i due archi di legno, sporgente per allontanare i carichi dalla pelle dell’animale, veniva posizionata su misura, un pezzo di pelle, molto dura, che si otteneva con una lavorazione particolare della pelle del dorso di un grosso suino. Talvolta, ai bordi di questo pezzo di pelle, nella parte che andava sotto i due archi di legno, lasciavano trasparire qualche traccia di setola, come attestazione, forse, di qualità.

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

3 commenti

  1. assunta cacciavillani

    Grande Cenzino, un cugino carissimo venuto a mancare troppo presto! Uomo di generosità infinita, grandissimo lavoratore.

  2. Patriarca Emidio

    Ricordo il lavoro di mastro Cenzino perchè prima di trasferirsi nell’abitazione vicino a S. Emidio abitava a
    Piazza del Popolo (Maiella). La pelle utilizzata per i basti, se non ricordo male, era quella del maiale che diventava molto dura e resistentissima all’usura se essiccata.

  3. Condivido il commento precedente di Patriarca Emidio, per quanto riguarda la pelle esterna dei “basti”. Alcune volte, lasciavano anche le setole attaccate alla pelle di suino. Dalla forma, ho sempre pensato che prendessero la pelle intera della schiena di grossi maiali e che provvedessero a lavorarla immediatamente, senza seguire le normali procedure …

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