L’Altosannio di Pirro Ligorio – Tentativi di leggere una cartografia a stampa del 1570

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di Francesco Mendozzi

La mappa del “Regnum Neapolitanum” di Pirro Ligorio

Lo splendido “Theatrum orbis terrarum” (Teatro del mondo), è considerato il primo vero atlante moderno, redatto dal cartografo fiammingo Abramo Ortelio (1528-1598) e pubblicato ad Anversa, consistente in una raccolta di mappe corredate da testi esplicativi. Nel “Catalogus auctorem tabularum geographicarum”, ovvero l’elenco di coloro che effettivamente realizzarono le mappe, si nota che quella del Regno di Napoli fu opera di Pyrrhus Ligorius Neapolitanus. Nato a Napoli tra il 1512 e il 1513, Pirro Ligorio fu architetto e pittore, celebre più per i suoi falsi d’autore che non per le opere autografe, e ci ha lasciato una meravigliosa cartografia del Regno di cui propongo uno zoom sull’area di nostra pertinenza, quella altosannitica.

La prima caratteristica che salta all’occhio è la disposizione orizzontale della mappa, che contrasta con quella verticale delle mappe successive. La seconda peculiarità sta nell’apparente ordine anomalo in cui sono state tracciate le località di nostro interesse, situate tutte tra l’Adriatico, la Majella e il Matese. Prima di scendere nel particolare è bene elencare quali comuni – dei 63 attuali comprendenti l’Almosava – è stato possibile individuare sulla cartografia del Ligorio.

Pirro Ligorio (1513-1583)

Per il Molise vi sono Bagnolo [del Trigno], Capracotta, Castel [del] Giudice, Civita Nova [del Sannio], Montefalcone [nel Sannio], Pescolanciano, Rionigro [Sannitico], Roccavivara, S. Angelo del Pesco, S. Pietro d’Avellana, Salceto (Salcito) e Trivento. D’altro canto, Agnone è segnata sulla mappa ben tre volte, per cui sono portato a credere che una delle tre possa rappresentare Castelverrino, anticamente chiamata Castelluccio d’Agnone, mentre la cittadina odierna sia segnata come Anglona, in base alla distorsione latinizzante Anglonum (un’altra è probabilmente Agnone Cilento). Su Pescopennataro resto incerto tra Penna e Pesclo, la prima posta a nord del Sangro, la seconda a sud, ad ovest di Castelverrino. Pietrabbondante dovrebbe invece essere Pietra, vista la disposizione ellittica nei confronti di Aquilonia, Aufidena, Bovianum e Telesia, in una sorta di continuum romano-sannita – la presenza di Aquilonia sulla mappa del Ligorio è infatti qualcosa di assolutamente sorprendente. Sempre per il Molise paiono mancare i comuni di Belmonte del Sannio, Carovilli, Chiauci, Forlì del Sannio, Poggio Sannita, Roccasicura e Vastogirardi.

Frontespizio del “Theatrum orbis terrarum”, 1570

Per quanto concerne l’Abruzzo le località facilmente individuabili sono le seguenti: Aufidena (Alfedena), Bonanotte (Montebello sul Sangro), Castel di Sanguino, Cilenzo [sul Trigno], Civitella [Alfedena], [Pesco] Constanzo, Falle, Ferracina (Pietraferrazzana), Gabatore (Gamberale), [Monte] La Piano, [Civita] Luparella, Monferrato, Palmeri (Palmoli), Pesco (Pescasseroli), Quadro, Rivisonnoli, Rocca del Raso, Roccavalscura (Rocca Pia), Scontrone, Valregia (Barrea), Villa di Valregia (Villetta Barrea) e Villamaina (Villa S. Maria). Non capisco se si tratti di un errore o di un’interpretazione personale dell’autore, tant’è che Aufidena e Castel di Sanguino compaiono due volte sulla mappa: due località definite Alfedena e una Castel di Sangro si trovano appaiate ad est del Matese, la seconda Castel di Sangro sta invece sul versante opposto, nei pressi di Roccaraso. Del resto, non sono stato in grado di individuare le attribuzioni topografiche per l’Abruzzo di Bomba, Borrello, Carunchio, Castelguidone, Castiglione Messer Marino, Colledimezzo, Fraine, Montazzoli, Montenerodomo, Opi, Pizzoferrato, Roccaspinalveti, Roio del Sangro, Rosello, S. Giovanni Lipioni, Schiavi d’Abruzzo e Torrebruna.

Spostandomi sulla questione oroidrografica, mi preme segnalare alcune particolarità. Per quanto concerne le montagne, Ligorio ne segna davvero poche sull’intero territorio del Regno. Ciononostante, nell’area altosannitica ne figurano ben tre: il Maiella Mons, il Matesis Mons e il Palarius Mons. Quest’ultimo, con Capracotta adagiata sulle pendici orientali e dalle cui sorgenti nasce un fiume, potrebbe essere l’attuale Monte Capraro (con annessi Monte Civetta e Monte Cavallerizzo), effettivamente posto a sud-ovest di Capracotta e dalle cui nevi scaturiscono il Trigno ed il Verrino, presentando adunque un oronimo davvero insolito. Il fiume che Pirro Ligorio fa sgorgare dal Palarius è l’Asinella (Sinello); sulla carta disegna inoltre i corsi d’acqua del Veridis (Verde), dell’Aventinus (Aventino) e del Rasinus (Rasino), tutti affluenti del Sarus (Sangro). Assente ingiustificato: il Trigno.

Se si passa a un’analisi dei confini dell’area altosannitica, essi vengono definiti a settentrione da Rocca Pia, a meridione da Pescolanciano, a occidente da Rivisondoli e a oriente da Civitaluparella. I termini attuali sono invece segnati da Bomba a nord, da Civitanova nel Sannio a sud, da Pescasseroli a ovest e da Montefalcone nel Sannio a est.

Particolare del “Regnum Neapolitanum”

Dalla mappa del Ligorio sarebbe sbagliato aspettarsi quella precisione millimetrica che caratterizza le cartografie odierne, le quali, grazie all’aiuto dei satelliti, sono diventate spaventosamente identiche alla realtà. Ma forse è proprio questa loro fedeltà al circostante a renderle meno affascinanti e immaginifiche. Il lavoro del cartografo partenopeo è invece una strabiliante opera d’artigianato, in quanto offre sia una prospettiva della realtà del tempo e, del pari, ci lascia estasiati con l’annoso dilemma: «Con gli strumenti di allora, come avrà fatto il Ligorio a disegnare una mappa tanto bella e dettagliata?».


Bibliografia di riferimento:

  • L. Alberti, Descrittione di tutta Italia, Anselmo Giaccarelli, Bologna 1550;
  • F. Biondo, Roma ristaurata, et Italia illustrata, Michele Tramezzino, Vinegia 1542;
  • G.V. Ciarlanti, Memorie historiche del Sannio, chiamato hoggi Principato Ultra, Contado di Molisi, e parte di Terra di Lavoro, provincie del Regno di Napoli, Camillo Cavallo, Isernia 1644;
  • G. Colonna, Ancora su Pallanum, il suo territorio e le antiche vie tra Sangro e Sinello, in E. Ceccaroni, A. Faustoferri e A. Pessina (a cura di), Valerio Cianfarani e le culture medioadriatiche, Atti del convegno, Chieti-Teramo 27-29 gennaio 2008;
  • N. Corcia, Storia delle Due Sicilie, dall’antichità più remota al 1789, vol. I, Tip. Virgilio, Napoli 1843;
  • A. Di Nucci, L’arte di costruire in Abruzzo. Tecniche murarie nel territorio della diocesi di Valva e Sulmona, Gangemi, Roma 2009;
  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;
  • A. Ortelio, Theatrum orbis terrarum, Ægidium Coppenium Diesth, Antuerpiæ 1570.

Copyright: Altosannio Magazine

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