La zampogna incantata 

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di Esther Delli Quadri

All’amicizia. Quella vera.
Che non consiste nell’essere inseparabili,
ma nell’essere in grado di separarsi
senza che nulla cambi.

“Sarò tuo amico se…”
“Lascia stare. Io sono amico nonostante”
(Dino Basili)

Zampogna e Ciaramella

La zampogna incantata 
(Dalla raccolta ” Mendicanti dell’anima”)

Capitolo 1 

James guardava le nuvole fuori dall’oblò.
Il suo tablet segnalò un messaggio sulla chat.
Era sua madre.
Ma James non rispose.
Dalla cabina di pilotaggio la voce del pilota annunciò il prossimo atterraggio all’aeroporto di Seattle.
La hostess che lo aveva in consegna si avvicinò sorridendo per allacciargli la cintura.
” Presto sarai con la nonna, James! ” gli disse.
Già…. Presto sarebbe stato con la nonna…… L’ultima volta che l’aveva vista….
……Ma meglio non pensare a quell’ultima volta.
La mamma gli aveva detto che la nonna aveva una sorpresa per lui. Che sarebbe stato bene con lei ed
avrebbe sentito poco la sua mancanza.
Si, era vero……. Non la sentiva già più…..
L’aereo iniziò l’atterraggio.
La sua mano in quella della hostess che scrutava tra la gente, James aspettava.
Finalmente tra tanti volti estranei si fece avanti quello noto della nonna Daisy.
Lo abbracciò, prese in consegna le sue cose, ringraziò la hostess e lo condusse verso il parcheggio.
La vecchia Buick del nonno, rosso bordeaux, era lì. Il nonno non c’era più da parecchio ma la nonna non aveva mai voluto cambiare la sua vecchia auto.
Si avviarono.
Lei gli chiese del volo, domandò se aveva fame, come stava la mamma…..
Ma James ascoltava appena.
Arrivarono a casa. Entrarono. Tutto era come sempre.
Si avviò per le scale ma mentre saliva la voce della nonna lo raggiunse : ” James, ….non disfare la valigia.
Partiamo domani mattina……Prendi solo il necessario per la notte”

Di nuovo in viaggio.
A James non importava molto di dove stavano andando. Un posto valeva l’altro.
La mamma continuava a mandargli messaggi ma lui non li guardava e non rispondeva.
Se lei voleva parlargli perché non era venuta con lui?
La nonna alla guida di tanto in tanto faceva delle osservazioni .
Cercava di farlo chiacchierare, James lo capiva.
Ma lui non ne aveva voglia. Non lo interessava quello che lei diceva. Avrebbe preferito stare a casa, in camera sua davanti  alla TV.
Continuava a giocare col suo tablet.
Si fermarono  al distributore e la nonna scese.
Da fuori arrivava un’aria fredda. Alzò gli occhi dal suo tablet. Il paesaggio stava cambiando,andavano verso le montagne.
Al suo ritorno la nonna gli porse un sandweech e una lattina di coca cola.
Poi ripartì.
Avrebbe potuto chiederle per dove, ma non gli andava.
Gli ultimi raggi del sole filtravano tra le foglie e i rami. La loro luce aveva mille colori e sfumature a seconda dei colori delle foglie tra cui penetrava.
Quando si svegliò era ormai pomeriggio inoltrato. Il paesaggio era cambiato di nuovo: c’era neve ai bordi della strada.
“Sei sveglio, James? ” la voce della nonna lo riportò definitivamente alla realtà.” Siamo quasi arrivati. Vedrai, ti piacerà.”
Ormai era quasi buio quando l’auto si fermò davanti ad una grande casa di legno e pietra.
Al suono del clacson la porta d’ingresso si aprì e comparvero due grandi cani: un collie e un pastore tedesco Nel riquadro di luce della porta James vide una figura massiccia di uomo. ” Deve essere Chris” pensò ” il compagno della nonna”
Ne aveva sentito parlare a telefono dalla mamma.
Ma non sapeva che abitasse in montagna…..
“Una complicazione in più” pensò.
Un altro adulto che avrebbe voluto chiacchierare con lui.
Un altro adulto da cui fuggire.

Saluti. Presentazioni.
I cani, gli disse la nonna, si chiamavano Jack e Storm.
L’uomo abbracciò la nonna e diede la mano a James, come fosse un adulto. Poi gli indicò la scala di legno
che portava al piano superiore .
La seconda porta a destra, gli disse, era la stanza che sarebbe stata sua.
Entrò.
Una pesante e variopinta coperta indiana ricopriva il letto alle cui spalle era la finestra.
Dai vetri si vedevano i rami carichi di neve ondeggiare al vento.
Volse lo sguardo intorno alla stanza. Un armadio, un cassettone e alle pareti tanti oggetti. Delle mensole con libri. Un arco. Una faretra. E….. Uno strano oggetto…..
James si avvicinò… Si, una cornamusa… Ma fatta con …pelle di pecora, sembrava, a giudicare dal vello di lana che la ricopriva e accanto ad essa una specie di zufolo.
Andò in bagno . Si preparò per la cena e scese.
Al pianterreno oltre all’ingresso dove erano entrati c’era un grande soggiorno con muri di pietra e legno con due distinti angoli: da una parte era ingombro di poltrone divani, due sedie a dondolo intorno ad un enorme camino dove scoppiettava un vivace fuoco; dall’altra un lungo tavolo di legno circondato da panche e sedie. Su quella parete una porta del tipo  vecchio “saloon” dava su un cucinino attrezzato di tutti gli elettrodomestici dove la nonna stava armeggiando tra i fornelli.
I cani erano stesi su un tappeto vicino al fuoco.
Chris intanto disponeva delle bistecche su  una graticola sulle braci in un angolo del camino.
Ben presto il soggiorno si impregnò dell’aroma di carne ai ferri.
Si misero a tavola.
Chris non doveva essere una persona molto loquace, pensò James. Meglio così.
Parlò quasi sempre la nonna raccontando del loro viaggio e di amici comuni.
Dopo cena , mentre la nonna si preoccupava di riordinare, James si sedette in una poltrona facendo finta di giocare col suo tablet.
Con la coda dell’occhio osservava Chris che, chino in un angolo del soggiorno non lontano dal camino, spargeva a terra della sabbia su un ampio telo che ricopriva il pavimento .
Ad un certo punto smise e si sedette su un basso sgabello accanto al camino. Lì prese da un cesto un pezzo di legno e cominciò ad intagliarlo.
Man mano che le sue agili mani si muovevano trucioli  si ammassavano sul pavimento.
Il pezzo di legno pian , piano prendeva le sembianze di una figura umana.
James guardava di sottecchi, incuriosito.
Chris, smise ad un tratto di lavorare, lo guardò e gli chiese ” Hai mai intagliato legno?”
James fece segno di no con la testa.
” …..Non è difficile….” disse lui.
Ma non aggiunse altro.
James  tornò al suo tablet.
Poi fu l’ora di andare a letto.

Capitolo 2 

Una lama di luce filtrava tra le spesse sovra-tende alle finestre e si allungava dal letto, al pavimento, alla parete laterale. James si stropicciò gli occhi. Poi si arrampicò sul davanzale, scostò la sovra-tenda e guardò fuori.
C’era una vista bellissima. Ora che era giorno si vedeva che la casa era situata ai limiti di una enorme radura e sul limitare di una fitta macchia boschiva.
Era tutto ricoperto di candida neve.
Si preparò e scese dabbasso.
La nonna lo chiamò per la colazione mostrandogli orgogliosa le cose che aveva preparato per lui e che gli piacevano: frittelle con sciroppo d’acero, muffins, latte, burro, marmellata, succo di frutta e torta di mele.
Poi lo condusse in uno sgabuzzino e gli mostrò un paio di moonboots che avrebbe potuto indossare per uscire fuori a giocare e un caldo piumino, proprio della sua misura.
James ringraziò.
Poi la nonna aggiunse, così quasi per caso, posando ad essere distratta” ……La mamma ha telefonato……Ti saluta……”.
James brontolò allora una veloce risposta e corse fuori per evitare altre domande.
Prima che uscisse la sua voce lo raggiunse ” …. Chris è nel capanno dietro la casa…. Se per caso volessi raggiungerlo….”
….. Non ci pensava neanche, lui, a raggiungere Chris, pensò.
…..Volevano capirlo o no che voleva stare da solo?!?
Vagò intorno alla casa.
Poi prese la rincorsa e raggiunse il bosco. Gli sarebbe piaciuto addentrarsi oltre ma temeva che la nonna lo rimproverasse per questo. Ci sarebbe stato tempo si disse….forse avrebbe potuto fare in modo di ottenere il suo permesso senza chiederglielo direttamente….
Tornò indietro.
Si avvicinò al capanno.
Si arrampicò su un tronco che era lì, a terra e da una finestra riuscì a guardare dentro.
Era ingombro di attrezzi di ogni genere ed anche alle pareti pendevano una infinità  di oggetti. Chris era lì, intento ad intagliare da un grosso pezzo di legno qualcosa di cui non si distingueva bene la forma.
Si avvicinò alla porta…..sentì i cani abbaiare …. Esitò….
Entrare o no? …. Una parte di lui voleva …..era curiosa….l’altra parte aveva timore che un altro adulto si intrufolasse nel suo mondo, con tante, tante parole….. Che stupidi gli adulti! ….. Pensavano che lui non capisse  dove volevano arrivare ?!?
Se ne stava lì rimuginando i suoi pensieri quando la porta si aprì e Chris apparve sulla soglia.
” …..Ho visto un’ombra…..non sapevo fossi tu….” disse ” …. vuoi entrare?…..”
James stava per fare spallucce ma si trattenne. Non era un gesto molto educato  con uno sconosciuto…..
Chris rientrò lasciando la porta aperta.
Poco dopo James lo seguì chiudendosi la porta alle spalle.
Restò lì, sulla soglia.  Jack e Storm si avvicinarono ad annusarlo.
Chris sembrava poco consapevole della sua presenza e molto intento al suo lavoro.
Si aggirò lentamente nel capanno.
Tra le tantissime altre cose c’erano molte statuine intagliate nel legno. Erano abbastanza grandi. Almeno 6 o 7 pollici di altezza., calcolò James.
Sembravano contadini. Molti di essi avevano tra le mani una piccola cornamusa che riproduceva l’esemplare che aveva visto in camera sua.
Si avvicinò a Chris, che seduto presso un ampio tavolo da lavoro continuava  ad intagliare il grosso pezzo di legno come James lo aveva visto fare dalla finestra.
La curiosità fu più forte della sua determinazione a rimanersene per fatti suoi.
“… C ..c..cosa stai facendo ?….. ” chiese
Chris rimase chino sul suo lavoro mentre rispondeva.
” …….Intaglio una grotta ….Poi vorrei costruirci davanti una capanna…”
” …u…una capanna? ….Come..?”
Chris smise di lavorare. Prese dei piccoli, lunghi pezzi di legno e li mostrò a James.
” …. Con questi….. Così … ” disse mostrando il modo in cui aveva intenzione di procedere.
” … Ma…ma ….perché lo fai?…… ” chiese James a cui quello sembrava più un gioco da bambini che una attività per adulti.
” ....per il presepe…”
” …il ….cosa?…. ” chiese sorpreso
” …il presepe….. Non sai cos’è? ”
” N… No… ” mormorò James.
” Il presepe è una rappresentazione allestita per celebrare il Natale. È molto sentita in alcune parti del mondo, per es in Italia, in Molise, da dove provenivano i miei nonni.”
“… dall’Italia?!?…..”
” Si, da un piccolo paese del centro-sud Italia….. Loro facevano il presepe per Natale …. così lo faccio anch’io…..” continuò.
James era molto incuriosito. Quella tradizione non la conosceva…. Almeno non ricordava di averne sentito parlare.
A casa sua si era sempre fatto l’albero di Natale e dalle nonne si era anche addobbata la casa all’esterno con le luminarie…. Ma il presepe ….. Questo no, non lo conosceva.
” Nella tua famiglia ci sono tradizioni diverse a Natale ? ” stava intanto chiedendo Chris mentre riprendeva il suo lavoro di intaglio.
Ma nella  mente di James si affacciava una immagine che veniva da molto tempo prima….
Si forse una volta aveva visto un presepe ricordò, ma anni prima, lui doveva essere molto piccolo. Lo aveva visto al ” Rockefeller center” una volta che era andato coi suoi … Ora gli sembrava di ricordare una esposizione di presepi…. Si….lui si era fermato perché non sapeva cosa fosse ma poi i suoi lo avevano chiamato e lui preso dall’entusiasmo di pattinare sul ghiaccio si era dimenticato di chiedere a suo padre ….. E adesso non poteva chiederglielo più…..
Rimase in silenzio per un po’, senza rispondere alla domanda.
Chris continuava il suo lavoro, quasi dimentico di aver fatto una domanda.
” … Ma …” chiese James  senza rispondere a quello che gli era stato chiesto ” …quante statuine occorrono per il presepe?”
” Beh,…. dipende…..” fece Chris ” può essere una semplice capanna con i personaggi principali. In questo caso bastano Giuseppe, la Madonna e il bambinello e magari anche il bue e l’asinello…. Altrimenti, se è più grande occorrono anche dei pastori, una lavandaia…”
” …. E il tuo …. Quanti personaggi ci metti?…” chiese James
” Beh, …. a me il presepe piace grande….. col pastore che sto intagliando adesso nel mio ci sono 35 personaggi più gli animali , pecore, maiali, polli, somari…. Ma non ricordo esattamente quanti….”
” …… Ma li hai fatti tutti tu ? ”
” Si, ….. quasi tutti ….tranne l’angelo sulla capanna e il bambinello….. Quelli sono ancora i personaggi che aveva intagliato mio nonno…..”
“……È lui che ti ha insegnato ad intagliarli? ” chiese James
” Si, proprio lui.”
“Era il suo lavoro ?…..” continuò a chiedere James
” No, era il suo passatempo. In Italia lui era un pastore e da bambino quando era da solo nei pascoli per tante ore cominciò ad intagliare il legno…”
” ….un pastore… Un cowboy? ” chiese James che non aveva una idea esatta di cosa fosse un pastore.
” …più o meno..” rispose Chris ” ma non di mucche. Mio nonno portava al pascolo pecore e capre. ”
“…. e perché non li dipingi a colori? ” chiese ancora.
” A me piacciono di legno naturale, …..come a mio nonno..” rispose Chris
James tacque meditando. Quante cose strane e curiose sapeva Chris! Cosa ancora si celava dietro il suo volto serio e con profondi solchi, dietro i suoi occhi scuri?
Non avrebbe mai supposto che il compagno della nonna potesse essere una persona così interessante. Lo aveva immaginato vecchio, barboso intento a leggere  il giornale tutto il giorno….. E invece….
” …vuoi provare ? ” chiese Chris.
James fece spallucce.
Si avviò alla porta.
Chris non disse nulla.

 Capitolo 3 

Il giorno seguente, subito dopo colazione, James si mise a gironzolare intorno al capanno.
Dopo un po’ si fece coraggio ed entrò.
Chris era sempre lì.
La sera prima lo aveva guardato in soggiorno spargere meglio la sabbia in un angolo dell’ampio telo su cui avrebbe sistemato il presepe.
Poi lo aveva visto armeggiare con una piccola pompa idraulica e questo lo aveva incuriosito enormemente.
Jack e Storm si avvicinarono ad annusarlo. Lui si chinò ad accarezzagli il muso. Chris si voltò a guardarlo.
” Ciao! ” gli disse.
James rispose e si avvicinò al tavolo.
Il pezzo di legno era ormai molto incavato, segno che la grotta era quasi pronta.
” ….. Mi passi, per favore, quel piccolo scalpello alla tua destra? …..” chiese Chris.
James glielo passò e lo  osservò fare gli ultimi ritocchi.
La grotta era pronta.
Chris la mise allora dentro una cesta, prese delle piccole assi  di legno e ve le aggiunse insieme a pinze, martello e chiodi.
” Andiamo “disse a James.
Lui lo seguì.
Entrarono in casa. Si tolsero i moonboots nell’ingresso e si avvicinarono all’angolo del presepe. Chris entrò coi piedi nello spazio riservato al presepe e posizionò la grotta in un angolo in modo che in parte coprisse la pompa idraulica. Poi prese i legnetti e con quelli cominciò a costruire all’imbocco  della grotta un fienile su cui mise un po’ di paglia. Riempì poi di acqua la pompa e posizionò il tubicino alla estremità in una piccola scodella. Armeggiò ancora con altri tubicini in modo che l’acqua scendesse a mo’ di cascata in quello che doveva essere uno stagno o un laghetto  e tornasse poi in circolo di nuovo.
James lì accanto lo osservava aiutandolo di tanto in tanto, passandogli chiodi, o martello o altro a seconda della necessità.
Per l’ora di pranzo la capanna era posizionata. Accanto ad essa Chris aveva posto delle scatole una sopra l’altra in modo da costruire lo scheletro di  montagne. Tra le scatole la piccola pompa lasciava cadere nel sottostante laghetto una cascatella.
Poi Chris prese una carta dai colori mélange marrone e verde, la accartocciò prima tra le mani in modo che diventasse ruvida  e con quella ricoprì le scatole in modo da formare delle montagne una accanto all’altra.
James a bocca aperta guardava l’effetto prodotto dal complesso grotta-fienile-montagne-cascata. Era veramente incredibile quello che Chris riusciva a fare, pensò.
A pranzo sedette impaziente, in attesa che si riprendesse il lavoro.

Ed infatti nel pomeriggio Chris si rimise all’opera, al presepe. James lo guardò posizionare delle minuscole lucine e far passare i fili che le univano in modo che la carta delle montagne e la sabbia dell’angolo in cui doveva esserci il deserto li ricoprissero.
Cominciò a far domande . Chris allora gli spiegò il progetto che avrebbe seguito per costruire il presepe.
A sera l’angolo intorno alla grotta era completo. Le pareti circostanti le montagne e l’angolo del deserto vennero rivestite di una carta blu notte con disegnate tante stelle di colore argento , più grandi e più piccole.
Stanchi, ma soddisfatti James e Chris osservarono il loro operato. La nonna fece i suoi apprezzamenti.
” …. Domani niente presepe…” Disse Chris.
Un’aria delusa si dipinse sul volto di James, ma la dissimulò in fretta chinandosi ad allacciarsi una scarpa.
” … Domani bisogna procurarsi il muschio  da mettere ai piedi della montagna ed intorno alla scodella in modo che sembri un vero laghetto ….ed anche dei sempreverdi e bacche rosse  per la nonna e i suoi addobbi… Domani si va nel bosco ….”
……NEL BOSCO !!!
Aveva sentito bene! Sarebbero andati nel bosco!
” …naturalmente, sempre che ti vada di venire con me. Altrimenti andrò da solo!”
James cercò di mimetizzare il suo entusiasmo.
Certo, sarebbe andato, …..non aveva molto da fare….. disse
Al mattino era già in piedi prima ancora che la nonna lo chiamasse.
Si preparò, fece colazione.
Chris era già fuori.
Indossò in fretta moonboots e piumino salutò la nonna e via di corsa.
Si bloccò fuori dalla porta d’ingresso.
Davanti a lui c’erano un uomo anziano, dalla pelle scura e dai candidi , lunghi capelli bianchi e un bambino.
Indiani.
Restò a guardarli senza sapere cosa fare. L’uomo reggeva le redini di un cavallo.
Chris aprì la porta del capanno. Jack e Storm uscirono fuori abbaiando ed andarono a fare le feste ai nuovi arrivati.
Chris si avvicinò ai due e li salutò. Poi si rivolse a James e fece le presentazioni.
” James, questo è il mio amico  Tocho( leone di montagna) e questo è suo nipote Yas. ( neve).”
La nonna uscì ed invitò i nuovi arrivati ad entrare in casa per prendere una fetta di torta ed un caffè prima di mettersi in cammino.
Dopo lo spuntino si avviarono.
Il bosco era pieno di rumori. Rami che scricchiolavano sotto il peso della neve, furtivi fruscii di animali tra i cespugli in cerca di cibo, il grido di qualche uccello che sfrecciava veloce al di sopra dei fitti rami…….
Camminarono un bel po’.
Chris chiese  a Tocho di spiegare a James di quali animali erano le impronte sulla neve fresca. E Tocho spiegò, facendo notare a James la diversità delle varie orme tra loro da cui si desumeva il tipo di animale che le aveva lasciate. Poi gli mostrò  delle antiche piste indiane.
James era affascinato.
Era anche molto incuriosito da Yas che oltre a conoscere già le cose che suo nonno spiegava a lui era  agilissimo. Si arrampicò fino in cima ad un albero per prendere dei grossi frutti legnosi !
” Per la nonna”  disse.
Raccolsero muschio per il presepe, bacche rosse e sempreverdi sempre per la nonna e poi tornarono a casa.
Dopo pranzo si rimisero al lavoro.
James e Yas disposero il muschio ai piedi delle montagne e intorno alla scodella di stagno. Chris e Tocho perfezionarono il sistema delle luci.
Poi cominciarono a disporre le statuine.
Sulle montagne Chris mise quelle più piccole. Le più grandi andavano invece messe in primo piano. Nella stalla vennero messe le statuine di Giuseppe e Maria. Sopra la grotta l’angelo dell’halleluhia. C’erano anche una lavandaia, un arrotino, vari pastori, un panettiere …. Tantissimi personaggi che negli anni Chris aveva scolpito. Li tirava fuori da una grande scatola e li porgeva a James e Yas indicandogli dove posizionarli. Solo Gesù bambino restò nella scatola. Sarebbe stato messo nella mangiatoia a mezzanotte della vigilia di Natale.
Quando li ebbero posizionati tutti si fermarono esausti a guardare l’effetto.
Si, senza dubbio era un colpo d’occhio eccellente.
Daisy a quel punto suggerì di spegnere le luci e vedere l’effetto del presepe illuminato.
Nel buio del soggiorno il presepe risplendeva con le sue piccole luci che rifrangendosi sulle stelle d’argento dipinte sulla carta blu notte illuminavano delicatamente i diversi personaggi.
Fu a quel punto che Tocho disse ”  …la zampogna, Chris….”.
Yas annuì col capo.
Sembrava che loro due conoscessero proprio tutto di quella tradizione!
Chris allora si alzò e uscì dal soggiorno.
Quando rientrò aveva tra le mani la strana cornamusa che era nella stanza di James.
Si mise davanti al presepe e cominciò a suonare.
Era una nenia dolcissima.
Nel silenzio che regnava tutt’intorno la melodia si levava come una preghiera, come un canto dell’anima. Il suono della zampogna riportava alla mente il belato delle pecore!
La nonna posò le mani sulle spalle di James e lui stavolta non fuggì. Si accostò a lei e sentì qualcosa pungere i suoi occhi.
……Pensò a suo padre saltato in aria 10 mesi prima in un attentato in Iraq,
Capitano Robert C. era scritto sulla sua tomba…….Gli aveva promesso che lo avrebbe portato in montagna quella estate per insegnargli a pescare nei fiumi e ad accendere un fuoco per un bivacco….. Ma non era più tornato a casa……
Ricordò quando erano andati all’aeroporto a riceverlo avvolto nella bandiera a stelle e strisce. A come era cambiata la sua vita da allora. A sua madre che dopo un primo periodo trascorso a casa con lui aveva dovuto riprendere il lavoro ed era spesso in viaggio…..
La zampogna tacque.
Fuori era ripreso a nevicare.

Capitolo 4 

James e Chris erano nel capanno.
Chris scelse un bel pezzo di legno tra quelli che erano lì e lo porse  a James dicendo.
” Questo va benissimo per te”.
Poi cominciò ad insegnargli come usare lo scalpello. Avrebbe cominciato con una figura semplice, gli disse, mostrandogli il disegno: una pecora.
James cominciò a lavorare sotto la guida di Chris.
Il tempo passava in fretta. Non si accorse neanche che era ora di pranzo e smise a malincuore.
Ripresero poi nel pomeriggio.
L’entusiasmo di James cresceva mano a mano che vedeva il suo pezzo di legno prendere forma.
” ….a te ha insegnato tuo nonno …..e a lui chi ha insegnato?” chiese.
“…..non so di preciso, forse suo padre,….. ma molto ha imparato da solo nelle lunghe ore trascorse sui pascoli……”
“…… e la cornamusa? …..Chi ti ha insegnato a suonarla? ….Tuo nonno? ….e a lui chi l’aveva insegnato?
” Non si chiama cornamusa, si chiama “zampogna” lo corresse James
” …. Beh….” aggiunse  “quella è una storia lunga……..”
” …..raccontamela, ti prego….” disse James con un filo di voce.
” ….Va bene, te la racconterò. Ma andiamo in casa. Qui fa troppo freddo”
Entrati nel soggiorno Chris smosse le braci nel camino e poi si sedette  nella sua poltrona.
” …. Quando mio nonno era un ragazzo usava, nel periodo di Natale, ma non solo, andare in giro per paesi e città a suonare la zampogna. I suonatori erano molto ricercati. La zona  di provenienza di mio nonno, l’alto Molise,  era famosa per la costruzione di zampogne e per i suoi suonatori. Vedi, la zampogna non si suona da sola. Ha bisogno dell’accompagnamento di un altro strumento che di chiama
ciaramella”,una specie di zufolo con dei buchi…..”
” ….. Come quello che è appeso al muro nella stanza dove dormo io…..?” lo interruppe James.
“. ……esattamente . Proprio quello…… Mio nonno da ragazzo, per devozione, imparò a suonare la ciaramella.  Accompagnava un vecchio pastore conoscente di suo padre che suonava la zampogna. Insieme andavano nei paesi della zona a suonare. Molti loro conoscenti si allontanavano fino ad arrivare alle grandi città del centro e del nord Italia. Mio nonno e lo zampognaro che lui accompagnava invece si limitavano ai paesi della loro zona.  Indossando pesanti mantelli di lana nera, con grandi  cappelli con la tesa come era uso da loro percorrevano chilometri e chilometri.Ai piedi alternavano ai grossi scarponi le ” cioce” fatte di ampie suole sotto il piede ancorate alla caviglia da delle corregge. Venivano indossate assieme alle così dette “pezze” (un’unica fascia di tessuto bianco che avvolgeva completamente piede, caviglia e polpaccio) sotto a dei pantaloni lunghi fino al ginocchio, stretti inferiormente da lacci. Le indossavano per evitare di consumare gli scarponi.
I loro giri iniziavano più o meno intorno alla fine di novembre per le prime celebrazioni che preparavano il Natale fino alla fine delle feste natalizie. Dormivano dove trovavano alloggio durante il viaggio, in stalle, capanni e grotte che servivano da riparo agli animali e vicino ai paesi venivano ospitati dai contadini della zona. Le famiglie si prenotavano per le loro suonate e per suggellare l’impegno gli zampognari davano loro un cucchiaio di legno, ” la cucchiarella”, o una immagine sacra.
Suonavano anche nelle chiese durante le celebrazioni sacre. Presso le famiglie di solito suonavano davanti ai loro presepi e recitavano delle preghiere particolari. Ricevevano molto spesso in dono per la loro prestazione pochi soldi oppure generi alimentari come olio di oliva, che è molto usato nella cucina italiana. Spesso poi dopo la loro esibizione veniva offerto loro un bicchiere di vino che li riscaldasse dal freddo esterno e dei dolciumi. Passavano così giorni e giorni lontano da casa e al loro ritorno portavano spesso un gruzzoletto di soldi o dei generi alimentari, tutto molto utile per le famiglie, in quei tempi di miseria.
Un giorno, dopo aver suonato fino al pomeriggio nelle case di un paese, decisero di tornare a casa. Era la vigilia di Natale e loro volevano trascorrerla con i loro cari.
Era pomeriggio presto quando si misero in cammino. Contavano di raggiungere il loro paese in serata. Ma pian piano il cielo si riempì di nuvole scure e ben presto cominciò a nevicare. Mio nonno seguiva lo zampognaro camminando ai bordi della strada che si faceva sempre più difficile  da distinguere perché la neve la stava ricoprendo completamente. Un vento furioso soffiava e mio nonno cercava di reggere con le mani il cappello affinché non volasse via. Il gelo e il bianco li avvolgevano completamente così mio nonno e lo zampognaro cercavano  di tenersi ben avvolti nei loro mantelli. L’ululare del vento metteva paura  lì allo scoperto fuori paese e non si vedeva neanche una casa né una stalla dove potersi riparare.
Ad un certo punto dovettero attraversare un bosco che era lungo il loro percorso. Il vecchio zampognaro raccomandò  a mio nonno di stargli sempre vicino per evitare di rimanere distanziato da lui e perdersi. Mio nonno fece così. Ma dopo poco si accorse che la sua ciaramella, che lui portava in una tasca, era caduta nella neve e allora, si fermò a cercarla per riprenderla. Gridò al vecchio zampognaro di aspettarlo ma nell’ululare furioso del vento lui probabilmente non lo sentì e proseguì. Era passato solo qualche minuto quando mio nonno, trovata la ciaramella, alzò la testa, ma non vide più il compagno.
La visibilità era pessima non si vedeva ad un palmo dal naso con tutto quel vento e neve. Era tutto bianco: cielo, terra alberi. Pensando che non poteva essere lontano mio nonno  chiamò l’anziano pastore, e lo chiamò ancora e più volte.
Solo il sibilare del vento rispondeva ai suoi richiami.
Il rumore era talmente forte che anche se il vecchio zampognaro fosse stato nelle vicinanze non avrebbe potuto sentire i richiami di mio nonno. ”
Chris fece una breve pausa e scosse nuovamente i tizzoni ardenti nel camino.
James era lì seduto, immobile. I suoi occhi ipnotizzati posati su Chris. Aspettava ansioso che lui continuasse.
” Mio nonno capì di essere solo” riprese Chris ” Era disperato. Lui non conosceva la strada di casa ed anche se l’avesse conosciuta in tutta quella bufera e col buio che calava velocemente non avrebbe comunque saputo da che parte andare. Era veramente terrorizzato. A quell’epoca nelle sue zone era pieno di lupi che diventavano feroci e pericolosi quando erano affamati. E certamente con quel tempaccio non potevano che esserlo. Girovagò in qua e in là continuando a chiamare il suo compagno ma senza risposta. Ad un tratto intravide un grande tronco cavo all’interno. Cercò di infilarvisi e riuscitoci rimase lì, in attesa , anche se non sapeva bene di cosa.
Gli venne allora un’idea. Pensò che forse il suono  della ” ciaramella” sarebbe riuscito meglio della sua voce a farsi sentire nel rumore del vento. Così cominciò a suonare, e suonare. E all’improvviso nell’infuriare della bufera gli sembrò di sentire come il belato di un gregge di pecore: il suono di una zampogna.
Pensando che fosse il suo compagno che aveva avuto la sua stessa idea e lo stava chiamando con la sua zampogna seguì il suono. E il suono lo guidò fino all’uscita del bosco.
Lì giunto, convinto di trovare il vecchio zampognaro lo chiamò più volte, ma non ricevette risposta. La nevicata intanto scemava di intensità e pian piano solo qualche fiocco isolato continuò a volteggiare nel vento. Stanco, affamato, assetato e impaurito mio nonno si fermò sul limitare del bosco, prima della radura. Dormì profondamente senza sapere per quanto tempo. Per tutto il tempo del suo sonno, ci raccontava, gli sembrava che qualcuno stesse vegliando su di lui, un’ombra scura avvolta in un mantello nero, diceva. Si svegliò sotto un cielo di smalto blu punteggiato di stelle splendenti.
La bufera era cessata anche se il freddo era pungente. Vicino a lui, abbandonata, c’era una zampogna. Si alzò tutto intirizzito e cominciò a cercare l’uomo che era sicuro era stato accanto a lui mentre dormiva.
Ma non c’era nessuno.
Si aggirò ancora a lungo intirizzito e affamato, poi si decise a riprendere il cammino. L’alba non doveva essere lontana, pensava e avrebbe cercato qualche casa di contadini a cui domandare la strada per il suo paese. Raccolse la zampogna e la prese con sé. Dopo aver fatto un po’ di strada intravide l’ombra di un ovile e gli giunse il belato del gregge che vi era rinchiuso. Doveva esserci una casa lì vicino pensò. Ed infatti trovò una vecchia casa di contadini. Bussò, gli venne aperto. Lo aiutarono a togliersi i panni bagnati che aveva addosso e lo fecero sedere accanto al fuoco con addosso una coperta aspettando che i suoi vestiti si asciugassero. Lo fecero rifocillare con latte caldo, pane e formaggio.
Fu lì che mio nonno vide per la prima volta la ragazza che poi sarebbe diventata sua moglie, mia nonna.
Al mattino, riposato e rifocillato seguendo le indicazioni dei contadini riprese il cammino. Poco distante incontrò suo padre che con altri contadini,  allarmati dal vecchio compagno di mio nonno che intanto aveva raggiunto il paese,  erano usciti a cercarlo.
Quello fu un Natale speciale per la sua famiglia convinta di aver perso un figlio in quella notte terribile e che invece lo trovò al mattino sano e salvo sulla via di casa.
Mio nonno raccontò la sua storia, raccontò del suono che lo aveva guidato fino all’uscita del bosco, dell’ombra che aveva vegliato su di lui mentre dormiva, della zampogna che aveva trovato accanto a sé al suo risveglio.
Sempre nella sua famiglia questo fatto venne ritenuto un miracolo perché non si seppe mai chi fosse il proprietario della zampogna  e tutto rimase avvolto dal mistero.
Quel giorno mio nonno decise che avrebbe imparato a suonare la zampogna, come infatti fece. Suonò, e suonò sempre e soltanto la “zampogna incantata” come lui la chiamava, la zampogna che aveva trovato accanto a sé al suo risveglio quella indimenticabile notte di Natale. E quando ormai adulto e sposato con mia nonna emigrò qui in America, tra le cose che portò con sé c’erano la ” zampogna incantata” e la  ciaramella che aveva suonato da ragazzo……La zampogna che è nella stanza dove tu dormi è ancora quella che mio nonno trovò accanto a sé al suo risveglio. Dopo di mio nonno fu di mio padre e adesso è mia….. Sempre quella.” terminò quindi Chris.
Quando la voce di Chris tacque un profondo silenzio cadde tra loro.
Con lo sguardo fisso sul fuoco scoppiettante James rivedeva le scene della storia appena ascoltata. Immaginava il nonno di Chris, il suo mantello a ruota.
Riandava con la mente alla bufera di neve, al buio fitto del bosco.
” …. Tuo nonno….. doveva essere molto coraggioso…” mormorò infine.
” Si,…… lo era …..davvero …” gli rispose a voce bassa Chris.
” …. Allora dopo di te la zampogna sarà di un tuo figlio e poi di un tuo nipote? ……” chiese quindi James.
“No…..” gli giunse la voce di Chris” …..io non ho più un figlio che la possa suonare…… e non ho un nipote……”

Capitolo 5 

Quella sera James stentò ad addormentarsi.
Cosa aveva voluto dire Chris con le parole ” Non ho più un figlio che possa suonarla, né un nipote”?
Quindi li aveva avuti? Ma dov’erano allora?
Avrebbe voluto chiedere alla nonna, ma pensò di aspettare a farlo.
Più pensava alla storia di James, al suo presepe, ai suoi amici indiani più si andava delineando in lui l’idea che il compagno della nonna dovesse  essere una persona veramente speciale.
E questa idea, non sapeva perché, riusciva a scaldarlo, a farlo sentire meglio di quanto di fosse mai sentito da quando suo padre non era più tornato.
Quando si svegliò il sole era già alto.
La nonna lo aveva lasciato dormire a lungo.
Si preparò e corse giù. Prima di tutto andò al presepe per vedere se ci fossero novità. No, Chris non aveva aggiunto nulla di nuovo. Anzi…no….qualcosa c’era …. In un angolo del presepe c’era un piccolo peluche, un piccolo elefantino grigio e rosa….
“Strano” pensò James ” è qualcosa che non ha niente a che vedere col presepe…”
Andò in cucina. La colazione era pronta ma la nonna non c’era. Mangiò in fretta e corse al capanno.
Chris era lì. Lavorava a delle piccole casette di legno da aggiungere al presepe.
Si sedette accanto a lui e ricominciò a lavorare alla sua pecora. Arrivato al muso,  troppo difficile per lui, lasciò che James lo intagliasse. La pecora era pronta.
” …. Posso metterla nel presepe , Chris, anche se non è fatta molto bene?” chiese speranzoso.
” …..Certo. Il bello del  presepe è che ognuno può metterci le cose che vuole ……a cui tiene di più!” rispose Chris.
Portarono poi le casette nel soggiorno e le posizionarono sul muschio. Il presepe aveva acquistato un fascino, se possibile, più intenso.
James guardava l’elefantino ma non osava chiedere perché fosse lì. Quella domanda gli premeva sulle labbra ma non riusciva a formularla.
” Il  presepe è pronto” disse alla fine Chris. ” mi pare che abbiamo fatto un buon lavoro, cosa ne dici?”
” Si” fu d’accordo James.
Il suo sguardo corse all’elefantino.
Chris seguì quello sguardo.
Si avvicinò all’elefantino, gli accarezzò la proboscide e disse: ” …..Era di mio figlio, Mark. Se ne è andato in un incidente stradale insieme a sua madre, tanti, tanti anni fa…….Aveva cinque anni……. Questo era il suo peluche preferito e lui lo voleva  mettere sempre nel presepe…..”
Chris tacque.
Anche James non aveva voglia di parlare.
Si sedettero lì, in silenzio immersi ognuno nei suoi pensieri.
All’improvviso James si alzò e andò in camera sua. Frugò nella sua valigia e trovò quello che cercava: un guantone da baseball.
Era stato di suo padre che lo aveva regalato a lui.
Dopo la morte di suo padre, un giorno, aveva distrutto tutti i suoi giocattoli. Li aveva schiacciati coi piedi mentre la mamma cercava di calmarlo. Tutti i soldatini, le macchinine…. Tutto. Aveva strappato tutte le figurine da collezione. Si era fermato solo quando non era rimasto più niente di integro. Solo il guantone. Quello, no, non lo aveva distrutto. Portava ancora l’odore di suo padre. A volte lo annusava e gli sembrava che lui fosse ancora lì. A volte lo metteva nel letto per tenerlo vicino mentre dormiva.
Se nel presepe ci si poteva mettere tutto quello a cui si teneva, come aveva detto Chris, allora doveva starci anche il guantone di suo padre! Lui ci teneva. Voleva che suo padre fosse lì, con lui, davanti a quel presepe che era in parte anche  opera sua.
Tornò in soggiorno e depose il guantone accanto all’elefantino.
“….. Era di mio padre….” disse a bassa voce.
Chris annuì  col capo.
Rimasero lì ancora un po’ in silenzio.
Chris seduto in poltrona, James seduto sul pavimento ai suoi piedi.
Ad un tratto James disse piano
” ……Noi siamo amici, vero Chris? ….”
” Certo, puoi giurarci…..”
” …..Si….. molto amici……solo che …..pensavo….. tu non hai un nipotino Chris….”
” ……no ….. ” disse Chris .
” ….  io non ho un nonno… ” aggiunse poi James .
” ……..no….. ” ripeté Chris.
James esitò, quasi temesse un rifiuto.
Poi disse tutto d’un fiato:
” …. Non potrei essere io tuo nipote?…… Tu potresti essere mio nonno…..”
Trattenne il respiro nell’attesa.
” …. Faremmo una bella coppia, noi due eh! ….” sentì che Chris diceva.
” ….Si….. davvero…..potresti insegnarmi a suonare la ” zampogna” e la ” ciaramella” …….”
” …..sicuro!…. Tu potresti insegnarmi a giocare a baseball….”
” …..NON SAI GIOCARE A BASEBALL? ” James lo guardò incredulo.
“….. No!….. Confesso…… No! ” ridacchiò Chris.
” ……Non preoccuparti, …..ti insegno io….. Sono piuttosto bravo….. ” .James appoggiò la guancia alle  ginocchia di Chris.
” …..Chris…. ” chiese poi ” …. Tu sai pescare nel fiume? ….. Sai accendere un fuoco per un bivacco???”
” Si , queste cose le so fare , …..lo giuro…..Ma più bravo di me per i bivacchi è Tocho. …. Se ti va di tornare qui per le vacanze estive potremmo fare delle escursioni con bivacco nei boschi qui intorno…. Che ne dici?!?”
” …..SE MI VA !?! ….” James era entusiasta. ” Non posso crederci che lo faresti davvero per me …!!!”
” …Certo che lo farei!…… Vuoi essere o non vuoi essere mio nipote? ….. Io per mio nipote  faccio tutto….. ” e aggiunse ” ….. Un giorno anche  la mia zampogna sarà tua…..”
” …. ” LA ZAMPOGNA INCANTATA” !?!…… Ma …. Pensi che tuo nonno vorrebbe?” chiese James  perplesso.
” Mio nonno avrebbe voluto che la sua zampogna passasse al suo pronipote….. Noi abbiamo fatto un patto: sei mio nipote, quindi sei il suo pronipote. Il miglior pronipote che avrebbe potuto avere…..Sarebbe stato molto fiero di te e contento di sapere che la ” zampogna incantata ” un giorno sarà tua….”
“….Grazie Ch…… “Nonno” Chris….  Ne avrò molta cura ……. La metterò sempre insieme al mio guantone e all’elefantino nel presepe….” aggiunse guardando il presepe illuminato .

Capitolo 6 

James e Yas si rincorrevano  lanciandosi palle di neve mentre Jack e Storm gli giravano intorno abbaiando, a tratti rotolandosi insieme a loro nella neve.
L’auto di Chris si fermò nel vialetto davanti alla casa e da essa James vide scendere ….sua madre!
Era questa quindi la sorpresa che la nonna aveva per lui e che gli avrebbe fatto per Natale!
Corse da lei ad abbracciarla e si trovò stretto tra le sue braccia, con le sue mani che gli scompigliavano i capelli.
La nonna si tenne in disparte.
Poi ad un cenno di sua figlia si avvicinò.
” …James, tesoro, …. la mamma non avrebbe mai trascorso il Natale lontano da te…..  Voleva solo che tu stessi un po di tempo qui con noi,….. lontano dall’aria sporca della città, ……nella natura,… ed io volevo che tu …. conoscessi Chris…..” concluse.
” ….. Fatti vedere…” sua madre non si stancava di guardarlo incredula per averlo visto correre e giocare come un tempo ”  …..Ma guardati ! …..Sei tutto bagnato  e…. ” aggiunse annusandolo…… Hai uno ….. Strano odore !!! ….” .Il suo volto era un misto di incredulità e sconcerto.
Al richiamo di James, Jack e Storm si avvicinarono correndo e cercarono si saltare addosso al bambino per continuare a giocare.
” ….No…..no…. buoni….” James ridendo cercava di sottrarsi alle loro leccate ” …. Non dobbiamo giocare adesso….Pitch, ti presento ” la causa del mio STRANO odore”, ….Jack e Storm…e …. Quello che vedi lì fermo,  che non osa avvicinarsi,  è il mio amico Yas….”aggiunse  poi indicando con la mano il bambino.
Yas fece un breve cenno con la testa.
Rachel cercò di nascondere la sua commozione.
Erano mesi che suo figlio non usava più quel nomignolo per lei!
Si volse quindi per  rispondere con un cenno al saluto del nuovo amico di suo figlio.
” Allora ” chiese di nuovo padrona di sé ” cosa ne pensi della nostra idea, mia e della nonna, intendo…. Non trovi che sia stata un’ idea fantastica venire qui per Natale?…..”  .
” …..Fantastica?!? … Soltanto?!….. È stata super!!! …..Anzi superissima!!!   …. Chris… Chris dice che posso tornare durante le vacanze estive….  deve insegnarmi a pescare nel fiume…. a fare un bivacco….mi lascerai venire Pitch…. dimmi che mi lascerai…..”
” … Ehi….. ” sua madre sorrideva contenta e stupita ” …piano, piano ….” .
“….  Siamo ancora a dicembre…..” aggiunse guardando con riconoscenza Chris.
Si avviarono all’entrata .
Arrivati alla porta James lasciò che gli altri entrassero e trattenne sua madre. Poi, a bassissima voce,le sussurrò :
“……. Mi lascerai venire  questa estate,  mamma, per favore….. Devo proprio ….. Chris ha bisogno di me perché……beh, tanto lui non ci tiene che si risappia in giro,…..quindi posso dirlo…… devo insegnargli  come si gioca a baseball….. NON SA GIOCARE…… !”
Sua madre rise…… E rise…….
E continuò a ridere.
E rise più forte quando James si unì alla sua risata, dapprima incerta, poi ……liberata.
E a Rachel sembrò di aver imparato solo allora a farlo!
La mamma stava apparecchiando la tavola in soggiorno. In giro c’erano molti addobbi che la nonna aveva fatto con i sempre verdi e le bacche rosse e quella specie di frutti legnosi dipinti di vari colori.  Nel pomeriggio Chris  e Tocho avevano  sistemato le luminarie all’esterno della casa e tutti erano poi usciti fuori a guardare le luci variopinte che sembravano rincorrersi per effetto dell’intermittenza.
Poi erano rientrati e si erano dedicati ognuno alle sue occupazioni.
La nonna in cucina aveva preparato un grande tacchino ripieno che adesso cuoceva nel forno e stava  preparando il ” punch” di Natale secondo una ricetta della sua famiglia. La mamma aveva aiutato a sistemare gli ultimi addobbi e preparato i biscotti di Natale. Tocho davanti al fuoco intagliava una pipa nuova che voleva regalare a James. James stava preparando una bevanda particolare, secondo la tradizione della terra dei suoi avi: ” Vino caldo” lo aveva chiamato. Aveva messo sul fuoco un recipiente con dentro del vino rosso, aveva aspettato che si scaldasse e poi con un fiammifero aveva dato fuoco all’alcohol . Fiamme alte si erano levate per qualche secondo dal recipiente e Yas , che insieme a James assisteva ai preparativi, si era seduto a terra a gambe e braccia incrociate e aveva detto:
” Uomo bianco e sua acqua di fuoco!” motteggiando così il vecchio luogo comune.
Tutti erano scoppiati a ridere. Poi Chris aveva aggiunto al vino cannella, zucchero e chiodi di garofano e ognuno di loro aveva ricevuto una tazza della bevanda, anche i bambini visto che ormai il vino non conteneva più alcohol.
Si erano seduti poi in semicerchio davanti al camino, sorseggiandola..
Allora James era andato a prendere la ” zampogna incantata” e la ” ciaramella”  e aveva pregato  Chris di suonare.
Ma Chris aveva delegato a Tocho e Yas quella attività. Tutti e due infatti avevano imparato molto bene a suonare quegli strumenti.
Il suono della zampogna e della ciaramella riempì presto il soggiorno.
James andò a sedersi ai piedi della poltrona di Chris.
Tutti tacevano e ascoltavano rapiti alla sola luce del camino e delle piccole luci del presepe quel suono melodioso che assomigliava al belato delle pecore.
Chris, avvolto dalla atmosfera familiare e ovattata, chiuse gli occhi .
Per un attimo gli sembrò di sentire sulla testa la mano ruvida di suo nonno.
Chissà, si disse,  cosa  avrebbe pensato il nonno Cristanziano alla vista di quello strano quadretto: un pronipote con un cognome americano, due indiani che suonavano la zampogna e la ciaramella, e un tacchino ripieno per cena?!?
Aprì gli occhi.
Lo sguardo affettuoso di   Daisy incrociò il suo e lui lo ricambiò con un sorriso.
Sentì che James appoggiava la testa alla poltrona, vicino alla sua mano, e piano gliela passò  tra i capelli.
Poi  tra sé pensò:  “….Io so bene cosa avrebbe  detto nonno Cristanziano col suo cuore grande e generoso  di pastore e con la sua saggezza nutritasi dei silenzi ruvidi  delle sue montagne  ! ….Lui avrebbe detto certamente  ” …..Ama chi t’ama, Tatonə, e arrspunnə a chi t’chiéama: Bonnə Natalə e bonə fesctə a tuttə quendə!” 

 

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